IL RITORNO DI UNA SAGA MISCONOSCIUTA
Ys è una saga di Action JRPG, che vanta un’esistenza quasi ventennale, molto nota in Giappone ma non qui in Europa, dove spesso viene erroneamente chiamata Y’s. Coraggiosamente, questo sesto episodio ha raggiunto anche i nostri lidi, a un prezzo consigliato attorno ai 30 euro e perfino tradotto in un discreto Italiano: già questi elementi dovrebbero indurre gli appassionati all’acquisto a scatola chiusa. Acquisto, che, come vedremo, è decisamente consigliato.
ASSOLUTAMENTE CLASSICO
Questo gioco è in tutto e per tutto un JRPG dalle meccaniche classiche, classicissime, sin dalla trama, che non si discosta minimamente dagli stilemi del genere: la sesta avventura del muto Adol Christin tocca temi abbastanza abusati nel panorama dei JRPG e dei manga/anime, dal naufragio in una terra popolata da creature antropomorfe (i Rehda, dotati di coda e orecchie a punta), alla scoperta della consueta civiltà ancestrale. Questa mancanza di originalità non significa che la vicenda non sia piacevole, pur costituendo più che altro un collante fra i vari dungeon,via via più complessi. Quanti di voi temessero di perdere qualche aspetto della storia non conoscendo i cinque episodi precedenti possono stare tranquilli, dal momento che anche se il protagonista è sempre il rosso Adol, ogni avventura è a sé stante, pur essendoci alcuni collegamenti, far cui la presenza dell’amico Dogi o il riferimento alle gesta compiute in passato dell’eroe: nulla per cui strapparsi i capelli, senza contare che la mancanza di approfondimento psicologico o di veri fili conduttori nella saga non vi farà rimpiangere di esservi persi qualcosa, anche se comunque i capitoli precedenti (soprattutto il remake del terzo episodio, Oath in Felghana) meriterebbero di essere giocati a prescindere.
Pure il gameplay è quello classico di Ys, con l’aggiunta del salto e qualche altra cosuccia. I controlli sono essenziali: un solo tasto (il Quadrato) è adibito all’attacco, un altro al salto (X), che, combinato all’attacco consente di eseguire un paio di mosse, un terzo all’uso degli oggetti (nelle battaglie contro i boss si può usare solo l’oggetto assegnato a tale tasto, dal momento che non si può accedere all’inventario), e, infine il Cerchio alle magie, ovvero semplici attacchi elementali legati alla spada equipaggiata. Non c’è lock-on sul nemico, non c’è parata, non c’è nient’altro.
Anche gli equipaggiamenti a disposizione sono limitati come le mosse: in tutto il gioco si trovano solo 6 armature diverse e 6 scudi, 3 spade (questi tre elementi sono visibili sul corpo del protagonista) e una ventina di accessori. Le spade, ciascuna di un elemento diverso, sono potenziabili spendendo Emelas, visibili sotto forma di palline blu rilasciate dai nemici uccisi, i quali forniscono anche denaro e, saltuariamente, oggetti curativi.
I parametri di Adol sono solo 3: HP, Forza e Difesa, e aumentano grazie al Level Up; l’allenamento, d’altra parte, si rivela spesso indispensabile per superare i vari dungeon, dal momento che il gioco è sì semplice nelle meccaniche, ma non facilissimo: alcuni dungeon sono labirintici, per cui recuperare tutti i tesori può essere un’impresa ardua che sovente richiede di effettuare salti con precisione millimetrica, mentre diversi boss, specialmente quelli opzionali, metteranno alla prova i vostri riflessi e la vostra pazienza, essendo spesso dotati di un’ingente quantità di HP.
Qualche lettore, a questo punto, potrebbe aver perso interesse in un titolo del genere, trovandolo piuttosto limitato, ma Ys, in realtà, è gradevole anche per la sua semplicità e classicità: fa piacere, una volta tanto, giocare a un JRPG senza troppe pretese, che non obblighi il giocatore a passare ore e ore tra complicati menù ed estenuanti dialoghi, ma che comunque si riveli un prodotto ben confezionato.
TECNICA
Uno degli aspetti più deboli del sesto capitolo di Ys è indubbiamente quello tecnico: grafica piuttosto semplice, texture poco definite, rallentamenti nelle situazioni più concitate e effetti sonori limitati e ripetitivi (potreste arrivare a odiare il rumore dei passi). A sua discolpa, bisogna ricordare che la versione
PS2 è un porting da
PC (uscito solo in Giappone per questa piattaforma) e che quindi il gioco in realtà ha già due anni alle spalle; è anche vero, però, che nel 2003 c’erano già prodotti graficamente molto più performanti. Rispetto alla versione PC, sono state aggiunte alcune sequenze FMV, piacevoli seppur non eccezionali.
Ad ogni modo, la situazione non è così tragica, come potrebbe emergere da questo quadro, siccome ci sono anche aspetti positivi, come i colori, la realizzazione di alcuni elementi, come i boss, grandi e ben disegnati e l’OST, molto piacevole anche se non conta un numero esagerato di brani. In conclusione, Ys è molto meglio stilisticamente che tecnicamente, senza ombra di dubbio.
UN BEL GIOCO DURA POCO
Questa perla della saggezza popolare riesce a riassumere Ys in cinque parole: 10 ore ( o poco più) sono sufficienti a raggiungere agevolmente i titoli di coda, per una durata che più si confà ai giochi d’azione rispetto ai JRPG, nei quali di solito le ore si contano a dozzine; le quest secondarie sono poca cosa: qualche dungeon aggiuntivo (Alma’s Trial) e la raccolta dei Pikkard (4 porcellini). Aggiunta più corposa sono i boss opzionali, che aumentano il grado di sfida del gioco e permettono di acquisire gli oggetti più potenti, ma costringono a un noioso backtracking, dal momento che il più delle volte si trovano in fondo a dungeon già esplorati, dove prima c’era il consueto mostro di fine livello. Ad ogni modo, anche contando queste cose, il gioco non supera la ventina di ore, ma, d’altro canto, è giusto così: una maggior longevità avrebbe comportato una ripetitività maggiore che avrebbe scoraggiato molti giocatori.
COMMENTO FINALE
Ys: The Ark of Napishtim è il tipico Action JRPG del passato, come se ne fanno pochi al giorno d’oggi: sostanzialmente una sfilza di dungeon da affrontare con un gameplay essenziale, che molti potrebbero addirittura giudicare scarno. Il nostro consiglio, comunque, resta quello di dargli una possibilità, dal momento che si tratta di un titolo piacevole, il quale risulta inconsueto a moltissimi giocatori, che magari si sono accostati ai JRPG solo a partire dalla metà degli Anni Novanta, abituandosi a trame e gameplay molto più complessi, ma non sempre sinonimo di qualità.
Mi è piaciuto veramente, pur nella sua semplicità e, se vogliamo, limitatezza: essendo giovane non avevo mai giocato un JRPG così “old school”, quindi ho trovato l’esperienza anche abbastanza fresca. Un gioco che, secondo me, meriterebbe di essere completato da ogni JRPGista, dal momento che è giusto che un appassionato giochi almeno un Ys in vita sua.