Che
Heavy Rain sarebbe stato un titolo a dir poco unico lo sapevamo già. In produzione da così tanto tempo, il seguito spirituale di Fahrenheit prometteva di far vivere una storia assolutamente unica, con il giocatore padrone della trama.
È effettivamente così, a gioco ultimato? Quanto pesa l’uso delle
QTA (
quick time actions, ovvero sequenze di tasti da premere nel bel mezzo dell’azione) sulla giocabilità?
Queste erano alcune domande che avevamo sollevato già in sede di anteprima. Inutile dire, senza perdere ulteriore tempo, che abbiamo finalmente le risposte.
In Heavy Rain la trama è TUTTO.Si, proprio così: la trama, in
Heavy Rain, riveste un ruolo di primaria importanza. Si potrebbe tranquillamente dire che il gioco è la trama, o viceversa, se vi piace vedere le cose da una prospettiva diversa. Si potrebbe anche affermare che il gioco trova posto all’interno della trama, ma lo fa in una maniera molto più permeante che in tutti gli altri titoli, senza un limite netto.
Che criptica introduzione, starete pensando. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza dunque.
Heavy Rain è la storia di quattro personaggi, tre uomini e una donna, alle prese (tutti in modi diversi) con un assassino. Questo assassino, soprannominato “dell’
Origami”, dato che è solito lasciare nella mano delle vittime (tutti bambini, uccisi annegati) un piccolo origami, è ancora a piede libero, e investirà con prepotenza la vita dei quattro di cui sopra (per una discrezione più approfondita dei quali vi rimandiamo alla nostra ultima anteprima). I temi trattati vanno dal rapporto padre/figlio, a dir poco centrale, a tanti altri temi secondari più o meno importanti, ma sempre realizzati e rappresentati in modo adulto.
Ovviamente, non possiamo dirvi assolutamente nulla di più, dato che un qualsivoglia spoiler rovina il gioco. Nel vero senso della parola, questa volta!
Se si volesse individuare un protagonista principale, questo è sicuramente
Ethan Mars (doppiato in maniera egregia dal nostro
Pino Insegno), uomo e padre disturbato dai rimorsi di aver tragicamente perso uno dei suoi due figli investito da una macchina, il tutto per una sua distrazione. Ma il vero protagonista è proprio l’assassino dell’
Origami stesso: perché commette questi efferati omicidi? Perché solo bambini? Perché morti affogati?
Insomma,
Heavy Rain è un
viaggio nella mente di un serial killer.Un viaggio che ha una tensione narrativa seriamente invidiabile. Dopo una partenza forse un po’ troppo lenta, la sceneggiatura, sapientemente scritta e stesa in un intreccio senza fine, parte, decolla, catturando il giocatore come pochi altri titoli sanno fare.
Anche perché le scelte spettano a voi. Questo è il cuore di
Heavy Rain: il giocatore deve assolutamente scegliere, spesso con poco tempo, cosa fare, quale azione compiere. E, ve lo dico personalmente, certe scelte sono davvero pesanti. Sono ormai lontane le scelte facili di un
Infamous o di un
GTA4.
In
Heavy Rain non si scherza. Tutto è in ballo, non esistono checkpoint. Poco tempo per pensare, ancora meno per eseguire. Spesso il giocatore ha solo una vaga idea di quello che la scelta da lui compiuta comporterà. Una mossa sbagliata, e il personaggio potrebbe morire. Non cercate la funzione “carica” o “continue”: in
Heavy Rain non esistono. Un protagonista morto è a tutti gli effetti un protagonista morto.
Per questo motivo, oltre che per tutta la marea di scelte da effettuare,
Heavy Rain presenta un totale di
22 finali diversi. E’ quindi molto probabile che due giocatori diversi possano tranquillamente ottenere finali altrettanto differenti. Ognuno quindi si fa una propria prima esperienza di
Heavy Rain. Se la trama vi prende, la voglia di rigiocarlo per vedere cos’altro avrebbe portato quella data scelta non vi mancherà di certo.
E il gioco dov’è?Il gioco è nascosto nella rappresentazione dello svolgimento narrativo. Difficilissimo inquadrare
Heavy Rain in un genere ben preciso, ma il paragone con i punta e clicca a sfondo investigativo non risulta del tutto azzardato. Il giocatore controlla a rotazione uno dei quattro personaggi protagonisti, alla ricerca di indizi sull’
Origami Killer. L’interazione con l’ambiente è fondamentale, e tutte le azioni possibili sono visualizzate a schermo da un’interfaccia semplice ed intuitiva.
L’interazione avviene quindi con tutti i tasti del controller. Levette analogiche che vanno ruotate, pulsanti frontali da premere ripetutamente, dorsali da tenere premuti, sensore di movimento usato nei modi più disparati: nessuna possibilità viene risparmiata.
Il sistema di controllo del personaggio è un tantino peculiare, e ricorda i cari vecchi
Resident Evil con telecamera fissa. In più, per muoversi negli ambienti totalmente 3D, sarà necessario tenere premuto R2 per “camminare”. Soluzione alquanto strana anche per osservare l’ambiente circostante: con la levetta analogica sinistra infatti si controlleranno i movimenti del capo, ma la telecamera rimarrà comunque sempre fissa o semi-fissa. Il sistema funziona, anche se chiede un po’ di tempo per essere digerito.
Con L2 infine si accede alla “mente” del protagonista. Qui, a seconda della situazione, vengono visualizzati i suoi pensieri, che possono aiutare il giocatore quando non sa più cosa fare o dare indizi utili ai fini della trama di
Heavy Rain.
Un discorso a parte va fatto per
Norman Jayden, l’agente dell’FBI di cui vestirete i panni in alternanza con gli altri tre. Egli possiede un particolare sistema di analisi dell’ambiente che gli permette di scansionare gli indizi sulla scena del crimine e di raccogliere informazioni fondamentali per portare avanti le indagini. Sinceramente, speravamo che questa possibilità, molto ben realizzata, fosse sfruttata di più e più a fondo, invece che costituire semplicemente una semplice quanto poco frequente variazione di gameplay.
Per il resto, le
QTA costituiscono il fulcro del gameplay. E questo è sia un bene che un male. Un bene perché permette una varietà d’azione davvero invidiabile, ma dall’altra parte della bilancia va messo in conto il fatto che non viene richiesta “bravura” di alcun tipo, se non precisione nella pressione dei tasti.
Insomma, non è un gioco per tutti. Se la trama non riesce a catturarvi, c’è poco per cui andare avanti. E l’uso pressoché totale delle
QTA in qualsiasi ambito del gioco (spesso anche in modo esagerato) può non piacere ai giocatori meno smaliziati.
In definitiva,
Heavy Rain è molto (ma molto) film interattivo, e poco “gioco” nel vero senso del termine. Ma siamo anche convinti che questo fosse l’unico modo possibile per realizzare la completa esperienza che si cela dentro
Heavy Rain.
Oscar alla fotografia... va ad Heavy Rain!Il comparto tecnico di
Heavy Rain è tutto di assoluto rispetto. Grande attenzione è stata data alla realizzazione dei volti dei protagonisti e alla loro animazioni, al fine di trasmettere quante più emozioni possibile. Il risultato è ottimo, anche grazie all’utilizzo di attori in carne ed ossa e al fondamentale motion-capture. Qualche riserva meritano i personaggi secondari, non così curati come i protagonisti.
La realizzazione degli ambienti, specialmente degli interni, è su ottimi livelli, con texture convincenti e un buon numero di oggetti presenti. Per gli esterni, pochi a dir la verità, lo stesso discorso vale solo in parte. Alcuni oggetti particolarmente grandi soffrono invece di un basso dettaglio, che stona con il resto dell’ambientazione. Ottima colonna sonora, che fa il suo dovere per tutta l’opera, accompagnata da un doppiaggio sufficientemente buono, soprattutto data la mole di linee di dialogo presenti. Il risultato finale è molto cinematografico, e contribuisce a fare di
Heavy Rain un titolo assolutamente particolare.
Pioggia pesante (Heavy Rain, appunto) non per tutti?Heavy Rain è un titolo assolutamente unico: una via di mezzo tra un film e un videogioco. La libertà di azione è limitata alla semplice esplorazione e alla pressione di determinati tasti al momento giusto, ma l’esperienza finale è comunque di quelle raffinate, che lasciano l’impronta.
Tutto ruota attorno alla trama: il giocatore deve farsi coinvolgere, deve per forza di cosa seguire tutti gli aspetti dell’intreccio, altrimenti si perde di netto l’esperienza offerta dal titolo. Consigliato quindi a chi vuole provare qualcosa di diverso, qualcosa di impegnativo “psicologicamente” più che fisicamente, qualcosa che metta seriamente alla prova la vostra morale.
Sconsigliato quindi a chi non interessa seguire una trama comunque complessa e articolata, ma che da un gioco vuole solamente il divertimento.
Heavy Rain non diverte, ma fa pensare ed emoziona.