S.T.A.L.K.E.R.: Call Of Pripyat

La chiamata di Pripyat.
Scritto da Mailil 16 febbraio 2010
S.T.A.L.K.E.R.: Call Of Pripyat Recensione
Dopo il discreto successo di Shadow of Chernobyl e di Clear Sky, gli sviluppatori ucraini di GSC Gameworld ci propongono il terzo capitolo della saga di S.T.A.L.K.E.R. dove, nei panni di un soldato dell’esercito americano ma di chiare origini russe, il Maggiore Degtyarev, avremo il compito di indagare sulla misteriosa sparizione di un gruppo di elicotteri dell’esercito mandati a sorvolare la Zona in perlustrazione.L’incipit della trama in sé è il pretesto per farci immergere nuovamente nel mondo che GSC ha ricreato alla perfezione conferendo a tutti gli appassionati della serie una sensazione di desolazione e di angoscia difficilmente riscontrabili in altri titoli del genere post-apocalittico. 

Niente di nuovo dalla Zona.

 Call of Pripyat in sostanza non propone nulla di veramente innovativo rispetto agli altri due capitoli della serie; il gameplay è pressoché identico, anche se qualche rifinitura è stata piacevolmente apportata, la commistione tra un classico FPS e tratti del genere survival è sempre azzeccata e conferisce al gameplay una strana cadenza alternata, alquanto rara in altri FPS dove regna la velocità e la frenesia. In S.T.A.L.K.E.R. tutto è più lento e ragionato, ogni scontro potrebbe rivelarsi mortale o comunque tramutarsi in una classica vittoria di Pirro, dove per avere la meglio sui nostri avversari dovremo praticamente usare ogni nostra risorsa per rimanere alla fine dello scontro mezzi morti. Da questo punto di vista al giocatore sarà richiesto di impostare il proprio approccio al combattimento ogni volta adattandosi a quelle che sono le caratteristiche degli avversari da affrontare; sarà necessario dunque scegliere accuratamente l’arma da utilizzare, un approccio ravvicinato o a distanza, valutare bene la posizione e gli eventuali ripari da sfruttare ed infine, cosa ancora più fondamentale, sapere quando evitare il combattimento e quindi darsela a gambe.Call of Pripyat propone una Zona ancora più viva e sempre più selvaggia. Le mappe che percorreremo per gran parte del tempo a piedi pullulano di mutanti più o meno pericolosi che vanno dai ratti, molto più simili a topi-ragno, fino alle Chimere, dei veri e propri bestioni rapidissimi e difficili da abbattere, passando per i meno agevoli Succhiasangue, fastidiosi cani, eccetera... Il bestiario continuerebbe ancora per molto. Ognuna di queste entità colpite dalle due esplosioni nucleari dell’adiacente centrale di Chernobyl, vagano all’interno della Zona semplicemente per soddisfare i loro bisogni primari, ovvero quelli di sfamarsi e di sopravvivere; capiterà molto spesso di vedere gruppi di cani attaccare qualche altro mutante per poi cibarsene, molti animali se minacciati si difenderanno in gruppo e, se molto feriti, cercheranno di battere in ritirata. Dal punto di vista della “vitalità” dell’ambiente i programmatori di GSC hanno sempre svolto un ottimo lavoro conferendo al giocatore il senso di casualità e di eventualità createsi al momento, pochi eventi nel gioco sono scriptati e riguardano soprattutto le missioni della trama principale, possiamo tranquillamente dire che l’80% del gioco si crea da sé, in base alle nostre azioni e alle rispettive reazioni dell’ambiente in cui agiamo.Se i pericoli causati dai mutanti non vi bastassero potete sempre vedervela con i vari soldati, stalker, banditi o zombie che popolano alcune aree specifiche della Zona. Non saremo solo noi ad esplorare le vastità della Zona, ma altrettanto faranno anche gruppi di altre persone. Differentemente rispetto a Clear Sky, dove venne introdotto un sistema di fazioni nel quale il giocatore poteva schierarsi ottenendo i conseguenti bonus e malus, in Call of Pripyat la divisione di fazioni rimane ma noi nello specifico ne saremo esterni in quanto appartenenti all’esercito statunitense, ogni personaggio nei nostri confronti si rapporterà in modo neutrale, rapporto che potrà cambiare a seconda di quello che faremo o non faremo per quel determinato personaggio. Nessuno nella Zona sarà prevenuto nei nostri confronti e nessuno ci attaccherà, a meno che non saremo noi a scagliare la prima pietra, in quel caso i nostri avversari si difenderanno. Questa generale imparzialità nei nostri confronti da un lato può sembrare un aspetto positivo in quanto potremo vagare per la Zona senza aver paura di trovare gruppi di persone intenzionate a farci lo scalpo per motivi a noi sconosciuti, ma sul versante opposto riduce notevolmente l’azione all’interno della Zona, gli scontri a fuoco saranno limitati ai soli mutanti, sempre che non ci intromettiamo volontariamente in uno scontro tra fazioni (molto frequenti e sempre completamente casuali). 

Sopravvivere nella Zona.

 Prima abbiamo accennato al fatto che S.T.A.L.K.E.R. è uno dei pochi FPS a saper integrare molto bene certe sfumature tipiche dei survival horror, soprattutto per due motivi. Primo: per quanto riguarda la gestione del proprio inventario, come negli altri capitoli potremo portare un numero limitato di oggetti, saremo vincolati infatti dal peso trasportabile di 50 kg, che possono arrivare fino a 59,9 ma con evidenti limitazioni di movimento. Come appena detto la gestione dell’inventario risulterà fondamentale in certi casi, dovremo portare con noi solamente gli oggetti che ci saranno molto utili, più al massimo un paio di armi alternative, che si aggiungono alle due già trasportabili ed inseribili negli slot appositi, dovremo decidere quanti kit di pronto soccorso raccogliere, quante munizioni portare e di che tipo, quante cibarie, quante medicine e droghe, e molto altro ancora. Essere provvisti del giusto equipaggiamento farà la differenza tra la vita e la morte in molti scontri. Aprendo una piccola parentesi riguardo alle armi, potremo potenziarle e modificarle a piacere, questa possibilità venne introdotta in Clear Sky ed è stata trasportata di peso anche in questo capitolo. Ogni arma avrà diverse possibilità di modifica, potremo montare vari mirini, lanciagranate, potremo migliorare la precisione, la cadenza di fuoco, le dimensioni del caricatore e quant’altro. Potremo anche migliorare la protezione delle nostre corazze con upgrade appositi.La seconda venatura survival in S.T.A.L.K.E.R. si presenta nelle frequenti esplorazioni di edifici semidistrutti, corridoi stretti, seminterrati e vecchi laboratori. In queste particolari situazioni l’atmosfera desolata e desolante della Zona diventa la vera protagonista. Luci soffuse, pericoli dietro ogni angolo, ambienti distrutti ma che al contempo danno un senso di “ambiente vissuto” raro da trovare, l’audio poi completa l’opera rendendo l’esplorazione di questi luoghi decisamente inquietante. 

In viaggio verso Pripyat.

 Le cose che ci hanno lasciati un po’ perplessi nella nostra prova riguardano sia la trama sia la longevità di questo terzo capitolo della serie.Come precedentemente accennato il nostro scopo sarà quello di indagare per scoprire i motivi della sparizione di alcuni elicotteri mandati in perlustrazione nella Zona. La main quest ci porterà dunque a scoprire i vari siti di schianto e successivamente a formare un team che ci accompagnerà nel nostro viaggio verso la città di Pripyat. Senza rivelarvi altro della trama, siamo rimasti alquanto delusi sia dalla poca longevità della main quest sia dal poco interesse che suscita nel giocatore. Solitamente le trame dei giochi sono costruite appositamente per coinvolgere il giocatore e spingerlo a continuare “per vedere come va a finire”, questo meccanismo quasi automatico manca in Call of Pripyat o comunque non funziona a dovere. La trama principale risulta poco intrigante dall’inizio alla fine, questo è in parte causato dalla effettiva pochezza dell’intreccio in se stesso e in parte anche dal ritmo della narrazione che risulta lento, discontinuo, senza presentare mai dei veri capovolgimenti di fronte o delle grandi rivelazioni. Sotto questo punto di vista GSC è peggiorata, soprattutto a confronto con le ottime storie che caratterizzavano i due capitoli precedenti.Altra questione è la longevità complessiva del titolo, ovvero comprensiva non solo della trama principale ma anche delle missioni secondarie e dell’esplorazione. Call of Pripyat potrà essere completato quasi del tutto in una ventina di ore, ora più ora meno. Oltre alla relativa brevità della main quest, le missioni secondarie che potremo affrontare saranno sì numerose, ma più o meno tutte uguali, a parte qualcuna di indubbia qualità. Tutto si limita ad un “va a prendere questo”, “consegna quello”, “ammazza quest’altro”; questa similarità di compiti rischia di annoiare il giocatore che preferirà evitare qualche missione secondaria per proseguire con la storia avvicinandosi sempre più velocemente alla fine. Anche l’esplorazione non è molto incentivata, escludendo la sempre interessante ricerca di artefatti e anomalie, in quanto il fatto di doversi sempre spostare a piedi all’interno delle tre aree che compongono il mondo di Call of Pripyat porta una certa frustrazione nel giocatore che, anche se non si devono coprire distanze esagerate, potrebbe evitare di spingersi verso luoghi non toccati dalle missioni per evitare di perdere troppo tempo in cammino. L’unico viaggio rapido disponibile sarà quello che ci farà cambiare area e sarà accessibile attraverso le guide che troveremo nei vari luoghi di ritrovo. 

DX 10 o 11?

 Call of Pripyat è il primo gioco sul mercato a sfruttare le nuove librerie DirectX 11 introdotte con Windows 7. Il motore grafico del gioco, l’XRay Engine, supporta le tre modalità: DX 9, 10 e 11. Noi non abbiamo avuto la possibilità di testare le DX 11 ma confrontando diversi screenshots possiamo tranquillamente dire che la differenza tra 10 e 11 è pressoché inesistente a livello di qualità dell’immagine, i presunti miglioramenti praticamente non si vedono, e forse non ci sono nemmeno. L’unica vera variante sta nel frame rate che registra un calo verticale delle prestazioni in caso il motore giri in DX 11, cosa che invece non avviene in DX 10 dove invece il motore risulta molto performante e fluido. Graficamente parlando l’XRay Engine mostra alcuni alti e bassi abbastanza vistosi. La realizzazione sopraffina dell’illuminazione dinamica, visibile soprattutto dai raggi solari che filtrano tra gli alberi, si contrappone ad alcune texture a bassa risoluzione, ad alcuni modelli 3D alquanto grezzi e ad animazioni dei personaggi molto legnose e poco naturali.Buone notizie invece arrivano dal fronte bug: S.T.A.L.K.E.R. infatti è sempre stato tristemente noto per la farcitura di bug che inficiava ogni aspetto del gioco, corretti da successive patch, bug che si presentarono anche in Clear Sky. Con gaudio, invece, abbiamo constatato come in questo Call of Pripyat i bug, seppur non assenti del tutto, sono drasticamente diminuiti. Le uniche situazioni di errore che abbiamo riscontrato sono state risolte semplicemente salvando e ricaricando la partita. Call of Pripyat ha il pregio di farci tornare all’interno di uno dei migliori giochi “d’atmosfera” che siano mai stati creati, la mancanza quasi completa di script e il mondo pullulante di vita sono i punti di forza di questo titolo. Purtroppo il gioco perde molto del suo appeal a causa di una trama insipida e di una longevità non proprio esaltante se rapportata ai due capitoli precedenti che sotto questo aspetto erano veramente soddisfacenti.
COMMENTO
Mail
Questo terzo capitolo attirerà indubbiamente gli appassionati della serie e coloro che hanno giocato anche gli altri due capitoli ma difficilmente sarà in grado di portare al proprio mulino nuova utenza e nuovi fan.
GRAFICA:7Il motore ha degli alti e bassi, ma in DX 10 risulta molto fluido; da evitare le DX 11.
SONORO:8Contribuisce a creare l’incredibile atmosfera che lascia traspirare questo titolo: azzeccato.
GIOCABILITà:7Sugli stessi livelli di Clear Sky, ottima in certi punti ma forse manca un po’ di vera e propria azione.
LONGEVITà:6.5Sicuramente più longevo della media degli FPS, potrebbe esserlo di più se invogliasse di più i giocatori.
VOTO FINALE7
PRO:- Atmosfera resa a livelli sopraffini.
- Ottimo sistema di illuminazione dinamico.
- Quasi privo di script.
CONTRO:- Trama scialba.
- Gameplay altalenante.
- DX 11 deleterie.
S.T.A.L.K.E.R. Shadow of ChernobylIl capostipite ed anche il più ricco di atmosfera; i molti mod amatoriali ne perfezionano l’esperienza di gioco.
Fallout 3 ( PC )Non è un FPS ma per quanto riguarda i giochi con ambientazione post-apocalittica e desolata non ha rivali.
SCHEDAGIOCO
Cover S.T.A.L.K.E.R. Call of Prypiat

S.T.A.L.K.E.R. Call of Prypiat

Scheda completa...
S.T.A.L.K.E.R.: Call Of Pripyat2010-02-16 19:20:11http://www.vgnetwork.it/recensioni-pc/stalker-call-of-pripyat/La chiamata di Pripyat.1020525VGNetwork.it