PREMESSA: la recensione si riferisce a una versione del gioco non europea.
Con molta probabilità, i videogiocatori di oggi non ricordano nulla dell’era “8-bit” (iniziata intorno agli anni 80 del secolo scorso). In quel periodo però accaddero cose importanti; ad esempio, venne pubblicato su
NES il primo capitolo di una serie incredibilmente longeva e prolifica:
Castlevania. Da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti, e le cose lentamente si sono trasformate. Quello che un tempo era un semplice “platform” (in una accezione larghissima del termine), oggi ci appare come un action contornato da elementi rpg, strutturalmente simile al famosissimo
Metroid di
Nintendo. I due giochi condividono infatti la medesima struttura ludica, e a differenziarli è soltanto il contesto narrativo.
Perché la lezioncina di storia, vi starete chiedendo?! Bèh, per prepararvi psicologicamente. Chiunque si aspetti un titolo di nuova generazione, resterà terribilmente deluso; l’ultimo episodio della serie, in uscita su
Wiiware, non è che un remake di
Castlevania Adventure, pubblicato su
Gameboy nel lontano 1989. Pertanto si è preferito mantenere un impostazione vecchio stile, con tutti i pro e i contro del caso. Infatti, il nostro unico scopo sarà quello di annientare i nemici, facendosi strada lungo un percorso lineare pieno di ostacoli. Troppo poco? Forse, ma fortunatamente la formula tradizionale funziona ancora oggi.
Le parole non servonoIl gioco si apre con un brevissimo filmato introduttivo, che spiega qual è il legame tra la famiglia
Belmont (un clan di ammazzavampiri) e il conte
Dracula. I primi, armati con una frusta dotata di poteri sacri, hanno affrontato il re dell’ oscurità e gli hanno impedito, per secoli, di gettare la sua ombra sul mondo. Adesso però il male si è risvegliato e toccherà a
Christopher, ultimo discendente dei Belmont, affrontare la minaccia. Erede della
Vampire Killer, dovrà farsi strada attraverso un esercito di non morti, demoni e creature malvage…
L’incipit è dei più classici: un cattivo, un eroe, tanti mostriciattoli da massacrare e via fino alla fine. Se cercate dialoghi intensi o cut scene chilometriche, fareste meglio a rivolgervi ad altre produzioni
Konami… Come da tradizione (una tradizione alla quale
Rebirth si attacca saldamente), le sequenze di intermezzo e le battute tra personaggi sono ridotte allo stretto indispensabile. E va bene lo stesso, perché, per creare atmosfera, non c’è bisogno, almeno stavolta, di intricate trame e sotterfugi psicologici.
Un eroe d’altri tempiPad alla mano, le prime impressioni che si ricavano avranno, per molti, un che di nostalgico: Il personaggio principale ha un aspetto sicuro, determinato, impassibile, il suo fisico è scultoreo, la sua agilità rozza e poi… il grido di battaglia, la frusta che schiocca sul dorso dei nemici, la notte che imperversa sul nostro destino… tutto ciò trasmette sensazioni già sperimentate anni fa, ma che ancora oggi catturano l’attenzione del giocatore.
Come avrete capito,
Castlevania the adventure Rebirth (d'ora in poi
Castlevania Rebirth) non mira all’innovazione, preferendo rievocare vecchi spiriti dormienti di un gameplay ormai riposto e dimenticato.
È un breve viaggio nel passato, che ripercorre la storia e le origini di una saga ormai ventennale. Christopher Belmont ha un attacco principale, che consiste nel colpire gli avversari con una frusta (la mitica Vampire Killer). Quest’ultima può essere potenziata, arrivando dapprima a coprire un raggio d’azione molto più esteso e infine ottenendo il potere di lanciare una palla di fuoco, anche se per un lasso di tempo limitato. Per incrementare la varietà e rendere i combattimenti un grammo più strategici, sono state implementate delle armi secondare. Ognuna di esse ha un effetto ben diverso e deve essere utilizzata con intelligenza e parsimonia: infatti, le scorte di pugnali, asce, e acqua santa non sono infinite, e richiedono di spendere una certa quantità di mana. Nella serie, il potere magico è raffigurato da piccoli cuoricini, facilmente reperibili distruggendo candelabri e lampadari (allo stesso modo si ottengono i potenziamenti per la frusta).
Per il resto, non c’è molto altro da dire: si segue un percorso lineare fino alla fine, evitando di cadere nelle trappole.
Ogni livello ci oppone davanti un gran numero di mostri e creature oscure da sconfiggere, e ben due boss. Il design degli “sgherri” è come sempre vario e creativo, pur senza raggiungere le vette dei migliori episodi della serie.
La difficoltà è abbastanza elevata, date anche certe limitazioni: spegnere la console significa ricominciare il gioco da capo, e perdere tutte le vite invece vuol dire ricominciare un livello dall’inizio.
Occasionalmente, infine, troveremo degli strani oggetti (come chiavi) al posto dei cuori o dei potenziamenti, necessari per aprire passaggi segreti.
Tutto qui. Ad alcuni potrebbe non sembrare allettante, ma possiamo assicurarvi (ed è un’informazione rivolta ai nuovi giocatori) che vi state sbagliando.
Castlevania Rebirth è adatto non solo agli amanti del retrogame, ma anche a chi cerca un gioco immediato e divertente. La questione è semplice: se siete predisposti a rifiutare categoricamente la “vecchia scuola”, amante di una struttura ludica risalente a 10 anni fa, allora state lontani dal remake di
Castlevania Adventure. Noi, tuttavia, non possiamo non rilevare l’alto valore del gioco.
Le anime di un vampiroLo stile di
Castlevania Rebirth racchiude in se lo spirito di alcuni vecchi episodi della serie, tra i quali abbiamo
Circe of the moon (spin off uscito su
GBA ed eliminato dalla timeline ufficiale),
Super Castlevania IV, e un pizzico di S
ymphony of the Night. È difficile spiegare con precisione dove risiedano le similitudini, ma se avete una conoscenza abbastanza profonda della saga, e avete provato tutti i titoli sopra elencati, allora capirete a cosa ci stiamo riferendo. Per tutti gli altri invece, sappiate che si tratta di piccoli dettagli, come ad esempio le animazioni, i colori usati, il level design.
Quest’ultimo, in particolare, potrebbe non soddisfare i gusti dei nuovi giocatori; come dicevamo all’inizio, stiamo parlando di un titolo che tenta di proiettarci nel passato, senza rinunciare a un tocco di modernità.
I livelli sono molto suggestivi. Le atmosfere dark vengono attenuate da sfumature vivaci, così la componente “horror” risulta meno invasiva. In verità, avendo a che fare con
Castlevania, il termine adatto alle circostanze è gotico, ma in una accezione ben precisa. Avete presente quegli ambienti lugubri e un po’ inquietanti visti nelle pellicole di
Tim Burton (ad esempio,
Nightmare Before Chrstmast)? Ecco, prendetele, aggiungete del colore, rendete il paesaggio meno desolato e avrete ottenuto l’effetto voluto:
Castelli, giardini, antiche mura, statue, opere artistiche dal sapore multi culturale… questi sono soltanto alcuni dei dettagli che costantemente arricchiscono l’immagine, e che da sempre permettono alla serie di distinguersi dalla massa. Un primo difetto che possiamo rilevare in tal senso è dovuto a una piccola mancanza che non può essere descritta senza una spiegazione preliminare.
Fin dai tempi del primo
Castlevania, anche se successivamente tale elemento è stato enfatizzato, ogni schermata veniva differenziata dalle altre grazie all’aggiunta di alcuni ritocchi e dettagli raffinati. Tanto per farvi capire, in
Rondo of blood (di cui è stato fatto un remake uscito su
PSP:
Dracula X Chronicles), in uno dei livelli era possibile osservare, su un pendio, una figura misteriosa in sottofondo che costeggiava la luna piena, immersa nel blu della notte… l’identità del figuro non viene mai svelata… Oppure, in
Super Castlevania 4, nel primo screen si può osservare, in lontananza, una montagna a forma di scheletro. Dalle orbite vuote fuoriescono alcuni pipistrelli...
Da brivido, ma allo stesso tempo, incredibilmente affascinante. Comunque sia, in
Castlevania Rebirth queste rifiniture scarseggiano. È un difetto ereditato dai
Castlevania di nuova generazione (con alcune importanti eccezioni:
SOTN, Aria of Sorrow e Dawn of Sorrow). I vari passaggi che compongono un percorso sono molto simili tra loro, escluse certe piccole differenze. Non fraintendete, è pur sempre una bella traversata, piacevole e suggestiva. Sarebbe stata gradita una maggiore cura, ma in definitiva non c’è da lamentarsi: si tratta pur sempre di un
Castlevania 2d, e in quanto tale eccelle anche sotto questo aspetto. Un po’ di ripetitività “visiva” è un prezzo che possiamo pagare quando le ambientazioni sono tanto affascinanti ed evocative.
Spostando l’attenzione sul comparto grafico, sono molteplici le questioni da discutere. Se volessimo dare un sunto generale, dovremmo dire che
Rebirth è, tecnicamente parlando, un buon prodotto, senza infamia e senza lode. Le animazioni, per esempio, appaiono piuttosto legnose; niente a che vedere con quelle viste negli ultimi episodi della serie usciti su
DS. In verità sono perfettamente coerenti con lo stile retrò che pervade ogni fotogramma. Basta osservare la marcia agguerrita del protagonista per rendersene conto. Tuttavia, alcuni potrebbero non gradire la rigidità del personaggio principale, delle creature nemiche e dei boss di fine livello. Certo, una volta abituatisi il fastidio scompare, e si riesce ad apprezzare anche queste vecchie animazioni da videogame anni 90. Stesso discorso per quanto riguarda la grafica: il 2D non è dei più sorprendenti, ma alla vista non dispiacerà posarsi sullo schermo neanche una volta. Insomma, sebbene la perfezione sia lontana,
Rebirth supera la prova senza difficoltà.
A caccia!Castlevania the Adventure Rebirth è un titolo notevole, che merita attenzioni da ogni tipo di giocatore (eccezion fatta per chi non tollera gameplay di stampo classico). L’ottima colonna sonora è in perfetta sincronia con le immagini, anche se in definitiva si tratta di vecchi brani remixati per l’occasione. La longevità non è altissima, ma la rigiocabilità viceversa, lo è. Insomma, appena uscirà anche in Europa, conviene non lasciarsi sfuggire l’occasione!