Silent Hill Origins

Le origini dell'inquietante serie di Konami arrivano su PS2
Scritto da Giacomo "true Gek" Quadrioil 20 novembre 2008
Silent Hill Origins Recensione

Dopo il quarto episodio, della serie Silent Hill parevano essersene perse le tracce; come scomparso misteriosamente nella nebbia dell’inquietante cittadina di cui il titolo narra le vicende. Fortunatamente Konami non aveva affatto abbandonato la sua serie horror, anzi, aveva in serbo alcuni colpi di scena: un nuovo episodio in esclusiva PSP, la console portatile Sony, sviluppato però non dallo storico Team Silent, autore degli altri capitoli, bensì da Climax, un gruppo di programmatori occidentali. Il titolo (un prequel del primo episodio) intitolato per l’occasione “Origins” suscitò non pochi dubbi tra i fan di tutto il mondo: la visuale era mutata, ora alle spalle del protagonista, e l’utilizzo delle armi da fuoco avveniva un po’ come in Resident Evil 4. Altra perplessità derivava dal discutibile monster desing, che mostrava abomini più simili a zombie che alle inquietanti e sinistre creature tipiche della serie.

A quanto pare, Konami ritenne che la serie non fosse ancora pronta al grande salto evolutivo (intrapreso, tra l’altro, da Silent Hill 4 senza particolarmente successo), ed intervenne mostrando la retta via ai ragazzi di Climax. Il risultato è stato un ottimo survival horror per PSP, dotato delle meccaniche tipiche della serie, anche se ciò non ha precluso qualche piccola novità. Per fortuna Konami (o sarebbe forse il caso di dire purtroppo), probabilmente spinta dalle scarse vendite della versione portatile, ha annunciato pochi mesi fa una conversione per PS2 di Silent Hill Origins. Andiamo quindi ad analizzare questo prodotto: sarà all’altezza della versione originale?


E siamo a tre

Si, questo è il terzo capitolo che in un modo o nell’altro è legato, dal un punto di vista narrativo, al capostipite della serie. In questo caso si tratta non di un sequel, come avvenuto per Silent Hill 3, bensì di un prequel, che racconta le vicende subito successive all’incendio della casa di Alessa, la bambina che ha dato origine a tutte le vicende successive. Ecco che quindi ci troviamo nei panni di Travis, un camionista apparentemente capitato per caso nella cittadina nebbiosa, che fa la scoperta di un terribile scenario: una casa sta bruciando, e il motivo dell’incendio non è altro che il sacrificio umano di una povera bambina, Alessa per l’appunto. Dopo averla salvata dalle fiamme, il poveretto sviene e si risveglia nella città di Silent Hill, che pare totalmente deserta e isolata dal resto del mondo. Inizia quindi un “pellegrinaggio” per quelle strade nebbiose tanto care ai fan, dove le vicende si alternano con maestria e a ritmo incalzante; facendo la conoscenza della inquietante Dahlia, la bella infermiera Lisa, nonché l’enigmatico Kauffman. Tutti personaggi già apparsi e conosciuti fin troppo bene, ma rivisitati per l’occasione in questo nuovo episodio.

Ben presto ci accorgeremo che le vicende di Alessa raccontate in Origins non aggiungono poi molto a quello che già si conosce giocando il primo ed il terzo episodio. La maggior parte della trama infatti, fa luce sul passato del nostro protagonista, Travis, del quale vengono svelati numerosi retroscena, scoprendo che in realtà non è capitato per caso in quel luogo. Una trama che quindi agglomera due vicende differenti, anche se con temi simili, in maniera sapiente e mai intrusiva, riuscendo nell’intento di stupire e affascinare il giocatore.


Sul filo del rasoio

Se andiamo ad analizzare Origins dal punto di vista delle atmosfere, ci accorgeremo come anche in questo campo il titolo riesca nel suo intento. La suggestione data dal camminare per le strade della cittadina nebbiosa, con il costante statico della radio sulle orecchie, è ancora tale e quale a quella provata circa un decennio fa. Anche le sessioni all’interno dei vari edifici, l’altra grande fetta dell’esplorazione di Silent Hill, sono ancora una volta molto intense e opprimenti, grazie soprattutto alla caratterizzazione di questi luoghi, che risultano più inquietanti che mai. Un esempio lo abbiamo infatti con l’istituto di igiene mentale, che già di per sè risulta essere un posto non piacevole, o ancora con il teatro, dove faremo interessanti incontri e nel quale la tensione sarà sempre altissima. Dopo il quarto capitolo, che aveva un po’ stravolto la serie, torna anche la nostra fidata torcia; ciò significa che spesso saremo avvolti dalle tenebre, e l’ansia di non riuscire ad avere un controllo totale su ciò che avviene su schermo è una sensazione ben accolta e che sinceramente ci mancava.

Altro elemento storico della serie, cioè i due mondi, quello chiaro (normale) e quello oscuro (demoniaco) è presente anche qui, ed ora avremo la possibilità di passare dall’uno all’altro ogni volta che sarà necessario tramite degli appositi specchi; strumenti che sin dall’antichità hanno sempre suscitato nell’animo umano sentimenti di curiosità ma anche di mistero. Le atmosfere sono infine ulteriormente perfezionate grazie a una colonna sonora di tutto rispetto, curata ancora una volta da Akira Yamaoka, compositore storico della serie. Colonna sonora che segue costantemente le varie situazioni: come non citare le ansiose e terrificanti musiche che ci accompagnano una volta messo piede nel mondo oscuro, o le malinconiche melodie che fanno da sfondo a determinati eventi legati alle vicende di Travis ed Alessa.


Trama e atmosfere. Cosa manca?

Dopo aver analizzato gli aspetti scenici del titolo, è doveroso parlare anche del gameplay. Come detto in apertura, nonostante ricalchi a grandi linee lo schema dei primi tre episodi, il titolo introduce qualche piccola e interessante novità. Da un punto di vista esplorativo, avevamo già accennato che la struttura è molto classica, con Trevis indaffarato a spostarsi da una location all'altra utilizzando le desolate e nebbiose strade della cittadina di Silent Hill. Lo stesso accade all'interno degli edifici, con una struttura delle location decisamente vecchio stile, rispetto a quanto si era visto in Silent Hill 4, con un discreto numero di enigmi sufficientemente elaborati, che coinvolgono, nemmeno a dirlo, le due differenti dimensioni. Infine, a far compagnia alla nostra "visita", vi saranno torcia e radio, delle quali il ritorno è assai gradito.

Parlando invece del battle system, ci ritroviamo in mano un sapiente mix di quanto ha offerto la serie sino ad oggi. Per esempio, ritorna l'inventario a schermo ereditato da Silent Hill 4, che permette un cambio d'arma molto più veloce, ma ritorna anche l'illimitato spazio a nostra disposizione, trasformando di fatto Travis in un enorme "contenitore" senza fondo. Inoltre, ora potremo utilizzare come arma non solo i classici bastoni, piedi di porco, mazze ferrate e pisole, ma anche oggetti di "fortuna", che da semplici soprammobili o elettrodomestici si trasformano in letali strumenti di morte. Non è un caso infatti che potremo rompere una TV in testa a un nemico, piuttosto che infilzarlo con un paralume. Oltretutto, se siamo a corto di armi o non vogliamo sprecare proiettili, potremo affidarci agli economici pugni di Travis, che fanno più male di quanto non si possa immaginare. Ultima novità introdotta sono poi i quick time event, che dopo Resident Evil 4 sembrano essere divenuti lo standard di tantissimi titoli. Quando infatti un mostro ci assalirà, per scrollarcelo di dosso sarà sufficiente premere il giusto tasto che compare a schermo.


Una conversione perfetta?

Si sa, le conversioni da PSP a PS2 non sono mai felicissime. Ne sono la testimonianza molti titoli che, durante il passaggio di versione non hanno avuto giovamento dall’hardware migliore, addirittura peggiorando il risultato sotto alcuni aspetti. Silent Hill Origins in questo caso sta nel mezzo: la versione PS2 a livello visivo è sicuramente superiore alla controparte PSP, ma nonostante ciò non mancano i difetti. Dal passaggio si sono guadagnate infatti texture molto più definite e curate, effetti speciali più corposi, nonchè modelli poligonali di nemici e personaggi nettamente più dettagliati e meglio animati. Non dimentichiamoci poi della maggior definizione delle immagini, vedendo così sparire buona parte dell’aliasing che logicamente affliggeva la versione PSP. Di contro, però, si è verificato un inspiegabile calo di frame rate generale e, talvolta, quando i nemici a schermo sono veramente tanti, questo scende in maniera un po’ preoccupante. Inoltre, la palette dei colori pare più spenta rispetto alla controparte portatile e non mancano poi i bug come nemici che s’incastrano tra le pareti. Insomma, un lavoro a metà, sicuramente migliore di tanti altri, ma che poteva essere più curato.

Silent Hill Origins è un buonissimo survival horror. Le atmosfere tipiche della serie sono state pienamente rispettate, questo grazie innanzitutto a una trama che, anche se non aggiunge poi molto alle vicende del primo episodio, sa colpire il giocatore e lo fa appassionare alla storia di Travis. Tornano oltretutto la cittadina esplorabile, la torcia, la radio e gli enigmi, elementi cari a tutti i fan. Come se non bastasse, l’aspetto artistico del titolo è proprio quello del mondo malato e contorto della cittadina nebbiosa. Il titolo non è esente da difetti, come i filmati in computer grafica non molto ben realizzati, la longevità abbastanza bassa e la totale assenza di contenuti extra rispetto alla prima versione; ma se siete fan della serie Konami e non possedete una PSP, la versione PS2 di Silent Hill Origins, nonostante la conversione non proprio brillante, è quello che fa per voi!

COMMENTO
Giacomo "true Gek" Quadrio

Un survival horror, quello di Silent Hill, che riesce a coinvolgere il giocatore, nonostante una conversione non proprio eccelsa. Quei leggeri cali di frame rate evidenziano un lavoro non proprio perfetto nella creazione della versione PS2. Nonostante questo difetto il titolo si lascia giocare, in quanto tutte le componenti artistiche della serie (che hanno fanno la fortuna del titolo Konami) sono rimaste totalmente invariate. Un acquisto consigliato a chi ama i survival horror e non possiede una PSP.

GRAFICA:7Graficamente su PSP era un gioiello. Qui invece i cali di frame sono ingiustificati.
SONORO:8.5Ottima colonna sonora, un po’ meno il doppiaggio!
GIOCABILITà:8.5La giocabilità è quella classica della serie, con qualche nuova variante.
LONGEVITà:7Il titolo è purtroppo corto, ma piacevolmente rigiocabile.
VOTO FINALE8
PRO:- Buona trama
- Giocabilità classica
- Ottima colonna sonora
CONTRO:- Conversione non al meglio
- Totale assenza di materiale extra
- Troppo corto
Alone In The Dark ( PS2 )Cupo e terrorizzante come sempre. Un'esperienza da brividi.
Dead Space ( PS3 )Se avete una PS3 non lasciatevi sfuggire il terrore di casa EA in questa agghiacciante esperienza nello spazio.
SCHEDAGIOCO
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