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Ju-On: Rancore

Ju-On: Rancore
Informazioni Ju-On: Rancore
  • Produttore: Rising Star Games
  • Sviluppatore: FeelPlus
  • Distributore: Cidiverte
  • Genere: Avventura
  • Pegi: 16+
  • Multiplayer: No
  • Data di uscita: 23-ott-2009
6

Recensione Ju-On: Rancore  Scritto da: Leandro "White Lhio" Rossi | Data: 2009-11-12

Un simulatore di Paura

Tutti coloro che già conoscono il parere della critica internazionale sul gioco che stiamo per esaminare, saranno rimasti sorpresi nel leggere il numerino riportato qua sopra. In effetti, i lettori meritano senz’altro una spiegazione.
Secondo l’autore di questo articolo è necessario premettere quale sia il punto di vista che ha scelto di adottare prima di fornire la sua valutazione finale. Infatti, se egli avesse considerato Ju-On come un normalissimo videogame appartenente al sottogenere dei “survival horror” non avrebbe potuto che concordare col giudizio unanime della critica specializzata. Eppure, è altresì convinto che vi sia un’ulteriore punto di vista, alternativo a quello appena menzionato. Come riportato sulla confezione (e alla copertina italiana sarà meglio dedicare uno spazio a parte) siamo di fronte a un vero e proprio simulatore di paura; in effetti non è possibile trovare un’etichetta più adeguata. Molti di voi potrebbero pensare, erroneamente (non è nostra intenzione offendere il vostro intelletto, ma è capitato a moltissimi di sbagliare) che per le mani abbiamo il solito film interattivo. Niente è più lontano dalla verità.
Ju-On non ha trama e nessun tipo di narrazione, eccezion fatta per qualche nota introduttiva fornita all’inizio di ogni capitolo (riguardo a quest’ultimo punto, vedere il paragrafo successivo). Il suo scopo è quello di proiettare il giocatore in un mondo di orrori che, ovviamente, ha forti legami con l’omonima pellicola cinematografica giapponese, diventata celebre anche grazie al recente rifacimento americano: è come se fossimo dentro al gioco, come se tra le mani stringessimo realmente una torcia elettrica, come se il pericolo sovrannaturale fosse tanto più grande di noi e le nostre sicurezze svanissero in un batter d’occhio. O, per lo meno, è questo che gli sviluppatori promettono di farci sentire.
La domanda sorge spontanea: saranno riusciti a rendere Ju-On un’esperienza che scavalca il semplice concetto di videogame? E soprattutto, un prodotto di questo tipo può trovare una giustificazione, considerato che ancora non riusciamo a chiarire entro quali limiti i videogiochi devono porsi per potersi definire tali?

La ragazza dai lunghi capelli e il bambino
.

I cinque episodi che compongono l’avventura principale non sono legati tra loro da un filo conduttore, come potremmo aspettarci. Ognuno di essi risulta auto-conclusivo, e privo di una “trama” nel senso generale del termine.
I protagonisti vengono introdotti da un brevissimo filmato, seguito da una serie di didascalie che esplicano la situazione nella quale essi sono venuti a trovarsi. Successivamente, il giocatore dovrà gestire gli eventi senza mai riuscire a svelare il mistero che lo attornia: non si tratta di investigare e accumulare indizi, al fine di comprendere quale maleficio si sia abbattuto sui luoghi infestati che visiteremo. Tutto quello che dovremo fare è proseguire, raccogliere oggetti, e subire il flusso inarrestabile degli eventi.
La scenografia è, in definitiva, il cuore pulsante del titolo. Suoni e rumori disturbanti, strane figure nascoste nell’ombra, pronte a rivelarsi soltanto a chi sarà abbastanza coraggioso da avvicinarsi. Oscure presenze (la ragazza e il bambino citati all’inizio del paragrafo) e oggetti posseduti da anime inquiete renderanno la nostra passeggiata un calvario, una lotta per la sopravvivenza. In realtà, scegliere è soltanto un’illusione, perché recitiamo in un teatrino di cui siamo attori inconsapevoli: il copione, o meglio il destino, è già stato scritto e non può essere cambiato.
Questo è Ju-On, un viaggio guidato, una fuga dalle nostre vite. Risucchiati nello schermo del televisore vivremo in prima persona le vicende di cinque ragazzi, prede di un incubo senza perché.

Al calare delle tenebre.

Se dovessimo tener conto unicamente della natura “simulativa” di Ju-On (nell’accezione che abbiamo riportato nei paragrafi precedenti), non dovremmo dare al comparto tecnico molta importanza. In questo modo però ci allontaneremmo fin troppo dalla riva; il gioco, proprio in quanto tale, è obbligato a rispettare comunque certi parametri, e in base ad essi dev’essere giudicato, pur dando importanza a tutte le riserve che è lecito avanzare. Purtroppo, così facendo, non possiamo che mettere in evidenza la povertà grafica che affligge il titolo, del tutto incapace di sostenere un paragone con altri prodotti usciti sull’ultima console Nintendo.
Eccezion fatta per degli effetti d’illuminazione accettabili (seppur antiquati), il resto è, a voler essere magnanimi, obsoleto. Texture e modelli poligonali, se osservati da vicino, si rivelano anacronistici se consideriamo l’anno in cui ci troviamo. Saggia si rivela, dunque, la scelta di avvolgere gran parte degli ambienti in una fitta oscurità. Celati dal buio, i difetti grafici si notano leggermente meno. Se però gli sviluppatori avessero preso esempio da EA, adesso la situazione sarebbe ben diversa (Dead Space ha rivelato lo stretto legame che unisce un comparto tecnico pregiato alle atmosfere lugubri e malsane).
Il level design è funzionale alle peculiarità del titolo. Ambienti stretti, claustrofobici (anche quando siamo all’aperto), avidi di dettagli; in una parola essenziali. Sembrerebbe questa un ulteriore mancanza, ma riuscendo a entrare nell’ottica del gioco, capiremo l’importanza di una scelta simile. se riusciremo ad adattarci, troveremo il level design suggestivo e azzeccato.

Una torcia e un paio di pile.

Ju-on, nella sua componente ludica, è ridotto ai minimi termini. Tutto quello che dovremmo fare è attraversare un percorso lineare, raccogliere oggetti, e affrontare qualche sporadico QTE. Senza correre il rischio di sembrare approssimativi, diremo che pile e chiavi sono tutto ciò che è possibile reperire in giro per i livelli. Le prime sono essenziali, perché rappresentano la nostra energia vitale. Una volta esaurita l’ultima batteria che alimenta la torcia, sarà game over. Non c’è speranza di resistere al buio…
È invece del tutto superfluo dirvi a cosa servono le chiavi.
Se non lo si intuisce leggendo, sarà necessario avvertirvi che il livello di sfida è davvero basso (e non poteva essere altrimenti. Si tratta quasi di unna coercizione atta a guidare i movimenti del giocatore e fargli provare determinate sensazioni).
La longevità… bè, non possiamo nascondere che si attesta intorno alle 2 ore. Parlare di rigiocabilità è ridicolo in quanto una volta imparati a memoria tutti i colpi di scena, ripercorrere un livello sembrerà una sterile passeggiata priva di stimoli. Come salire due volte sulla stessa giostra; ci riferiamo a quelle dei luna park, dove robot animati da meccanismi mettono in piedi una scenografia predefinita che si ripete ad ogni giro. L’unico motivo, ma pochi di voi lo troveranno valido, per riprendere in mano questo “non gioco” è quello di collezionare alcuni oggetti segreti sparsi qua e là.

Piccole note conclusive.

Prima di congedarci, è bene riportare alcune peculiarità del titolo:
1)   la copertina: in effetti, non è essenziale ai fini della valutazione del prodotto, ma siccome un gioco si presenta al pubblico attraverso l’immagine stampata sulla parte frontale della confezione, è opportuno spendere qualche riga in merito. Non è ben chiaro come qualcuno possa sperare che una faccia spaventata, parzialmente nascosta dietro un divano, possa trasmettere lo spirito del titolo. A dire il vero, siamo più vicini alla parodia che altro. Non lasciatevi dunque ingannare, se decideste di comprare Ju-On.
2)   Gli effetti sonori: magistrali. Anche se la mancanza di brani orecchiabili si fa sentire, l’estrema pulizia dell’audio influisce positivamente sui rumori ambientali (vero e proprio pilastro del titolo). Ogni motivetto poi si incastra alla perfezione con la scena in atto, o è comunque sempre pertinente alla situazione. Basti ascoltare la sequenza di note (banalissima ad un primo approccio) che succede la pressione di un tasto nella schermata del titolo. Ogni altro commento a riguardo, è superfluo.
3)   Il sistema di controllo: tutto il gioco è gestibile con il solo Wiimote. Dovremo utilizzare il sistema di puntamento per dirigere il fascio luminoso della torcia. Col tasto A raccoglieremo oggetti, quando ci troveremo nei pressi degli stessi, mentre col pulsante B ci muoveremo in avanti. Non sono consentiti lo spostamento laterale o la possibilità di indietreggiare, ma d’altro canto non sono necessari in questo caso. Tutto funziona abbastanza bene, anche se a volte voltare lo sguardo risulta un po’ legnoso

È tutto. Non c’è veramente altro da aggiungere. Se quanto detto sopra non vi ha convinto ad acquistare Ju-On, allora probabilmente non è il titolo che fa per voi.
In alternativa a Ju-On: Rancore
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Se alla simulazione preferite l'azione, SHH è il miglior horror di questa attuale generazione.
Il commento dell'autore su Ju-On: Rancore
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Leandro "White Lhio" Rossi
Se preso per quello che vuole essere, Ju-On può regalare qualche soddisfazione. Per me è stato così, una volta individuato l'approccio più consono al titolo (cosa avvenuta in tempi brevi). Personalmente sconsiglierei il gioco ai puristi, cioè a chi ha un'idea precisa del concetto di videogioco, fondata sul gameplay. Viceversa, chiunque voglia provare qualcosa di nuovo, se un giorno gli dovesse capitare di trovare, a prezzo esclusivamente ridotto, Ju-On, dovrebbe farci un pensierino.


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Pregi del gioco

Provoca un effetto ansiogeno che lo rende a tratti veramente spaventoso

Ottimo comparto audio

Un titolo molto originale visto lo scopo che si prefigge
Difetti del gioco

Longevità inesistente

Graficamente datato

Essendo che di esperimento si tratta, non tutti potrebbero comprenderlo e/o apprezzarlo

Pagella del gioco
Voto grafica
5
Esclusi i buoni effetti d'illuminazione, il resto sa di vecchio
Voto sonoro
8
Effetti sonori di alta qualità, che danno un forte contributo alle atmosfere horror del titolo.
Voto giocabilità
6
Dipende dai punti di vista. Se accettate la natura del gioco, allora ne apprezzerete anche le anomale meccaniche.
Voto longevità
3
Due ore sono poche anche di fronte al più magnanimo dei giocatori.

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