Soul Nomad And The World Eaters

I Nippon Ichi sfornano un titolo che non si chiama Disgaea. Esatto: è un JRPG
Scritto da Adrianoil 21 settembre 2008
Soul Nomad And The World Eaters Recensione

In un periodo nel quale, dopo gli inevitabili problemi di ambientamento, sembra che la console Sony di nuova generazione (Playstation 3) stia finalmente riuscendo a penetrare nel mercato europeo, è sorprendente constatare come la progenitrice Playstation 2 sia ancora viva e capace di offrirci delle autentiche rarità che difficilmente speravamo di poter vedere, fuori dal “giro” giapponese. Soul Nomad & The World Eaters fa parte sicuramente di questa particolare élite: pur non essendo la prima volta che gli RPG di Nippon Ichi Software (Disgaea, tra gli altri) giungono in Europa, siamo tutti d’accordo sul fatto che questa tipologia di titoli è molto meno diffusa nel Vecchio continente rispetto al Paese del Sol Levante.

Seguendo la tradizione alla quale ci ha abituato la software house nipponica, ci troviamo di fronte ad un RPG strategico che presenta una tale profondità da riuscire ad affascinare ogni fan del genere, ma, nel contempo, a produrre un’assoluta e totale indifferenza verso tanti altri. Soul Nomad è un gioco dal retrogusto classico che o si ama o si odia, a partire dalla semplice presentazione che di sicuro non rimarrà nei cuori degli appassionati di grafiche poligonali ad alta risoluzione.


Spiegami meglio come funziona

Il gioco si sviluppa con una struttura abbastanza lineare, permettendoci, tuttavia, di scegliere le frasi che il nostro protagonista dovrà pronunciare, le quali cambieranno in funzione delle caratteristiche del personaggio stesso. La nostra avventura è incentrata sulla leggenda dei tre “divoratori del mondo”, che con le loro nefandezze gettarono nel caos l’intero pianeta. Questi esseri terribili furono arginarti, placando così la loro ira distruttiva, grazie al sacrificio della regina Layna che riuscì a rinchiudere l’anima di Gig, il capo dei World Eaters, in una spada. Dopo un periodo di apparente calma e tranquillità, però, i 3 golem sono tornati per seminare morte e distruzione e, ironia della sorte, soltanto il loro capo Gig possiede il potere necessario per riuscire a distruggerli definitivamente. Il destino, quindi, ha voluto che il nostro eroe si fondesse con l’anima di questo essere malefico: ora, il suo carattere virtuoso dovrà lottare disperatamente contro la volontà cinica e demoniaca di Gig, che ha in mente di impossessarsi di un corpo umano per seminare di nuovo il terrore sulla terra.

Per quanto tutta questa faccenda sia attraente e affascinante, dobbiamo sempre tenere presente il concetto di gioco di Soul Nomad. Da buon RPG qual è, esso presenta una giocabilità complessa, a volte troppo, che non viene mai spiegata in maniera appropriata. Questo fa si che la difficoltà aumenti progressivamente durante le prime fasi di gioco, considerando anche la mancata localizzazione nella nostra lingua e la terminologia, propria del titolo, abbastanza caotica. Sicuramente un giocatore abituato al genere e che è in grado di muovere delle truppe su un sistema a griglie (oltre a pianificare attacchi e difese), avrà meno problemi, ma il resto dei giocatori, specie i novizi o quelli occasionali, non riusciranno a capire come procedere con la facilità che si converrebbe per sfruttare a pieno le potenzialità del gioco. Le istruzioni non servono a molto in questo caso ed il gioco evidenzia una notevole carenza per quanto concerne l’efficienza dei tutorial, la quale viene accentuata da un’evoluzione dei parametri da tenere in considerazione non troppo graduale. Abbastanza grezzo, quindi, nella sua meccanica di gioco, questo rappresenta sicuramente il principale punto negativo, una lacuna che non può passare inosservata: molti, infatti, potrebbero stancarsi del gioco dopo appena un paio di ore e questo è un vero peccato, perché una volta “dominati” tutti gli aspetti del gioco, Soul Nomad emergerà in tutto il suo splendore e diverrà davvero appetibile e coinvolgente. Tuttavia, per arrivare a provare queste sensazioni è necessario, da parte del giocatore, uno sforzo che non tutti sono disposti a compiere, soprattutto considerando che gli altri titoli prodotti dallo studio giapponese erano molto più equilibrati nonostante la loro complessità fosse comunque ragguardevole.


Un tattico un po' diverso

A differenza delle altre produzioni di Nippon Ichi, Soul Nomad non permette di controllare le unità individualmente, bensì attraverso un sistema a squadre preventivamente formate. Quante più unità avremo, più facilmente potremo sconfiggere i battaglioni avversari durante un combattimento, tenendo comunque sempre ben presente i costi finanziari ai quali andremo incontro e i punti d’esperienza (estendibili tramite le sfide con i venditori di Gig Edicts) relativi al conflitto. Dettaglio importante riguarda anche il fatto che ogni battaglione è guidato da un leader, la cui eventuale perdita causerà il disfacimento dell’intera squadra. Nel progredire della partita dovremo quindi saper controllare bene il nostro gruppo: ogni squadra è situata, finché non decideremo di passare all’azione, in una particolare Room interdimensionale, una strana abitazione che potremo modificare e manipolare per renderla più confacente alle nostre necessità, ospitandovi le figure che rappresentano le truppe che entreranno in guerra. In Soul Nomad l’efficacia di una squadra dipende più dalla composizione che dal livello di ogni unità e varie tipologie di formazioni possono essere selezionate in funzione dei personaggi che utilizzeremo. Ce ne sono più di 20, dai più classici come i soldati, i clerici, i maghi e gli arcieri, ai più originali come le piante carnivore, gli uomini lupi, gli angeli e via dicendo.

L’idea di gioco è abbastanza originale e non si basa su elementi presi da titoli precedenti di Nippon Ichi, il che rappresenta sicuramente una bella ventata d’aria fresca. Il tipo di unità presente, il luogo dove viene collocata e la posizione rispetto ad altre unità, è causa di risultati diversi, aumentando così sia la complessità delle decisioni che il livello di personalizzazione della strategia di gioco rispetto ad altri titoli similari. Con tutti questi elementi è facile sentirsi confusi ed anche lo sviluppo delle battaglie, nel momento in cui un gruppo nemico decide di attaccarci, può risultare complicato da assimilare nelle prime ore di gioco. Tutto ciò, ripetiamo, si sarebbe potuto risolvere ponendo una maggiore attenzione nell'instradamento del giocatore ai primi passi o facendo in modo che tutti i parametri di gestione si rivelassero poco a poco durante il prosieguo della partita. Vi sono molti tutorials, questo è vero, però il risultato e l’utilità pratica degli stessi ci sembra abbastanza discutibile, visto che in verità per poter assimilare tutto quello che ci viene proposto ed invertire la pronunciata curva di difficoltà iniziale, spesso è necessario dover ripetere più volte uno stesso tutorial.

Con una buona dose di impegno e costanza, però, riusciremo a fare nostri tutti i controlli del gioco ed una volta raggiunto questo riusciremo ad entrare nel vivo di Soul Nomad e scoprire che si tratta di un gioco di strategia stupendo, con una profondità enorme e una quantità ingente di variabili che rendono le partite sempre diverse. Del resto la campagna principale è formata da una cinquantina di battaglie, per una longevità totale che arriva senza problemi alle 30 ore di gioco. Il tutto arricchito dalle missioni supplementari presenti, dalla modalità New Game e dalla voglia del giocatore di scoprire i diversi finali che permettono di avere una panoramica completa e complessiva del gioco.
 L’ambientazione generale è impregnata di un’atmosfera retrò e da classici tocchi di humor targati Nippon Ichi.


Constatazioni tecniche

La grafica è molto semplice e ben inserita nel contesto, con i classici personaggi che con tanta meraviglia e incanto pullulavano nel mondo dei 16 bits. Il problema è che, pur trattandosi di una scelta ben precisa da parte degli sviluppatori, gli effetti grafici generali sono molto basilari, con poche animazioni, illustrazioni poco elaborate e un disegno artistico buono nel complesso, ma anch’esso non particolarmente risaltante e consistente. Altri titoli della compagnia sono superiori in quest’aspetto, nonostante gli anni che pesano sulle loro spalle.

La musica è anch’essa ben strutturata, anche se non possiamo dire lo stesso per le voci: il doppiaggio in inglese, nonostante le esilaranti battute di Gig, non emerge in maniera particolare (ma per fortuna potremo selezionare anche quello in giapponese) e le traduzioni non sono del tutto fedeli all’originale. Questo non è un problema di per sé, perché le localizzazioni non devono essere per forza fatte alla lettera, però quando le voci non calzano e le interpretazioni non sono molto enfatiche, allora probabilmente non è stata riposta la giusta attenzione su quest’aspetto.


Missione compiuta?

Quando parliamo di una software house così specializzata come Nippon Ichi, è impossibile parlare di un gioco che non ha mantenuto le aspettative. Soul Nomad rappresenta un’esperienza diversa rispetto agli altri giochi con i quali la compagnia giapponese è salita alla ribalta mondiale, e la sua elevata difficoltà è un problema soltanto per la scarsa utilità dimostrata dai tutorials. L’impressione, però, è che non sia stata riposta la giusta attenzione, come invece è successo in altri titoli: graficamente non colpisce, il doppiaggio è di scarso livello e, in generale, la qualità rispetto alla media dei titoli similari è più bassa. Non è un gioco da sottovalutare, semmai il contrario, perché sicuramente riuscirà ad appassionare i fans del genere; resta però il fatto che diventa quasi inaccessibile ai novizi o a coloro che non hanno tanto tempo e pazienza da dedicarci. Ma questa è un’altra storia…

COMMENTO
Adriano

Il titolo dei Nippon Ichi colpisce in positivo soltanto dopo una perfetta padronanza del sistema di gioco, cosa che può rivelarsi un piacere per pochi, ma un fastidio per molti. Secondo me sarebbe stato sufficiente inserire dei tutorials più efficienti per permettere a molte più persone di godere del mondo di Soul Nomad, e dei suoi divoratori di mondi. Speriamo nel sequel...

GRAFICA:6.5Pur mantenendo buoni livelli in 2D, la grafica manca di qualcosa. La PS2 ha visto di meglio, decisamente.
SONORO:7Suggestivo il sonoro, anche se la colonna sonora non è poi così vasta.
GIOCABILITà:7Nonostante la difficoltĂ , il gameplay è buono e il team di sviluppo dimostra di saperci fare.
LONGEVITà:8.5Ampio il mondo di gioco di Soul Nomad, molto bene su questo punto.
VOTO FINALE7.5
PRO:- Il dualismo tra l'eroe e Gig
- La tipica atmosfera "made in Nippon Ichi"
- Piuttosto esteso
CONTRO:- Troppo difficile per i novizi
- Mancano tutorials efficienti
- Il doppiaggio non è un granchè
Crisis Core - Final Fantasy VIIPer chi possiede una PSP, Final Fantasy Crisis Core rimane un "must-have" del genere.
Final Fantasy XII: Revenant WingsIl recente Revenant Wings per DS è davvero imperdibile, per chi ama il genere.
SCHEDAGIOCO
Cover Soul Nomad And The World Eaters

Soul Nomad And The World Eaters

Scheda completa...
Soul Nomad And The World Eaters2008-09-21 23:19:31http://www.vgnetwork.it/recensioni-playstation-2/soul-nomad-and-the-world-eaters/I Nippon Ichi sfornano un titolo che non si chiama Disgaea. Esatto: è un JRPG1020525VGNetwork.it