Full Bore

Facoceri 2.0
Scritto da @jabberwocky_VGNil 21 maggio 2014
Full Bore Recensione
Qualche mese fa ci trovammo fra le mani un certo gioco, sconosciuto ai più, chiamato Full Bore: The First Dig. La creazione del team indipendete Hog Game, dopo una vittoriosa cavalcata su Kickstarter andata ben oltre ogni più rosea aspettativa, si è da subito rivelata una fra le opere allo stesso tempo più bizzarre e ben riuscite degli ultimi tempi. Per chi non lo sapesse, Full Bore: The First Dig trattava le improbabili disavventure di un povero facocero che, per sua sfortuna, si è ritrovato impegato come minatore nella cava gestita dal terribile Gullenbursti (anche lui ovviamente un maiale dal pelo irsuto). Da questo incipit piuttosto bizzarro prende il via un arzigogolato puzzle game 2D, solo all’apparenza banale, poiché scavando più a fondo si viene immersi in una storia per niente superficiale e scontata. Il gioco si è da subito rivelato un piccolo successo e si è creato la sua cerchia di fan amanti dei giochi indie un pò particolari: presa la palla al balzo, i tre (si è un team minuscolo) sviluppatori hanno deciso di provare il grando salto portando alla ribalta il loro titolo e aprendosi ad un pubblico più ampio grazie a Steam. I ragazzi di Hog Games non volevano però riproporre lo stesso, originale gioco che, come si capisce dal titolo “The First Dig”, era solo un piccolo assaggio dell’opera finale. Si sono dunque rimboccati le maniche e assieme all’approdo su Steam hanno dato vita ad un vero e proprio Full Bore Ver. 2.0. Ma quanto sarà cambiato dalla creazione originale il nuovo gioco? Sarà solo un “brodo allungato” oppure ci saranno delle piccole rivoluzioni?

Scava, rotola, spingi e...ripeti

Partiamo dalle meccaniche e subito vi diciamo che da questo punto di vista nulla è cambiato o è stato ritoccato rispetto alla prima release. Non che sia un male, in fin dei conti la struttura del gameplay era semplice e congeniale per il titolo, ma un pò di sforzo per introdurre nuove varianti non ci sarebbe dispiaciuto. Full Bore rimane quindi un puzzle game in 2D condito da un pizzico di platform in cui dovrete condurre il vostro simpatico facocero all’interno di una misteriosa cava mineraria alla ricerca di gemme collezionabili: ma non pensate affatto che sia un lavoro semplice, anzi! Se all’inizio della partita gli enigmi si risolvono abbastanza facilmente e anche solo osservando l’ambiente circostante riuscirete a scovare le mosse adatte per proseguire, andando avanti nel gioco la sfida si farà sempre più dura e complessa e vi ritroverete a dover rifare più volte lo stesso rompicapo per riuscire, infine, a risolverlo. Per fortuna, il senso di frustrazione che potrebbe subentrare all’ennesimo tentativo viene in qualche modo lenito da una buona trovata introdotta dagli sviluppatori, cioè il tasto rewind attivabile con la spacebar. In tal modo non sarete costretti a iniziare il livello da capo (anche perché non ci sono veri e propri livelli) ma basterà un rapido click per riportarvi indietro di pochi passi. Come detto all’inizio del paragrafo, le mosse che il vostro cinghialotto avrà a disposizione non sono cambiate per nulla dalla prima versione del gioco e dunque per risolvere i puzzle potrete solo spingere, scavare o “tirare” un pestone sul terreno e nient’altro. La vostra bravura starà quindi tutta nel riuscire a combinare saggiamente queste poche abilità per farvi strada giù per i cuniculi della cava, analizzando accuratamente i vari blocchi presenti sulla vostra strada. Infatti alcuni possono essere spinti, altri ancora possono essere scavati, ce ne sono alcuni fatti di sabbia che vengono eliminati calpestando energicamente il terreno, ce ne sono altri nei quali sono incastonati dei raggi laser e che vanno alimentati da altri blocchi ancora dentro i quali ci sono batterie. Se pensate che nella frase appena letta ci siano troppi “altri” non vi preoccupate perché, sicuramente, ci sono molte più variabili in Full Bore. Insomma, se all’apparenza questo può apparire come un titolo divertente ma semplice, vi sbagliate di grosso.

Si può dire free roaming da maiali

Se avete già letto la nostra precedente recensione sul gioco avrete già intuito tutto, per chi non lo avesse fatto e soprattutto non avesse giocato la versione 1.0 di Full Bore, sappiate che la struttura del gioco e la storia che accompagna le vicende dello sfortunato facocero sono tra le più particolari e ricercate fra quelli presenti nel panorama videoludico. Partiamo dunque dalla prima. In Full Bore non ci sono livelli, non c’è avanzamento del personaggio, non c’è un finale scritto e non c’è nessuna “maialina” da salvare. Certo, ci sono le gemme da collezionare che ci fanno capire che stiamo andando nella direzione esatta ma in realtà non si sa bene da che parte si stia andando, oppure quale sia il motivo del nostro vagare. Praticamente ci si trova davanti ad un vero e proprio free-roaming con protagonista un suino, in cui si è spinti ad avanzare nel gioco più che altro dalla curiosità e dalle sfide proproste dai creatori di Full Bore. Questo struttura “raminga” è di certo un pregio del titolo ma a volte il nostro vagare fra cunicoli, ascensori, cave e altro (che fra poco vi diremo) finisce col portarci fuori strada e quindi è molto facile perdersi. La mappa, dal canto suo, non è molto chiara e strutturata e dunque non aiuta molto nell’orientarsi lungo la strada. Questi difetti inoltre li avevamo già individuati nella nostra prima review e ci dispiace che Hog Games non sia corsa ai ripari. Ma passiamo al piatto forte, sul quale siamo sicuramente rimasti maggiormente impressionati. A dispetto invece di quanto possa sembrare all’apparenza, Full Bore ha fra i suoi punti di forza sicuramente il comparto narrativo e la story line, solo all’apparenza infantili e quasi demenziali. All’inizio sembra infatti di trovarsi all’interno di un buffo mondo popolato da simpatici cinghiali minatori ma, mano a mano che si avanza nel titolo, si capisce che c’è molto di più oltre le prime apparenze. L’universo di Full Bore è infatti in una sola parola una vera e propria distopia. Avanzando nel gioco finirete infatti per scoprire stanze segrete, templi abbandonati, dipinti rupestri e antichi messaggi su misteriosi esperimenti: la spensieratezza iniziale finirà con il lasciare spazio a racconti sullo sfruttamento degli animali nel nome della scienza, sullo sviluppo incontrollato e senza morale della tecnologia e anche sulla follia autodistruttiva dell’uomo moderno. In realtà tutte queste tematiche, di certo non canoniche per un videogioco, erano già presenti nella First Dig, ma ora sonno state aggiunti altri risvolti e vicende che di certo fanno piacere ai giocatori più sensibili a certi argomenti. 

Ed ecco la pixel art

Con una ben riuscita grafica in 16-bit,Full Bore appare un ottimo titolo anche sotto il punto di vista tecnico con un sapiente mescolamento di elementi retrò, come il character design e i dettagli degli ambienti interamente fatti in pixel-art, e di effetti moderni come quelli implementati per l’illuminazione. Degna di nota anche la personalizzazione di tutti i NPC che si incontrano durante le nostre scavate: i vari cinghiali hanno sempre qualcosa di interessante da raccontare e i dialoghi viaggiano sempre sul sottile confine fra follia e distopia, peccato però che l’intero Full Bore sia esclusivamente localizzato in inglese e di conseguenza i giocatori meno abili con la lingua d’oltremanica difficilmente riusciranno a cogliere pienamente tutti i modi dire e i giochi di parole. Infine parlando delle musiche, certamente uno degli aspetti maggiormente apprezzati della prima release del titolo (tanto che la soundtrack veniva venduta sepratamente dal gioco) putroppo non sono state aggiornate e le canzoni che accompagnano il nostro cinghiale nell’avventura sono rimaste pressoché le stesse. Un vero peccato visto il talento dimostrato dai compositori e dai musicisti.
COMMENTO
@jabberwocky_VGN
A distanza di qualche mese mi ritrovo fra le mani la seconda versione di Full Bore ed è veramente difficile recensire per due volte praticamente lo stesso gioco. Speravo di certo in qualche nuova meccanica, nuove muscihe e altre vie per risolvere gli enigmi ma purtroppo le aggiunte sostanziali sono ben poche. Certo, la storia è stata allungata e, visti i temi trattati e la profondità della narrazione, questo è solo un bene ma alle volte sembra un pò un “brodo allungato”. Ovviamente il discorso cambia del tutto se non ci si è mai avvicinati al gioco che rimane un indie eccellente, un ottimo puzzle game e soprattutto un titolo sopra la media per l’aspetto narrativo. In conclusione, Full Bore è un must buy per tutti i giocatori che si sono lasciati sfuggire la prima release, anche visto il prezzo basso a cui viene venduto, ma d’altro canto sarà difficile per tutti gli altri riacquistare in pratica lo stesso gioco per due volte.
GRAFICA:7La grafica in 16-bit è di certo un pregio del gioco, ma alcuni ambienti risultano molto simili fra loro.
SONORO:8Ottima soundtrack, ma abbiamo abbassato il voto di un punto rispetto a “The First Dig” per la mancata introduzione di nuove track.
GIOCABILITà:7Il gioco è un ottimo puzzle, difficile ma mai frustrante anche grazie alla funzione rewind.
LONGEVITà:8.5Questa versione 2.0 allunga ancora di più la storyline che risulta una delle più bizzarre (e riuscite) fra gli indie.
VOTO FINALE8
PRO:- L’universo distopico di Full Bore
- Personaggi tutti ben caratterizzati
- Solide meccaniche puzzle.
CONTRO:- Ci si perde facilmente
- Solo in inglese
- Mappa molto imprecisa.
GraviSimpatico gioco di piattaforme\puzzle dove controlleremo una pallina magnetica fra scariche elettriche ed altri pericoli!
Contrast ( PC )Divertente puzzle\platform game con idee interessanti.
SCHEDAGIOCO
Cover Full Bore

Full Bore

Scheda completa...
Full Bore2014-05-21 18:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-pc/full-bore/Facoceri 2.01020525VGNetwork.it