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Wolfenstein 3D

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9.5
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Recensione Wolfenstein 3D  Scritto da: Vincenzo "Vinz" Petrassi | Data: 2009-12-10

Infiltriamoci nel più famoso castello nazista per riscoprire uno dei padri degli FPS.

“FPS: For Playstation System”

Così, una volta, ironizzò Hideo Kojima col suo famoso trailer di Metal Gear Solid 4 per diverse volte di fila. Noi tutti sappiamo che, ovviamente, quella sigla non sta ad indicare il gioco di parole voluto dal celebre game designer, principalmente, ma bensì il genere su cui volle creare doppi sensi per mietere qualche vittima tra i fan della sua famosa serie.

Per molti altri videogiocatori, FPS, sta a indicare una tipologia di videogioco che nel corso degli anni si è definita, ha dettato leggi su come far muovere il mercato, ha sfruttato tecnologie sempre più all’avanguardia per stupire i giocatori più accaniti… insomma, parliamo dei:

>FPS: FIRST PERSON SHOOTER<

Sparatutto in prima Persona”, ecco cosa vuole significare quella sigla che tanto fa parlare di sé da quasi un ventennio.
La possibilità di fissare un mirino tramite gli occhi di un nostro avatar, il vedere il tonfo dei nemici abbattuti con la nostra arma da fuoco, osservare il rinculo di quest’ultima mentre la stringiamo in mano, un perfetto punto di vista da cui guardare l‘ambiente che ci circonda e una certa gamma di interazioni offerte; Queste sono tra le facoltà concesse al giocatore, queste sono anche tra le “gioie” che un giocatore appassionato del genere riesce ad ottenere.
Si è passati dal muoversi all’interno di labirintici bunker nazisti a scenari aperti di un vasto conflitto bellico, passando per basi infestate da presenze infernali su un rossastro pianeta marte o la sperduta giungla piena di insidie naturali.
Si è passati dall’imbracciare un possente mitragliatore degli anni ’40 ad armi aliene dalle fattezze organiche, ma si è anche finiti per usare archi o spade  dal sapore medievale.

Questi sono alcuni dei passi evolutivi e stilistici che ha subito il genere nel corso degli anni, e sono davvero pochi in confronto a quanto ci sarebbe da raccontare, ma a noi spetta un altro compito oggi: raccontarvi come è nato tutto, chi  è stato tra i capostipiti del genere ad averlo reso soprattutto popolare tra i giocatori di tutto il mondo.
Tutto ha avuto inizio nel maggio del 1992, presso una casa di sviluppo texana.

L’origine e la sua eredità

La id Software, capeggiata dai talentuosi John Carmack e John Romero, e già fautrice della celebre serie platform “Commander Keen”, rilasciò nel 1991 i due titoli Catacomb 3D e Hovertank 3D, caratterizzati da una visuale in prima persona. Potremmo considerare questi due i primi FPS della storia, ma il titolo che più si meriterebbe questa denominazione, poiché mise il giocatore nei panni di un soldato armato di armi da fuoco da fissare con i suoi stessi occhi, fu Wolfenstein 3D, l’FPS che rese celebre il suo genere di appartenenza.

Da allora, il genere FPS ha contato sempre su un numero di appassionati in continua crescita, complice anche un alto numero di esponenti che contano tra le proprie file pietre miliari del genere come Doom (della stessa casa produttrice), Duke Nukem 3D, Descent, System shock, ecc.
Un genere che ha saputo dimostrarsi molto malleabile grazie alle tante influenze avute da altri generi come i giochi di ruolo, l’action o il platform. Anche qui ci sarebbe molto da dire, ma ora tocca a noi analizzarvi uno dei videogiochi più acclamati di sempre.

Un duro contro i nazisti

  Wolfenstein 3D ci fa vestire i panni dell’agente americano B.J. Blazkowicz (un premio a chi sa pronunciarlo! Ndr) che deve compiere un importante missione: rovesciare il regime nazista!
Tutto il gioco si snoda tramite sei intensi capitoli, che vedono il nostro protagonista battersi contro le minacciose truppe delle SS attraverso i dieci livelli (di cui uno segreto e non indispensabile) che compongono ognuno di questi.
Ogni livello è strutturato come un labirinto composto da stanze e corridoi popolati da guardie armate da debellare e, talvolta, diventa necessario il ritrovamento di chiavi per aprire serrature altrimenti inaccessibili. Controlliamo l’eroe con le frecce direzionali, che accompagniamo con la pressione del tasto Shift per correre più velocemente o con il tasto Alt per fare delle scivolate laterali, mentre attiviamo le porte o stanze segrete dietro ad un qualsiasi muro con la barra spaziatrice, selezioniamo le armi con i tasti numerici e spariamo con il tasto CTRL.
Un gameplay semplice, insomma, che si rivela accattivante grazie alla possibilità di girare lo sguardo a 360° e il potersi dirigere verso qualunque direzione sia possibile.
  Infine, descriviamo la nostra interfaccia di gioco che raffigura, in basso, il ritratto del nostro protagonista che, in base al proprio livello di salute espresso in percentuale, che mostra sanguinamenti sempre maggiori quanto questa si abbassa. A destra troviamo l’icona dell’arma in uso, il numero delle munizioni per un totale di 99 uguali per tutte. A sinistra il numero di vite e del piano in cui ci troviamo e il punteggio che aumenta uccidendo i nemici o passando di livello in livello.



Nemici da tenere a bada

Ad opporsi al nostro agente segreto troviamo una folta schiera di nemici, che variano dalle semplici sentinelle a soldati SS armati di mitragliatori e capaci di muoversi a velocità molto elevate, passando per cani da guardia e mutanti pericolosi. Questi vanno a differenziarsi man mano che si prosegue nei livelli e nei capitoli, attraverso una curva di difficoltà bilanciata. Inoltre, al termine di ogni capitolo è collocato un boss; ovvero, un avversario più forte di tutti i precedenti che contraddistingue il capitolo scelto.



Per combattere i nostri nemici possiamo contare su un arsenale niente male che comprende un semplice pugnale, una pistola efficace contro le prime sentinelle, un mitragliatore che consuma abbastanza velocemente le nostre munizioni e, infine, una pesante mitragliatrice a canne rotanti per niente tirchia nel consumo dei proiettili, indispensabile contro i nemici più coriacei e i sopracitati boss che, talvolta, saranno anch’essi provvisti di un armamento adeguato e letale.

Graficamente una “rivoluzione”

Wolfenstein 3D, come già menzionato più volte, è uno sparatutto in prima persona che faceva del suo punto forte il motore grafico in pseudo 3D, che miscelava ambienti costruiti su di un unico piano, esente da livelli sopraelevati (cioè, ogni spostamento rispetto l’asse verticale) e da illuminazione dinamica, con texture delle superfici belle da vedere e sprite di nemici, oggetti ecc. in 2D.
Questi contavano su diverse angolazioni che variavano in base al punto di vista del giocatore, facendo sì che dessero l’impressione di essere tridimensionali, malgrado quando fossero abbattuti i cadaveri dei nemici rimanevano sempre orientati verso di noi senza cambiamento di sorta.

  Gli sprite 2D dei soldati e di tutto il resto contavano su una cura per i particolari buona, unita ad una convincente resa generale, anche se agli occhi di adesso potrebbero sembrare molto “pixellosi” e poco fluidi nei movimenti. Dall’altra parte, le texture che ricoprivano le superfici degli ambienti erano anch’esse azzeccate, ma rischiavano di diventare molto ripetitive e rendere più difficile l’esplorazione dei piani labirintici, poiché capitava di attraversare più volte gli stessi corridoi e stanze senza accorgersene.
Un tratto che rendeva peculiare l’ambientazione di gioco erano senza dubbio i tanti simboli nazisti disseminati un po’ ovunque, a cominciare dalle croci, passando per le svastiche e finendo a quadri di Hitler.


In fin dei conti, ciò a cui puntò John Carmack con l’engine di gioco era di creare un motore più veloce di quello utilizzato da Ultima Underworld: the Stigyan Abiss dei Looking Glass Studios, riuscendoci pienamente, pur sacrificando alcune features già nominate.

Sul piano del sonoro, vanno fatti complimenti a Robert Prince per la realizzazione della colonna sonora che si rifà a brani militari ritmici e piccoli jingle che si odono nella raccolta di armi e tesori. Oltre ciò, son presenti effetti sonori in discreta quantità, a partire dagli spari dei nostri arnesi ben diversificati, l’urto contro pareti (dei semplici bip sonori), e le grida dei soldati quando veniamo avvistati o durante la loro morte.
Da menzionate in questo ambito la traccia Horst-Wessel-Lied che fa da sottofondo alla schermata iniziale e che creò controversie presso il pubblico germanico poiché, ricordiamolo, si tratta dell’inno del partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi.

Insomma, Wolfenstein 3D per il suo anno di uscita fu un titolo sicuramente accattivante sul versante grafico e sonoro, c’è da ammetterlo.

Una sfida non molto lunga ma impegnativa

Wolfenstein 3D si snoda tramite sei intensi capitoli di gioco che contano su dieci livelli, di cui uno non è necessario poiché segreto e opzionale, la cui difficoltà è ben bilanciata col proseguire della “storia”.
Ad arricchire tutto si hanno quattro livelli di difficoltà tra cui scegliere, che vanno dal semplice “Can I play, daddy?” al brutale “I am death incarnate!”, nel quale i nemici sono più numerosi e letali quando attaccano. riguardo i salvataggi, questi si possono effettuare in qualunque momento e, nel corso dei livelli, non è presente alcun checkpoint.
 
A fronte di ciò, si contano diverse ore di gioco che vanno da giocatore a giocatore. Ci sarà chi riesce a terminarlo in poco tempo poiché svelto e avvezzo al genere, e chi si perderà più volte all’interno dei labirinti oppure dedicherà molto tempo al ritrovamento delle aree segrete e degli easter eggs disseminati.

Note finali sul diario di missione

Sventare i terribili piani del regime nazista è stato emozionante ed elettrizzante per chiunque ha vissuto gli anni d’oro del genere e ha avuto l’onore di provare questo componente dei primi capostipiti di un genere prolifico e pieno di estimatori sparsi per il globo. Sicuramente un vanto per i suoi creatori, che ancora oggi sono rispettati come i re del genere.
Invecchiato male? Forse un po’ sì, ma niente toglie che è rimasto un certo fascino in quei livelli un po’ troppo simili tra loro e quei nemici a volte duri a morire.
Da gustare se si vogliono percorrere le origini degli FPS, senza alcun dubbio!

In alternativa a Wolfenstein 3D
Wolfenstein ( PC ) Wolfenstein ( PC )

L'ultimo episodio della leggendaria saga rivive in multipiattaforma per opera dei Raven Software. un FPS classico e divertente.
Il commento dell'autore su Wolfenstein 3D
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Vincenzo "Vinz" Petrassi
Una delle mie esperienze preferite di quando ero più giovane e già avvezzo ed estimatore di quel capolavoro mai troppo osannato di Doom. Un titolo che consiglio, anzi, ordino di giocare a chiunque voglia scoprire i capostipiti del genere FPS, anche solo per vedere quanto impegno e dedizione sapevano esercitare un pugno di uomini volenterosi a dispetto di produzioni odierne multimilionarie.

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Pregi del gioco

Graficamente riuscito

Belli alcuni boss e nemici

Comparto sonoro appropriato
Difetti del gioco

Ambienti talvolta ripetitivi

Frustrante a tratti

Pagella del gioco
Voto grafica
9.5
Una rivelazione nel suo anno di uscita. Peccato per le texture degli ambienti talvolta ripetitive e la struttura dei livelli su un unico piano
Voto sonoro
9
Belle le musiche e gli effetti sonori adeguati
Voto giocabilità
9.5
Immediato nei controlli, bilanciato nella difficoltà a parte qualche sporadico caso e spesso ci si perde nei vari livelli
Voto longevità
9.5
Sessanta livelli di cui sei opzionali e non semplici da trovare.

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