Drakengard 3

Anche Drakengard fa il suo debutto nella next-old-gen!
Scritto da il 29 maggio 2014
Drakengard 3 Recensione

Nel passaggio da PlayStation 2 a PlayStation 3 molte serie giapponesi “si sono perse”, nel senso che o sono finite su handheld con progetti low budget (Suikoden, Wild Arms, ecc.) o sono proprio sparite (pensiamo a Onimusha). Drakengard pareva ormai da inserire nella seconda categoria, quando Square Enix ha rivitalizzato il brand (che comunque in qualche modo si era tenuto in vita con Nier) affidando la realizzazione del terzo episodio ad Access Games, coadiuvata da buona parte dei personaggi-chiave nello sviluppo del capostipite della serie. Certo, potremmo dire che Drakengard 3 arriva a generazione ormai finita e che sembra un gioco per PlayStation 2 in alta definizione, ma non é il caso di lamentarsi sempre di tutto.


Nuovo sviluppatore, vecchio budget

Come abbiamo già avuto modo di dire anche in altre occasioni, il developer originale (Cavia) non esiste più, quindi fu giocoforza per Square Enix affidare Drakengard 3 ad un nuovo sviluppatore, che abbiamo visto essere Access Games. Ciò che non è cambiato, invece, è il budget a disposizione degli sviluppatori, ad occhio e croce inferiore a quello di molti progetti indipendenti backerati su Kickstarter. Proprio come dieci e più anni fa, ai tempi di Cavia. Al di là di considerazioni non prettamente ludiche, cioè quelle relative alla pubblicità e alle insolite modalità di distribuzione di cui abbiamo ampiamente parlato nella nostra anteprima, non possiamo esimerci dallo stigmatizzare il comparto tecnico, che presenta una serie di magagne notevoli: texturevecchie, modelli poligonali secondari (escludiamo i personaggi principali, insomma) tagliati con l'accetta, animazioni non sempre fluide, tearing in certi frangenti e, soprattutto, un frame rate che fatica costantemente a mantenersi sui 30 fps. Il tutto, condito da caricamenti non proprio fulminei, considerando che il gioco non carica da disco (niente versione retail in Europa). È chiaro che la mancanza più grave è proprio l'instabilità del frame rate, dal momento che il gioco è fondamentalmente un hack 'n' slash, pur con qualche blando elemento JRPGistico.

A risollevare le sorti di un prodotto così scassato ci pensa il lato artistico, tanto sul piano visivo, quanto su quello acustico. Il character design ad opera di Kimihiko Fujisaka é ancora una volta di qualità, così come la direzione artistica, anche se forse é meno “aberrante” che in passato, e le interessanti scelte cromatiche avvicinano l'opera a Nier, proprio come l'eccellente colonna sonora, che, appunto, è farina del sacco di Okabe, principale composer del testamento di Cavia. Rispetto al primo Drakengard le sonorità sono meno stridenti e cacofoniche, il che é anche in linea con il taglio meno catastrofico della vicenda. Vale la pena di menzionare anche il doppiaggio, per meriti e per demeriti: se, infatti, il voice acting occidentale è di qualità più elevata della media, e si sposa ad una buona localizzazione, molti giocatori riterranno un passo indietro rispetto all'attuale mercato JRPGistico l'esclusione del dub originale, che è scaricabile a parte per le categorie di acquirenti indicate nell'ultimo paragrafo della nostra anteprima.


Una storia da scoprire

Dopo l'ostracismo perpetrato all'epoca di Drakengard 2, Yoko Taro torna in veste non solo di director (come del resto in Nier), ma anche di writer; ciò aveva fatto ben sperare i fan del primo episodio, affascinati dalla cacofonia di brutalità e perversione dell'avventura dello sfortunato Caim. Drakengard 3 rimane in parte fedele alle aspettative, ma per altri aspetti si discosta significativamente dal capostipite della serie, gettando dosi massicce di humour – di cattivo gusto, ovviamente – e comic relief nel solito calderone di violenza efferata, perversione sessuale e situazioni grottesche. Non serve molto tempo per rendersi conto del fatto che le atmosfere sono molto più leggere e che l'auto-ironia non sta più tanto nella caricaturalità estrema, quanto nelle gag e nei dialoghi fra Zero e gli altri personaggi, in particolare il drago Mikhail e i Disciple, schiavi (anche) sessuali delle Intoner.

Al di là di queste considerazioni, la trama risulta interessante, ma il comparto narrativo non è esente da difetti, tra cui spiccano una certa lentezza e linearità nella progressione, un lore minimale e carenze nella caratterizzazione di alcuni personaggi, in particolare delle sorelle di Zero. Alcune mancanze possono essere in parte colmate leggendo i racconti che potete trovare nel sito ufficiale, dai quali emerge, però, qualche piccola incoerenza. Non è da escludere che i futuri DLC riescano a migliorare la situazione. Come da tradizione, la trama è “stratificata”, nel senso che il quadro si completa sbloccando i vari finali, che aggiungono nuovi tasselli ad una vicenda enigmatica e variamente collegata a Drakengard e a Nier. Ciò comporta anche l'incremento della longevità: la decina di ore che serve per completare la prima run va triplicata se si vogliono ottenere tutti i finali (e sconfiggere un “simpaticissimo” boss, NdR), ma questa operazione non comporta un mero replay, offrendo invece situazioni nuove, nonostante un certo riciclo appaia evidente.


Access Games batte Cavia?

Anche sul versante del gameplay possiamo notare una certa discontinuità rispetto al passato, che si giustifica con il passaggio di testimone da Cavia ad Access Games. Il team di Osaka è partito dal solito canovaccio a base di hack 'n' slash e sezioni aeree a bordo del drago, ma le ha interpretate a modo suo. Un modo non necessariamente migliore.

Nei panni di Zero, la nostra anti-eroina, dovremo sterminare frotte di nemici quasi tutti uguali, utilizzando un vasto arsenale. Le armi bianche sono divise in quattro categorie: spade, lance, pugni e chakram, cui si legano stili diversi, mentre all'interno delle varie categorie le differenze sono decisamente meno marcate. Prima di iniziare ogni missione è possibile scegliere un'arma per tipo da portarsi dietro, switchabilepoi in tempo reale. Rispetto al passato, il battle system è più frenetico (si impiega massicciamente il dash), ma risulta ancora semplicistico, e l'incrementata velocità rende più antipatici i problemi della regia virtuale. Inoltre, sono state abbandonate le battaglie su vasta scala in stile Musou in favore di livelli a stanze relativamente piccoli e piuttosto lineari. L'Intelligenza Artificiale, come spesso accade negli hack 'n' slash, non è degna di tal nome, ed è forse ancor più deficitaria nei Disciple, i quali dovrebbero aocdiuvare Zero, ma all'atto pratico sono inutili, non solo perché totalmente imbecilli, ma anche perché non è possibile controllarli in alcun modo. Almeno non intralciano, essendo immortali. Immancabile, infine, la solità modalità super, in questo caso battezzata Intoner Mode, che consente di fare molti danni e non subirne. Tutto molto classico, insomma.

Le fasi a bordo del drago sono state in un certo senso ampliate, anche se chi vi scrive ha l'impressione che si passasse più tempo in volo nel primo Drakengard (non che fosse un bene, NdR). Mikhail può essere utilizzato in alcuni passaggi anche come cavalcatura terrestre, mentre in altri è possibile invocare il suo aiuto (qualche palla di fuoco, in sostanza) premendo il tasto Cerchio. Le sezioni più propriamente aeree rimangono abbastanza fedeli alla tradizione e, nonostante qualche ritocco, non riescono a costituire un netto miglioramento rispetto al lavoro svolto in precedenza da Cavia.

Gli aspetti RPGistici si riducono sostanzialmente al level up e alla gestione delle armi, che è stata resa più intelligente: esse ora salgono di livello non in base al loro utilizzo, bensì alla spendita di denaro e materiali, che si legano alla nuova (e superficiale) componente di looting. Questi elementi possono essere recuperati, assieme ad altri bonus, nelle missioni secondarie, altra delusione del comparto ludico: sono perlopiù brevi missioni a tempo ambientate negli stessi livelli della trama che non aggiungono nulla alla storia e che possono risultare anche frustranti. Evitabili.


Bene, ma non benissimo

Drakengard 3, già vituperato da buona parte della critica internazionale, è un gioco tutto sbagliato, come è giusto che sia, considerato il nome che porta. I suoi difetti pesano come macigni, e il nuovo developer non è riuscito a migliorare comparto tecnico e gameplay, per quanto nel complesso l'esperienza possa ritenersi più facilmente digeribile. Nel complesso, però, l'ultimo parto di Yoko Taro presenta anche delle peculiarità che non mancheranno di affascinare una certa nicchia, che forse è più una nicchia nella nicchia, ma che comunque esiste, ed è il target dell'opera. Opera che riesce ad essere controversa anche in quelli che avrebbero dovuto essere i suoi maggiori pregi.

COMMENTO

Se qualcuno si ricorda, io ero l'alternativo che nello Speciale de I Giochi Più Attesi aveva inserito proprio Drakengard 3, pur essendo consapevole di tutti i limiti che avrebbero potuto affliggere l'opera di Access Games. Anche in sede di anteprima ho trattenuto l'entusiasmo, e, dopo la prova con mano, posso dire di aver fatto bene: l'avventura di Zero é piena zeppa di magagne. Ciononostante, c'è una certa nicchia che non rimarrà indifferente al fascino perverso dell'ultimo parto di Yoko Taro, anche se sinceramente mi aspettavo qualcosina di più...

GRAFICA:5La direzione stilistica non può compensare un comparto tecnico afflitto da numerose magagne, tra cui il frame rate assai instabile e il tearing occasionale.
SONORO:8.5Ottima colonna sonora di Okabe e un doppiaggio in Inglese sopra la media; peccato che quello giapponese non sia stato inserito di default nel gioco.
GIOCABILITà:6Drakengard 3 è sì fedele alla serie, ma fino ad un certo punto, come noteranno i fan. Le imperfezioni, comunque, sono ancora numerose.
LONGEVITà:7La prima run dura una decina di ore, ma, come negli altri episodi, c'è molto altro da vedere. Nel complesso potrebbero volerci 30 ore circa. Subquest deludenti.
VOTO FINALE6.5
PRO:- Colonna sonora eccellente
- Grottesco e perverso
- Storia abbastanza intrigante...
CONTRO:- … ma lenta e con lore scarso
- Tecnicamente è un disasatro
- Gameplay migliorabile
Drakengard 2Il precedente episodio della serie regolare, datato 2005 e uscito in esclusiva su PlayStation 2.
Deadly Premonition: The Director's Cut ( PS3 )Probabilmente il miglior gioco di Access Games, anche se non ha molto da spartire con Drakengard 3.
SCHEDAGIOCO
Cover Drakengard 3

Drakengard 3

Scheda completa...
Drakengard 32014-05-29 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-playstation-3/drakengard-3/Anche Drakengard fa il suo debutto nella next-old-gen!1020525VGNetwork.it