La figura geometrica del cubo, nel mondo videoludico, è un simbolo ben noto ai giocatori più canuti che, sicuramente, faranno riferimento al prisma come l’elemento simbolo del leggendario Q*bert, uno dei più giocati e amati cabinati di tutti i tempi. Ben lontano dal lustro che tale titolo ha accumulato nel corso degli anni e distante dal suo gameplay, EDGE ha però una cosa in comune con il decantato Q*bert: i cubi appunto.
Questione di equilibrio
EDGE, nonostante le apparenze che lo rendono da fuori simile ad un puzzle game, è un gioco d’azione il cui scopo è guidare il nostro beneamato cubo alla fine di ogni livello nel minor tempo possibile, cercando anche di raccogliere per strada tutti i cubetti colorati nascosti. Ogni volta che finiremo un livello verremo valutati e, in base al tempo che avremo impiegato per raggiungere il traguardo, riceveremo un voto che va da D a S+: le morti che accumuleremo e i cubi bonus che raccoglieremo non influiranno molto sulla valutazione; l’unica cosa che conterà sarà finire il quadro rapidamente.
I livelli si espandono in larghezza e in lunghezza e ognuno è caratterizzato da una geometria particolare e da trappole, piattaforme mobili, interruttori ed elevatori, volti a differenziare, almeno nella conformazione, gli ambienti: ciò, purtroppo, riesce in parte visto che, dopo già una decina di livelli, si avrà praticamente conoscenza di tutto quello che il gioco avrà da offrire e, per tutta la durata del titolo, non bisognerà fare altro che ripetere le medesime azioni di continuo, seguendo sempre le stesse meccaniche.
Questa mancanza di varietà trova riscontro anche nel gameplay puro e crudo, per via delle poche cose che potremo fare con il nostro cubo: a parte rotolare, salire sugli angoli vivi, rimanere sospesi sul bordo e scalare pareti quando acquisiremo l’unico potere disponibile che ci renderà piccolini, non avremo altro da fare e ciò, unito all’esiguo level design, stronca pesantemente la qualità di EDGE come gioco d’azione. Se come gioco d’azione, quindi, è pesantemente limitato dalla scarsa libertà d’azione, va anche peggio se lo si guarda sotto il profilo puzzle; dove, la struttura dei livelli, non offre grandi libertà, ma si limita ad indirizzare sempre verso l’unica strada percorribile il giocatore, senza la benché minima possibilità di trovare strade alternative, se non in rarissimi casi, legati perlopiù alla ricerca dei cubetti bonus.

Giocando a EDGE vi imbatterete continuamente in situazioni di questo genere
Un gioco, quindi, abbastanza meccanico e che non premierà il giocatore per la sua capacità di riuscire a trovare la strada migliore, ma soltanto per la sua bravura tastiera alla mano nell’essere rapido e preciso nel guidare il cubo, che non mancherà talvolta di fare le bizze grazie a dei comandi a volte approssimativi e a qualche sporadico bug al contatto con le altre superfici.
In questo scenario non troppo esaltante per qualità, ciò che si salva invece è la quantità visto che, i livelli di gioco suddivisi in due modalità praticamente identiche tra di loro, se non fosse per dei livelli nei quali correre contro un cubo nero, sono circa cento e, dato che per ognuno di essi verremo valutati sulla base del tempo impiegato a completarlo, a cui andrà sottratto il tempo che passeremo in bilico sui bordi, verremo invogliati, se non costretti, a rigiocare lo stesso livello più volte per ottenere l’agognata S+. Il termine “costretti” non è casuale visto che, in alcune sezioni, morire al primo passaggio sarà praticamente obbligatorio e servirà quasi come da lezione per il giocatore per apprendere la struttura del livello a menadito.
In alcuni casi potrebbe essere necessario addirittura rigiocare un livello anche una terza volta, in modo da raccogliere tutti i cubetti colorati che saranno necessari per sbloccare gli ultimi livelli delle due modalità disponibili e che sono una sorta di premio per i giocatori più caparbi e accorti.
Cubismo
Sul profilo tecnico EDGE non eccelle, ma essendo una produzione indie era facile aspettarselo: ciononostante è doveroso constatare l’asetticità degli ambienti e la pressoché inesistenza di colori e qualsivoglia effetto. Tutti gli scenari presenteranno sempre le stesse strutture base e gli stessi colori senza nulla che li distingua tra di loro; le piattaforme sulle quali dovremo muoverci sono sospese in un nero universo e senza mordente, costituite da delle semplici scacchiere di due colori, due gradazioni di grigio, mentre gli unici elementi che si discostano da questo ambiente completamente privo di luce e colori saranno il traguardo e il nostro cubo, che cambierà continuamente tinta in maniera del tutto casuale.
L’audio, invece, risulta godibile e il suo stile a 8-bit che fa tanto old gen è perfetto per accompagnare il ritmo di gioco e lo svolgersi dell’azione; peccato soltanto che ci siano davvero poche tracce da ascoltare e che quindi la ripetitività delle stesse si faccia ben presto avanti.
Rotolando verso sud
EDGE non rappresenta certo un titolo da possedere a tutti i costi nella propria bacheca virtuale, ma visto il prezzo cui è venduto, potrebbe essere un ottimo acquisto per passare il tempo con un prodotto ben lungi dall’essere perfetto e brillante, ma che può garantire ore e ore di sfide contro se stessi e la community. Un gioco, dunque, da non snobbare, che sa divertire e che sa rapire a modo suo, ma che probabilmente i palati più fini difficilmente apprezzeranno.