Ed eccoci qui: in tanti al mare a mostrar le chiappe chiare (o qualcos’altro per chi ne avesse voglia) e noi di VGN a sfornare l’ennesima recensione PC delle avventure grafiche che tanto amate. In realtà, il titolo di cui vi parliamo oggi non è proprio nuovissimo, infatti uscì nel (lontano) 2007 con il nome di Sherlock Holmes vs. Arsène Lupin ma è stato ripubblicato recentemente in versione completamente italiana, ad un prezzo davvero irrisorio e col titolo di Sherlock Holmes e il Re dei Ladri. Ancora Frogwares quindi, ed ancora FX Interactive. Vediamo un po’ come è andata a finire…
“Lanciato il guanto bianco, non mi resta che muovere la prima pedina” (cit. Arsène Lupin)
Londra, luglio 1895. Uno dei detective, anzi il detective più famoso al mondo, ha voglia di mettersi ancora in “gioco”. La pausa, quasi forzata, dall’ultimo caso sta durando troppo, e passare tutto il giorno in casa suonando il violino o intrattenendosi con letture interessanti, ma molto tediose, inizia a stancare. L’avventura inizia proprio cosi, al 221b di Baker Street, ma qualcosa sta per cambiare: il carissimo Dr. Watson ci parla dell’arrivo di una strana lettera proveniente dalla Francia. Chi sarà mai? Incredibile ma vero, è proprio Arsène Lupin il mittente!
Il ladro gentiluomo più audace che ci sia sfida Sherlock Holmes in maniera chiara e con quel solito “tocco di classe” che lo contraddistingue dai normali ladruncoli da quattro soldi. Insomma, Holmes dovrebbe esser contento di non sprecare più le sue giornate chiuso tra quattro mura, o no? Il parere che si fa il giocatore, sin dai primi istanti, è più che positivo: questa elegante sfida tra due personaggi che hanno sempre riscosso tanta attenzione ed ammirazione, non può che far felici gli amanti dei punta-e-clicca alla ricerca di trame brillanti e briose.
Le vicende di gioco riescono, pertanto, a suscitare voglia e desiderio di capirne quanto basta. Difatti, iniziano subito ricerche, confutazioni e poi conferme ed ammissioni, riguardo all’autenticità della lettera. Ma “verba volant, scripta manent”: Lupin non bluffa mai e Londra ne subirà tutte le conseguenze!
Watson: il personale uomo delle “fatiche” di Sherlock Holmes
Iniziano cosi le “scorribande” dei vari personaggi giocabili. Per la verità, uno dei pochi costretto a farsi il mazzo è il caro, timido e sempre presente Dr. Watson, che in questa trasposizione videoludica appare come facchino-tuttofare-maggiordomo del caro Holmes, piuttosto che come amico e “collega” di tale. Questa scelta, francamente, fa un po’ storcere il naso, almeno in questo caso. Uscire di casa scendendo 10 scalini e chiamare una carrozza (ferma davanti il nostro ingresso), non ci sembra motivo sufficiente per impersonare il caro dottore. Il suo ruolo di “tappabuchi” va avanti durante tutto il prosieguo del gioco: ancora carrozze da chiamare, poi ricerca di alcuni spiccioli all’interno della dimora di Holmes per l’acquisto di una tartaruga (avete capito bene, ndr) e tant’altro di poco rilevante perlopiù. Insomma, un ruolo preso un po’ a “calci e pugni”, e che avrebbe meritato qualche fase di gioco un poco più consona. Anche se alcuni dei “siparietti comici” tra Holmes e Watson fanno dimenticare facilmente questo particolare.
Sebbene Frogwares tenga sempre molto ad una perfetta ed accurata realizzazione dei propri prodotti, ha peccato, già in altre circostanze, di uno sviluppo e realizzazione troppo semplicistica degli enigmi e degli indizi da risolvere, raccogliere ed analizzare. Stavolta no. In Sherlock Holmes e il Re dei Ladri va riconosciuto un livello medio-alto di difficoltà; complessità che aumenta il divertimento e la voglia di risolvere il caso, almeno agli amanti del genere apparsi un po’ stufi dal grado di laboriosità scemato negli ultimi anni e con le recenti, in realtà quasi tutte, produzioni.
A spasso con Sherlock (si fa per dire)!
L’esperienza di gioco, sin dalle battute iniziali, è di buon livello. Sebbene l’esplorazione non sia propriamente una delle peculiarità di questo titolo, e più avanti parleremo anche di ciò, la trama priva di salti nel vuoto e il fascino di un personaggio come Lupin fanno partire il meccanismo nel verso giusto. Peccato ci sia negata l’esplorazione, legata alla sola individuazione di indizi e prove in ambienti prestabiliti, a seconda dell’andare avanti della nostra avventura; un aspetto davvero mal gestito, viste le numerose location esplorabili, minando di fatto anche la varietà di gioco.
Per quanto riguarda gli enigmi, bisogna dire che sono presenti in gran numero e caratterizzati da un livello di difficoltà più che soddisfacente. E tale aspetto, purtroppo, non è sempre stata una prerogativa assoluta legata a questa serie. Interessante vedere man mano che si gioca, come “prende forma” ed evolve la trama, grazie ai vari interrogatori, analisi ambientali delle location, spunti storici perfettamente inseriti e ricordati e tanto altro materiale, per lo più mostratoci in forma scritta attraverso lettere, articoli, spezzoni di saggi storici, ecc. Tutto questo per tentare di compiere un passo avanti, di quelli sostanziosi, su Lupin, che creerà molti problemi durante tutto l’arco delle nostre indagini, fomentando sempre più la nostra curiosità. Ma è anche l’elevato numero di indizi da analizzare, studiare e raccogliere, il più delle volte nascosti in maniera quasi maniacale, ad incentivare la voglia di sapere e venire a capo del caso nel minor tempo possibile. Un aspetto che, alla lunga, potrebbe certamente scoraggiare il neofita del genere, anche se ricorrere in men che non si dica alle classiche soluzioni è cosa fattibile. Difatti, sono consultabili direttamente in-game. Un sistema che, bisogna essere sinceri, funziona alla grande. Può capitare a chiunque, in una serata no o di scarso stimolo, di rimanere bloccati in determinati frangenti: non bisogna far altro che accedere alla sezione “Indizi” tramite click destro del mouse ed il gioco è fatto. Ovvio che tali soluzioni siano elencate sotto forma di elenco numerato a comparsa parziale: ossia, saremo noi a decidere se scoprire solo la prossima mossa da compiere o le prossime tre, quindici, mille, un milione.
Per dover di cronaca, è da far presente anche la possibilità di giocare sia in prima e terza persona (particolarità già vista in altri titoli della serie e non solo).
Piccolo, grande peccato
Sebbene questo prodotto appariva sotto altro occhio nel 2007, ad oggi non possiamo dire lo stesso. La qualità grafica generale risulta superata, ma non per questo da buttar via, anzi. Difatti, ci troviamo davanti ad effetti luce ben realizzati e location di gioco (ma solo quelle principali e dove si concentrano eventi o indizi di gioco) riprodotte in maniera egregia. Le pecche, però, sono altrettanto evidenti. Si va dalle animazioni quasi oltraggiose, alle quali il motore grafico Jericho non riesce a donare delicatezza e fluidità necessaria, all‘abbondanza di textures povere che dominano la stragrande maggioranza degli ambienti di gioco. Insomma, una sorta di “doppia realizzazione grafica”: da una parte le strade, i vicoli, le abitazioni e i grandi spazi aperti realizzati in modo arrangiato, dall’altra l’egregia perfezione nella realizzazione dei vari musei teatri degli eventi, oggetti, sculture e dipinti fedelmente ricreati nei minimi dettagli. Oltre a questo, girovagando per le stradine di Londra si ha la sensazione di vivere (o, almeno, videogiocare) in una cittadina particolare: una sorta di città fantasma. Questa impressione è data dall’assenza di evidenti e marcate tracce di vita e movimento per le strade percorse, se non in sporadici casi, appunto, si incontrano una o due persone!
In definitiva possiamo dire che Sherlock Holmes e il Re dei Ladri è un prodotto che, seppur di anni sulle spalle ne abbia già tre, si difende ancora bene. Sia chiaro: tecnicamente non mira al capolavoro e si attesta su livelli discreti, ma con una trama di spessore, fluida ed interessante, ciò passa, quantomeno, in secondo piano.