Accenni sul mito.Nel 1998 l’intero mondo dei JRPG venne sconvolto dall’uscita del leggendario Xenogears, celebre titolo che faceva del suo cavallo di battaglia l’immenso comparto narrativo con tutte le sue allusioni a elementi filosofici nietzschiani e alla psicoanalisi di Freud, accompagnate da citazioni bibliche e, soprattutto, al mondo degli anime giapponesi.
Xenogears lasciò una grande eredità ai suoi sviluppatori e, soprattutto, ai suoi concepitori: i coniugi Tetsuya Takahashi e Soraya Saga. Nel corso degli anni la cerchia dei fan intorno al titolo si allargò sempre di più fino a considerarlo uno dei migliori JRPG nonché, azzardando un po’, migliore videogioco della storia.
Tra le particolarità del gioco c’era che la trama fosse anche troppo vasta e lasciava incredibili buchi narrativi e si dimostrasse, perlopiù, una sola parte di un grande universo narrativo e il gioco, in tutto il resto, risultò persino incompleto (ma questo è da attribuire, presumibilmente, al taglio dei fonti che ricevette).
Negli anni a venire una casa ancora agli inizi, la Monolith Soft, annunciò una nuova opera che lasciò basita l’intera fanbase di Xenogears. Il titolo si sarebbe trattato di un JRPG particolarissimo che aveva alle sue spalle membri del team dell’osannato capolavoro: Tetsuya Takahashi (Game Director) , Soraya Saga (Scrittrice dei dialoghi) , Yasunori Mitsuda (compositore), Kunihiko tanaka (character design), e altri.
“Xeno” ritorna come “saga” 
Xenosaga Episode One: Der Wille Zur Macht, questo è il nome del nuovo gioco che fin da subito catturò l’attenzione di tutti per molti motivi. Innanzitutto, tutti credevano che sarebbe stato il seguito di Xenogears, ciò che tutti desideravano, ma non fu proprio così.
Xenosaga I (così d’ora in poi) si poneva sullo stesso timeline di Xenogears, ma in modo molto differente. Per motivi di copiright, forse, il gioco non era chiaramente né un seguito o un prequel, anche se molti elementi fanno intuire che si svolge molto tempo prima e sono presenti numerosissime citazioni a nomi e luoghi non del tutto campate per aria. Il progetto iniziale prevedeva che la serie doveva essere suddivisa in ben sei episodi ma, per motivi di tempo e denaro, furono ridotti a soli tre.
Il risultato fu più che buono, con un JRPG di grande spessore che non fece mancare moltissime critiche per la sua natura cinematografica.
La storia inizia in Kenya, ai giorni nostri, e ci troviamo in mezzo ad un grande scavo archeologico, dove un’incredibile scoperta sta per avvenire. Il Dottor Masuda, capo dei lavori, è contattato dai suoi lavoratori per osservare un reperto incavato nel terreno, nel quale egli intravede una particolare fessura. La strana incavatura corrisponde al ciondolo che lui tiene al collo e, spinto dalla curiosità, prova a collocarlo al suo interno attivando un meccanismo alquanto inaspettato.
Una gigantesca struttura emerge dal mare, quasi come una visione mistica e, davanti a tutti i presenti, la possente figura del monolite dorato, lo Zohar, regna sovrana chiudendo l’introduzione.
The girl who closed her Heart
La storia si sposta 4.000 anni più tardi. Nello spazio profondo all’interno della gigantesca Woglinde sta per attuarsi un importante esperimento. In un laboratorio una scienziata si prepara ad una simulazione virtuale assistita dai suoi collaboratori.
Shion Uzuki, nome della nostra protagonista, si accomoda nella sua postazione inserendo una password che ai giocatori navigati sembrerà abbastanza familiare.
<<Ye Shall be as Gods>>
Lo scenario si sposta in una particolare realtà virtuale ove Shion è pronta per mettere alla prova la sua “creatura”, Kos-Mos, un androide dalle fattezze femminili che si presenta come un arma definitiva per combattere delle misteriose presenze aliene: gli Gnosis.
Questa prima parte di gioco funziona da tutorial per il giocatore che è allenato nel padroneggio del particolare Battle system e nell’esplorazione degli ambienti di gioco.
Tutto procede bene finché qualcosa va storto e la simulazione viene interrotta per motivi sconosciuti. Al suo ritorno si guida Shion per l’immensa nave, facendo la conoscenza di particolari personaggi di gioco come Allen, suo stretto collaboratore che “simpatizza” per lei, il controverso Comandante Cherenkov e l’enigmatico e cinico Luogotenente Louis Virgil che sarà una pedina fondamentale per gli sviluppi futuri.
Dopo una prima parte contornata da situazioni introspettive della protagonista e di spiegazione degli eventi, che regala anche un’ottima sensazione di sci-fi, Shion si ritira per riposarsi in camera sua e, dopo un siparietto dialogato a distanza con il fratello Jin, la situazione prende una piega inaspettata.
Gli Gnosis compaiono dal nulla, l’intera nave e in agitazione e gli alieni cominciano a mietere vittime e sono alla ricerca di qualcosa. Nel mezzo del tumulto, Shion, si risveglia bruscamente e cerca di ritornare al laboratorio principale facendosi spazio tra le fila nemiche.
Andando avanti la situazione peggiora sempre più e, quando tutto sembra finito, accade il miracolo. Kos-Mos si risveglia autonomamente al suo sonno perenne di propria iniziativa e, portando con se i vari membri del team Vector, parte al salvataggio della sua creatrice che rischia la morte per mano aliena.
La parte introduttiva finisce con la fuga di shion , Allen, Kos-Mos e il comandante Cherenkov dalla Woglinde ormai distrutta, per dare poi il via ad un susseguirsi di eventi senza fine ove ci faremo spazio tra intrighi fra corporazioni nemiche e vecchi nemici, imbattendoci in nuovi personaggi che vanno a formare un cast di ottima fattura e dai passati misteriosi, dando così l’inizio ad uno dei plot più affascinanti e complicati di sempre.
Un gameplay dale varie sfaccettature.Xenosaga nasce come Cinematic JRPG ed ha, perciò, la particolarità di essere pieno di filmati d’intermezzo realizzati col motore grafico di gioco. D’altra parte, il gioco si avvale di un gameplay con alti e bassi riscontrabili nell’esplorazione e un battle system che non svela presto le proprie potenzialità.
- explorig 
Sul piano esplorativo, il titolo di Monolith non si contraddistingue molto dalla massa, offrendo dungeons abbastanza lineari e non molto lunghi, impreziositi talvolta con bivi che portano a destinazioni alternative e presenza di elementi dello scenario da distruggere per aprirsi la strava o scovare oggetti nascosti.
Muoviamo l’avatar sullo schermo con l’ausilio della leva analogica sinistra o con le frecce direzionali che possiamo accompagnare con la pressione di R2 per camminare lentamente. Con il tasto quadrato, invece, distruggiamo gli elementi rimuovibili dallo scenario per aprirci la strada verso la destinazione desiderata o a locazioni alternative per il ritrovamento di oggetti utili. A differenza dell’originale xenogears, qui la telecamera è fissa ma fortunatamente inquadra sempre perfettamente l’alter ego senza mai mostrare ostacoli.
Dulcis in fundo, i nemici sono visualizzati sulla mappa e la loro posizione c’è indicata tramite un radar posto nell’angolo inferiore destro, aiutandoci così a evitarli in caso di bisogno poiché, più ci avviciniamo, e più c’è la possibilità che questi ci corrano incontro facendo iniziare la battaglia. Inoltre, sono disseminate per i dungeons differenti trappole di vario colore che, se fatte esplodere, creano un campo di forza all’interno del quale il nemico rimane intrappolato, permettendoci di evitarlo o avere bonus benefici negli scontri come l’iniziativa o una carica Boost in più.
La linearità del dungeon design non permette a Xenosaga I di contraddistinguersi dalla massa, anche perché gli enigmi e i puzzle da risolvere sono piuttosto rari e non mettono a dura prova neppure il giocatore meno incallito.
- Turn based battlesXenosaga I impiega un tradizionale battle system a turni con alcune varianti rispetto agli esponenti più classici.
Si controllano fino a tre personaggi alla volta che non possono essere cambiati durante lo scontro (al contrario di altri come Final Fantasy X), i quali si contraddistinguono per le proprie abilità e tipi di attacco.
In alto è visualizzato lo status dei nostri beniamini mentre in basso ci sono due differenti elementi.
In basso a sinistra si trova il Button display che indica le azioni da eseguire, a destra la barra di turnazione, gli event slot e un piccolo radar che indica la disposizione delle unità proprie e nemiche su campo.

Il button display da informazioni sugli attacchi che si possono compiere e da accesso a un menù secondario da cui scegliere l’uso di oggetti, magie ecc.
Gli attacchi in Xenosaga sono suddivisi in quello a distanza e corpo a corpo. Questi due hanno effetto diverso in base al tipo di nemico imbattuto e contano due tecniche per ognuno, le quali possono essere seguite da un tech attack.
Ogni azione consuma Action Points (AP), che vanno dai quattro iniziali ai sei massimi. Ad ogni turno vengono dati quattro AP che possono raggiungere il massimo se effettuiamo un solo attacco (che consuma due punti) o il comando difesa. Praticamente, gli AP rimanenti che non vengono consumati vanno a sommarsi a quelli che ci vengono dati. Quando si hanno tutti i sei AP a disposizione, c’è data a possibilità di sferrare un tech attack che consuma gli ultimi due AP rimasti.
Le tech attack, simili alle vecchie deathblows, sono tecniche molto potenti che possiamo definire delle mosse decisive e rivestono un ruolo importante nello scontro contro i boss.
Sempre parlando di attacchi, ogni volta che sono effettuati vanno ad alimentare la Boost Gauge che si trova nella schermata di status del personaggio selezionato. La BG, riempiendosi, fornisce dei “Boost points” che ci permettono di guadagnare un turno extra quand’è possibile.
Quando Shion ha guadagnato un punto, e non è tra i prossimi ad effettuare il turno, premiamo R1 o R2 e selezioniamola in base al tasto associato per fargli guadagnare il turno successivo. Facendo così si riesce a buttar giù i nemici più coriacei e che non ci lasciano tregua, oppure curare un membro del party che sta per cadere.
Inolte, gli ether hanno il ruolo delle magie. Queste abilità si apprendono al di fuori delle battaglie in una particolare griglia, propria per ogni personaggio, con il consumo degli Ether Points. Durante le battaglie gli ether infliggono danno elementale o fanno da supporto.
Infine, c’è da descrivere la schermata degli Event Slot. Questo display ci segnala, in ordine cronologico, una serie d’icone che cambiano di turno in turno condizionando le azioni che si compiono. Si carica più velocemente la boost Gauge, c’è più probabilità di effettuare un attacco critico e acquisire maggiori T. Points a fine battaglia.
-Potenziamento personalizzato.Alla fine delle battaglie si acquisiscono diversi punti che si possono distribuire come meglio pare. Si dividono in: Tech Points, Skill Points ed Ether Points.
I primi possiamo consumarli nell’aumento di singoli parametric come gli HP, la forza, l’agilità ecc. Allo stesso tempo possiamo utilizzarli per potenziare le tech attack. Queste ultime differiscono per proprie particolarità come la potenza d’attacco e la velocità. Aumentando la seconda possiamo utilizzare l’attacco speciale subito dopo il primo attacco senza il bisogno di accumulare 6 AP. Consigliamo caldamente di concentrarsi sulle tech attacks.
Gli Skill Points permettono l’assimilazione delle abilità dagli equipaggiamenti. Ogni equipaggiamento ne conserva una che varia di livello in livello che va aumentando in base all’ammonto già appreso. Infine è possibile “equipaggiarne” tre per volta e condizionano i tipi di attacchi inflitti, i danni apportati a differenti nemici ecc.
Gli ether Points, invece, sono necessari per l’acquisizione delle abilità magiche. Ogni personaggio ha una propria griglia che va diramandosi in direzioni diverse in base alla “classe” che si vuole seguire. Inoltre, gli Ether si possono trasferire da personaggio a personaggio consumando metà degli EP richiesti all’apprendimento. Ciò alla fine comporta il controllo di protagonisti abbastanza simili, ma molti di queste abilità neppure sono indispensabili da utilizzare.
-Il ritorno dei colossi d’acciaio… colossi?Xenogears diventò famoso per l’implementazione di colossali mecha da combattimento (e anche con un loro significato all’interno della storia) che simboleggiavano un grande omaggio all’animazione robotica.
Xenosaga riprende l’idea, ma è solo un “banale” surplus per molti motivi. Innanzitutto, gli A.G.W.S. (Anti Gnosis Weapon System) non ricoprono alcun ruolo fondamentale nel plot e in battaglia hanno funzionalità molto ristrette.
Si possono richiamare attraverso il menù secondario del Button Display in qualsiasi momento della battaglia e cambiano di poco lo svolgersi degli scontri.
Essi hanno solo due attacchi che si suddividono in distanza ravvicinata e lontana. Inoltre, non utilizzano Tech Attack e possono effettuare solamente un certo “W Act”; un attacco, che necessita di sei AP, eseguibile solo se si hanno equipaggiate due ami simili che infliggono il doppio dei danni.
A parte ciò le loro abilità sono limitate e non esistono oggetti di recupero se non particolari equipaggiamenti.
Dinanzi a ciò non si può che nutrire una grande delusione poiché potevano essere sia un ottimo omaggio ai vecchi Gears e sia una buona variante nei combattimenti.
Xenografica.
Xenosaga I è mosso da un engine grafico di prim’ordine e ottimamente studiato per i filmati d’intermezzo cinematografici. Il character Design, curato da Kunihiko tanaka, svolge egregiamente il proprio dovere servendoci una serie di protagonisti ottimamente caratterizzati stilisticamente e molto fedeli allo stile manga. Infatti, i modelli dei personaggi mostrato tratti distintivi come “rotondità” dei visi molto accentuata, aspetto molto giovane malgrado l’età, colori vivaci e stili di abbigliamento che non ricadono nella banalità (almeno qui, in certi titoli i protagonisti sembrano alberi di natale ndrVinz).
Il lavoro svolto è più che buono su questo fronte, proponendoci anche fattezze femminili ben proporzionate senza cadere nell’eccesso come di solito succede seguendo questo stile; Shion è un raro caso di protagonista dall’aspetto non voluttuoso, ma egregiamente “serio”, così come Kos-Mos, altro personaggio chiave che risulta il meglio caratterizzato del gruppo, andando a finire agli altri quali JR., chaos, Ziggy, con le sue fattezze da cyborg verosimili, e MOMO, perfettamente consona alla sua natura di “ragazzina” dolce ed ingenua.

I modelli poligonali si differenziano molto nelle cutscene e nei momenti di “gioco” presentando una cura nei particolari maggiore come un aliasing meno accentuato e espressioni facciali ottimamente ricreate, così come un movimento labiale convincente e animazioni dei movimenti fisici credibili. D’altronde, nelle battaglie, gli elementi su schermo sono convincenti nell’esecuzione degli attacchi, tramite animazioni abbastanza lunghe, e per altri elementi tipici dei combattimenti.
L’unica cosa che ci permettiamo a criticare sono i dungeon. la quasi totale linearità porta ad una pochezza stilistica molto accentuata. La cura nei particolari non è molto elevata e mostra ambienti, fortunatamente, mai troppo spogli e che mostrano raramente qualche elemento naturale. Per il resto siamo di fronte a un ambientazione SCI-FI convincente che non fa altro che caratterizzare sempre più questo titolo che ancora oggi si difende discretamente bene sul piano grafico, anche grazie ad effetti visivi ben ricreati.
Alla sua uscita il livello tecnico e la superbia dei filmati erano una gioia per gli occhi, riuscendo a sorpassare lo stesso Final Fantasy X.
“The words I feel”.La realizzazione della colonna sonora di gioco è affidata al maestro Yasunori Mitsuda, alla guida della London Philarmonic Orchestra, che già lavorò sull’ambizioso Xenogears offrendo una delle OST più ispirate di sempre.
Con Xenosaga Mitsuda, alla guida della London Philarmonic Orchestra, torna in grande stile, ma con alcune riserve. Per diversi motivi questo suo lavoro è tra i meno apprezzati della sua produzione che soffre per la penuria di tracce proposte, così come la presenza di un solo e unico battle theme che, seppur vario grazie al mix di trombe e tamburi, finisce per stufare e accompagna fino all’ottima last battle theme, impreziosita da all’ottimo mix di piano, violini e rimandi alla musica sacra.
Oltre alle due battle themes si alternano altri brani caratterizzati da ritmi frenetici, per descrivere le situazioni di pericolo, altre più lente e diversi temi per i personaggi di gioco.

Molto buono è sicuramente il brano di apertura che esprime l’atmosfera SCI-FI mostrata all’inizio, con l’avvio dell’addestramento simulato, con in seguito altri pezzi degni di nota come “Panic”, ottima per gli avvenimenti caotici, e The Girl Who Closed her Heart, bel pezzo eseguito al pieno che si rifà, come tanti altri brani, ad una delle due canzoni dei titoli di coda: “Pain” e “Kokoro”, che esaltano alcune delle relazioni tra i personaggi più importanti della storia, grazie a testi ben scritti e un accompagnamento strumentale degno di nota, non facendo rimpiangere neppure la storica “Small Two of Pieces” di Xenogears, poiché anch’esse sono cantate da Joanne Hogg .
Al seguito ritroviamo altrettanti bei brani come Albedo’s Theme, che ricalca in modo fedele uno dei personaggi più affascinanti del plot, Shion’s Emotion, The miracle, un particolare brano in latino, e Life and Death che, però, risulta un po’ ripetitivo e poco esaltante.
Uno dei problemi che più affligge questo comparto è la mancanza di BGM specifici durante l’esplorazione dei dungeon. A parte qualche raro caso in cui è possibile udire “The Song of Nephilim”, la maggior parte del gioco non presenta musiche di sottofondo che aiutino a caratterizzare i diversi ambienti nei quali sono i nostri passi ad accompagnare tutto.
Da un’altra parte, un ottimo ruolo è svolto dagli effetti sonoro e dal doppiaggio. I primi sono tutti di ottima qualità, soprattutto nelle battaglie dove esplosioni e tecniche speciali sono all’ordine del giorno, così come nelle cut scenes dove immergono nell’azione come meglio si può desiderare.
Il doppiaggio, invece, è proprio il pezzo forte dell’intero comparto. Tutti i doppiatori riescono a dare ai personaggi una propria personalità ben delineata grazie a toni di voce sempre azzeccati e una scelta generale che riesce a soddisfare. In particolar modo si distinguono Shion, doppiata da Lia Sargent, e Kos-Mos, almeno in quelle scene in cui proferisce qualche parola grazie a Bridgette Hoffman che da l’ottima impressione di udire un androide femminile dalla voce decisa e, in parte, giovanile. Poi vengono i vari Ziggy, Commander Cherenkov, MOMO, chaos, Jr. ecc.
Le voci riescono a colpire persino nelle battaglie ove, la maggior parte dei titoli, presenta sempre qualche sgranatura, mentre qui l’esecuzione delle mosse speciali e altro sono eseguiti con maestria.
Insomma, a parte qualche magagna riguardante la colonna sonora, che riesce ad offrire due ottime canzoni di chiusura, il comparto sonoro di Xenosaga I risulta molto buono, riuscendo a tener alta la sua reputazione di cinematic JRPG.
Cinematografic orientedSin dall’inizio abbiamo ribadito che Xenosaga I è un cinematic JRPG e, infatti, fa del suo cavallo di battaglia la narrazione serrata tramite lunghi filmati d’intermezzo.
L’opera di Monolith offre quasi nove ore di sequenze cinematiche realizzate con l’engine di gioco, presentando modelli poligonali convincenti e la qualità generale non invidia quella di un Metal Gear Solid.
Animazioni convincenti e una sprizzata di anime style rendono il risultato finale una buona chicca per otaku sfegatati e appassionati di belle trame poiché, Xenosaga I, riesce a mantenere lo stampo anime che caratterizzava l’amato Xenogears grazie al design, grandi mecha, trama all’apparenza complicata e una serrata narrazione, ma tutto riscontra un proprio difetto.
Ciò che più mina il comparto narrativo di Xenosaga è in primis l’intero script di gioco e l’event planning che presenta qualche clichè. Infatti, Soraya Saga a volte azzarda un po’ e non mancano alcune frasi che lasciano basiti per l’elementarità delle suddette, così come alcuni eventi che, per quanto innaturali, non trovano giustificazioni plausibili e passino inosservati. Inoltre, le citazioni bibliche neppure si sprecano e in un certo momento c’è una chiara ispirazione evangelica che risalta subito all’occhio ma, come sempre, bisogna ricordare che il cristianesimo e tutto il mondo occidentale sono un qualcosa di esotico per i giapponesi ed è “normale” trovare rimandi e citazioni sparse qua e là in molte produzioni.
Andando oltre i citati difetti c’è anche da discutere riguardo la trama generale e, a meno che non siate dei puntigliosi critici, l’intera opera riesce a catturare e affascinare il giocatore.
L’atmosfera SCI-FI che permea il gioco è palpabile, così come il mistico e il mistero poiché, credeteci, qui ce ne sono davvero un’infinità e l’intero primo episodio mette tutta la carne al fuoco per i seguiti.
Dopo la fuga dalla Woglinde ormai distrutta dall’attacco può sembrare che il peggio sia passato, ma era solo il preambolo a tutto ciò che consegue!
Con lo scopo di arrivare sul pianeta Second Miltia, la sede della Vector Industries, Shion, Allen, Kos-Mos e Cherenkov si ritrovano a viaggiare col carismatico capitano Mattheus, i suoi due subordinati e la misteriosa figura di chaos (sicuramente tra le più affascinanti della serie) per la galassia dopo averci “recuperati” dai resti della nave.
Incontreranno un Cyborg di nome Ziggy (che soffre per un passato angoscioso che vuole dimenticare) che viene assoldato dal governo per recuperare una ragazzina speciale, MOMO, “figlia” di un esponente politico; entrambi si uniranno al nostro gruppo.
In seguito faremo conoscenza di un giovane ragazzo comandante di un’immensa nave da guerra nostra alleata, Gaignun Junior detto “Jr.”, con cui riscopriremo gli esiti di un vecchio e sanguinoso conflitto che riguarda la protagonista Shion e, in parte, tutti gli altri personaggi protagonisti.
A far sfondo c’è una lunga rete di intrighi politici tra governi e strane sette religiose, tutte contornate da personaggi secondari e antagonisti dal grande carisma, tra cui spiccano il comandante Margulis e l’enigmatico Albedo.
Tutto è mosso da sequenze narrative di lunga durata, anche troppa a dire il vero. Diverse volte si è portati a posare il controller e guardare filmati di gioco di oltre dieci minuti che, seppur ottimamente realizzati, possono anche annoiare, ma niente panico: se siete sopravvissuti a Metal Gear Solid 2 questo Xenosaga I riuscirete a sopportarlo benissimo!
Tra filmati e dungeons, quanto dura?La durata totale di Xenosaga I si aggira sulle trenta ore di gioco circa per quanto concerne la trama. Infatti, il gioco comprende diversi extra che possono allungare l’esperienza generale come, ad esempio, i segment files e boss opzionali. Le prime sono una serie di porte segrete che portano alla scoperta di tesori fondamentali come equip unici o, in particolare, gli elementi dell’Erde Kaiser, un grande mech da combattimento che si può richiamare come se fosse un’evocazione (causando l’attacco più alto del gioco). Queste porte, venti nel totale, hanno bisogno di chiavi per essere aperte e queste, solitamente, si trovano in differenti scrigni o si ottengono alla fine di alcune battaglie.
Inoltre, c’è la presenza di diversi minigiochi, rappresentati da delle cards, che comprendono sfide tra mecha, un gioco di carte chiamato Xenocards, e un black jack dove sbloccare, con i punti accumulati, differenti bonus come artworks e schizzi originali.
Le vecchie locazioni visitate sono anch’esse rivisitabili grazie a un opzione, tramite appositi punti di salvataggio (come quello dell’Elsa), cosicché si possano finire tutti i segment files e il resto degli extra, permettendo un buon backtracking.
In generale, la longevità media si attesta su buoni livelli e gli extra proposti, sebbene non molti, riescono a essere interessanti.
Verso la conclusioneEssendo disponibile solo in Giappone e Stati Uniti, Xenosaga I si rivela essere uno di quei JRPG d’importazione da possedere.
Grazie ad una storia che mette parecchia carne al fuoco, presentando un intreccio interessante contornato da personaggi dall’indubbio carisma, giochi di potere tra corporazioni, vecchi saldi di conti tra personaggi e una narrazione serrata, il titolo di Monolith può riuscire a catturare sicuramente il più esigente tra i giocatori e otaku esperti, sebbene presenti diversi limiti e leggerezze.
Noi europei, purtroppo, siamo tagliati fuori da una fanbase che ha saputo consolidarsi nel tempo e noi italiani possiamo solo rimpiangere il suo mancato arrivo in una (seppur improbabile) traduzione italiana.
Parlando degli altri aspetti, in generale il gioco presenta una buona qualità generale che va dalle lunghe cut-scenes al comparto sonoro, passando per un gameplay interessante e, infine, una longevità nella media. I fan di Xenogears possono rimanerne molto soddisfatti, sicuramente, poiché alcune citazioni si notano benissimo e il design riesce ad omaggiare il capolavoro passato, sebbene i mecha siano un surplus mal realizzato.
Noi di VGNetwork apprezziamo molto l’impresa di Takahashi e Saga e lo consigliamo a chiunque possa giocarlo sulla sua PS2 munita di modifiche esterne/interne e gli piacciano i titoli di nicchia.
Il lavoro di Monolith lo consiglio a chiunque voglia rivivere qualcosa di affascinante dopo Xenogears o che, semplicemente da buon appassionato del genere, cerca qualche titolo d’importazione valido.
Xenosaga mette molta carne al fuoco per tutta la storia che consegue, con un gran bel cast di personaggi e spunti interessanti. La trilogia Xenosaga parte bene ma il secondo capitolo…