Machinarium

Un affascinante viaggio nel mondo dei robot
Scritto da Gabriele "Kevorex" Toninelliil 21 novembre 2009
Machinarium Recensione
La storia che stiamo per raccontarvi non si può definire propriamente epica. Non ci sono colpi di scena clamorosi, né sequenze particolarmente esaltanti, né tanto meno effetti speciali a non finire. Non si può certo paragonare a un film d'azione, dove omicidi e spargimenti di sangue sono all'ordine del minuto, o a un romanzo giallo, in cui solo l'ultima pagina spezza la tensione rivelando il colpevole. Insomma, non è una storia di quelle che ti danno la carica. È piuttosto un tranquillo racconto da godersi a mente sgombra e senza fretta, come i bei cartoni animati di una volta. È una fiaba genuina che l'autore, Amanita Design, ha saputo far risplendere di luce propria, allontanandola dai riflettori che ne avrebbero solamente distorto la percezione. È la storia di un'avventura dolce e strampalata, libera dalle pretese di maturità tipiche delle narrazioni d'oggigiorno... una storia originale ed ingegnosa intitolata Machinarium.

Una “robodissea” d'autore

Un simpatico robottino dallefattezze fanciullesche è stato brutalmente strappato alla sua città natale e gettato in una discarica per ciarpame meccanico. Approfittando della sua assenza, i furfanti della Black Cap Brotherhood hanno rapito la sua ragazza e continuano indisturbati a seminare il panico fra i rugginosi abitanti di Machinarium. L'unico desiderio del nostro piccolo amico è quello di tornare a casa e vendicarsi di chi ha causato tutto questo, senza dimenticare ovviamente di salvare la sua amata dalle grinfie dei robo-spacconi. Dal cimitero tecnologico di periferia parte così un viaggio emozionante che porterà il minuto automa dai bassifondi fino alla sommità del suo mondo fantastico, permettendogli al contempo di conoscere le figure più curiose e stravaganti che di quel mondo sono parte integrante.

Nel corso del suo bislacco percorso il protagonista deve fare attenzione alle insidie nascoste dietro ogni angolo, affidandosi solo alla sua mente metallica e ai suoi ingranaggi di latta per superare prove di vario genere: raccogliere gli oggetti più insoliti e indovinarne la giusta collocazione; azionare leve e congegni nell'ordine appropriato; sbloccare strambi macchinari governati da cervellotici giochi di logica. L'unico aiuto che la sorte gli ha concesso è la possibilità di contrarsi e allungarsi come una fisarmonica, in modo da raggiungere zone altrimenti inaccessibili; a parte questo e qualche suggerimento nascosto nel mondo circostante, il nostro tenero eroe deve basarsi esclusivamente sul proprio intuito.


Il paese dei robot che non parlano

Interpellare i propri simili è spesso l'unico modo che il robottino ha a disposizione per scoprire la strada giusta da affrontare. Il più delle volte essi non fanno che chiedergli dei favori e nessuno è propenso ad offrire sostegno incondizionato... ma si fa di necessità virtù, non è vero? Ecco che allora, portare in salvo un cagnolino di metallo in cambio di un indispensabile ombrello si tramuta da tedioso problema a esperienza coinvolgente ed appagante. Fortunatamente non tutti i compiti sono ingrati e rischiosi da svolgere; ottenere un paio di monete d'oro, ad esempio, è semplice – letteralmente – come recarsi in sala giochi e fare una partita a Space Invaders (pare che il retrogaming sia parecchio in voga fra gli abitanti di Machinarium).

Ma c'è un dettaglio importante da sottolineare: i robot in questa storia non parlano. Emettono suoni, versi vagamente onomatopeici, si esprimono a gesti, ma non parlano. L'unico modo in cui comprendono le rispettive intenzioni sono i balloon che compaiono sopra le loro teste, vignette animate che si fanno specchio di emozioni e desideri, dalle quali la nostra lattina ambulante può ricavare preziosi indizi per proseguire nel suo robotico tragitto. Mai come in questa storia, in effetti, si può dire che un'immagine valga più di mille parole; è così che ogni singolo abitante di Machinarium, sebbene muto, trasmette una tenerezza e una simpatia più uniche che rare. Basti pensare ai tre suonatori di strada, buffi robo-musicisti che hanno perso i loro strumenti e che solo grazie all'intervento del nostro piccolo amico possono ricominciare a produrre la loro splendida musica.

C'è infine un aspetto di questa storia che sinora abbiamo tralasciato, ma che probabilmente la caratterizza più di ogni altra cosa:la città in cui lo stralunato robottino compie la sua missione è semplicemente meravigliosa. Un concentrato armonico di strutture metalliche e congegni meccanici che solo un architetto visionario può aver concepito, e che va ad adagiarsi in maniera perfetta sullo stile narrativo impiegato dagli autori; un vero spettacolo per gli occhi dello spettatore, il quale non può che affezionarsi a luoghi disegnati con tanta maestria ed animati con tale senso estetico; il solo motivo che forse spinge il protagonista, piccolo Ulisse di latta, a tornare verso casa per vivere – e farci vivere – una favola che irrimediabilmente troverà un posticino nel cuore di ognuno di noi.


Le cose semplici di ogni giorno

La storia che vi abbiamo raccontato non è semplicemente una bellissima avventura, ma trasmette anche un messaggio molto importante: è la prova che non servono grandi mezzi per ottenere grandi risultati. È la dimostrazione che dei disegni realizzati a mano e programmati in Flash possono bagnare il naso ai più sfarzosi motori 3D; che anche senza dialoghi di alcun tipo si può sviluppare una splendida narrazione; che un racconto breve e genuino può incantare più di un copione monumentale. La storia di Machinarium ci mostra chiaramente che quando tutte le cose sono al loro posto, non serve alcun artificio per illuminare ciò che risplende dall'interno. È una storia che non necessariamente dovrebbe essere presa ad esempio, ma a cui quantomeno si dovrebbe guardare con ammirazione. Di storie così, per quanto ci riguarda, ne vorremmo una ogni giorno.
COMMENTO
Gabriele "Kevorex" Toninelli
L'unico motivo per cui vi esorto a considerare attentamente l'acquisto di Machinarium è il suo elevato tasso di difficoltà. Alcuni minigiochi in particolare sono veramente complessi, ma sono anche talmente vari e ben congegnati che, vi assicuro, non vi stancherete di provare e riprovare. Nel caso vi arrendiate, comunque, potete fare affidamento su un ingegnoso e poco invadente sistema di aiuti, realizzato tra l'altro in perfetta sintonia stilistica con il resto del gioco. A parte ciò non vi sono dubbi: l'ennesima gemma indie è pronta ad approdare sui vostri PC (anche sulle piattaforme Mac!) al prezzo irrisorio di 15 euro.
GRAFICA:9Una gioia per gli occhi. Vi basti sapere che ha primeggiato nella categoria Excellence in Visual Art all'Indipendent Games Festival 2009.
SONORO:9Senza le musiche di Tomas Dvorak, Machinarium non sarebbe lo stesso gioco.
GIOCABILITà:9Alcuni enigmi vi faranno fumare il cervello, ma sono tutti così divertenti e ben costruiti che vale davvero la pena di sbatterci un po' la testa.
LONGEVITà:7Purtroppo bastano poche ore per finirlo. Se è così breve però un motivo c'è: è praticamente privo di tempi morti, intenso dall'inizio alla fine.
VOTO FINALE9
PRO:- Visivamente sublime
- Splendida colonna sonora
- Ispirato ed ispirante
CONTRO:- Enigmi geniali... fin troppo a volte
- Un po' breve
World Of Goo ( PC )Un puzzle game indipendente che colpisce nel segno grazie a un design incantevole e un gameplay appassionante. Senza dimenticare la deliziosa colonna sonora.
Trine (PC)Ottimo platform a scorrimento orizzontale dotato di un comparto grafico eccellente e basato sull'accurata applicazione delle leggi della fisica.
SCHEDAGIOCO
Cover Machinarium

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Machinarium2009-11-21 13:16:10http://www.vgnetwork.it/recensioni-pc/machinarium/Un affascinante viaggio nel mondo dei robot1020525VGNetwork.it