The Legend of Zelda: A Link Between Worlds

A Link from the past
Scritto da il 14 novembre 2013
The Legend of Zelda: A Link Between Worlds Recensione

I fan di The Legend of Zelda sono strani: dai tempi di Majora's Mask c'è una continua tendenza a "disprezzare" le nuove iterazioni inizialmente, per poi rivalutarle in un secondo momento, cioè all'uscita del capitolo successivo, ritenuto troppo classico, troppo diverso, troppo qualcosa; qualcuno, a tal proposito, parla di “Zelda cycle”. Negli ultimi anni, comunque, la serie sta registrando un calo di popolarità che parte dalla madrepatria; le cause, a parere di alcuni (tra cui il sottoscritto) stanno in una formula sì ottima e ben rodata, ma anche un po' troppo conservatrice.

Tutto questo per dire cosa? Che Nintendo ancora una volta si è disinteressata di queste considerazioni, andando a pescare dal passato glorioso della serie, dall'epocale A Link to the Past: A Link Between Worlds, infatti, è al contempo un seguito e un omaggio al leggendario gioco del 1991, di cui riprende alcuni elementi della trama, ambientazione e altro.


Hyrule e Lorule

Come anticipato dal nostro Kid A e come suggerito dal titolo stesso del gioco, le vicende narrate in A Link Between Worlds non riguardano solo il Regno di Hyrule, ma anche quello di Lorule, immerso nell'oscurità da lungo tempo. Il problema non sfiora Link e Zelda fino a quando il malvagio Yuga non inizia a intrappolare i saggi di Hyrule in dipinti che poi si porta a Lorule. I due mondi sono collegati da alcuni varchi dimensionali sulle pareti, per servirsi dei quali é necessario “entrare” nei muri, proprio come farebbe Paper Mario: tale potere viene conferito a Link nel corso delle battute iniziali da un bracciale magico che gli viene donato dal mercante Lavio, di cui torneremo a parlare nel corso della nostra disamina.

Il dualismo fra Hyrule e Lorule è uno dei primi richiami al leggendario A Link to the Past e viene gestito pure in modo analogo, anche se il potere di entrare nei muri è effettivamente inedito. Le mappe dei due mondi sono geograficamente uguali fra loro e corrispondono a quella del titolo per SNES, anche se ovviamente ci sono delle variazioni strutturali da sfruttare per risolvere i puzzle legati alle esplorazioni: detto in altre parole, sfruttando i varchi Link può raggiungere aree che gli sarebbero precluse altrimenti. Questo non inedito espediente rende molto scrupolosa e avvincente la perlustrazione della curatissima world map (che poi sono due, anche se analoghe), piuttosto contenuta nelle dimensioni, ma colma di puzzle, antri e segreti assortiti.


Fra vecchio e nuovo

Le vicende si collocano sei generazioni dopo quelle di A Link to the Past e ne ricalcano in parte il canovaccio: fra gli elementi recuperati dal passato annoveriamo la presenza di due dimensioni parallele, di cui una immersa nell'oscurità, il riferimento (ma davvero non possiamo spingerci oltre in questa sede) a due Triforze e il salvataggio dei Sette Saggi intrappolati nel mondo oscuro. Il resto è inedito, dalla presenza di una seconda principessa all'antagonista Yuga, che fa il suo debutto proprio con A Link Between Worlds.

Anche il comparto visivo è in bilico fra vecchio e nuovo, giovandosi di una veste poligonale, ma, al contempo, servendosi di un'inquadratura dall'alto che ci porta indietro di vent'anni; in aggiunta a ciò, abbiamo già rilevato come la mappa di Hyrule sia rimasta la stessa. In un certo senso potremmo dire che la tecnica è nuova, grazie ad un ottimo motore grafico poligonale, fluido e dettagliato, mentre lo stile è old school, con una palette cromatica vibrante e un character design, soprattutto di Link, che riecheggia i primi Anni Novanta. Non possiamo che vedere con favore un connubio di questo tipo, che funziona alla perfezione in movimento, anche se si perde qualcosa in termini di spettacolarità proprio a causa della visuale; l'unico vero rimprovero che ci sentiamo di muovere riguarda il boss design, piuttosto scialbo e generico. L'effetto 3D fa il suo dovere, soprattutto nelle stanze a più piani, anche se appare subito chiaro che non è una feature su cui Nintendo abbia puntato più di tanto.

Un discorso analogo può essere fatto anche per il sonoro, tecnicamente ineccepibile e artisticamente debitore nei confronti di A Link to the Past: brani musicali ed effetti sonori, infatti, sono sostanzialmente gli stessi, “solo” aggiornati, il che si traduce in arrangiamenti orchestrali sontuosi. Chiaramente c'è anche dell'ottimo materiale inedito, dal momento che non si tratta di un remake. Il doppiaggio è assente, ma siamo sicuri che non c'era alcuna necessità di specificarlo: un po' come la mutezza di Link, fa parte di quelle verità di cui nemmeno Cartesio avrebbe dubitato, se solo fosse nato quattro secoli dopo.


In ordine sparso

Il gameplay può essere inscritto nella stessa tendenza di rielaborazione del classico che caratterizza già grafica e sonoro, in virtù di alcune novità minori che si innestano in una struttura a dir poco tradizionale, riconducibile alla scuola action/RPG Anni Ottanta. La più pubblicizzata fra queste è la possibilità di affrontare i dungeon in ordine sparso: quasi tutti gli Strumenti possono essere noleggiati (e acquistati in un secondo momento) dal mercante Lavio sin dall'inizio, quindi il giocatore può scegliere in quale successione affrontare i vari antri, ovviamente nell'ambito di una stessa sezione, la più corposa delle quali è quella dei Sette Saggi. Questa maggior libertà riduce sensibilmente l'esigenza di backtracking, però non ha altri risvolti pratici di rilievo, non comportando modifiche della trama, che, anzi, si riduce all'osso per poi riaffiorare solo sul finale. Secondariamente, non sono cambiate le dinamiche di risoluzione dei dungeon, che sono ancora “a compartimenti stagni”: in linea di massima, infatti, sarà sufficiente un solo Strumento per portare a termine ciascuno di essi, unitamente al nuovo potere di entrare nelle pareti. Infine, è comunque consigliabile in quella sezione affrontare un determinato dungeon per primo, perché contiene un pezzo dell'Inventario utile per l'esplorazione dell'intera world map.

Gli Strumenti e il potere di diventare un affresco sono gestiti tramite la stessa barra viola che si trova in basso a sinistra dello schermo, che ricorda il Magic Meter presente in altri episodi. Il nuovo potere va utilizzato largamente tanto nei dungeon, quanto nella world map. Il suo funzionamento è piuttosto intuitivo: tramite la pressione del tasto A, Link diventa un dipinto e può percorrere le superfici in orizzontale (non si può saltare, insomma), finché non incontra un qualche ostacolo, che può essere costituito da rocce o da elementi architettonici. È evidente che una possibilità del genere influenzi le dinamiche esplorative e di puzzle solving, proprio come se fosse stato introdotto uno Strumento inedito, accanto ai soliti arco, arpione, boomerang e così via.


E vissero tutti felici e contenti

Nonostante l'assenza di novità sconvolgenti, A Link Between Worlds è un'esperienza estremamente coinvolgente, in grado di tenervi incollati allo schermo fino all'epilogo. L'avventura scorre piacevolmente e senza grossi intoppi, complice anche un livello di difficoltà tarato verso il basso (ma poi è possibile intraprendere la modalità eroica al secondo playthrough) e la possibilità di ottenere indizi per proseguire nell'avventura e risolvere gli enigmi nei dungeon. La durata non è elevatissima, ma è quantomeno in linea con quella degli episodi portatili dell'ultima decade: ad occhio e croce i dungeon sono una dozzina (perdonatemi, mi sono dimenticato di contarli mentre giocavo, NdR) e ci sono due world map, seppure analoghe e di dimensioni contenute. Il materiale opzionale spazia dai minigiochi alla ricerca dei segreti disseminati nei mondi di Hyrule e Lorule; purtroppo non ci sono subquest strutturate a mo' di sottotrame, anche se ciò è in linea con un comparto narrativo non troppo sviluppato, come da tradizione. Per indicare una durata di riferimento, da prendere con le pinze come al solito, possiamo dire che una ventina di ore dovrebbe essere sufficiente a finire il gioco e vedere la maggior parte (se non tutto) del materiale opzionale, ma è chiaro che si tratta di calcoli fatti “a spanne”, stante la mancanza del timer e dell'indicazione della percentuale di completamento, per non scomodare i soliti discorsi sull'abilità soggettiva.

Uno dei principali problemi, a parere di chi scrive, è che le ricompense non sono poi così laute: spesso la scoperta di una caverna e la risoluzione di un enigma vi frutteranno appena qualche centinaio di rupie, sovrabbondanti verso le battute conclusive del gioco (io sono arrivato ben presto al tetto massimo di 9999, NdR); altre volte sarete remunerati con un frammento di cuore, la cui utilità è messa in discussione dal livello di difficoltà non certo proibitivo. Il premio più interessante forse deriva dalla raccolta di tutti i Maimai (cento piccoli animaletti celati nelle due world map), che garantisce l'upgrade degli Strumenti. Si tratta di un aspetto che la serie si porta dietro da sempre, in quanto dovuta a caratteristiche strutturali del gameplay. D'altra parte, però, possiamo dire che il piacere dell'esplorazione sarà per i più un incentivo sufficiente a non archiviare il gioco prima del tempo.


Un degno erede?

A Link Between Worlds è l'ennesimo ottimo Zelda, nonché probabilmente il miglior episodio portatile nella storia “recente” del brand. Nonostante alcune novità possiamo definirlo un capitolo classico, se non addirittura classicissimo, dal momento che le meccaniche del gameplay non sono state rivoluzionate. I fan tradizionalisti – che sono parecchi – potranno tirare un sospiro di sollievo e prepararsi all'uscita imminente del gioco, mentre gli appassionati più “audaci” e gli altri videogiocatori in generale potrebbero chiedersi quando (o se) la serie deciderà di esplorare nuovi sentieri. Quel che è certo è che A Link Between Worlds non ha mai voluto essere un elemento di rottura, ma, anzi, si è presentato quasi come una rivisitazione di uno degli episodi più amati di sempre, e, da questo punto di vista, ha centrato il bersaglio.

La rivoluzione – sempre detto che Nintendo la desideri – si avrà con un nuovo capitolo per home console, epocale e dirompente come lo fu Ocarina of Time quindici anni fa. Lo vedremo su Wii U? Chissà...

COMMENTO

È difficile stabilire chi sia il massimo esperto redazionale di The Legend of Zelda, ma quel che è certo è che io non lo sono, per quanto abbia un bel numero di episodi nel “curriculum”. Inizialmente ero un po' preoccupato, perché temevo che sarebbe stato molto arduo scrivere la recensione di un gioco così importante e allo stesso tempo difficile da valutare, ma poi ho capito di trovarmi in una posizione vantaggiosa in quanto estimatore della serie, ma senza fanatismi: ciò mi ha consentito una valutazione più serena dell'opera di Nintendo EAD.

A Link Between Worlds mi ha letteralmente assorbito per quei tre o quattro giorni che mi sono serviti per completarlo, rivelandosi una delle esperienze videoludiche più intense del mio 2013. Non ho trovato particolarmente significative le novità introdotte, ma questa volta va bene così, visto che il gioco raccoglie l'eredita di A Link to the Past, dimostrandoci che le cose non sono cambiate poi così tanto negli ultimi vent'anni. Lasciamo decidere ai fan se ciò sia un bene o un male.

GRAFICA:9Il comparto grafico è interamente tridimensionale, ma l'impatto retro è garantito dall'inquadratura dall'alto. Il risultato finale è di qualità elevatissima.
SONORO:9Brani ed effetti sonori classici, versioni “aggiornate” di ciò che abbiamo sentito in A Link to the Past, ma c'è anche dell'ottimo materiale nuovo.
GIOCABILITà:9Uno Zelda classico con alcune novità “minori”, tra cui spiccano il nuovo potere di Link e la disponibilità di quasi tutti gli strumenti sin dalle prime battute.
LONGEVITà:8Il numero di dungeon è in linea con gli episodi recenti e Hyrule e Lorule sono ricche di segreti, anche se non si tratta sempre di bonus imprescindibili.
VOTO FINALE9
PRO:- Un grande omaggio a A link to the Past
- Esplorazione avvincente
- Alcune novità nel gameplay...
CONTRO:- … non poi così incisive
- Boss design un po' scialbo
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The Legend of Zelda: A Link Between Worlds2013-11-14 19:07:09http://www.vgnetwork.it/recensioni-nintendo-3ds/the-legend-of-zelda-a-link-between-worlds/A Link from the past1020525VGNetwork.it