Galak-Z: The Dimensional

Fanatismo vintage
Scritto da Claudio "ZLC" Caramandreil 04 novembre 2015
Galak-Z: The Dimensional Recensione

Viviamo in un periodo nel quale tutto ciò che è “vintage” (non vecchio, attenzione) è considerato bello, buono e tremendamente chic. Questa moda non poteva fermarsi solo agli abiti tant’è che è sconfinata da qualche anno anche nei videogiochi, i quali cercano di riprendere titoli famosissimi riadattandoli ai moderni sistemi e alle più avanzate tecnologie. Galak-Z è un esempio di ciò ma, davvero, qualcosa non quadra...

N.d. Guitar Hero: le pagine virtuali di VGNetwork.it ospitano già una recensione di Galak-Z, nella sua versione per PlayStation 4. Abbiamo colto l'occasione della release su PC per dare il titolo "in pasto" ad un'altra persona, e ne è uscita una recensione completamente diversa dalla prima. Un another take? Un'imperdonabile incoerenza? Vedete voi. Per il sottoscritto, si tratta di puro e semplice pluralismo di idee.


Giappone a Seattle?

La casa che produce Galak-Z risiede stabilmente a Seattle, città che fra l’altro ospita numerosi altri developer di fama mondiale, eppure lo spirito che contraddistingue la 17-Bit è quello nipponico. Sarà forse per passione (anche questa una moda di questo nuovo millennio) per tutto ciò che il paese dell’imperatore produce in termini di cultura, arte e... fumetti? In effetti il gioco in sé rimanda parecchio a tutto un enorme filone di videogiochi giapponesi degli anni ’80.

17-Bit afferma che Galak-Z è un videogioco degli anni ’80 portato nel nuovo millennio con significativi miglioramenti. Sinceramente, se proprio c’erano, non si sono visti. I menù e le schermate di caricamento somigliano così tanto a quelle degli anni ’80 che quasi quasi rendono il tutto abbastanza ridicolo. La grafica generale del gioco è buona e senza fronzoli, ma se pensiamo che il gioco è disponibile per PC e PS4 rimaniamo un po’ di stucco nel vedere filmati con un bit-rate molto più lento rispetto a ciò che permettono le tecnologie moderne. Inoltre la funzionalità definita “Arcade”, nel menu principale, tutto è, tranne che arcade: semplicemente, si comincia una missione e, se si muore, la si ricomincia. Non si ricomincia tutto il gioco come nei classicissimi degli anni ’80. La pretesa è poi quella di essere un titolo roguelike anche se di “rogue” c’è solo la minimappa divisa in caselle.


Così non va

Come se non bastasse, la trama è terribile: un pilota che risponde al nome A-Tak (sì, proprio così) si ritrova solo nello spazio dopo la distruzione della sua flotta della quale noi per tutto il gioco non sapremo nulla, né chi fossero né per cosa combattessero. Il nostro eroe con la tutina aderente rossa e il caschetto da pilota Mazinga viene allora raccolto da un’altra nave (la Axelios) che combatte per qualcosa di buono ma di non meglio precisato. La nostra missione è... difficile a dirsi... dobbiamo fare quello che la ragazza in plancia ci comanda dando per scontato che sia il Bene. Ora, per quanto semplici e lineari potessero essere le trame dei giochi anni ’80, qui sfioriamo davvero il ridicolo. Non si sa che diavolo stiamo facendo e non si sa fino alla fine. Aver finito il gioco mi rende certo di quel che dico: non c’è un colpo di scena, non c’è un rovesciamento, né una spiegazione preliminare di ciò che sta accadendo intorno a noi. Semplicemente saliamo su una navicella che somiglia molto agli aggeggi usati nel vecchio anime “Yattaman” e partiamo alla ricerca di qualcosa o qualcuno.

Il ritmo è serrato e i comandi della navicella sono semplicissimi, talmente semplici da essere quattro. La giocabilità e la fisica sono buone ma nulla di eccelso, dando una leggera spinta ai motori continueremo ad andare a sbattere dappertutto senza senso. Il sistema di combattimento va rivisto perché spesso i nostri nemici non ci vedono nemmeno e si lasciano tranquillamente fare a pezzi come se niente fosse. Da questo si può evincere anche che l’IA del gioco sia, sostanzialmente, un fallimento.

Una delle poche note positive e che rende il gioco divertente è la “Mech Mode” ovvero il momento in cui la nostra triste e sgangherata navicella si trasforma in un vero Mecha in perfetto stile giapponese. Altra nota positiva riguarda l’aspetto dei menu, specialmente quello dei vari settings, che appare come una vera televisione a tubo catodico con tanto di curvatura del vetro.


C’è dell’imbarazzo

Anche volendo salvare il salvabile, Galak-Z resta anni luce indietro rispetto agli stessi giochi degli anni ’80: almeno quelli (o la maggior parte di essi) non pretendevano di essere grandi saghe o immense avventure mirabolanti; erano arcade genuini, creati per divertire e non per innervosire, come invece fa Galak-Z. Per questo c’è dell’imbarazzo a giocare ad un titolo del genere, che si presenta come una vera e sincera riproposta di un genere vintage, ma che si rivela più un capriccio modaiolo che un vero gioco sullo stile di quelli targati 1980. Inoltre, se 17-Bit voleva creare qualcosa di vagamente riconducibile al Giappone, poteva almeno costruire i dialoghi in giapponese e mettere dei sottotitoli. Ci ritroviamo a sentir parlare in inglese personaggi che sono decisamente e volutamente giapponesi nelle fattezze e negli atteggiamenti e no, non è bello. Non lo è soprattutto perché la 17-Bit vanta uno spirito tutto nipponico che mostra anche nel logo dell’azienda.

PRO:- Aspetti vintage simpatici
CONTRO:- Niente trama
- Niente arcade
- Lo stile giapponese era un’altra cosa
- Gravi problemi di IA
- Roguelike? Dove?
Broforce ( PC )Sparatutto di recente uscita di altissimo livello.
Mercenary Kings ( PC )Shoot ‘em up indie sulla falsariga di Metal Slug che ha riscosso un discreto successo su PC e PlayStation 4.
VOTO FINALE6
SCHEDAGIOCO
Cover GALAK-Z: The Dimensional

GALAK-Z: The Dimensional

Scheda completa...
Galak-Z: The Dimensional2015-11-04 18:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-pc/galak-z-the-dimensional-51101/Fanatismo vintage1020525VGNetwork.it