StarCraft II: Legacy of the Void

One last dance, darlin'
Scritto da @jabberwocky_VGNil 16 novembre 2015
StarCraft II: Legacy of the Void Recensione

Possiamo finalmente dirlo: dopo tanto tempo, ci siamo. Quando nel 1998 Blizzard presentò per la prima volta al suo pubblico l’IP che portava il nome di StarCraft, la casa di sviluppo era già piuttosto ben avviata, con alle spalle due brand del calibro di Diablo e Warcraft, ma nessuno si aspettava che lo strategico fantascientifico sarebbe uscito dai confini del semplice videogioco per divenire qualcosa di diverso, molto più vicino ad una epopea ed anche ad un vero e proprio fenomeno sociale. Quello che noi oggi conosciamo con il nome di eSport, parola sulla bocca un po’ di tutti e che, ripartito per le varie “discipline”, riesce a muovere migliaia e migliaia di dollari, ebbe proprio inizio con StarCraft, uno dei pochi giochi – forse l’unico – che è riuscito ad unire in sé due anime del tutto opposte e che lo hanno messo nel gotha del PC gaming, vale a dire l’aspetto narrativo, con le (dis)avventure di Raynor, Kerrigan, Zeratul e tutti i personaggi di contorno, e la parte competitiva, che ha dato vita a veri e propri campionati mondiali, seguiti in ogni angolo della Terra dai tantissimi fan della saga. Col tempo però, StarCraft ha visto vacillare il proprio predominio icontrastato: la scelta di Blizzard di diluire il secondo capitolo in tre distinti episodi è sembrato agli occhi di molti una scelta infelice e il dovere attendere anche svariati anni tra Wings of Liberty, Heart of the Swarm e il nuovo Legacy of the Void ha causato il venir meno dell’empatia che si provava per i personaggi del RTS. Per quel che concerne invece il lato competitivo, Starcraft è finito invece vittima di una moda del gaming moderno e cioè la preferenza degli utenti per titoli dalle meccaniche più semplici, come lo sono i MOBA se messi al confronto con uno strategico, che non lascia spazio ad errori e che costringe il giocatore a prestare attenzione a svariati aspetti.

IFrame

Con Starcraft II: Legacy of the Void, Blizzard aveva quindi due missioni da compiere: dare un finale adeguato alla saga e far tornare ai giocatori la voglia di collegarsi a Twitch per assistere ai duelli dei professionisti dello strategico.


Che l'antica profezia si compia

Quando mi trovo a fare una recensione di uno strategico, difficilmente il primo aspetto che prendo in considerazione è la narrativa. visto che quest’ultima è o del tutto inesistente, oppure è un semplice contorno, una “scusa” per collegare le varie missioni e per spingere il giocatore a proseguire. Con StarCraft II: Legacy of The Void, la situazione è invece del tutto opposta e, nella ventina di missioni che compongono la campagna dedicata ai Protoss, una razza aliena umanoide lacerata al suo interno da lotte intestine fra le fazioni, le meccaniche di gioco sono quelle canoniche della serie e di tutto il genere degli RTS, mentre è la componente narrativa che si pone su un piano decisamente più elevato rispetto alla media dei giochi di qusto genere. Anzi, la campagna di Legacy of the Void, che vede protagonista l’alto gerarca Artanis, vince per distacco anche se paragonata con quella di Wings of Liberty e Heart of the Swarm, dove troppo spesso Blizzard si è persa nel volere raccontare il legame fra Jim Raynor e Sarah Kerrigan, con il solo Zeartul a ricordare a tutti quanti che il pericolo era comune alle razze dei Terran, Zerg e Protoss e che aveva il nome di Amon. Finalmente, in Legacy of the Void, riusciamo a conoscere il dio oscuro, il “fallen one”, colui che, manipolando e assoggettando il volere di tutte e tre le razze, sta cercando di creare orrendi ibridi Protoss-Zerg. Attraverso l’uso di filmati in CGI o creati con il motore di gioco – certo molto epici ma che visivamente mostrano gli anni e parecchi segni di invecchiamento – Blizzard è riuscita a mettere in scena una fra le avventure più epiche che io ricordi nel panorama videoludico, certamente in quello degli strategici, e, fin dalle prime battute non mancano di certo i colpi di scena e, alla guida dei Protoss, finalmente si ha l’idea di combattere per un bene comune e più elevato, la salvezza di tutto l’universo e non solo una guerra privata per il dominio della propria razza. Senza voler fare degli spoiler, voglio però tranquillizzare i cuori di tutti i fan: Legacy of the Void conclude non solo le vicende dei Protoss ma, attraverso le tre missioni di epilogo, un grande cameo di tutte le razze, si mette anche la parola “Fine” alla saga di StarCraft. Naturalmente, non tutte le vicende di ogni singolo personaggio vengono ben chiarite e, davanti ai titoli di coda, la mente mi è subito tornata alla BlizzCon 2015, da dove Mike Morhaime, vestito come un addetto alle piste di bowling, ha annunciato che StarCraft II verrà sostenuto anche nei prossimi mesi attraverso dei mission pack, il primo dei quali si chiamerà Nova Covert Ops. Tirando un sospiro di sollievo, StarCraft II: Legacy of the Void ha un vero finale ed i fan non scenderanno nelle piazze vituali per chiedere a Blizzard di riscrivere la conclusione, come successe ad Electronic Arts con Mass Effect III.

Infine, sia i dialoghi, ottimamente doppiati anche in italiano, sia la soundtrack contribuiscono anche essi ad aumentare l’epicità che si respira in tutto Legacy of The Void ed ogni singola parte delle missioni è sempre accompagnata da musiche e ritmi che si inseriscono perfettamente.


La Lancia di Adun

Oltre a brillare per l’aspetto narrativo, la campagna di Legacy of the Void, pur rimanendo dentro i binari degli strategici in tempo reale, riesce comunque a dare una svecchiata alle meccaniche di gioco. La curva di apprendimento corre parallela alle missioni e, dopo le prime che funzionano più o meno da tutorial, già a partire dalla metà mi sono trovato più volte con le spalle al muro e la vanità che mi portava a pensare di essere un campione degli RTS è subito venuta meno. Non mi vergogno a dirlo: per completare la missione e scrivere questa recensione ho impostato il livello di difficoltà a normale, dato che le forze di Amon mi hanno spesso rotto le ossa quando provavo ad alzare l'asticella della difficoltà. A dire il vero, quello che mi ha messo più volte alle strette non sono state le missioni di difesa o conquista degli obiettivi, quanto piuttosto quelle dove si era costretti a correre contro il tempo e non si aveva un attimo per tirare il fiato. Proprio in questi frangenti ho imparato ad apprezzare ancora di più una delle caratteristiche peculiari dei Protoss, vale a dire la possibilità di teletrasportare lungo tutta la mappa le proprie truppe: i piloni possono infatti fungere da portali e, piazzarli nei punti strategici dello scenario si è rivelata spesso l’arma vincente, se non l’unica via per portare a termine la missione. Se il dover ripetere alcune volte questi scenari per non esser riuscito a stare dentro il countdown mi ha innervosito un bel po’, d’altro canto esse mi hanno anche costretto a ricordare tutti gli shortcut da tastiera e a svolgere con la massima celerità tutte le azioni, cosa che ho poi trovato molto utile nel multiplayer. Una delle maggiori novità è l’introduzione della “Lancia di Adun”, un’antica navicella Protoss che funziona come un vero e proprio hub. Dal ponte di comando è possibile dialogare con i propri compagni e anche decidere quale missione affrontare per prima, dato che non c’è una progressione lineare. Inoltre, venute meno le evoluzioni biologiche, in Legacy of The Void viene data la possibilità di scegliere quale unità appartenente alle quattro fazioni Protoss sbloccare ed impiegare durante le battaglie. Blizzard ha così deciso da dare al giocatore maggiori opzioni di personalizzazione ed è quindi possibile optare per uno Zelota piuttosto che per un Centurione, in base alle proprie preferenze e strategie di guerra. Infine, la Lancia di Adun interviene anche in prima persona durante le battaglie: raccogliendo missione dopo missione la Solarite, quest’ultima viene utilizzata per sbloccare varie abilità speciali da utilizzare direttamente sul campo: si va dalla creazione di scudi momentanei, all’estrazione automatica di gas vespene, passando poi dal richiamo di un attacco orbitale, che spesso e volentieri ho impiegato per farmi largo attraverso le forze avversarie. 

Blizzard ha inoltre dimostrato ancora una volta di essere maestra assoluta nella creazione delle missioni, dove anche gli obiettivi secondari non sono dei meri espedienti per raccogliere maggiore Solarite e compiere le imprese, ma danno veri e propri vantaggi durante il medesimo scenario. 


Le novità del multiplayer

Il secondo pilone portante di StarCraft è sempre stato il multiplayer competitivo, che torna anche Legacy of The Void, non senza qualche novità interessante. Già in fase di beta, Blizzard aveva annunciato di voler rendere ancora più rapide le sfide online, riducendo da un lato la disponibilità delle risorse minerali e del gas vespene, ed aumentando all’opposto il numero dei lavoratori iniziali, portandolo a dodici. Questo cambio di rotta ha delle serie ripercussioni sui match, soprattutto nelle prime fasi: se non si riesce a comporre in modo adeguato un esercito degno di questo nome, si finisce così per essere spazzati via dall’avversario in men che non si dica. Questa velocizzazione delle meccaniche finisce così per premiare gli approcci più aggressivi, mentre non lascia spazio ai giocatori che preferiscono, passo dopo passo, creare unità ben assortite e sviluppare a 360 gradi la propria fazione. Come è ovvio che sia, la scelta di Blizzard ha alzato ancora di più l’asta della difficoltà e per i neofiti la vita è stata resa ancora più dura, sia nei match ranked sia in quelli non classificati. Fortunatamente il matchmaking funziona in modo adeguato e nelle mie sfide online mi sono sempre trovato davanti un avversario con un livello simile al mio.

Le novità non finiscono certo qui: anzi, siamo solo all’inizio. Dal punto di vista delle unità, ne sono state aggiunte due per fazione: l’Adepta e il Disgregatore per i Protoss, i Cyclone e i Liberatori per i Terran e, infine, il Laceratore e la Criptolisca per gli Zerg. Cigliegina sulla torta, in Legacy of the Void sono stati inseriti dei tornei direttamente organizzati da Blizzard, nel quale è possibile mettere alla prova le proprie abilità e nei quali finora sono riuscito a vincere un unico match!


In compagnia ci si diverte di più

In Legacy of The Void sono state introdotte per la prima volta una serie di missioni da svolgere in compagnia di un amico o di un altro utente della community. Le mappe per ora disponibili sono numericamente esigue e anche gli obiettivi non brillano certo per fantasia, e vanno dalla difesa di un tempio xel’naga alla distruzione delle navicelle governate da Amon. Quello che però si è rivelata la vera molla per macinare partite su partite, è il fatto che ogni missione può essere affrontata con uno dei sei eroi a disposizione: Raynor, Kerrigan e Artanis sono quelli più adatti ai neofiti, mentre Swan, Zagara e Vorazun si addicono a dei giocatori più esperti. Inoltre, match dopo match, si accumulano delle quantità variabili di punti esperienza che andranno a sbloccare nuove abilità speciali, come il richiamo delle Banshee se si utilizza Raynor oppure tutte quelle collegate alla Lancia di Adun, e truppe sempre più potenti. Dato che Bilizzard ha già dichiarato la sua intenzione di apportare nuovi contenuti per StarCraft II: Legacy of the Void, mi auguro anche che vi saranno ulteriori missioni da svolgere in cooperativa, magari strutturate in modo anche più articolato. Infine, la Archon Mode, nella quale due giocatori della stessa squadra devono utilizzare simultaneamente la medesima base: questa modalità apre a scenari tattici del tutto inediti e sta alla squadra trovare la giusta amalgama. Va detto che, nei casi in cui mi sono cimentato nella Archon Mode assieme ad un perfetto sconosciuto, siamo finiti più volte con i pestarci i piedi a vicenda e pareva quasi che stessimo seguendo degli obiettivi e delle strategie ognuno per i fatti suoi. All’opposto, nei casi in cui sono stato affiancato da un giocatore che già conoscevo, abbiamo raggiunto una buona sintonia e, spartendoci i compiti, siamo anche riusciti ad avere la meglio in non pochi casi.

Dopo circa sette anni, Blizzard cala il sipario su StarCraft (Lasciando aperto qualche spiraglio), una delle saghe più epiche ed iconiche nel mondo dei videogiochi, e lo fa attraverso Legacy of The Void, che è a tutti gli effetti il gran finale che il brand si merita, sia per ciò che riguarda il multiplayer ma soprattutto per come è stata chiusa l’avventura che per tutti questi anni ha collegato Raynor, Kerrigan, Artanis, Zeratul, Swann, Zagara, Mengsk...

PRO:- Forse la migliore campagna della saga
- Un vero e proprio finale epico
- La OST è da brividi in alcune fasi
- Le modalità Arconte e la cooperativa sono una vera droga...
CONTRO:- ... Anche se le missioni da giocare in compagnia sono poche
- Il multiplayer è ancora più punitivo
- Tecnicamente inizia a mostrare il fianco agli anni
Ashes of the SingularityAncora in early access, questo RTS sci-fi promette comunque molto bene.
StarCraft II: Heart of the SwarmNaturalmente non può mancare il precedente episodio, Heart of the Swarm, incentrato sul personaggio di Sarah Kerrigan.
VOTO FINALE9
SCHEDAGIOCO
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StarCraft II: Legacy Of The Void

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