Il celebre slogan “Make Love, not war” fu coniato dagli attivisti anti-Vietnam intorno agli anni ’60 e da lì divenne il simbolo del movimento d’opposizione alla guerra vietnamita; ma, terminata la guerra, non cessò di esistere ed anzi, divenne uno dei simboli di maggior spessore contro tutte le guerre in atto. Come quasi tutte le frasi cult, anche questa non si tirò indietro da interpretazioni, storpiature e caricature varie, come ad esempio la famosa “Make love, not Warcraft”, titolo di un episodio di South Park. Questa volta tocca a un piccolo titolo indie usufruire dello slogan, facendolo suo e mettendo al posto dell’amore, una parola molto più inerente al gioco stesso: la fioritura.
Facciamo espl… ehm, sbocciare questi bei fiorellini
Fractal: Make Blooms Not War è un puzzle game sviluppato dalla piccola software house Cipher Prime Studios e, nonostante il titolo possa trarre in inganno, non faremo nulla che riguardi il giardinaggio. Con uno stile già mostrato in produzioni precedenti come Auditorium e Pulse, il team di Philadelphia ha confezionato un titolo che fa della logica il suo cavallo di battaglia. Le tre modalità di gioco presenti, Campagna, Arcade e Rompicapo, differiscono tra loro soltanto per modi e presentazione degli enigmi, ma fondamentalmente sono tutte e tre facce della stessa medaglia nonostante, a nostro avviso, la modalità Rompicapo sia la più azzeccata e divertente, sia in termini di gameplay che di livello di sfida proposto, delegando alle altre due il ruolo di comparsa.
Il fulcro del gameplay è quindi quello di far esplodere dei fiori digitali, formati da sei esagoni posti a cerchio e un ulteriore esagono al centro; ovviamente, affinché l’esplosione avvenga, gli esagoni devono essere tutti del medesimo colore. Nonostante ciò sembri una cosa scontata, ci teniamo a precisarlo visto che, la prima volta che giocherete a Fractal, non riceverete la benché minima informazione dal gioco su quello che bisognerà fare, nessuna spiegazione sui vari tipi d’esagono che incontreremo in alcune modalità, ma tutto dovrà essere intuito direttamente dal giocatore: una scelta che sinceramente ci lascia un po’ basiti.

Ecco una tipica schermata di Fractal: tutto molto pulito e minimale
Far esplodere i fiori non sarà un lavoro semplice e l’unica mossa a noi consentita sarà quella di muovere le pile di esagoni un passo per volta, lasciando in scia un nuovo esagono: le mosse disponibili sono però limitate e il colore dell’esagono che ci ritroveremo in scia sarà sempre diverso, rendendo ostico il raggiungimento del quorum di fiori esplosi in un livello.
Il livello di sfida offerto dalla Campagna è di buona fattura ma tende a innalzarsi facilmente già intorno al livello dieci; stesso discorso per la modalità Arcade che presenta ben tre livelli di difficoltà, ma che sono basati tutti sul raggiungimento dell’obiettivo prima dello scadere del tempo. In questa modalità viene a galla uno dei principali difetti di Fractal frutto, molto probabilmente, dello sviluppo parallelo su iPad, visto che i comandi e l’impostazione dei menù stessa, sembrano cuciti su misura per il tablet della Apple: ciò che quindi sull’iPad viene gestito con un dito, su PC ha subito un infausto porting, con il pessimo risultato di comandi imprecisi e poco reattivi, situazione grave, appunto, soprattutto nelle modalità a tempo, dove prontezza e precisione dei comandi dovrebbero essere un garanzia.
La modalità Rompicapo ci è sembrata invece la più adeguata al gioco e senz’altro la meglio implementata: partendo da schemi predefiniti dovremo, con un numero limitatissimo di mosse, soddisfare determinate condizioni imposte a priori dal gioco, anche se alcune non sono molto chiare. Gli schemi sono davvero tanti, e si dividono equamente in difficoltà, stimolando il giocatore ad una vera riflessione per risolverli.
Arte floreale
Il titolo di Cipher Prime Studios riprende lo stile già espresso nelle precedenti produzioni, ma non si spinge oltre, regalando un comparto tecnico bello da vedere, ma che non esalta come dovrebbe il titolo. Lo stile, studiato palesemente per risplendere sui piccoli schermi degli iPad, è delicato, ma su di uno schermo di un PC, perde gran parte del suo fascino, risultando abbastanza piatto e vuoto. Durante le più concitate fasi di gioco non noteremo mai un innalzamento della spettacolarizzazione degli eventi e l’unico elemento degno di nota, le esplosioni, vengono risolte in un cumulo di pixel e nulla più: una realizzazione troppo eterea e troppo abulica di colori per un gioco “floreale”.
Il comparto audio, dal canto suo, accompagna l’azione e ne sottolinea alcuni delicati momenti e nulla più: non stimola e non infastidisce il giocatore; tutto sommato risulta sufficiente al contesto in cui è inserita.
Fiori appassiti
Fractal: Make Blooms Not War non sarà un indie memorabile, ma ha dalla sua alcune caratteristiche che lo rendono appetibile. Il prezzo budget, la discreta longevità e il buon livello di sfida lo rendono un titolo stuzzicante, soprattutto a chi è alla ricerca di un puzzle game che sappia proporre delle sfide abbastanza ostiche. La struttura di gioco è però carente in molti punti e non c’è nessun elemento di contorno che sappia sollevare il titolo dalla sufficienza. Questi difetti vengono a galla soprattutto per via della conversione uno a uno, che è stata effettuata dalla versione per iPad, dove i problemi con i comandi sono celati e dove la struttura ludica rende molto, ma molto meglio.