TIE-IN (A METÁ)
Nel 1992 Quentin Tarantino debutta con un film destinato, nel bene e nel male, a rientrare nei cosiddetti “cult movie”: Reservoir Dogs, noto nella patria di Dante col nome di Le Iene (no, non è il programma di Italia 1, che però prende spunto dal film per l’abbigliamento degli inviati, oltre che per il titolo ovviamente). La trama, frammentaria e raccontata in modo disordinato (alla maniera di Tarantino, d’altronde), narra i tragici risvolti di una rapina portata a termine (più o meno, non vorrei incorrere in fastidiosi spoiler, ndr)da sei uomini che, prima di allora, non si erano mai visti e che non sanno nulla dei loro compagni, neppure il nome dal momento che Joe, il capo, ha assegnato a loro degli appellativi fittizi: Mr. White, Mr. Orange, Mr. Pink, Mr. Blonde, Mr. Blue e Mr. Brown, interpretato dal regista stesso.
Quasi quindici anni dopo, quei geni (si fa per dire) di Volatile Games hanno pensato bene di sviluppare un gioco (rigorosamente low budget) che riprendesse le vicende della pellicola e le espandesse con un finale più completo.
Questo in linea teorica: in realtà abbiamo fra le mani (io ho tra le mani, voi spero di no, ndr) una licenza a metà, siccome l’unico attore ad aver prestato la propria voce e le proprie fattezze è Michael Madsen (Mr. Blonde); tutti gli altri “Mr.” non sono doppiati dagli attori che li hanno interpretati all’inizio degli Anni Novanta e non ne hanno neppure l’aspetto (i più buoni di voi potrebbero dire che le controparti digitali somigliano VAGAMENTE agli attori). D’altronde, forse neanche voi acconsentireste di apparire in un lavoro mediocre come questo.
L’altra grande fregatura è costituita proprio dalla promessa di completare il film, promessa che non viene assolutamente mantenuta siccome il gioco si limita a farvi vivere le scene d’azione di cui nel film si accenna soltanto, senza aggiungere alcun risvolto alla trama, se non per il finale (sono tre, ne parleremo dopo), della durata di un minuto scarso.
LITTLE GREEN BAG
Uno dei pochi aspetti che beneficia realmente della licenza è la colonna sonora, composta dai celebri brani che Tarantino scelse personalmente per la sua opera: in mezzo a classici come Little Green Bag o Hooked on a Feeling è facile trovarsi a proprio agio e immergersi nell’atmosfera del film; questa sensazione, comunque, sarà fugace dal momento che, come abbiamo già detto, non ci sono gli attori originali a dar voce alla propria iena. Ad ogni modo, il nuovo doppiaggio non è spregevole e dona un po’ di personalità ai vari comprimari, ciascuno dei quali avrà delle frasi (imprecazioni/insulti) proprie da urlare nelle sequenze d’azione (solitamente in seguito a un’uccisione). Peccato comunque, ma c’è molto di peggio in questo gioco, e il primo indiziato è sicuramente il comparto tecnico smaccatamente low budget: modelli poligonali grezzi, animazioni migliorabili, fisica deprecabile nelle sezioni di guida, spazi aperti di scarsa qualità e interni piuttosto ripetitivi; quest’ultimo difetto, però, è dovuto, almeno in parte, a cause di forza maggiore: l’ambientazione, infatti, è principalmente una, ovvero il luogo del colpo, giocata dal punto di vista di personaggi diversi. Ciò ugualmente non toglie che la qualità grafica avrebbe potuto e dovuto essere decisamente superiore, siccome gli ambienti, per l’appunto, sono abbastanza pochi.
RITIRO DELLA PATENTE
Come accennato poco sopra, a risentire delle magagne tecniche sono soprattutto le sezioni di guida, che costituiscono circa la metà delle missioni (l’altra metà abbondante vi vedrà prevedibilmente impegnati con le sparatorie): alcuni scorci sono veramente imbarazzanti, così come la fisica di cui “godono” le suddette sezioni. Anche il modello di guida non è il massimo, ma ha quantomeno il pregio di non peggiorare la situazione, già di per sé non proprio rosea. Chiaramente si governano i veicoli in modo molto arcade, senza nessun riguardo nei confronti delle leggi della strada o delle autorità, le quali vi saranno sempre alle calcagna. Gli obiettivi delle missioni sono diversi, ma non sprizzano certo originalità da tutti i pori: si va dalla classica prova a tempo al confronto testa a testa, passando per la gara a checkpoint o quella con limite minimo di velocità sotto il quale non scendere. Nulla di memorabile ovviamente, e nulla che non sia stato realizzato meglio in altri giochi (non parliamo di giochi di guida, ma anche di un James Bond 007 Nightfire a caso), però lo scopo di rompere la monotonia del gameplay viene in parte raggiunto, pur restando predominante, appunto, l’anima TPS del titolo.
“FERMI TUTTI E MANI IN ALTO! QUESTA È UNA RAPINA!”
Dopo aver constatato la scarsa qualità delle sezioni al volante, non ci resta che constatare l’altrettanto scarsa qualità di quelle sparacchine, le quali, però, hanno perlomeno beneficiato di un barlume di originalità, costituito dalla trovata interessante (e molto adeguata al contesto) degli ostaggi: dopo aver fissato il mirino su un civile, sarà possibile richiamare poco educatamente la sua attenzione e quindi costringerlo a eseguire i vostri ordini. Sostanzialmente la levetta analogica destra gestisce i movimenti del malcapitato, mentre l’analogico mancino quelli del vostro alter-ego. Questo comando risulta utile per farsi sbloccare porte/casseforti e per condurre l’ostaggio nelle vostre vicinanze, permettendovi di afferrarlo e adoperarlo come scudo umano. Tale uso risulta piuttosto utile dal momento che i vostri nemici non vi spareranno: potrete inoltre costringerli a gettare a terra l’arma minacciandoli con un colpo ben assestato alla vostra vittima.
Ottimo, direte voi; peccato che il tutto non funzioni sempre a meraviglia, siccome gestire due movimenti simultanei non è il massimo e la tecnica dello scudo umano viene spesso vanificata dalla presenza eccessiva di nemici che vi accerchieranno letteralmente e da scenari troppo ampi: se il nemico non è proprio di fronte a voi, ma un po’ defilato o addirittura dietro, giustamente vi sparerà anche se avete un ostaggio.
Molte volte, quindi, vi ritroverete a risolvere le questioni in maniera più cruenta e classica, individuando così anche le pecche di questo tipo di approccio; innanzitutto, il personaggio controllato (non importa quale) è poco agile, ma questo è, al limite, giustificabile col fatto che non si controllano abili mercenari o Marines, ma persone comuni nelle loro doti fisiche. Privo di scusanti invece il sistema di mira poco preciso, con un fastidioso slow-motion/blur nel momento in cui si avvicina la visuale, e la gestione dei nemici: essi si dividono in tre categorie- guardie giurate, poliziotti e SWAT-, dotate di caratteristiche (armi, resistenza, ecc.) diverse. Come potete intuire la tipologia più debole è la guardia giurata, che però talvolta si dimostra inspiegabilmente coriacea, sopportando quintali di piombo prima di soccombere. Frustrante, decisamente, come è frustrante il loro posizionamento: può capitare di trovarsene alle spalle perché dopo un evento particolare o il raggiungimento di un checkpoint respawnano magicamente. Inoltre, se un civile riesce a premere il pulsante di emergenza, le forze armate ragionevolmente si moltiplicheranno. Questi pulsanti di emergenza sono un po’ troppo frequenti (se ne trovano ovunque), quindi la situazione potrebbe rivelarsi un po’ affannante alla lunga. In vostro aiuto però, c’è il solito Bullet Time (simile all’Occhio di Lince di Red Dead Revolver: durante lo slow-motion si puntano i nemici che, al termine della sequenza, vengono freddati), la cui barra apposita va riempita minacciando i civili.
In realtà più di un’occasione fa pensare alla volontà degli sviluppatori di rendere il gioco più tattico e studiato di un Gungrave a caso, ma la verità è che non vale la pena perdere tempo a pianificare le proprie mosse, quando, con un po’ di abilità manuale, le missioni possono essere portate ugualmente a termine (soprattutto giocando in Facile) in un paio di giorni.
UN BRUTTO GIOCO DURA POCO
Eh, sì: Reservoir Dogs ha anche il difetto (o pregio, in tal caso) di durare proprio poco: 15 missioni in totale più la prima di tutorial, di cui la metà (quelle di guida e le prime a piedi) dura una manciata di minuti. Ci vuole davvero poco a finire il gioco, ma la cosa non è terribile, tenendo conto del genere di appartenenza. Ben peggio è COME finisce: ognuno dei tre finali- che dovrebbero costituire l’aggiunta alla trama del film- dura qualche secondo ed è scontato a dir poco, tanto che una volta che vedrete il primo, non sarete sicuramente incoraggiati a ottenere gli altri due.
Ma se proprio desiderate ottenerli e sviscerare questo titolo, dovrete finire il gioco con tutti e tre gli allineamenti: essi sono determinati da parametri quali le uccisioni di poliziotti e civili e rispecchiano la vostra condotta di gioco; ovviamente più gente ammazzate, peggiore sarà il finale. Arrivare ai titoli di coda con tutti gli allineamenti vi farà sbloccare anche un paio di trucchi.
L’unico obbiettivo extra, invece (che sblocca inutili gallerie), è la raccolta di documenti segreti, vista e rivista in molti Sparatutto, o, al limite, ricominciare a un livello di difficoltà superiore, ma ce ne sono solo due in tutto: Facile e Normale, il quale è comunque abbordabile (io l’ho giocato direttamente in Normale, infatti, ndr).
Dispiace, comunque, perché i personaggi della pellicola sono carismatici e qualche idea discreta (come quella degli ostaggi) c’è. Una realizzazione tecnica degna di tal nome e che, magari, replicasse lo stile di Tarantino, e una maggior cura in generale avrebbero reso Reservoir Dogs un ottimo videogame, oltre che un ottimo film.