Monolith Soft vi dice nulla? No, non stiamo parlando del team occidentale responsabile dei vari Condemned e F.E.A.R., quanto piuttosto di quello giapponese, i creatori di pietre miliari del genere JRPG quali Xenogears e Xenosaga, ma anche degli originali Baten Kaitos o del recente Soma Bringer. Il team di sviluppo, acquistato in blocco da Nintendo, è tornato alla ribalta proprio con quest’ultimo titolo per Nintendo DS, purtroppo non uscito in occidente ma che può essere comodamente giocato grazie a traduzioni amatoriali e, se ne avete la possibilità , ve lo consigliamo caldamente in quanto è davvero un buon prodotto.
Nel Settembre 2011 però, è finalmente uscito nei mercati europei Xenoblade Chronicles, l’ultima fatica di Monolith Soft per la casalinga Nintendo che segna in tutto e per tutto il loro grande ritorno sulla scena internazionale e nel mercato dei JRPG. Un titolo sul quale in pochi avevano creduto, vuoi per il comparto tecnico apparentemente scarno, per i dubbi sulla possibilità di replicare la magnificenza dei vari Xeno, ma soprattutto per la poca promozione riservatagli da Nintendo in Giappone. Il titolo è rimasto parcheggiato per parecchi mesi nel famigerato limbo dei titoli annunciati in occidente ma senza una data, salvo poi comparire a sorpresa nelle liste europee dei prodotti in uscita con grandissima gioia dei fan. Preparatevi però, perché Xenoblade è differente da qualsiasi altra cosa il team abbia mai sviluppato in precedenza: siete pronti ad immergervi con noi in questo nuovo e fantastico mondo?
Non il solito mondo.
All’alba dei tempi, il mondo non era altro che un’infinita distesa di acqua, dove due gigantesche divinità , Bionis e Mechonis combattevano una battaglia senza tempo; questo fino a quando non rimasero unicamente i loro spenti corpi, congelati in un ultimo gesto fatale che costò ad entrambi la vita. Tantissimo tempo passò da quell’evento e la vita sui corpi delle due divinità iniziò a svilupparsi: tra le varie civiltà e razze, vi è quella degli Homs di cui fa parte il protagonista di Xenoblade, Shulk. L’esistenza degli Homs non è però facile: i vari insediamenti sono spesso attaccati da orde di macchine provenienti dal mondo di Mechonis, che cercano in tutti i modi di annientarli. L’unica speranza per la salvezza risiede in una spada chiamata Monado, che pare essere l’unica arma in grado di penetrare la corazza delle macchine. Tale strumento è però molto difficile da governare e unicamente una persona sembra in grado di farlo: Dunban. Questo prode guerriero ha infatti combattuto in una battaglia all’ultimo sangue per difendere le due colonie umane rimaste, Colony 6 e Colony 9, perdendo però quasi totalmente l’uso del braccio a causa della grande forza sprigionata dalla Monado. Ad un anno di distanza da quella carneficina, la minaccia delle macchine sembra purtroppo essere tornata, e con Dunban fuori uso chi potrà mai difendere gli Homs? La spada potrebbe aver individuato un nuovo prescelto: Shulk. E stavolta, i poteri che verranno sprigionati potrebbero essere totalmente diversi rispetto a quelli conosciuti da Dunban.

L’inizio di Xenoblade è sicuramente molto avvincente, non c’è che dire: in poche scene riesce a gettare il giocatore nel cuore delle vicende senza risultare troppo prolisso o noioso come invece tanti JRPG, e non solo, fanno. Il punto di forza sta probabilmente in questo: è un titolo che, grazie ad una narrazione notevolmente incalzante e mai eccessivamente pesante, riesce a tenere incollati al pad con colpi di scena che, seppur un po’ prevedibili, sono ben orchestrati e inseriti nei giusti luoghi. Anche i personaggi, seppur in parte stereotipati, riescono a svolgere più che egregiamente il loro compito, sia per quanto riguarda i protagonisti che gli antagonisti: cosa molto importante questa in quanto un buon cast può divenire il perno su cui poggia una produzione di questo genere, ed è anche merito del buon setting su cui si basa la trama.
Ma tutto questo può essere paragonato a Xenosaga e Xenogears? No, semplicemente perché sono due prodotti totalmente diversi e che si propongono obiettivi diversi (una trama auto-conclusiva e non ad episodi, per esempio), quindi non cadete nel tranello di attendervi la medesima esperienza!
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