Il nome “Blackwell” sarà sicuramente noto agli amanti delle avventure grafiche vecchio stile, che in questi anni hanno potuto riassaporare un po’ dei bei vecchi tempi grazie ai titoli retrò di Wadjet Eye Games. Il piccolo studio indipendente di New York ha ottenuto ultimamente una discreta fama, grazie alla commercializzazione dei suoi prodotti sui canali digitali di Steam. Dopo Gemini Rue e Puzzle Bots, ecco arrivare sulla piattaforma di Valve l’intera saga Blackwell, raccolta in un’unica e conveniente collezione chiamata The Blackwell Bundle. La saga è composta da quattro titoli e, in questo articolo, andremo ad esaminarli brevemente uno per uno, per capire se il successo riscosso dalle avventure della medium Rosangela in giro per il mondo è davvero meritato.
The Blackwell Legacy
Il primo episodio funge da introduzione ai personaggi che ci accompagneranno lungo tutti e quattro i capitoli della serie, e racconta il percorso che ha portato la protagonista, Rosangela Blackwell, a svolgere la sua attuale “professione”. Sin dai primi minuti di gioco si intuisce che, dal punto di vista della narrazione, nulla è lasciato al caso: ogni personaggio gode di una caratterizzazione molto solida e il passato di Rosa è presentato attraverso una serie di indizi, fotografie, documenti, lettere e dialoghi che svelano pian piano, con ritmo perfetto, la triste sorte cui la giovane scrittrice pare condannata. La comparsa dello “spirito guida” Joey cambia per sempre la vita di Rosa, che si trova costretta ad accettare le proprie facoltà psichiche per diventare una provetta “salvatrice di fantasmi”.
Tecnicamente, The Blackwell Legacy è un punta e clicca vecchio stampo, che fa proprio di questo esplicito richiamo ai capolavori del passato uno dei suoi principali punti di forza. La grafica è grezza ed affascinante, paragonabile a quella di una qualsiasi avventura LucasArts degli anni ’90, mentre la giocabilità è ancora più essenziale. L’inventario consente solamente di esaminare gli oggetti raccolti, ma non c’è la possibilità di collocarli direttamente sugli altri elementi dello scenario (l’operazione è compiuta in automatico se si possiede l’oggetto giusto). Le due azioni primarie sono l’osservazione di tutto ciò che ci sta intorno e la conversazione con i personaggi, a cui possiamo porre più o meno domande a seconda dei progressi raggiunti nell’indagine. Indispensabile, a tal proposito, il taccuino che raccoglie tutti gli indizi e che consente di concatenarli per giungere a conclusioni parziali, avanzando così un passettino alla volta fino alla soluzione del caso.
Blackwell Unbound
Il secondo capitolo racconta le avventure della zia di Rosa, Lauren Blackwell, dalla quale la protagonista del primo episodio ha ereditato le capacità di medium. Il personaggio di Lauren era già stato ampiamente (e splendidamente) presentato in The Blackwell Legacy e la storia di Blackwell Unbound inizia in medias res: la giovane sensitiva infatti è già esperta nel “salvataggio spettri” e si trova ora alle prese con due casi piuttosto spinosi. Insieme allo spirito guida Joey, indispensabile anello di congiunzione fra i titoli della saga, Lauren deve scoprire cosa tiene ancorati al mondo degli umani gli spiriti di un saxofonista jazz e di una donna solitaria, due vicende apparentemente slegate che però, nel corso delle indagini, riveleranno inquietanti punti in comune.

Lauren e Joey alle prese con il loro hobby preferito: salvare fantasmi sperduti
Come in ogni secondo capitolo, si perde un po’ il piacere della scoperta e la trama è interamente incentrata sui due casi appena accennati, mentre vengono tralasciati gli approfondimenti legati alla psiche e al passato dei personaggi. Nonostante ciò, la storia si dimostra sufficientemente originale ed appassionante e scommettiamo che terrà incollati allo schermo fino alla fine gli appassionati del genere.
Il sistema di gioco rimane sostanzialmente lo stesso, con dialoghi, ricerche (stavolta su una semplice guida telefonica e non su Internet) e osservazione degli scenari che costituiscono il cuore del gameplay di Blackwell Ubound. L’inventario continua a rivestire un ruolo secondario, ma si rivela necessario di tanto in tanto per utilizzare l’oggetto giusto al momento giusto e per esaminare lettere o fotografie. Di primaria importanza invece il solito notebook, sul quale Lauren appunta tutti gli indizi e fa i collegamenti del caso per ottenere nuove informazioni e fare domande efficaci ai suoi “compagni di viaggio”.
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