Forte dell'esperienza maturata con i due Secret Files, Animation Arts torna sulla scena videoludica con Lost Horizon, una nuova avventura punta e clicca destinata a raccogliere l'eredità di Tunguska e Puritas Cordis ed eventualmente a segnare un nuovo salto di qualità nelle produzioni della software house tedesca. Nell'anteprima che vi avevamo proposto circa un mese fa avevamo riscontrato molti aspetti potenzialmente positivi, ma tutto sommato non ci sembrava che il titolo in questione potesse raggiungere la soglia dell'eccellenza, in quanto troppo simile ai lavori passati e privo del mordente necessario a conquistare il pubblico. La prova finale ha in parte confermato e in parte smentito queste previsioni, presentandoci non un capolavoro ma un gioco assolutamente degno di rappresentare il panorama odierno delle avventure grafiche, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Fenton Paddock vs Indiana Jones
Tibet, 1936. Le pattuglie del Terzo Reich stanno perlustrando le innevate lande asiatiche dell'Himalaya alla ricerca di una fonte di potere antichissima e misteriosa, localizzata grazie ad alcuni preziosi manufatti. Lo scopo dell'operazione è tutt'altro che nobile e il successo della missione garantirebbe ai nazisti il controllo incontrastato dell'intero pianeta. Le speranze dell'umanità, ignara del pericolo incombente, sono riposte in Fenton Paddock, ex soldato dell'esercito britannico il quale, su richiesta del governatore inglese di Hong Kong, si reca in Tibet per rintracciare i membri di una spedizione svanita nel nulla. Il suo percorso è destinato a incrociarsi con quello delle forze tedesche e ben presto il giovane avventuriero comprende che c'è in gioco ben più della sorte dell'amico Richard, scomparso tra i ghiacci orientali proprio mentre cercava di proteggerne i segreti. La trama di Lost Horizon, come vedete, presenta forti richiami ai classici del genere e ad una prima occhiata ricorda moltissimo soprattutto la pellicola Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta. L'ascesa dei nazisti, il loro interesse per l'occulto, i viaggi in luoghi esotici e inesplorati, un protagonista mascalzone e carismatico, antichi poteri che si risvegliano... non manca neppure la bellona di turno, che affiancherà l'eroe per parte del suo travagliato percorso. Nonostante ciò, bastano poche ore di gioco per capire che i personaggi tratteggiati da Animation Arts non sono affatto scialbe copie del vecchio Indy e dei suoi comprimari, bensì hanno un carisma e una personalità tutti propri. Sebbene la storia non sia originalissima, la narrazione procede in modo fluido e piacevole, svelando pian piano i misteri celati dal monastero tibetano nel quale ha inizio la vicenda. Un ruolo essenziale in tal senso svolgono le numerose cutscene, realizzate in parte col motore di gioco e in parte in computer grafica, tutte di ottima qualità e dotate di un taglio piacevolmente cinematografico. In alcune di esse si ha modo di approfondire il rapporto interpersonale che lega Fenton ai suoi “aiutanti”, tutti caratterizzati con la giusta profondità e perfettamente calati nel contesto di Lost Horizon. Un po' superficiale a nostro avviso il finale, che chiude sbrigativamente la storia proprio quando auspicavamo un bel momento epico per completare l'affascinante avventura sin lì vissuta.
L'inventario è il tuo migliore amico
Per quanto riguarda il gameplay, Animation Arts continua imperterrita sulla strada battuta con i due Secret Files, proponendo un punta e clicca semplice e dalle meccaniche estremamente tradizionali. Le inquadrature fisse in terza persona consentono di muovere agevolmente il personaggio con il mouse, dando la possibilità di saltare l'animazione e passare subito all'area adiacente tramite un doppio click sulle zone “d'uscita”. Il puntatore cambia forma quando passa su un oggetto interattivo e permette di osservarlo da vicino oppure di utilizzarlo o di impossessarsene. Una volta raccolto, esso finisce nell'inventario (la classica barra orizzontale a scomparsa) dove è bene ricordarsi di esaminarlo una seconda volta alla ricerca di eventuali componenti interne o di parti scomponibili. La combinazione tra gli oggetti posseduti è resa più agevole dal simbolo della manina che compare qualora due di essi possano effettivamente essere uniti; lo stesso “aiuto” (comunque facoltativo) è attivo anche quando si tenta di utilizzare un oggetto su un elemento dello scenario. Se tale facilitazione vi sembra eccessiva, vi basti sapere che il 99% degli enigmi presenti in Lost Horizon è inventory-based. Ciò significa che passerete quasi tutte le circa 15 ore necessarie a portare a termine l'avventura cercando un modo per utilizzare con successo gli oggetti rinvenuti. Tale meccanismo si rivela a volte intuitivo ed immediato, altre volte astruso più di quanto persino MacGyver riuscirebbe a immaginare, portando a tentare ogni combinazione possibile per giungere casualmente alla soluzione; ecco perché la “manina”, nonostante non eviti i soliti cicli di prove a vuoto tipici dei punta e clicca, sveltisce comunque il processo e semplifica il compito del giocatore, scongiurandone la frustrazione. C'è da dire che, nonostante questo problema “storico”, la giocabilità di Lost Horizon risulta scorrevole e priva di difetti degni di nota, salvo una sporadica caccia al pixel evitabile comunque tramite il tasto per evidenziare gli hot spot presenti in scena. Da segnalare anche le sequenze in cui il protagonista è chiamato a collaborare con un secondo personaggio per venire a capo di situazioni particolarmente intricate. In tali frangenti si prende il controllo del comprimario di turno, che il più delle volte non deve far altro che passare a Fenton alcuni oggetti indispensabili collocati fuori dalla sua portata (nella sezione finale il procedimento è leggermente più complesso, ma vi lasciamo il piacere di scoprirlo). Solitamente lo “shift” avviene in occasione di momenti piuttosto adrenalinici e già nelle prime fasi di gioco se ne hanno due esempi, precisamente nel corso di un inseguimento a bordo di un camion per le strade di Hong Kong e di un attacco aereo sui cieli del Tibet.
Un bel panorama
Dal punto di vista tecnico, Lost Horizon risulta davvero convincente. Lo stile vagamente cartoon che caratterizza i personaggi è azzeccatissimo e mette in secondo piano alcune magagne quali le texture a bassa definizione che compongono i modelli 3D e un'animazione facciale decisamente troppo “rigida”. Sui fondali non c'è proprio nulla da contestare: le cartoline esotiche provenienti dai quattro angoli del pianeta appaiono dense d'atmosfera e offrono sempre uno splendido colpo d'occhio, sia quando riproducono i ghiacci immacolati del Tibet e le vie polverose di Marrakech che quando mostrano le vaste piazze di Berlino e i quartieri bui di Hong Kong. Menzione di merito agli effetti della pioggia e della neve, in grado di aggiungere un magistrale tocco scenico ai già bellissimi paesaggi bidimensionali. Il doppiaggio inglese, infine, si mantiene su ottimi livelli per tutta la durata del gioco e rende gradevole l'ascolto delle lunghe e numerose linee di dialogo redatte dagli sceneggiatori, da scegliere tramite il classico meccanismo a risposta multipla o da seguire passivamente nel corso delle cutscene. La soundtrack, dal canto suo, riprende alcuni temi musicali dell'epoca ma non colpisce più di tanto, restando quasi sempre sullo sfondo a favore degli effetti sonori del luogo attualmente esplorato.
Lost Horizon è un'ottima avventura grafica che segue diligentemente le orme tracciate dai due Secret Files costituendone di fatto il successore spirituale. Si tratta di un gioco semplice, adatto specialmente ai gusti degli utenti meno “hardcore” che preferiscono lasciarsi conquistare dalla storia piuttosto che risolvere prove spacca-cervello fini a se stesse. Animation Arts, insomma, ha sfornato un prodotto lontano dalla qualifica di capolavoro, ma estremamente fluido e piacevole in ogni sua parte. Attenzione però: se non gradite gli enigmi inventory-based in stile MacGyver vi conviene rivolgere altrove la vostra attenzione, perché il titolo della software house tedesca ne è letteralmente strapieno.
Ottimo impatto visivo ed eccellente doppiaggio inglese
Personaggi ben caratterizzati
Semplice e appagante al tempo stesso
Gli enigmi veri e propri si contano sulle dita di una mano
Finale un po' sbrigativo
Chi ha odiato i Secret Files odierà anche Lost Horizon
8
Fondali ricchi d'atmosfera e animazioni al top. Peccato per le non esaltanti espressioni facciali dei personaggi e per i modelli 3D scarsamente dettagliati, ma quasi non ci si fa caso.
8
Doppiaggio inglese di primo livello ed effetti sonori più che sufficienti. Musiche senza infamia e senza lode.
7
Praticamente invariata rispetto a Secret Files. Tutti gli enigmi risultano agevoli e divertenti da risolvere, ma ci voleva decisamente qualche indovinello degno di questo nome.
7.5
Senza saltare filmati e dialoghi servono circa 15 ore per terminarlo, qualcosa meno se si utilizzano costantemente gli aiuti.