Siamo nei meravigliosi anni 90 (meravigliosi per i videogame s'intende), ovvero, nella così detta era
Playstation che, nel bene e nel male, rivoluzionò completamente i sistemi d’intrattenimento elettronico, tramutandoli da semplice passatempo di nicchia a un prodotto di massa. Fu in quel periodo che videro la luce una serie di titoli destinati a fare storia. Molti di essi appartenevano alla categoria dei platform, un genere troppo poco apprezzato negli ultimi tempi, anche se soltanto alcuni brand, coi vari sequel, riuscirono in seguito a mantenersi al di sopra di un certo livello qualitativo e dunque a sopravvivere. Il resto è invecchiato, diciamocelo, male. Alcuni esempi?
Crash Bandicoot e
Spyro the dragon sono l’emblema della decadenza: in passato questi due personaggi erano considerati vere e proprie icone dei videogame (alcuni azzardarono perfino un paragone con l’intramontabile
Super Mario) mentre adesso, al solo sentirli nominare si abbassa lo sguardo in segno di vergogna.
Fra i molti “vincitori” che ancora oggi godono di ottima salute, abbiamo
Klonoa: l’essere antropomorfo dall’aspetto indefinibile creato da Namco nel 1997. In verità, i titoli che lo figurano come protagonista sono veramente pochi, ma per confermare la tesi di cui sopra possiamo far riferimento al remake del primissimo episodio, oggetto tra l’altro di questa recensione.
Nella terra dei sogniKlonoa, una strana creatura dalle lunghe orecchie e dall’aspetto vagamente felino, vive nel villaggio Eolo, insieme al nonno e all’amico Huepow (un essere minuscolo dalla forma rotonda, in grado di fluttuare in aria). In quei luoghi, si narra la leggenda del regno di Phantomile, un posto incantato alimentato dall’energia dei sogni. Questo è uno dei motivi per il quale nessuno riesce a ricordare distintamente le proprie esperienze oniriche.
Un giorno, qualcosa si abbatte sulla cima di un monte e Klonoa, insieme a Huepow, decide di andare laggiù per scoprire cosa sia successo. Giunti sul posto, incontreranno un’entità malefica, Ghadius, e il suo fedelissimo assistente Joker. Entrambi sono alla ricerca di un magico pendaglio con il quale potrebbero di liberare gli incubi su tutta la terra. Ma i nostri eroi, aiutati da un manipolo di strambi personaggi, tenteranno di fermarlo…
La narrazione scorre senza l’ausilio di una regia che tale possa definirsi. Non che sia un difetto, considerata l’attinenza che tutto il gioco dimostra rispetto a certe produzioni tipiche dello scorso decennio. Le poche sequenze filmate, fatte interamente di dialoghi abbastanza banali (senza risultare tuttavia infantili), non fanno che ritrarre i personaggi gli uni di fronte agli altri, mentre dialogano tra loro. Le conversazioni vengono proposte in chiave fumettistica, con tanto di nuvoletta che racchiude ogni parola che venga pronunciata.
La storia è abbastanza piacevole da seguire, complice anche la simpatia di certi personaggi. Non siamo certamente di fronte a un capolavoro, sotto questo punto di vista, ma le atmosfere fiabesche, contornate da un gustò retrò niente affatto stucchevole, rendono la trama un piacevole elemento di contorno.
Un’ultima nota, il finale vi farà restare di sasso. Totalmente inaspettato e lontano da ogni forma di buonismo.
La terra incantataStilisticamente,
Klonoa è una meraviglia per gli occhi, in tutti i sensi. Parlando della grafica, è doveroso mettere in evidenza la qualità delle texture: personaggi e ambientazioni (pur rinunciando al realismo) si mostrano vitali e colorati ai nostri occhi, colmi di poligoni che ne ammorbidiscono le forme. L’assenza di effetti grafici degni di nota, è compensata pienamente da un uso sapiente delle tinteggiature con la quale ogni superficie e rifinita.
Tutto questo si mantiene a 60 fps, senza mai alcun calo, così l’azione di gioco appare fluida in ogni momento. E’ strano che nell’attuale generazione di console siano ben pochi i titoli che possano permettersi di ostentare un frame rate elevato. Probabilmente, e non è neanche un ragionamento sbagliato, si preferisce migliorare la qualità dell’immagine il più possibile , anche se ciò richiede un compromesso a livello di hardware.
Le animazioni invece? veramente buone: azioni come correre, saltare, afferrare i nemici e quant’altro sono state ricreate per adattarsi agli standard odierni, pur mantenendo un certo legame col passato (provate a comparare questo remake al titolo originale, se vi è possibile, e vedrete che le differenze, seppur essenziali, sono veramente poche).
Menzione speciale al level design, vera perla di creatività che eleva il gioco ben al di sopra delle produzioni affini. E’ pressoché indescrivibile la bellezza degli scenari; il mondo da favola in cui il giocatore viene proiettato è pervaso di un’atmosfera “magica” in grado di ammaliare gli animi più sensibili. Il livello di dettaglio è altissimo e in grado di fare la differenza. Alcuni esempi: Il regno marino è costellato da isolette a forma di conchiglia, rifinite a loro volta da pietre preziose la cui forma è coerente al contesto acquatico. Nelle grotte, potremo scorgere in lontananza cunicoli irraggiungibili. Nella foresta, piante di ogni specie si nascondono tra gli alberi secolari. Viaggiando tra i livelli è impossibile non soffermarsi un momento a chiedersi “chissà cosa c’è laggiù?” oppure “dove mi avrebbe condotto questo sentiero?”. Tutte domande che denotano una certa curiosità, in grado di risvegliare nel giocatore quell’interesse e quel senso di meraviglia tipico di alcune produzioni anni 90.
NOTA: chi scrive è un progressista convinto, non un nostalgico tradizionalista che soffre per “i bei tempi andati”. Tuttavia, ritiene che in termini di level design, poche opere moderne possano arrivare a suggestionare il pubblico come si faceva anni addietro. Forse i giocatori sono diventati meno impressionabili, o forse il mutamento che hanno subito i videogame negli ultimi anni ha reso impossibile ricreare quelle particolari atmosfere… chissà…
Jump and RunLo schema ludico del gioco è tanto semplice quanto divertente.
Klonoa presenta una formula classica, simile a quella delle centinaia di platform esistenti in commercio: Il protagonista può infatti compiere azioni basilari come correre, saltare, afferrare i nemici e trasportarli sopra la sua testa. Quest’ultima opzione permette la realizzazione di una serie di mosse indispensabili: Innanzitutto, una volta catturato uno dei mostriciattoli avversari, potremo balzare a mezz’aria e raggiungere così zone altrimenti inaccessibili. Secondariamente, ogni nemico può essere utilizzato come un arma da lancio.
Nonostante queste azioni si ripetano costantemente nel corso del gioco, gli sviluppatori hanno strutturato i livelli in modo tale da consentire una certa varietà di situazioni, evitando così che il tutto diventasse ripetitivo. Il progressivo aumento della difficoltà non fa che rendere la giocabilità ancora più stimolante, grazie anche all’inserimento di alcuni piccoli enigmi in grado di stimolare le nostre cellule grigie.
Il percorso è disseminato da oggetti di varia natura, alcuni dei quali dislocati in modo tale da poter essere afferrati soltanto tramite l’impiego di strategie particolari. Questi gingilli hanno diverse funzioni: la quasi totalità è puramente decorativa, altri invece hanno un effetto curativo (nel gioco si muore all’istante precipitando da un burrone, ma i nemici, al tatto, ci tolgono solo una parte di energia), oppure aumentano il valore dei cristalli, ossia, le pietre preziose sparse ovunque. Inutile dire che la ricerca di un particolare oggetto rende l’esperienza ancor più divertente, oltre ad incrementare la longevità che purtroppo risulta piuttosto bassa. Infatti, i livelli a disposizione sono veramente pochi; il che è un peccato, considerando che arrivati ai titoli di coda se ne vorrebbero ancora.
Tutto quello che vi abbiamo descritto finora è implementato magnificamente. Il gameplay è solidissimo, i controlli precisi e fluidi, e il divertimento non manca mai, neanche nelle situazioni più impegnative. Perfino le battaglie coi boss di fine livello, come vuole la tradizione, saranno divertenti da affrontare. Sebbene Il design degli stessi non sia l’emblema della creatività, il combattimento risulta sempre ben strutturato e coinvolgente.
Un remake del secondo episodio?A questo punto, sarebbe veramente bello se riproponessero su
Wii anche il secondo episodio della serie, uscito anni fa su
PS2. Certo, graficamente parlando non sarebbe possibile apportare alcuna miglioria significativa, ma la qualità del titolo basterebbe da sola ad accontentare più di un giocatore. O magari, potremmo sperare in un capitolo tutto nuovo, sviluppato appositamente per
Nintendo Wii e che sfrutti maggiormente il sensore di movimento (
Klonoa: door to Phantomile non lo utilizza mai).
Nel frattempo, godiamoci questo straordinario remake e anneghiamo in un mare di nostalgia.