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Okamiden

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8.5

Recensione Okamiden  Scritto da: Vincenzo "Vinz" Petrassi | Data: 2011-04-16

Il piccolo sole salva le terre di Nippon!

Era il 2006 quando i Clover Studio pubblicarono Okami su Playstation 2. Sontuoso, poetico e appassionante, Okami non era un semplice clone di The Legend OfZelda, ma uno dei capolavori della storica console di Sony che, però, vendette poche copie accaparrandosi una ristretta cerchia di fan accaniti sebbene la critica lo acclamò come un capolavoro.

Dopo un porting non molto fruttuoso su Nintendo Wii, l’odissea della dea Amaterasu reincarnata in lupo bianco sembrava ormai morta insieme allo storico studio di produzione ma, senza che nessuno se lo aspettasse, ecco che ci ritroviamo adesso con Ōkamiden: Chiisaki Taiyō​ (in occidente Okamiden) per Nintendo DS, sviluppato da Capcom, che si pone come nuovo capitolo della saga e degno successore del fu capolavoro passato.

L’arrivo del divino lupacchiotto 

Nippon è di nuovo devastato dalle forze del male. A distanza di nove mesi dalla conclusione della storia originale, una nuova minaccia incombe sulle terre depurate dalla dea Amaterasu. Mentre la nostra simpatica vecchia conoscenza, Issun, va diffondendo la buona novella delle gesta di Amaterasu ecco che i demoni ricominciano a farsi vivi e proprio quando tutto sembra ormai andare al peggio arriva il messia salvatore: è Amater… no c’è qualcosa di diverso!

Piccolo e dolcissimo, il lupacchiotto bianco entrato in scena abbatte i demoni appena ritornati.

Nello stupore generale si apprendere, anche grazie alla collaborazione dello spirito protettore Sakuya che lo infarcisce di coccole, che il giovane lupo altri non è che il “figlio” della dea Amaterasu, prontamente ribattezzato Chibiterasu (da adesso Chibi) per via del suo giovanissimo aspetto.

Inizia così una nuova avventura in cui Chibi dovrà salvare di nuovo tutte le genti di Nippon dall’invasione malefica, attraverso un turbinio di avventure alla ricerca di uno spirito maligno ancora sconosciuto e la conoscenza di amici che lo accompagneranno nell’impresa.

Avventure in compagnia 

A caratterizzare in primis Okamiden rispetto al predecessore è il nuovo modo di vivere l’esperienza di gioco. Se prima eravamo al corrente della minaccia di Orochi, adesso siamo alle prese con un male sconosciuto e l’avventura di Chibi diventa un susseguirsi di eventi random che si condividono con i vari partner che si uniscono a lui man mano che la storia procede, aggiungendo un po’ alla volta pezzi di un puzzle.

Infatti, Chibi non sarà accompagnato dal ciarliero Issun, ma bensì da amici di cui fa conoscenza durante il suo lungo viaggio. Il primo che incontreremo è il figlio del virulento Susano (il goffo guerriero discendente del leggendario Nagi che abbiamo conosciuto nell’originale), Kuni, passando poi per altri personaggi tutti dotati del proprio carisma come una giovane sirena, Nanami, un’attrice piuttosto viziata e dotata di “particolari” poteri, Kagu, e così via.

Parte integrante dell’intreccio, i giovani partner di Chibi fanno anche parte di molti intermezzi comici e danno al lupetto soprannomi sempre più bizzarri come squiddy, pooch, ecc.

Oltre ciò, la loro presenza va a dare una nuova linfa al gameplay…

Come si muove il cucciolo divino 

Muoviamo Chibi utilizzando la croce direzionale, mentre interagiamo con lo scenario col tasto A, attacchiamo con l’arma equipaggiata con Y, saltiamo con B e facciamo scendere o montiamo il compagno in groppa con X. La telecamera nei dungeon è prevalentemente fissa, ma negli spazi aperti si può ruotare con i tasti posti ai lati della mappa del touchscreen.

Chibi, tuttavia, ha un raggio d’azione limitato rispetto ad Amaterasu: non è più possibile saltare da altezze elevate, oppure nuotare un po’ in acqua, tutto ciò può essere riconducile al fatto che si tratta di un cucciolo, ma è possibile utilizzare la carta vincente della serie: il pennello celestiale.

Il Celestial Brush è identico a come lo conoscevamo già prima. Con i tasti R1/R2 la visuale di gioco si sposta sul touch screen. Qui, con l’ausilio del pennino disegniamo i simboli che evocano le varie magie fino a quel momento disponibili, tenendo conto di quanto inchiostro rimane nel calamaio e del tempo disponibile rimanente (ogni volta che attiviamo questa facoltà il tempo e la quantità d’inchiostro ritornano al massimo). Nel susseguirsi delle vicende il pennello dovrà essere utilizzato sia per riparare elementi dello scenario ridisegnandone il contorno, oppure a ricalcare le sagome delle costellazioni delle varie divinità, o meglio dei loro figli, che concedono i loro poteri a Chibi.

I poteri disponibili sono per buona parte identici a quelli precedenti: c’è il taglio che è una linea dritta da disegnare sul bersaglio, le bombe pirotecniche, composte da un cerchio e un piccolo trattino simile ad una miccia, atte a distruggere crepe riconoscibili negli scenari nonché danneggiare pesantemente gli avversari durante le battaglie, passando poi per le importantissime liane utili per congiungere oggetti dello scenario costituiti da ganci come lo stesso Chibi, finendo alla manipolazione degli elementi tuono, acqua e fuoco, importanti per superare molti enigmi e colpire debolezze dei demoni.

Tuttavia, come già accennato, i co-protagonisti che si uniscono a Chibi danno nuova sostanza alla formula già definita in precedenza. Infatti, i compagni di viaggio hanno tutti una abilità particolare che li rende preziosi a superare i vari puzzle che si pongono dinanzi.

Kuni, essendo leggero, può percorrere sentieri pericolanti e attivare interruttori per sbloccare le varie strade, e per muoverlo è necessario attivare il pennello e disegnare un percorso di colore rosso.

Nanami,invece, può nuotare nell’acqua e raggiungere sponde che Chibi non può, per poi ritornare a lei attivando la magia della liana.

I dungeon proposti forniscono una buona dose di puzzle intelligenti da risolvere, che coinvolgono attivamente i compagni del protagonista e favoriscono molti punti al fattore esplorazione. Puntualizziamo, che il gioco va in Game Over quando l'energia di Chibi si azzera, oppure quella del suo compagno quando scende di groppa (e si ricarica quando ci risale).

Le battaglie invece hanno subito una certa semplificazione: gli attacchi fisici hanno adesso meno valenza e c’è una maggior interazione tra questi e l’utilizzo del pennello.



Gli scontri iniziano andando in contatto con i demoni che si aggirano per gli scenari che possono prenderci di mira e seguirci oppure essere messi per qualche secondo KO con una bomba. Il sistema di combattimento, rimasto abbastanza simile, coinvolge Chibi e il suo amico di turno, che sfruttando le debolezze degli avversari e l’utilizzo del pennello arriva alla vittoria raccogliendo alla fine un ammonto di monete in base ai punteggi ottenuti che contano tre tipologie: Tempo impiegato, danni subiti e aiuto del partner (nelle combo degli attacchi fisici succede che il compagno in groppa attacchi pure).

Determinanti sono le battaglie con i boss, che portano a studiare la strategia giusta batterli, la quale coinvolge sempre il partner, rivelandosi spesse volte avvincenti e lunghe.

Tuttavia, le battaglie diventano leggermente ripetitive col passare delle ore benché nella maggior parte delle quali è richiesta la strategia adatta a battere la tipologia di demone affrontata. Infatti, dopo aver subito molti danni o essere colpiti in momenti particolari con attacchi speciali o elementali, i nemici vanno in status confusione (diventano grigiastri e inermi) e per un periodo limitato subiscono danni ingenti.

Un punto a sfavore di Okamiden è soprattutto la mancanza di extra degni di nota. La maggior parte delle (poche) sottomissioni si basano sul ritrovamento di oggetti, a volte posseduti da demoni individuabili (sono rossi) oppure in cesti del tesoro nascosti all’interno dei dungeon. Vediamo sparire quindi elementi secondari come il dojo dove si apprendevano nuove tecniche, oppure le sessioni di scavo sotterraneo (Chibi neppure sa scavare), mentre sono ancora presenti particolari sezioni arcade in cui bisogna saper utilizzare al momento giusto il pennello per proseguire.

Avanguardie grafiche e sonore

Okamiden conserva ancora uno dei tratti più peculiari del predecessore: l’artistico aspetto grafico. Okami presentava una realizzazione visiva su schermo molto simile alla pittura ad acquerelli giapponese (fu questo stile ad ispirare i creatori all’inclusione del pennello). I colori sono molto vivaci, i contorni sono fatti di linee scure marcate, gli ambienti sono fiabeschi, i modelli dei personaggi sono stilizzati e le animazioni, però, perdono un poco in fluidità. Difatti, Chibi non vanta l’eleganza nei movimenti di Amaterasu e, inoltre, gli ambienti sono divisi in più zone che richiedono piccoli tempi di caricamento, ma c’è da ammettere che il lavoro fatto non è per niente male. La mole poligonale su schermo si vede e si sente pure, perché in alcuni momenti non mancano dei rallentamenti (niente di pesante non preoccupatevi), ma i field in cui si muove Chibi sono piuttosto grandi e belli.

Ad accompagnare l’aspetto grafico riuscito, ritroviamo anche qui una realizzazione sonora d’alto livello ma molto lontana dai livelli estremi di Okami. La colonna sonora, che conta circa una sessantina di tracce, immerge perfettamente nel mondo fiabesco e poetico di Okamiden. La sensazione di ritrovarsi nel giappone antico fatto di miti e leggende si sente a pelle e tra tracce nuove di zecca e inserimento di altrettante già ascoltate (come “Issun’s Theme”, o la stupenda “Descent of the divine goddes”, qui detta “Divine Intervention”) viene da fare i complimenti al gruppo di compositori coinvolti.

A fare da Voice Acting ai personaggi c’è ancora il peculiare insieme di suoni alla rinfusa che sembrano dialoghi di doppiatori dalle diverse tonalità adattati a ciascun personaggio, mentre Chibi ha una serie di abbai e guaiti che lo rendono dolce oppure agguerrito quando è il momento giusto.

Un’avventura che promette sorprese 

Nelle sue all’incirca venticinque ore di durata complessiva, Okamiden è un gioco che stupisce e diverte. Infatti, i registi si sono divertiti a ricreare un mondo familiare per chi ha già giocato il predecessore, condito da intermezzi comici grazie ai vari compagni che si uniscono al lupetto bianco, mettendo riferimenti alle gesta passate di Amaterasu e, straordinariamente, a curiosi sbalzi temporali in cui assistere a retroscena inediti, atti a costruire una solida base narrativa che permette a Chibi di vivere un’avventura mistica e sorprendente, nonché permeata da momenti immersivi come i meravigliosi risvegli della natura quando si rinverdiscono gli alberi guardiani delle zone invase dal male.

Okamiden è tutto sommato un degno successore di Okami, considerabile anche come una side-story. Il titolo Okami-Den può assumere differenti significati come “Okami-Densetsu” (la leggenda di Okami), oppure “Okami Gaiden” (Okami Side-story, appunto).

L’avventura del piccolo sole è appassionante e leggera, chi ha amato Okami (come il sottoscritto) apprezzarà moltissimo anche questo e, perché no, chi è estraneo alla saga può benissimamente ispirarsi a procurarsi il capolavoro originale.

Il Nintendo DS, ormai quasi alla fine dei suoi giorni, trova in Okamiden il suo probabile canto del cigno.

In alternativa a Okamiden
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Il commento dell'autore su Okamiden
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Vincenzo "Vinz" Petrassi

Okamiden mi ha attirato fin dal primo momento. Da estimatore di Okami ho aspettato l’arrivo del nuovo gioco e quello che mi son ritrovato tra le mani mi ha soddisfatto appieno. Okamiden è un buon titolo che consiglio a tutti e, se siete fan sfegatati di Okami, aggiungete pure un personale mezzo voto a quello finale.


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Pregi del gioco

Stile grafico artistico

Buona colonna sonora

Bella storia condita di humor
Difetti del gioco

Soffre di ripetitività a lungo andare

molto meno vasto dell'originale soprattutto come subquest e altri extra

Pagella del gioco
Voto grafica
9.5
Artistica e ben curata, la grafica di Okamiden è lodevole anche grazie alle ambientazioni talvolta grandi e immersive.
Voto sonoro
8.5
Una colonna sonora d’alto livello, ma inferiore alla precedente, anima perfettamente il mondo di gioco così come il peculiare voice acting fatto di intonazioni stravaganti.
Voto giocabilit
8
L’esplorazione guadagna molti punti grazie all’inclusione dei compagni di viaggio e alla loro interazione per superare i tanti enigmi. Purtroppo, le battaglie un po’ semplificate diventano leggermente ripetitive e la mancanza di subquest sostanziose si sente.
Voto longevit
8
Dura all’incirca 25 ore facendo quasi tutte le subquest. La ripetitività non giova molto a questo aspetto così come la questione degli extra.

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