Era l’autunno del 2003 quando vide la luce il primo Kingdom Hearts. Nato dalla collaborazione tra la famosa casa giapponese produttrice di videogiochi Square Enix, e l’americana Disney, madre di alcuni tra i più celebri protagonisti dei cartoni animati; una cooperazione molto curiosa, dalla quale nacque uno dei videogiochi che sarebbe andato a collocarsi tra i più popolari degli ultimi tempi. Oggi invece questa proficua coppia da alla luce il suo primo Kingdom Hearts per Nintendo DS, un action GDR che vi permette di immedesimarvi in Roxas fin dai suoi primi passi nell’Organizzazione XIII.
La sfortuna di nascere “Nessuno”
Quello che ci si ritrova a fare è percorrere dall’inizio i giorni di Roxas all’interno dell’Organizzazione XIII, da quando, appena arruolato, non è nemmeno in grado di parlare, e deve iniziare a fare i conti con uno spiacevole fatto: quello di essere uno dei “Nessuno”. I Nessuno sono individui nati senza cuore, e quindi non in grado di provare alcun tipo di emozione, dall’odio all’amore. L’Organizzazione XIII ha come obbiettivo proprio quello di dare un cuore a chi per qualche motivo è nato senza, ma questo può avvenire solo con l’aiuto di Roxas, infatti egli è l’unico in grado di ricavare cuori dai nemici che uccide evitando che questi si rigenerino e potendo quindi tentare di evocare il Kingdom Hearts. Niente paura se non avete giocato i primi capitoli per PS2, si viene infatti introdotti ai personaggi da una serie (piuttosto pesante ed inutile, visto che se non si prendono appunti rimane poco e niente in testa) di descrizioni delle capacità e del ruolo di questi.
La base della trama non è niente male, ma si sviluppa con dialoghi troppo lunghi, noiosi e che talvolta sfociano nella banalità e rischiano di strappare qualche sbadiglio qua e là.
Quello che si deve fare nello specifico è svolgere le missioni affidate. Le missioni si dividono in tre categorie: combattimento, pedinamento e investigazione. Nella fase di combattimento ci si limita ad affrontare i nemici che ci si parano davanti, in quella di pedinamento a seguire determinati bersagli e in quella di investigazione a girovagare per la mappa in cerca di elementi interessanti da analizzare e dai quali trarre così le conclusioni opportune. Pedinare e investigare alla lunga risulta piuttosto noioso in ambientazioni mediamente vaste ma prive di vita e lo stesso riguarda i combattimenti che vengono gestiti in modo piuttosto inefficace e carente di varietà.
Mettiamo da parte il pennino
L’utilizzo dei due schermi è piuttosto semplice. Durante le missioni muoverete il vostro personaggio nello schermo superiore. Nello schermo inferiore invece vengono riportate le solite informazioni sulla missione, come lo stato di completamento, l’obbiettivo, la mappa e il nome della zona.
I sistemi di comando consistono in un utilizzo quasi totale dei tasti, che vengono usati decisamente più del pennino. Il sistema di combattimento è molto carente e risulta molto problematico riuscire ad utilizzare magie o oggetti senza rischiare di essere attaccati nel frattempo, ci si ritrova infatti ad essere indifesi per qualche secondo, e ciò limita enormemente l’entusiasmo nell’utilizzo di questi due elementi del gioco, che anzi a volte possono essere controproducenti. Quello che ci si limita a fare, o meglio a preferire, è utilizzare la pulsantiera contro tutti i nemici che ci si parano davanti. In ogni caso si viene introdotti da un tutorial piuttosto stancante e duraturo che illustra il modo di utilizzare al meglio il personaggio.
Lo sviluppo del personaggio è affidato all’inserimento di determinati emblemi in un pannel. Gli emblemi si trovano nel corso del gioco e implementano le proprie capacità. E’ possibile utilizzare un numero limitato di emblemi alla volta, e questo vi permette di scegliere in modo tattico cosa è meglio per l’occasione.
Una nota positiva e spesso trascurata perché probabilmente considerata superflua, è che, nel caso in cui il vostro compagno di squadra resti per qualche motivo indietro, come accade sovente, lui si teletrasporta al vostro fianco una volta che vi siete allontanati troppo, e ciò elimina così lo stress che richiede la necessità di ritornare indietro a recuperare un personaggio che sta cercando di raggiungervi correndo contro un muro che lo ostacola. La telecamera presenta qualche difettuccio, ma nel complesso non è poi così male.
Non si vive di sola grafica
La grafica delle Cutscenes è molto apprezzabile, la stessa cosa vale per quella del gioco in-game che sfrutta molto le potenzialità della console. Buona anche la realizzazione grafica delle città, che però (ahimè) presenta qualche carenza legata alla mancanza di elementi dinamici, come cittadini per esempio, gli unici esseri animati che ci troviamo ad incontrare saranno infatti quelli strettamente legati al gioco (vedi i nemici). Gradevoli le musiche, anche se un po’ ripetitive, così come è ottimo anche il doppiaggio.
Per quanto riguarda invece la longevità, la durata di gioco non è male, tuttavia il gioco in sé risulta un po’ monotono e può facilmente portare alla noia, inoltre faticosamente si trova uno straccio di voglia di ricominciare tutto daccapo una volta terminato. Potete comunque continuare a giocare alla modalità multiplayer, che risulta essere un modo divertente per fare qualche missione in compagnia.
Un degno successore?
Se i capitoli per PS2 sono stati accolti molto positivamente e costituiscono dei giochi interessanti, questo nuovo per DS non è riuscito ad eguagliarli. Una delle sensazione che si provano più sovente durante le sessioni di gioco è quella della noia: noia per i dialoghi troppo lunghi e spesso banali, noia per il sistema di combattimento, noia per la monotonia. Per questo motivo ci si trova di fronte ad un gioco che diverte piuttosto poco e riesce ad essere semplicemente un buon gioco, ma non il gioco che ognuno si aspetterebbe dai creatori di Kingdom Hearts. La prima, attesissima, versione per Nintendo DS si può considerare quindi in parte come un tentativo mancato o comunque come una delusione per chi si sarebbe aspettato qualcosa di più.