Harvest Moon: The Lost Valley

Il Grande Scisma
Scritto da il 19 giugno 2015
Harvest Moon: The Lost Valley Recensione

Fino al 2013 Harvest Moon e Bokujō Monogatari sono stati la stessa cosa: semplicemente, il primo era il nome occidentale del secondo. Sulla base di un'alleanza millenaria, Natsume ha sempre pubblicato negli Stati Uniti col nome di Harvest Moon tutti i numerosissimi Bokujō Monogatari sviluppati da vari team nipponici. Nel 2003 Victor Interactive Software, publisher giapponese della serie, è stato acquisito da Marvelous, che recentemente ha deciso di troncare il rapporto con Natsume in favore di XSEED Games, divisione americana di Marvelous stessa. XSEED Games ha recentemente pubblicato Bokujō Monogatari: Tsunagaru Shin Tenchi con il nome di Story of Seasons.

Però... c'è un però, come si suol dire. Natsume è proprietaria del marchio Harvest Moon, motivo per cui Story of Seasons non si chiama Harvest Moon. Ciò ha spinto Natsume a pubblicare un suo simulatore di vita agreste, lo sviluppo del quale è stato affidato allo studio giapponese Tabot. Il risultato è Harvest Moon: The Lost Valley, di cui ci apprestiamo a parlare or ora.


Grande Inverno

No, The Lost Valley non si svolge nella terra degli Stark, ma, come suggerisce il titolo stesso, in una valle sperduta, la cui dea del raccolto si è indebolita a tal punto che regna sempre l'inverno. Compito del protagonista (maschio o femmina, a vostro piacimento) è quello di risvegliare la diva e aiutarla a riacquistare i suoi poteri, in modo da riattivare il ciclo delle stagioni. Ciò avverrà anche grazie all'aiuto di alcuni folletti legati alle varie attività lato sensu agricole: oltre alla coltivazione, infatti, abbiamo anche la pesca, l'allevamento, la falegnameria, la cucina e gli scavi. Dalle premesse è facile intuire come la trama non sia uno dei principali focus del titolo, e in effetti è proprio così: banale, abbozzata, priva di spunti e piuttosto lenta, la vicenda del muto fattore non stimolerà la fantasia del giocatore, che, anzi, di tanto in tanto sarà pure costretto a sorbirsi qualche dialogo del tutto non necessario.

La progressione (si fa per dire, NdR) nella storia è legata a quella nelle meccaniche di gioco, dal momento che di giorno in giorno sono introdotti nuovi personaggi e nuove attività. Questo sistema ha il pregio di introdurre gradualmente i vari elementi, ma si rivela troppo lento, visto che per completare il corredo di possibilità a disposizione del giocatore sono necessarie molte ore; in sostanza, una buona fetta del gioco può essere considerata un tutorial, col rischio di annoiare fin troppo. D'altronde, le meccaniche non sono così complicate da richiedere un lungo tempo per essere metabolizzate.


Erga kai Emerai

Il gameplay di The Lost Valley è scandito dal susseguirsi delle giornate, ciascuno della durata di pochi minuti: un'ora nel gioco equivale a circa quaranta secondi reali, e comunque il giocatore può decidere di far terminare la giornata andando a dormire, operazione peraltro necessaria, onde evitare di consumare la stamina, che serve per svolgere i vari compiti.

Come abbiamo già detto, le attività sono numerose e spaziano dall'agricoltura alla pesca, dall'allevamento alla cucina, senza dimenticare la falegnameria e quant'altro. Probabilmente l'unica novità rilevante è l'introduzione della possibilità di modificare la conformazione del territorio. La vallata è una sorta di scacchiera, resa irregolare da rocce, alture e corsi d'acqua; entro certi limiti - tutto sommato piuttosto ampi - il giocatore può scavare o aggiungere terra, creando colline, passaggi, canali e così via: in questo modo si rendono accessibili i posti sopraelevati (il fattore può saltare un dislivello di sole tre unità) e le terre al di là dei fiumi, o si livella il terreno nell'ottica di edificare, ad esempio una fattoria. L'altitudine influenza anche determinate colture, ma il gioco non dà modo al giocatore di sapere quali, invitandolo a infischiarsene o costringendolo a lunghi esperimenti.

Questo sistema si rivela interessante sulla carta, ma nella pratica non aggiunge molto al gioco: i fanatici della personalizzazione possono creare il campo dei loro sogni, ma gli altri si limiteranno a realizzare i passaggi indispensabili e a sgombrare il terreno per le costruzioni; d'altro canto, il sistema di controllo approssimativo in fase di puntamento può rendere poco agevoli le operazioni sul suolo, che si tratti di scavare, spalare la neve, dissodare, seminare o annaffiare.


Un mondo di stupidi

Tutto il gioco si svolge nella valle, tra l'abitazione del fattore e i campi, oltre a qualche grotta. In questo Harvest Moon non ci sono città, quindi le interazioni con i NPC sono gestite secondo una scansione temporale: in diversi giorni della settimana e in diversi orari i vari personaggi si rendono disponibili in determinati luoghi; si tratta di un sistema scomodo, in quanto costringe il giocatore a farsi uno schema (che non viene offerto dal gioco), nonché ad attendere giorni per parlare con i personaggi desiderati, spesso disponibili solo due giorni alla settimana. Molti di essi vendono oggetti o forniscono servizi utili, mentre tutti, a certe condizioni, vi affidano incarichi (“requests”), sia primari sia secondari. La progressione del gioco è legata alle missioni, consistenti tutte (o quasi) nel reperimento di un qualche oggetto, anche se il più delle volte esso non viene indicato, quindi il giocatore proseguirà nel suo operato fino a che non verrà avvisato che ha finalmente acquisito l'oggetto (o gli oggetti) della richiesta.

Le interazioni sono gestite in modo rozzo. Ad ogni NPC si lega una percentuale di Chemistry, che può essere incrementata semplicemente parlando, facendo gli auguri di compleanno e completando le richieste. Il problema sta nel fatto che i personaggi dicono sempre le stesse frasi: ne hanno cinque o sei a testa e le ripetono casualmente; giusto le brevi conversazioni legate alle missioni presentano qualche variabile, ma anche in questo caso non si tratta di nulla di interessante. Lo stesso sistema è alla base della meccanica matrimoniale, elemento tradizionale della serie, che in The Lost Valley si presenta involuta, offrendo tre consorti (tre maschi e tre femmine) assolutamente privi di fascino. Il giocatore si trova a vivere la componente "social" come una fastidiosa incombenza, che sostanzialmente ostacola il lavoro dei campi, senza aggiungere nulla di positivo all'esperienza globale.


Non un grande inizio

Harvest Moon: The Lost Valley non rappresenta un buon punto di partenza per Natsume, che, senza i prodotti di qualità di Marvelous, anzi, dovendo addirittura scontrarsi con essi, faticherà a trovare la sua nicchia di mercato; come se ciò non bastasse, Story of Seasons è uno dei migliori episodi degli ultimi dieci anni della serie. Forse, dopo qualche episodio di rodaggio, Harvest Moon potrebbe imboccare una sua strada, parzialmente diversa da quella di Bokujō Monogatari, ma per il momento non ci siamo.

Anche grafica e sonoro si rivelano sotto tono. La prima non è inguardabile, ma dà l'idea di un lavoro svolto in economia: si pensi, ad esempio, all'effetto tridimensionale, relegato a pochissimi momenti. Pure le scelte stilistiche non ci hanno entusiasmato: parliamo, in particolare, del character design, non brutto in senso assoluto, ma piuttosto generico (il chibi-style dei vecchi Back to Nature e Friends of Mineral Town vantava tutt'altra personalità), e del nuovo look “squadrato”, reso necessario dalle suesposte meccaniche di modificazione del terreno. Per quanto riguarda il sonoro, il problema principale è la ripetitività della soundtrack, gradevole a piccole dosi, ma dotata di pochi brani, continuamente reiterati durante la sessione di gioco.

COMMENTO

Non sono un amante del genere, che mi è sempre parso un po' povero di stimoli, nonché abbastanza ripetitivo. The Lost Valley non ha fatto nulla per farmi cambiare idea, anzi, si è rivelato un simulatore agreste piuttosto scialbo, con qualche buono spunto ma nel complesso acerbo. Posso assicurarvi che il problema non sono io, ma il gioco; se non vi fidate di me, potete anche rivolgervi alla stampa a stelle e strisce. Oppure procedere all'acquisto, ma poi non dite che non vi avevo avvisato...

GRAFICA:5La grafica non è indecente, ma è troppo squadrata per i nostri gusti e il character design non ci ha deliziato. Effetto 3D assente durante il gioco.
SONORO:5Musiche ed effetti sonori tutt'altro che memorabili. La tracklist limitata comporta una certa ripetitività sin dalle prime ore di gioco.
GIOCABILITà:5Harvest Moon non è più Bokujō Monogatari, lo si nota subito. Qualche buono spunto c'è, ma non viene sviluppato a dovere.
LONGEVITà:5Il gioco dura abbastanza, ma le attività scarseggiano, e la maggior parte di esse viene a noia dopo poche ore di gioco.
VOTO FINALE5
PRO:- Alcuni buoni spunti...
CONTRO:- … sviluppati malamente
- Annoia rapidamente
- Interazioni coi NPC lacunose
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SCHEDAGIOCO
Cover Harvest Moon: The Lost Valley

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Harvest Moon: The Lost Valley2015-06-19 00:01:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-nintendo-3ds/harvest-moon-the-lost-valley-49924/Il Grande Scisma1020525VGNetwork.it