Scritto da: Domenico "Willshire" Mazzella di Regnella | Data: 2010-05-06
Monster Hunter 3: l’arte della caccia secondo Capcom.
Chi non si è mai avvicinato al Monster Hunter di Capcom, e lo fa oggi per la prima volta, non può che rimanerne colpito solo guardando le immagini divulgate dalla stessa software house durante questa lunga attesa, finalmente terminata con la pubblicazione del gioco anche dalle nostre parti. Dopo aver riscosso il meritato successo in patria, Monster Hunter 3 giunge quindi nel Vecchio Continente, ma come già accaduto col recente Tatsunoko Vs. Capcom, compensa l’attesa con delle aggiunte non da poco che completano e rifiniscono l’opera dando un contributo notevole nel panorama dell’online gaming offerto da Nintendo. Ma andiamo per gradi e scopriamo il perché.
La serie Monster Hunter difficilmente si piazza in un genere specifico, più che altro perché "saccheggia" qua e là elaborando ed evolvendo meccaniche di gioco appartenenti a generi diversi, pur presentando una propria identità, un gameplay peculiare, a tratti persino difficile da interpretare. Si tratta, in sostanza, di un action adventure condito da elementi tipici dei GdR, che si avvale di una modalità online di tutto rispetto la quale rappresenta non tanto un’aggiunta o una ‘voce’ di contorno, quanto il vero e proprio fulcro del gioco sul quale si fonda il gameplay, che ci viene introdotto nella campagna offline, dov’è possibile muovere i primi passi e comprenderne le meccaniche. Il gioco permette di creare il proprio alter-ego in base alle nostre preferenze, nudi s’inizia a muovere i primi passi consci del fatto che ciò che cacceremo farà la nostra fortuna, il nostro denaro, il nostro vestiario; perché nulla viene tralasciato o messo in secondo piano. Il villaggio di Moga in cui si mette piede inizialmente, ricopre il ruolo di hub, dove la gilda fornisce le missioni per avanzare nel gioco, al quale un esaustivo tutorial iniziale mascherato da semplici battute di caccia fa luce sui suoi aspetti fondamentali. Non vi è una vera e propria storia di fondo, quanto un escamotage che giustifica il ruolo del cacciatore.
“Ho bisogno di un’arma”
Visivamente il gioco è d’impatto grazie ai panorami suggestivi messi in scena da Capcom sin dai primi passi mossi nei boschi di Moga, che si rivelano un ottimo luogo dove praticare caccia ‘libera’ per prendere confidenza col sistema di controllo, il quale necessita di qualche minuto di pratica prima di essere assimilato del tutto. Proprio il sistema di controllo offre difatti una profondità non indifferente. A seconda dell’arma impugnata varia l’assetto in battaglia; s’inizia con Spada e Scudo, che offrono una potenza di attacco alquanto bassa compensata dalla possibilità di difesa; quest’accoppiata, seppur comportandosi abbastanza bene durante le prime battute di caccia, alla lunga si rivela un tantino inadatta negli scontri più avanzati. Si può a questo punto optare per qualcosa di più performante, e sotto quest’aspetto si ha solo l’imbarazzo della scelta: disponibile un massiccio Martello in grado di spazzare via qualunque minaccia, scendendo a compromessi però con la velocità di esecuzione e l’impossibilità di difesa, o il ‘solito’ Spadone a due mani, che in quanto a potenza è simile al martello ma ha dalla sua la possibilità di bloccare alcuni attacchi, imprescindibile per un cacciatore di vecchio stampo. Discorso a parte va fatto per le armi a distanza, ossia le balestre che vanno assemblate in quanto costituite da tre diversi componenti che ne modificano le prestazioni, soprattutto in base al peso direttamente proporzionale alla potenza di fuoco, capace però d’intralciare i movimenti se si decide di strafare. L’arsenale annovera inoltre la Spada Lunga che è sostanzialmente una katana dalle dimensioni inusuali e la Lancia che in tandem con lo scudo offre valori di attacco e difesa forse meglio equilibrati che negli altri tipi di armi, ma già note agli aficionados ovvero i cacciatori di vecchia data che invece avranno a che fare questa volta con un’arma tutta nuova: l’Ascia Cangiante. L’arma in questione offre due sistemi di controllo diversi data la sua natura ibrida che permette approcci distinti in base all’impugnatura utilizzata, quindi switchabile a piacimento, ora ascia ora spada a seconda delle proprie esigenze. Un’arma nuova insomma tutta da scoprire in grado di regalare grandi soddisfazioni se utilizzata al meglio e capace di adattarsi a ogni situazione. Sebbene gli strumenti d’offesa giochino un ruolo fondamentale nella struttura di gioco le armature non sono affatto da meno, e non costituiscono un mero strumento di difesa bensì il loro assemblaggio va a incidere su diversi valori e/o rende disponibili alcune abilità, grazie anche alle cosiddette decorazioni che possono conferire al personaggio dei vantaggi una volta in battaglia, che sia un potenziamento delle prestazioni alla probabilità di successo nel mettere a segno un colpo critico o ancora la possibilità di rilevare i mostri sulla mappa ancor prima di incrociali in battaglia. Insomma il livello di personalizzazione è talmente elevato che ognuno avrà modo di sbizzarrirsi come meglio crede tenendo bene a mente che senza un buon equipaggiamento difficilmente si avanza nel gioco. Si perché per chiunque non abbia mai avuto a che fare con un episodio passato potrebbe sembrare quasi ostico progredire nel gioco perché sebbene si tratti di un action in cui bisogna mazzolare le varie creature per avere la meglio è bene scendere in campo con un minimo di tattica.
L’esperienza paga
Le prime battute potrebbero trarre in inganno, quando l’unica apparente minaccia è costituita da un Apnoth, un docile dinosauro erbivoro; la fauna iniziale quindi non costituisce un serio problema così che anche i Jaggi, carnivori abbastanza comuni, cadono a terra dopo un paio di colpi ben assestati. Durante queste prime ore di gioco si comprende inoltre quanto anche la ‘flora’ dopotutto non sia del tutto trascurabile, utile difatti nelle combinazioni delle varie erbe per ottenere effetti benefici. Ma anche l’utilizzo di materie prime non va tralasciato, indispensabile per la costruzione di utensili quali canne da pesca, retino o piccone rigorosamente ‘fatti in casa’, si perché l’esperienza ripaga e solo provando si ottengono benefici dalle varie combinazioni. Questa funzione risulta fondamentale soprattutto se si decide di utilizzare un’arma a distanza, difatti i colpi della balestra vanno realizzati tramite le combinazioni più disparate e dalle quali si ottengo proiettili sempre diversi, che siano di offesa o di supporto quel che premia è la sperimentazione. Senza contare che avere successo in queste cose gratifica e contribuisce in un certo senso all’immedesimazione. Inutile sottolineare che mal equipaggiati non si va molto lontano, e il vero banco di prova in questo senso è lo scontro col primo “boss” di gioco, il Gran Jaggi(pronto a divenire nemico comune, come d’altronde un po’ accade con tutte le bestie che popolano questo mondo) il quale potrebbe creare qualche grattacapo. A questo punto ci si rende conto che menare fendenti a caso non porta da nessuna parte e che ogni creatura ha dei pattern di attacco specifici e dei comportamenti che variano in base ai colpi subiti. Bisogna quindi affidarsi ai movimenti dei nemici per carpirne il loro stato di salute: l’ eventuale zoppicare, sbavare o respirare affannosamente -in assenza di una barra a schermo- ci permette di valutare il momento giusto per dare il colpo di grazia o se è il caso di darsela a gambe per via di un eventuale contrattacco.
Da questa cura dei particolari si evince il grande lavoro svolto da Capcom e la volontà nel proporre un mondo di gioco che respira, che si muove secondo leggi proprie. Il passaggio da giorno a notte ad esempio porta delle variazioni nell’ecosistema di gioco, ancora più marcate se si è alle prese con una battuta di caccia nel deserto dove il clima eccessivamente caldo influisce sulle prestazioni del nostro cacciatore che arranca nella camminata mentre l’indicatore della resistenza diminuisce vertiginosamente, a questo punto bisogna agire di logica e quindi cosa meglio di una bevanda fresca è in grado di mettere in sesto il nostro alter ego? Ecco che il mondo che ci circonda, seppur un tantino statico dal momento che non presenta possibilità d’interazione, si avvale di una ‘realtà’ tutta sua, che grazie a piccoli tasselli esposti nei paragrafi sopra va a costruire un mondo di gioco che pulsa e che affascina chi vi mette piede così che è facile rimanerne rapiti.
Oggi Moga, domani il Mondo
Una volta presa dimestichezza col sistema di combattimento e assorbite le regole fondamentali in grado di mantenervi in piedi negli scontri più difficili, è possibile dedicarsi a qualche battuta di caccia in compagnia di qualche amico, o sconosciuto che sia affidandosi allo sterminato mondo appartenente al gioco online. Qui le cose cambiano un pochino, non si è più in un villaggio ma in una città che come trasmesso nel filmato di apertura pullula di cacciatori. Nella taverna è possibile accettare missioni, acquistare e scambiare oggetti rari non presenti nella campagna single player o andare a combattere nell’arena assieme ad un altro giocatore. Fondamentalmente si tratta di una specie di ‘boss fight’ dove battere i tempi migliori per ottenere premi da utilizzare poi nella forgiatura di nuove armi o armature. Il grande pregio dell’offerta Capcom è l’assenza dei macchinosi codici amico, è possibile difatti aggiungere gli sconosciuti incontrati in gioco e in un secondo momento comunicare tranquillamente tramite la periferica più appropriata in base alle proprie esigenze, che sia essa la tastiera o il mai troppo sfruttato wiispeak Nintendo. I mostri che popolano le terre intorno a Loc Lac(la città di cui sopra) si presentano più duri del solito da abbattere, ma in questo caso viene incontro il gioco di squadra che offre un’esperienza davvero unica in cui collaborare al meglio per la riuscita di uno scontro. E’ possibile quindi pianificare manovre di accerchiamento, ottenere supporto dagli arcieri o dividersi i compiti installando trappole mentre qualcun altro è alle prese col mostrone di turno; insomma la profondità accennata prima qui è elevata al quadrato e il feeling che s’instaura coi compagni di squadra conferisce all’esperienza di gioco una marcia in più, cosicché ci si rende conto di quale sia il vero cuore di Monster Hunter Tri e dove risieda il suo più grande pregio, il quale senza un lavoro maniacale dietro il tutto non avrebbe stupito tanto.
Loc Lac condivide con Moga gli stessi luoghi di caccia, con gli stessi panorami mozzafiato e privi di sbavature, senz’ombra di dubbio i migliori mai visti nella saga; la presenza di numerosi specchi d’acqua non ha solo fini estetici, difatti altra novità di questo episodio è la possibilità di immergervisi per dar vita a dei combattimenti che, a questo giro si svolgono non più s’un solo piano ma offrono approcci più diversificati. Qui il sistema di controllo semplifica le cose e i combattimenti verticali sono una realtà, risulta quindi possibile andare a menare il fellone in qualsiasi parte del corpo, a patto di riuscire ad avvicinarsi; si perché le creature acquatiche nel loro habitat sono difficili da mettere a tacere e si muovono più agilmente che in superficie, ma con un po’ di strategia è possibile avere la meglio anche su queste soprattutto se le si costringe a emergere e combattere sulla terra ferma.
In ogni caso quindi ciò che premia è sempre l’esperienza, ciò fa intendere che il gioco richiede senza ombra di dubbio un attenzione non indifferente soprattutto se siete dei cacciatori novelli. Non che questo debba scoraggiarvi perché ogni vittoria ma anche ogni sconfitta vi farà sentire parte di quel mondo, pronti quindi a riscattarvi nel secondo caso forti della conoscenza acquisita, o nel primo a proseguire verso una nuova minaccia ma soprattutto verso la gloria grazie alla vostra arte, e le vostre capacità. Sta a voi decidere, la caccia si è aperta da un pezzo, non vorrete mica tardare.
Un gioco che non delude le aspettative, unico nel suo genere e capace di rapire letteralmente chi vi si avvicina per la prima volta. La componente online rivista per la nostra versione e completamente gratuita costituisce un incentivo all’acquisto anche solo per saggiare l’encomiabile lavoro svolto da Capcom per rendere il gioco più completo che mai. Se non avete mai giocato a un Monster Hunter rimarrete affascinati, se invece avete apprezzato i capitoli passati non potete far altro che acquistare questo capolavoro.
Il gioco sorprende sia per stile che per tecnica, ogni ambiente è ricco di dettagli e lo stile medievaleggiante di armi e armature si sposa alla perfezione con quello fantasy dell’enorme bestiario.
8
Il tema di apertura ha un sapore epico e si sposa alla perfezione col gioco; nelle battute di caccia il silenzio è padrone, spezzato dai versi delle creature, che contribuiscono alla caratterizzazione conferendogli una propria riconoscibilità .
9
Quella unica di Monster Hunter, in grado di regalare grandi soddisfazioni. Il supporto al "remote" è piuttosto azzeccato e facile da assimilare ed è possibile giocare col "classic" per una mappatura dei tasti che riprende quella dei vecchi capitoli.
10
Gioco immenso, il singolo rappresenta solo una piccola parte di ciò che ha da offrire ed è possibile affrontare l’Arena con un amico in schermo condiviso. Online il gioco rivela la sua natura da pseudo-mmog e Capcom promette di aggiornare il servizio.