Dagli sviluppatori di Digi-chain Games arriva un titolo misto di puzzle solving, azione e punta e clicca, che getta il giocatore in un terribile dungeon popolato da mostri di ogni tipo, indovinelli e quant’altro. Chi ci ha portato in quel postaccio? E perché? Come fare a uscirne? Queste sono alcune delle domande che salteranno subito alla mente del, terrorizzato, giocatore.
Un passo alla volta, nella direzione giusta (si spera)
Dungeon of the Damned è un’avventura in prima persona, nella quale il giocatore si muove all’interno di questo misterioso dungeon alla ricerca della salvezza. E’ prevalentemente un punta e clicca, nel senso che il movimento in prima persona del personaggio viene gestito tramite pressione a schermo di tre tasti: avanti, ruota a sinistra e ruota a destra. Il movimento è così limitato di casella in casella (immaginatevi una scacchiera), e l’esplorazione non sarà quindi delle più fluide. Interagire con l’ambiente sarà fondamentale, e il tutto avverrà ovviamente sempre tramite pressione diretta. Il giocatore potrà anche usare diverse armi con cui affrontare i vari nemici che popolano il dungeon, i quali tendono a spuntare all’improvviso, con grande effetto sorpresa terrorizzante. E’ anche possibile bloccare gli attacchi dei nemici con una metodica simile a quanto visto in Infinity Blade, rendendo così gli scontri più complicati del solo attacco ripetuto.
E’ comunque un titolo che fa dell’esplorazione e della risoluzione di svariati enigmi il suo cuore, non tanto nell’azione (realizzata anche molto superficialmente: sentirete unicamente il “rumore” del fendente, nulla più). E qui, tra leve, muri finti, pulsanti e quant’altro, c’è davvero da impazzire. Anche nel vero senso della parola, perché il gioco fornisce veramente pochi indizi (quei pochi, in inglese), e diventa spesso un avanzare a tentativi, ripercorrendo avanti e indietro diverse stanze già visitate, alla ricerca di qualche indizio utile, di qualche muro particolare. E non abbiamo ben capito perché, ma la vita del giocatore cala piano piano, anche se non si incontrano mostri di alcun tipo. Unendo questi fatti alla già citata difficoltà di movimento, ed alla totale assenza di una mappa (c’è una bussola, ma è utile solo fino ad un certo punto), e si capisce come sia facile perdersi nel dungeon, rendendo necessario il crearsi una mappa mentale della zona. Fortunatamente il gioco permette di salvare in qualsiasi momento, ma riprendere il gioco in mano dopo troppo tempo potrebbe voler dire perdere tempo ad esplorare le zone sbagliate.

Toh, uno zombie!
Oh uh, un muro!
Forse il più grande problema di Dungeon of the Damned è il modo in cui viene presentato. Lo stile non è nemmeno malissimo, anzi, ma è l’HUD di gioco, cioè l’insieme di icone legate alle armi, agli oggetti, alla vita, bussola e movimento, che è francamente troppo invasivo, relegando l’azione ad un misero rettangolino. Orientarsi in ambienti già di per sé molto simili, a causa di texture praticamente tutte uguali, con un sistema di movimento così “rigido” e anche attraverso una telecamera fin troppo ridotta rende l’esperienza meno godibile di quello che sarebbe potuta essere. Il comparto sonoro, per quel poco che fa, è tutto sommato ok.
Un dungeon terrorizzante…sotto tutti i punti di vista
Dungeon of the Damned è un titolo riuscito a metà: gli enigmi sono tanti, complessi, e le fasi action richiedono tempismo e nervi saldi. Ciò che manca è una realizzazione ottimale, che permetta di apprezzare con più tranquillità l’esplorazione di un (pur monotono) dungeon. Il mancato supporto a GameCenter è un’ulteriore, piccola pecca, che oggigiorno non dovrebbe più essere presente.