I nostri lettori più avanti con l'età forse non lo sanno, forse lo sanno fin troppo bene: oltre al mitico Dungeons & Dragons, i giochi di ruolo cartacei vantano una discreta varietà, specie quelli ad ambientazione fantasy medievale. Tra i giochi classici, caratterizzati da uno o due manuali di regole da tenere sempre a mente, si è ritagliato una discreta fetta di appassionati un certo Fighting Fantasy, libri-gioco pieni di bivi e di scelte da compiere, in cui non mancavano i momenti di combattimento contro i mostri più blasonati (zombie, goblin, ragni e altro) gestiti da pochissimi tiri di dado a sei facce, che è il più famoso. Grazie agli sforzi di Laughting Jackal, sul PSN di Sony, nella categoria dei Minis, trova spazio l'adattamento digitale del primo, storico, libro di Fighting Fantasy: The Warlock of Firetop Mountain.
Semplice e profondo al tempo stesso
In un anno come quello che sta per concludersi, che ha esordito con un botto chiamato Mass Effect 2 e si sta concludendo con Dark Souls e Skyrim, parlare di un titolo per Playstation 3 come Fighting Fantasy ci risulta arduo, perché ogni confronto appare insensato e infondato, pur parlando del genere dei Giochi di Ruolo per l'ammiraglia Sony. Possiamo iniziare col dire che tecnicamente, il gioco di Laughting Jackal, ci fa compiere un salto indietro nel tempo di un ventennio, all'epoca in cui non esisteva la grafica poligonale, molti giochi pesavano pochi megabyte e regalavano fortissime emozioni. Fighting Fantasy fa ancora di più, annullando completamente la riproduzione di un qualsivoglia personaggio sullo schermo. Tutto quello che vediamo è un libro da sfogliare interamente scritto in inglese e alla fine di ogni pagina o quasi siamo chiamati a compiere una scelta. Che vi sia un bivio in cui scegliere la direzione da prendere o un quesito morale, come in ogni gioco di ruolo che si rispetti siamo chiamati a scegliere il da farsi secondo il nostro personale giudizio. Ogni scelta provoca una conseguenza, la prima delle quali è che il libro va sfogliato in maniera poco ortodossa, raggiungendo le pagine che ci vengono indicate, saltando a piè pari le altre. La grafica, più o meno, è tutta qui: il libro di dipana a seconda dei nostri occasionali input, ogni tanto la schermata cambia per farci vedere l'esito di un tiro di dado oppure per risolvere un semplicissimo puzzle mnemonico per uscire vivi dagli scontri all'arma bianca. Pur in tutta la sua semplicità, Fighting Fantasy appare orchestrato ottimamente e per essere l'adattamento digitale di un libro-gioco, bisogna ammettere che il lavoro è stato svolto egregiamente.
Il libro che farà da sfondo all'intera vicenda
Un libro da rileggere ed ascoltare
Pur non potendo vantare un impatto grafico da spaccare la mascella, Fighting Fantasy: The Warlock of Firetop Mountain gode di un comparto sonoro, tutto sommato, molto orecchiabile, con musiche dinamiche ed effetti sonori un po' più ricercati rispetto alla media delle produzioni “Minis” che abbiamo provato in tutto il 2011. Solo gli effetti sonori, alla lunga, tendono a ripetersi, specie quelli relativi al combattimento: in pratica che affrontiamo un goblin, uno zombie o un serpente, questi emetterà sempre il solito grugnito quando lo affettiamo. Non vi sono difetti da segnalare, se non delle indicazioni, a margine dello schermo, poco chiare ma niente che non si possa aggirare nell'arco di qualche minuto, memorizzando i pochi comandi da poter fare. Ci è sembrato, infine, che le icone sulle pagine del libro fossero un po' troppo piccole e confuse rispetto al “font” usato dal manoscritto, ma anche in questo caso, con l'ausilio di un comodo ingrandimento della visuale, viene scongiurato il pericolo di sforzare troppo la vista. In ultima istanza va segnalato che il gioco di Laughting Jackal è discretamente impegnativo e ce ne accorgiamo quando passano le ore e ci ritroviamo ancora immersi nella lettura del libro, guidati da quella vocina interiore che ci dice “vedo cosa accade nell'ultima pagina e poi spengo”. Lo stimolo che tiene incollati allo schermo, dunque, funziona, merito anche della bravura degli scrittori che non annoiano mai. Le variabili e i tesori da trovare di conseguenza sono così tante che non basta una sola giocata per scoprirli tutti, e non crediamo di sbagliare affermando che qualcuno potrebbe essere veramente rapito dal magico mondo firmato Livingstone-Jackson. Come in ogni GdR che si rispetti, troviamo anche qui una discreta rigiocabilità che porta il verdetto finale verso vette di assoluta eccellenza.