La storia di questo
franchise ha origini molto lontane, almeno per le “fresche” menti della stragrande maggioranza di videogiocatori. Era il 1979 quando l’
Alien di
Ridley Scott e della fantastica
Sigourney Weaver uscì nelle sale cinematografiche. Da quel giorno qualcosa cambiò nel panorama cinematografico, rivoluzionando, difatti, il concetto di film e riuscì, negli anni a seguire, ad incassare cifre record nei botteghini sparsi in giro per il mondo. Di recente arrivo invece è stata la serie
Alien Vs. Predator, che nel primo episodio ha visto anche la comparsa del “nostro”
Raoul Bova. Quest’ultima serie non viene ricordata come film d’eccezione, ma soltanto come fonte di ulteriori guadagni per un brand sfruttato all’osso. Ebbene,
Rebellion dopo le batoste avute con
Rogue Warrior e Shellshock 2, ci riprova con questo
Aliens Vs. Predator. Vediamo come è andata…
Ma che bello, tre distinte campagne singleplayer!
Avete capito bene, sono tre le campagne singleplayer presenti nel nuovo lavoro di Rebellion. Più precisamente, è possibile prender parte alla campagna Marine, Alien e Predator: campagne separate ma strettamente collegate tra loro, visto che le linee narrative sono connesse tra loro. Ciò che è possibile osservare sin da subito è la buona qualità del prodotto sotto gli aspetti tecnici, ma ci fa storcere un po’ il naso quella trama poco originale, ritenuta tale almeno dai fan della serie cinematografica. Per motivi di spoiler ovviamente non stiamo qui a svelarvi i particolari riguardanti quest’aspetto, ma una maggiore cura, che non c’è stata nel rilascio delle pellicole di Aliens Vs. Predator del 2004 e 2007, avrebbe reso il prodotto maggiormente appetibile, almeno agli occhi dei fan. Con ciò non vogliamo dire che la storyline sia da bocciare completamente, ma soltanto che se si è amanti dei primi Alien cinematografici, lo sviluppo della storia in questo gioco lascerà a tratti perplessi ed un po’ delusi.
Ma passiamo ad analizzare le 3 diverse modalità in singolo. Quella Marine è sicuramente la più divertente: impersoneremo, per l’appunto, un marine alle prime armi col quale portare a casa la “pellaccia”. Questa prima fase è impostata da vero e proprio FPS, con un numero sufficiente ma non eccessivo di armamenti, più che sufficienti per sterminare quei bastardi di Alien che escono da tutte le parti. La costante è quella del clima di terrore: capita spesso, forse anche troppo, che un Alien salti fuori dal nulla sfruttando le molte zone buie presenti e mostrando, cosi, l’elevata IA che caratterizza queste mostruose creature. Questo non fa che aumentare il divertimento e contribuire ad innalzare l’attenzione nelle fasi di ricerca (avremo anche una torcia in dotazione per l’individuazione degli Alien) oltreché l’immedesimazione e l’appagamento generale.
La modalità Alien purtroppo non ha lo stesso appeal della precedente. Sebbene questa seconda campagna parta nel modo giusto, con la possibilità di attaccare in modo realistico e soddisfacente gli umani, il perché delle azioni compiute non vengono approfondite per nulla. Oltre a ciò, questa modalità si svolge sempre in ambienti chiusi e privi di elementi con cui interagire, mostrando, inoltre, un level design ripetitivo e davvero povero. Per andare avanti dovremo semplicemente ripulire le “arene” in cui saremo catapultati. Quindi se i combattimenti divertenti ci sono, grazie soprattutto alla superiorità fisica degli Alien, tutto il resta, ahinoi, viene un pò a mancare.
Per quanto riguarda quella Predator, possiamo riassumerla come un via di mezzo tra le due appena citate. Interessanti le capacità di movimento ricreate, con la possibilità di spostarsi anche in verticale su più livelli e la classica invisibilità dei gadget mortali a disposizione. Purtroppo anche qui ci sono elementi poco riusciti: gli scontri corpo a corpo, ad esempio, risultano spesso frustanti e confusi, ed il level design è pienamente riciclato dalle esperienze precedenti.
Meno di dieci ore per l’offline… per fortuna c’è il multiplayer!
L’esperienza di gioco risulta, comunque, assolutamente godibile. Peccato che ci siano sin troppi aspetti, importanti per riuscire ad imporsi in maniera “massiccia” in questo difficile mercato, sviluppati in modo un po’ approssimativo. Nonostante le 3 diverse campagne offline, la longevità totale sfiora le 10 ore totali, e la rigiocabilità non è molto elevata. La modalità multiplayer riesce - per fortuna, ndr - a sopperire ad una longevità appena sufficiente.
Sono 7 le modalità in multigiocatore proposte: si va dal classico “deathmatch a squadre” al “tutti contro tutti” per arrivare a scontri tra le diverse razze. Non mancano situazioni interessanti come le modalità:
• Sopravvivenza: consiste nel resistere più a lungo ad un attacco alieno, saremo nei panni dei Marine. Questa modalità è disponibile sia online che offline.
• Infestazione: mentre un player prende le sembianze di un Alien, tutti gli altri sono marine. L’obiettivo è semplice: “infettare” gli umani… l’ultimo rimasto è il vincitore!
• Caccia del Predator: un unico Predator contro tutti. Più uccisioni si porteranno a termine, maggiore sarà il tempo guadagnato.
Un multiplayer di tutto rispetto quindi, che si dimostra divertente quanto basta; inoltre guadagnando punti in partite classificate in rete sbloccheremo delle skin dei personaggi.
Conclusioni.
Il titolo
SEGA riesce in parte nel suo intento. Se da un lato gli ambienti bui ed angusti suscitano un buon senso di terrore ed una esperienza appagante, ci sono abbastanza problemi da riscontrare, soprattutto nella versione
PC. Il reparto grafico appare, paragonato ad altri recenti titoli usciti, un poco inferiore. A peccare di imprecisione sono soprattutto le animazioni dei combattimenti corpo a corpo, che inficiano abbastanza pesantemente la riuscita di attacchi di questo genere. Inoltre la
scarsa interazione con l’ambiente di gioco ed il
dettaglio delle texture non sempre ottimale vanno a completare il quadro generale. Da menzionare il lavoro, inosservabile in questo gioco, delle DirectX 11, che non portano alcuna miglioria rispetto alla versione precedente. Comunque, considerando globalmente il prodotto possiamo dire che si attesta su buoni livelli; livelli che si innalzano sul fronte sonoro, davvero ben realizzato.