Le avventure grafiche hanno segnato il mondo videoludico in maniera particolarmente affascinante, incollando la quasi totalità dei giocatori allo schermo grazie a trame intricate e profonde, enigmi da risolvere e una verve, per alcune produzioni, davvero ai massimi livelli. I vari Indiana Jones, Sam e Max, The Secret of Monkey Island et similia hanno spianato la strada a sceneggiatori con una fantasia sempre più affinata. The Abbey riprende la classica concezione di avventura punta-e-clicca, immergendo il giocatore in un background raccolto a piene mani da “Il nome della Rosa” di Umberto Eco, ambientando l’intera vicenda in un monastero dove efferati e misteriosi delitti sono ormai all'ordine del giorno.
Facciamo le presentazioni.
Il giocatore è chiamato a vestire i panni di frate Leonardo da Toledo noto per le sue capacità deduttive, e del suo fido aiutante Bruno, più che braccio destro una spalla tristemente comica. Già dall’introduzione, l’alone di mistero che circonda il monastero non viene affatto mascherato, dato che una figura misteriosa cerca di fare la "pelle" alla coppia di indagatori, causando una frana per adempiere a tale scopo. Da qui Leonardo comincia la sua indagine facendo la conoscenza di chi ha commissionato l’incarico, ossia l’abate; già dalle prime battute si intuisce che la ricerca può aver frutto solamente nella biblioteca, luogo sacro in cui è interdetto l’accesso ai protagonisti.
Questa avventura grafica, come forse avrete capito, rimane salda ai classici binari del genere, in cui il leitmotiv è esplorare ambienti, raccogliere oggetti, risolvere enigmi ed interfacciarsi con i personaggi all’interno delle varie locazioni, alcune chiave ed altre pressochè inutili. L’Abbazia è il luogo in cui si consuma l’intera vicenda e vanta di un discreto numero di stanze visitabili: peccato non si possa visitarle a piacimento. In alcuni momenti infatti, per svariati motivi, alcune location vengono bloccate e sbloccate, in sostanza un espediente narrativo che vuole diversificare l’azione di ricerca. Comoda comunque la presenza della mappa, utilizzabile per gli spostamenti istantanei.
Enigmi originali e con difficoltà ben calibrata? Purtroppo no...
Tra le tante avventure grafiche prodotte, sviluppate e distribuite, la feature che di sicuro non è mai mancata è quella degli enigmi di gioco, ed è quello che fa The Abbey, incentrato sulla risoluzione di enigmi risolvibili tramite dialoghi ed oggetti in inventario, di conseguenza attingere informazioni da più fonti è l'unico trucco per portare avanti l’indagine. Discorso a parte, poi, per quanto riguarda il grado di difficoltà poco impegnativo, fin troppo semplice e di bassa originalità. Come i più grandi detective quali Sherlock Holmes o Nero Wolfe ad esempio, Leonardo possiede una brillante dote di deduzione, complice il fatto di riassumere gli elementi dell’indagine appresi nei precedenti momenti; ma proprio questa genialità sottolinea una caratterizzazione non poco infastidente: il suo pensiero prevale infatti sui ragionamenti del giocatore, dando l’impressione di aver già chiara quale sia la chiave e la soluzione del mistero molto tempo prima che ci arrivi il giocatore stesso, e la sensazione di trasformare il gioco in opera da guardare si fa spesso viva.
I veri punti di forza sono i comparti tecnici.
Il comparto tecnico è indubbiamente uno dei punti forti per The Abbey. Infatti grazie alla sua grafica fumettosa e l'altissima attenzione dei dettagli, sia ambientali che scenografici, la ricostruzione delle ombre davvero perfetta e la precisione nei disegni interni è possibile gustare al meglio l'avventura che ci attende. Peccato il trovarsi di fronte ad alcuni full motion video realizzati con engine diversi da quelli usati per il comparto grafico: motori video che si sono dimostrati spesso non all’altezza. Ottimo invece l’utilizzo delle soundtrack di intesità e melodie variabili e modulate in base ai momenti di gioco vissuti.