Come tutti probabilmente ben saprete, Portal è uscito nell’Ottobre del 2007, assieme ad Half-Life 2: Episode Two ed a Team Fortress 2 in quel fantastico pacchetto che va sotto il nome di The Orange Box. Ma non solo: Portal è uscito anche come titolo stand-alone, solo su PC nell’Aprile del 2008.
Come se non bastasse, è disponibile su Steam, il sito di digital delivery di Valve, sia per PC che per Mac (da qualche giorno). E volete sapere la cosa bella? Quest’ultima versione è gratis (fino al 24 Maggio, quindi sbrigatevi!).
In definitiva, ci sembrava giusto andare a rivedere in cosa consiste questo Portal, cosa offre con il suo gameplay particolare e se vale l’acquisto, festeggiando, in un certo senso, il suo approdo anche sui lidi Apple.
"The cake is a lie".
Portal non è un gioco comune, questo è ovvio.
Il tutto inizia in una piccola stanza, dove il giocatore viene risvegliato da un letto di stasi e accolto da una simpatica e tranquilla voce artificiale. Del protagonista, anzi, della protagonista (una donna, proprio così) non si sa assolutamente nulla, se non il suo nome: Chell.
Immediatamente, il giocatore si ritrova ad affrontare un test, composto da diverse stanze (con costante aumento di difficoltà) che altro non sono che dei livelli-puzzle da risolvere.
La trama, nel gioco, è ridotta all’osso, e viene narrata in modo assolutamente “esterno”. Tutto ciò che apprendiamo è grazie alla voce onnipresente della IA dal nome di GLaDOS (Genetic Lifeform and Disk Operating System) che, oltre ad aiutare e incoraggiare il giocatore (promettendogli, alla fine del test, una bella torta…) fornisce alcuni indizi su cosa effettivamente stia succedendo (anche per quanto riguarda un eventuale disposizione cronologica rispetto agli eventi di Half-Life 2). A tratti, si nota tranquillamente l'influenza di 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick.
L’intera avventura, divisa in 19 stanze, si svolge all’interno del complesso dell’Aperture Science Enrichment Center: stanze bianche, mobilia minimal, ambiente asettico, molto sci-fi e piacevole. Il tutto mosso dallo stesso, stabile e prestante, engine grafico di Half-Life 2.
Ma in Portal, forse più che in ogni altro titolo, nulla è ciò che sembra. Tutto è relativo. E dietro agli ordinati e puliti ambienti di gioco, cosa si nasconde? Dietro alla semplice genuinità di GLaDOS, quali intenzioni si celano?
Piano piano, superando le varie sfide, il giocatore si accorgerà di come qualcosa non quadri.
Ma la genialità della narrazione sta proprio nel fatto di dare pochissimi indizi determinanti al giocatore, tenendo alta la tensione fino alle ultime stanze, che cambiano nettamente di tono, rivelando quantomeno una realtà più credibile.
Portal Gun.
Relativismo, dicevamo? Nulla di più preciso per descrivere, oltre che gli ambienti di Portal, anche il suo gameplay. Tutto gira attorno ad una sola, fantastica arma: la Portal Gun.
Essa consiste semplicemente in una pistola spara portali, come il nome faceva intuire: il tasto sinistro sparerà il portale Blu, mentre quello destro il portale Giallo. I due portali sono di fatto la stessa cosa, le due facce della stessa medaglia, e il giocatore può passare liberamente da un portale all’altro. In definitiva, il gameplay è tutto qui. Quello che Portal vi mette davanti sono semplicemente una serie di rompicapi da risolvere tramite la Portal Gun.
In questo modo, il giocatore deve imparare a pensare in modo diverso dal solito. Deve vedere i livelli come qualcosa di modificabile, di non statico. Deve modificare la sua prospettiva e ripensarla secondo le nuove leggi del gioco.
E così, tra cubi trasportabili, pericolose sfere di energia, salti sempre più alti, il gameplay si snoda agilmente continuando ad aggiungere trovate intelligenti ed interessanti. Nulla è estremamente difficile, ma spesso vi troverete a dover utilizzare una buona dose di materia grigia per risolvere l’ennesima sfida posta da GLaDOS. Ma mai frustrazione.
Anzi, andando avanti nel gioco si ottiene quasi un sesto senso, una capacità intrinseca di capire dove va messo il prossimo portale e cosa si deve fare con esso. Dopo poco, vi chiederete come avete fatto finora senza la Portal Gun.
E come si è acquisita una capacità formidabile nel maneggiare portali e salti, ecco che il gioco ci mostra un’ultima, lunghissima e accattivante sfida, prima di finire. Eh si, perché Portal non da quasi nemmeno il tempo di sfruttare tutte le nuove trovate. Purtroppo finisce presto, e ciò non può che lasciare molto amaro in bocca. Arrivati al 19esimo livello, siamo certi che ne vorrete ancora.
I’m Still Alive.
Portal andrebbe catalogato sotto le “esperienze” videoludiche che vanno provate almeno una volta. Nella sua estrema semplicità (solo apparente), riesce ad offrire diverse ore di divertimento, graziato anche da uno stile davvero unico e piacevole. Il comparto sonoro, e in particolare l’effetto della voce di GLaDOS (e di altri piccoli robottini che incontrerete vostro malgrado) resterà per sempre nelle vostre menti.
Ma ciò che più vi colpirà sarà la fantastica ed elementare efficacia della Portal Gun: la scienza al servizio (e sotto il controllo) dell’intelligenza umana. Questo è, di fatto, il messaggio più profondo di Portal.
E poi, anche se la torta non esiste, a noi poco ce ne importa.