Quando il touch screen era una novità...
Oramai, con l'ampia diffusione di apparecchi come iPod, iPhone ecc. un po' tutti si sono abituati ad utilizzare un touch screen, si tratti o meno di patiti di tecnologia; sei anni fa, però, quando Nintendo DS arrivava anche in Europa, si trattava di un elemento assolutamente innovativo (perché il successore di Game Gear non vide mai la luce, ndr), che destò la curiosità di moltissimi giocatori.
Quelli del SonicTeam, allora, se ne vennero fuori con la grande idea di sfruttare appieno questa caratteristica con una bella raccolta di minigiochi... peccato che avesse come rivale diretto nientepopodimeno che Wario Ware Touched!, ennesimo episodio di una serie ormai affermata e di un (anti)eroe amato dall'utenza: entrambi i giochi erano disponibili sin dal lancio, sia in Giappone, sia in Europa. D'altronde, si sa, Sega ha un ottimo occhio per le questioni commerciali...
Project Rub, oltre ad essere uno dei prodotti più strani della decade, è pure uno di quelli con più nomi, tanto che in ogni “territorio” è stato distribuito con un titolo diverso: in America è conosciuto come Feel the Magic: XY/XX, mentre in Giappone come Kimi no Tame nara Shineru, che noi tradurremmo con “Morirei per te”... Così, giusto per far capire subito che l'opera del SonicTeam non è mica roba ordinaria. Proseguendo nella lettura ve ne renderete conto anche voi.
Kimi no Tame nara Shineru
I Giapponesi non ci avevano visto sbagliato a chiamare così (Kimi no Tame nara Shineru) ProjectRub: lo scopo del nostro protagonista, infatti, è quello di conquistare, in modi piuttosto rischiosi, la ragazza per la quale è rimasto folgorato. Mentre la maggior parte del genere umano userebbe una scusa banale per avvicinarla, come ad esempio chiedere l'ora o l'accendino, il nostro soggetto prende la cosa sul serio ed entra nei Rub Rabbits, il gruppo delle super prestazioni (non sessuali), per far colpo su di lei con una qualche impresa. Che tipo di impresa? Volontariato? Naaaah, non siam mica matusa, le ragazze vogliono qualcosa di più. Qualcosa tipo Jackass, ad esempio: discese folli con i carrelli della spesa, paracadutismo, tori inferociti, e molto altro ancora. Questo è il pane quotidiano per i Rub Rabbits.
Quello descritto brevemente poc'anzi è il “pretesto” del gioco, siccome parlare di trama è forse eccessivo, anche se non manca una qualche forma di narrazione, rigorosamente non testuale, nella forma di vignette, vignette con uno stile tutto loro ovviamente: per quanto, infatti, non si possa applaudire il comparto tecnico e la veste poligonale spartana (ma si tratta pur sempre di un titolo della line-up iniziale), bisogna comunque ammettere che il folle parto di Sega ha un'identità ben marcata. Questo è un esempio di sequenza che precede lo svolgersi di un minigioco:

Come potete vedere, anche se la qualità dell'immagine non è ottima (come quasi tutti i grab da DS), spiccano le tonalità dei colori e, soprattutto, il fatto che i personaggi siano semplici sagome nere, prive di lineamenti: il nostro eroe, ad esempio, è ben caratterizzato, con il suo inseparabile casco e la sua t-shirt col pesce rosso, ma non ha la faccia, così come la sua amata è una semplice silhouette.
Anche il sonoro spicca per personalità, grazie a motivetti ed effetti tanto sciocchi quanto adorabili, un po' in linea con altre stramberie giapponesi come KatamariDamacy. Peccato che le tracce siano solamente dieci, non propriamente tante, anche se si tratta pur sempre di un gioco dalla durata abbastanza ridotta.
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