Approdato sugli scaffali dei negozi, siam pronti a recensire, l’ultima fatica dei Larian Studios, Divinity II: Ego Draconis. Dopo un lungo periodo di magra che ha colpito il genere rpgistico, ecco spuntare d’un tratto una tripletta micidiale formata da Risen, Dragon Age: Origins ed il titolo che a breve recensiremo. Se Dragon Age: Origins è ormai considerato, all’unanimità, un capolavoro, e Risen è stato classificato come un ottimo titolo, quale sarà il giudizio per Divinity II? Non vi resta che scoprirlo continuando a leggere la nostra recensione...
Le presentazioni sono d'obbligo!
Il mondo di Rivellon è sotto la minaccia del culto dell’Anello Nero che riesce a far reincarnare in un bambino, l’oscuro e potente signore che un tempo devastò il mondo. Lucian, un eroe avventuriero reduce da mille avventure e battaglie, riesce a sconfiggere l’ordine ma, per via della sua buona indole, non riesce ad uccidere il bambino, e decide così di crescerlo. Passano gli anni, ma forse è vero che il destino non si può cambiare... Nel ragazzo riaffiora la sua indole malvagia. Ygerna, una giovane ragazza, viene incaricata di riportare il ragazzo sulla retta via. I due si innamorano, ma dopo un breve lasso di tempo si scopre che la giovane donzella fa parte del culto dell’Anello Nero. Durante la cerimonia per giustiziarla, compare Damian, il ragazzo, che dichiara vendetta al padre, accusandolo di essere l’artefice di tutto. Iniziano cosi anni di lunghe guerre e battaglie tra padre e figlio, che terminano, un bel giorno, con la cattura del ragazzo e la sua detenzione all'interno del Nemesis, una prigione. Troppo facile, o no? Ecco, infatti, arrivare l'evasione del baldo giovine, che riesce a creare, dal nulla, un esercito con cui affrontare a campo aperto il padre, di nuovo. Stavolta durante la battaglia un Dragon Slayer, ossia un cavaliere cacciatore di draghi, tradisce Lucian - il padre - e lo uccide, consentendo a Damian di ritirare il suo esercito dal campo di battaglia vista la morte del padre divenuto ormai un vero e proprio nemico. E qui ha inizio la nostra storia...
Poco acclamato ma ben riuscito. Ecco i punti forti, e deboli, di Divinity II: Ego Draconis!
Il gioco, uscito in sordina a causa di prodotti rivali immessi sul mercato nello stesso periodo, e caratterizzati da un fattore hype molto maggiore, non ha influenzato, nel modo più assoluto possibile, la strada, giusta, intrapresa dagli sviluppatori, permettendo di avere, con Divinity II: Ego Draconis, un gioco all’altezza dei rivali.
Prima di cominciare l’avventura, dovremo scegliere e customizzare il nostro personaggio tramite un pratico editor dove scegliere sesso, viso, capelli, voce e tanto altro ancora. Una volta creato il nostro eroe, potremo immergerci nel mondo di Rivellon. Durante questa prima fase di gioco, dovremo completare un tutorial nel quale saranno illustrate le azioni più importanti, in modo che il giocatore familiarizzi con i controlli. Si nota subito l’impostazione di gioco con la classica visuale in terza persona, in cui i movimenti del personaggio e le varie magie ed abilità sono affidati alla tastiera e quelli di combattimento e spostamento della visuale al mouse. Qualunque sia la classe che sceglieremo per il nostro personaggio, verranno attribuite delle abilità di Dragon Slayer, con le quali potremo addirittura trasformarci in un drago per combattere i nemici.
L’abbattimento degli avversari comporta chiaramente un accumulo di punti esperienza tramite i quali avanzeremo di livello ed aumenteremo le caratteristiche del personaggio di gioco. I combattimenti sono in tempo reale ed indirizzati più verso un modello action che su uno a turni, risultando quindi molto adrenalinici ed emozionanti. Ciò comporta inoltre un livello di difficoltà ben tarato durante tutto l'arco dell'esperienza vissuta. Per quanto riguarda il gameplay, si può dire che è molto divertente e variegato, e che difficilmente creerà noia a chi lo gioca. L’unica pecca che ci sentiamo di far notare sono le sessioni di combattimento da drago: oltre a determinate e preimpostate azioni, infatti non si può, poi, far molto, inficiando cosi notevolemente sulla libertà del giocatore. Di certo quest'aspetto poteva esser meglio sviluppato.
Analizzando invece i comparti tecnici, si può dire che il Bryo Engine, il motore grafico che sostiene questo titolo, è sicuramente all’avanguardia e capace di reggere il paragone con le altre produzioni del momento. I modelli poligonali sono abbastanza complessi e le texture su buoni livelli di qualità, a parte alcune sporadiche eccezioni. Ottimo il sistema di illuminazione e gli effetti particellari, buono il level-design e variegate le ambientazioni. Unica nota di demerito va alla scarsa ottimizzazione del motore grafico, che a volte impedisce di raggiungere i 30 fps anche con configurazioni hardware abbastanza spinte. Peccato.