Adventure Productions si lancia nel mondo della criminologia forense con
Casebook: Sulla Scena del Crimine, un titolo che promette di riproporre in chiave videoludica la tensione e le emozioni tipiche di serie televisive quali CSI e Criminal Minds. Il gioco sviluppato da
Aero Cinematic Games sembra avere diversi assi nella manica con i quali far breccia nel cuore degli appassionati: ore di cut scenes realizzate con attori veri, un'innovativa tecnologia grafica, la possibilità di fotografare numerosi elementi dello scenario, test genetici sui campioni raccolti e non solo. Dopo svariati tentativi falliti (o riusciti solo a metà), saremo davvero di fronte a un degno pretendente al trono nel genere scientifico-investigativo dei videogiochi su
PC?
Due casi in uno
La copia giuntaci in redazione (la stessa che potete trovare nei negozi da fine ottobre) è un cofanetto contenente due episodi indipendenti. Il primo di essi, intitolato “Rapimento!”, racconta il classico caso di sequestro e conseguente richiesta di riscatto. Le vittime sono i due bambini dei Birchermann, una famiglia sconvolta dalla recente morte della madre e dall'instabilità emotiva che regna tra Larson, il padre, e Sylvie, la matrigna. Quest'ultima, in particolare, non sembra esattamente distrutta dal dolore, e Larson stesso sembra più assorto nelle questioni lavorative che preoccupato per la sorte dei figli. Persino la tata sembra nascondere qualcosa, tanto che si renderà necessario scavare a fondo nel passato di tutti gli indiziati per venire a capo di una vicenda dai risvolti più inquietanti del previsto. Il secondo episodio, intitolato “Occhio per occhio”, si svolge nel complesso Skylark, un ex ospedale psichiatrico i cui attuali inquilini sono affetti da strane turbe comportamentali. Bisogna indagare sul presunto suicidio di Francis Salt, gettatosi dalla finestra del suo appartamento in preda, probabilmente, a paranoie insostenibili. I segni sulla moquette della stanza e la telecamera posta davanti alla finestra sembrano però suggerire che la questione non è semplice come appare. Salt ha visto qualcosa che non doveva vedere? C'era qualcuno con lui la notte del “suicidio”?
In entrambi i casi non si è soli sulla scena del crimine, ma si è chiamati a collaborare con il detective James Burton, investigatore esperto che nel corso della vicenda conduce tutti gli interrogatori ed elargisce preziosi consigli sulla strategia da seguire. Visto il taglio cinematografico di Casebook, Burton appare anzi come il personaggio principale di quello che, a tratti, sembra un telefilm interattivo. Il giocatore infatti veste i panni del nuovo assistente, quello a cui spetta un periodo di rodaggio sul campo e che deve setacciare le scene del crimine alla ricerca del più piccolo indizio. Per la serie “un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo”. L'altro bel tipo con cui si ha a che fare è Pete, del dipartimento della scientifica, il quale fornisce un indispensabile aiuto nell'analisi genetico-molecolare delle prove raccolte e non lesina commenti sarcastici qualora l'operato degli inviati si riveli insoddisfacente.
Professione fotoreporter
La maggiore particolarità di Casebook consiste nel comparto grafico, sviluppato con l'innovativa tecnologia Aerograph che ha consentito la creazione di ambienti letteralmente fotorealistici. La sensazione di muoversi a 360° all'interno di una vera scena del crimine è resa abbastanza bene, ma la tecnica impiegata risente moltissimo della bassa definizione, difetto evidente soprattutto quando si effettua uno zoom con la macchina fotografica. Il risultato finale non si può definire esaltante ed è paragonabile – leggero effetto fish-eye compreso – alle foto panoramiche che consentono di zoomare e di ruotare liberamente la visuale per tutto il campo visivo (su internet ne trovate quante volete). Una scelta coraggiosa, insomma, che se non altro ha permesso di ottenere un legame stilistico con le numerose cut scenes realizzate appositamente per il gioco, ma che allo stato attuale non è preferibile a molti dei motori 3D in circolazione.
Grafica a parte, una volta giunti sul luogo del misfatto bisogna esaminare lo scenario alla ricerca di qualsiasi dettaglio che possa costituire una prova. A tal fine, il giocatore ha a disposizione solo il suo intuito e la già citata fotocamera, strumento indispensabile per tenere traccia degli indizi ed effettuare ingrandimenti di macchie, capelli, briciole e quant'altro. Chiaramente non è possibile scattare foto a qualsiasi oggetto della stanza: una volta inquadrato un elemento potenzialmente interessante, questo viene circondato da un riquadro rosso, e solo a quel punto lo scatto va a buon fine. Sfortunatamente, la non perfetta definizione visiva rischia di ridurre le ultime fasi di ogni ricerca in una snervante caccia al pixel, evenienza risolvibile tramite il consueto “trucchetto” della barra spaziatrice che sposta automaticamente l'inquadratura su un dettaglio utile. Una volta collezionate otto immagini la memoria si riempie (speriamo che Burton compri una scheda SD più capiente per il prossimo caso) ed è necessario tornare al furgone per analizzare le prove. Considerato l'elevatissimo numero di oggetti da fotografare, preparatevi a fare la spola decine di volte nel corso del gioco. Sul furgone, dicevamo, è presente un computer sul quale le foto vanno scaricate ed inviate a Pete, che scoprirà se contengono elementi di rilievo o se invece non sono di alcuna utilità per l'indagine. Nel primo caso iniziano i test scientifici sui campioni raccolti e le azioni da svolgere sono davvero tante: separare cromosomi, scomporre molecole, eliminare il disturbo da video danneggiati e molto altro. In realtà giocare al piccolo chimico è più semplice di quanto possa sembrare, e tutte le analisi da effettuare consistono in banali minigiochi a prova di bambino che si completano con pochi click del mouse. Le prove così ottenute, infine, vengono stampate ed inserite nel fascicolo del caso, dove è possibile effettuare gli opportuni confronti per portare a termine con successo l'investigazione.
Come in un film
Data la natura fortemente cinematografica (o meglio, televisiva) di Casebook, ci sembra ora opportuno soffermarci brevemente su alcuni concetti che solitamente vengono trattati nell'analisi di un film. Cominciando dalla sceneggiatura, possiamo assicurare che tempi e modi della narrazione sono ottimamente concepiti, e che la trama delle due vicende è interessante quanto basta per invogliare il giocatore a portare a termine il caso. Questo discorso vale soprattutto per il secondo episodio, apparentemente banale nell'incipit, ma in grado poi di mantenere alta la tensione nel corso di una storia coinvolgente e originale. Originale è anche il modus operandi del presunto cattivo, indubbiamente il personaggio più sottile ed intrigante di tutto il gioco, talmente abile da inchiodare Burton di fronte a prove evidenti ma mai decisive. Riguardo alle sequenze filmate, non si notano particolari accorgimenti stilistici e tutte le scelte di regia si rivelano prudenti e lineari, decisione comprensibile visto che si tratta esclusivamente di dialoghi tra Burton e gli indiziati o di consigli rivolti dal detective nei confronti del giocatore. Segnaliamo solo la presenza di alcune cut scenes interattive, nelle quali è possibile ruotare leggermente la visuale con il mouse, ma tale tecnica non ha alcuna utilità pratica se non in un paio di occasioni durante gli interrogatori finali. La recitazione degli attori, escludendo alcune macchiette poco riuscite, si può considerare senza infamia e senza lode, lontana tanto dalle grandi performance hollywoodiane, quanto dalle scialbe interpretazioni da film porno. Menzione di merito per il personaggio di James Burton, il quale riesce nel difficile compito di costruirsi una sua identità e di rendere credibile una dinamica narrativa che raramente si incontra nei videogiochi. I dialoghi (sottotitolati in italiano) appaiono infine ben scritti e scandiscono con il giusto ritmo lo scorrere degli eventi, oltre a presentare spunti piuttosto brillanti in alcune delle situazioni più scottanti che si vengono a creare tra protagonista e presunto colpevole.
Caso risolto
A questo punto, visti i voti parziali che gli abbiamo assegnato, potreste chiedervi come mai Casebook, a nostro parere, si sia comunque meritato la sufficienza: la risposta vi è già stata fornita nel paragrafo precedente. Riassumendo, il titolo di
Adventure Productions si è dimostrato carente sul fronte tecnico-ludico, ma vincente su quello narrativo, proprio perché dà al giocatore la sensazione di collaborare attivamente alla risoluzione di un
tipico caso da telefilm. Per eliminare ogni dubbio, a
quest'indirizzo potete scaricare l'Episodio 0, intitolato
“L'urna perduta”, disponibile online gratuitamente su gentile concessione del publisher. Un'iniziativa che non può che trovare il nostro appoggio, e che vi consente di toccare con mano pregi e difetti di un gioco che, nel bene e nel male, riesce a distinguersi dalla massa.