Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots

Ancora un'ultima missione, ancora un capolavoro, ancora incredibili emozioni!
Scritto da Francesco "Zlatan90" Barlettail 11 agosto 2008
Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots Recensione

La guerra è cambiata. Sono lontani i tempi in cui il NES e l’MSX dominavano il mercato delle console, in cui un folle genio rispondente al nome di Hideo Kojima mise al servizio della sua fazione una nuova ed innovativa arma, un’arma che inventò un genere, un’arma destinata ad evolversi e a diffondersi sui campi di battaglia virtuali di tutto il mondo, un’arma chiamata Metal Gear. Sono passati oltre dieci anni dalla prima missione dell’agente segreto Solid Snake, un semplice uomo che con il passare delle generazioni videoludiche è diventato innanzitutto un eroe con il primo Metal Gear Solid, poi un’icona grazie al discusso seguito Sons of Liberty, ed infine una vera e propria leggenda con l’ultimo atto di questa interminabile ed emozionante saga: Guns of the Patriots.


Guns of the Patriots

Prima di parlare degli obiettivi della missione che il nostro caro vecchio Snake sarà chiamato ad affrontare, è necessario puntualizzare che questo quarto capitolo della saga non è rivolto ad un pubblico eterogeneo. Infatti Kojima, costretto dalla priorità di far quadrare ed intrecciare tutti i nodi rimasti in sospeso nella trama della serie, ha creato un plot assai maturo e coinvolgente, contorto, intricato, difficile da comprendere per coloro che si affacciano sull’universo di Metal Gear per la prima volta. Sicuramente non adatto a tutti i giocatori, ma rivolto ad una comunque vastissima schiera di appassionati che, a partire dal lontano 1987, hanno imparato ad amare ed apprezzare questo fantastico franchise made in Konami. Dunque, come potrete evincere dalla recensione stessa, Metal Gear Solid 4, oltre che rappresentare la degna conclusione di questa fantastica epopea, si configura come un enorme tributo alla saga, ai suoi protagonisti, al suo creatore e a tutti i fan sparsi per il globo, fan che coglieranno con nostalgia i continui riferimenti al passato e faranno tesoro dell’esperienza accumulata sul campo di battaglia per arrivare, anche se dolorosamente, alla fine di quel lungo corridoio che porta alla verità.

La storia raccontata e diretta da Kojima si svolge nel 2014, cinque anni dopo la fine di Sons of Liberty (del quale segue direttamente gli sviluppi), ed è ambientata in un contesto socio-politico in cui l’economia bellica rappresenta il carburante che fa muovere i mercati finanziari mondiali. Questa situazione globale è dovuta al diffuso utilizzo di compagnie militari private dette CMP (o che dir si voglia PMC) prive di ideologie o motivazioni, ed interessate unicamente ad incrementare i propri guadagni. Grazie all’utilizzo di nanomacchine dedite al miglioramento delle prestazioni in combattimento e al controllo delle emozioni sul campo di battaglia, la guerra diventa routine.

L’ampio quadro descrittivo iniziale si restringe su un solo uomo, l’eroe, l’icona, la leggenda vivente: Solid Snake. Il carismatico protagonista, malgrado poco più che quarantenne, appare precocemente invecchiato, non solo nel fisico, con capelli bianchi e pelle rugosa, ma anche nella mente, ormai logorata da infinite battaglie, spesso combattute per una causa che non gli apparteneva. Tuttavia in occasione di questa sua ultima missione, Snake sarà costretto a combattere per un bene superiore, senza il mandato di alcuna organizzazione o Governo. Liquid Ocelot (la personalità di Liquid impiantata nel corpo di Ocelot) ha riunito cinque tra le più grandi CMP sotto il proprio controllo al fine di rivoltarsi contro il sistema. La missione ha quindi un solo obiettivo: la morte di Liquid.

Con l’avanzare della trama, verranno introdotti progressivamente miriadi di personaggi: vecchie conoscenze come Otacon, Meryl, Naomi e Raiden, assieme a nuovi volti, in primis quello della piccola Sunny e del trafficante d’armi Drebin. Come da tradizione tutti i protagonisti sono perfettamente caratterizzati, sia nell’aspetto fisico che sul piano caratteriale, il lavoro artistico svolto dalla Kojima Productions non ha eguali nel panorama videoludico, riuscendo, soprattutto grazie a splendide sequenze d’intermezzo, a far sì che i giocatori si appassionino ed emozionino assieme ai propri eroi digitali.


Guns of You

Metal Gear Solid 4 è suddiviso in cinque atti principali, ognuno caratterizzato da una particolare ambientazione, varietà di situazioni e ostacoli da superare. La caccia all’uomo avrà inizio tra gli edifici diroccati e la guerriglia urbana del Medio Oriente continuerà tra gli umidi acquitrini del Sud America, per poi passare nell’oscurità di una metropoli dell’Europa dell’Est, nei ghiacci perenni dell’Alaska, fino a raggiungere la sua epica conclusione tra gli angusti corridoi della fortezza Outer Heaven.

Proprio gli scenari rappresentano la più grande innovazione di questo quarto capitolo: alle asettiche e claustrofobiche ambientazioni tipiche della saga, si sostituiscono affollati campi di battaglia (spesso sfondo di due fazioni in lotta) aperti alla libera interpretazione tattica dell’utente. Le innumerevoli possibilità offerte dalla morfologia degli scenari (finalmente sviluppati anche in verticale), rende possibile scegliere la strada da seguire per raggiungere l’obiettivo della missione. Scale, cunicoli, bivi e passaggi segreti costellano le ambientazioni di gioco (soprattutto quelle dei primi due atti) al fine di rendere più personale possibile l’esperienza offerta da Guns of the Patriots. Oltre alla possibilità di muoversi liberamente, al giocatore è data la facoltà di scegliere tra due tipologie differenti di approccio alle missioni: infiltrazione stealth o combattimento furioso. Nel primo caso, come da tradizione nella saga, l’obiettivo sarà quello di non essere scoperti dai nemici, strisciando alle loro spalle per raggiungere la propria meta silenziosamente. Per quanto riguarda il combattimento invece, Snake potrà anche decidere di aiutare la resistenza locale a fronteggiare la CMP di turno: basterà attaccare un membro della fazione avversaria per far sì che automaticamente l’altra tenda a tollerare e supportare il vecchio eroe fino al raggiungimento del suo scopo. In definitiva, con Metal Gear Solid 4, Kojima riesce nell’intento di adattare le meccaniche stealth, tipiche della serie, ad un contesto bellico realistico e coinvolgente. Il giocatore si sente quindi parte integrante del campo di battaglia, una variabile impazzita del “sistema” in grado di rovesciare i delicati equilibri del conflitto.

Qualunque sia l’approccio scelto per superare il livello bisognerà necessariamente fare i conti con i nemici. Come da tradizione essi appaiono tutti molto simili, spesso non riuscirete a distinguere i soldati delle CMP dai ribelli. Un vero peccato, poiché colpire un alleato porterà automaticamente tutti i suoi compagni a rivoltarsi contro Snake. Liquid tuttavia può contare su un considerevole numero di assi nella manica, ben più temibili delle classiche unità CMP: le agilissime Frogs, i carri armati bipedi Gekko, i Boss dell’unità Beauty and the Beast (B&B) ed il coreografico ed (apparentemente) immortale Vamp. Per eludere gli avversari non basterà nascondersi ai loro occhi, anche l’olfatto, l’udito e il tatto giocano un ruolo importante nel gameplay di MGS4. Sarà quindi necessario essere silenziosi, camminare lentamente, evitare i maleodoranti cassonetti dei rifiuti (specialmente quando si agisce controvento) e limitare il contatto fisico con le guardie nemiche alle letali tecniche di CQC (Close Quarter Combat). Meno aperti all’interpretazione personale sono invece gli epici combattimenti contro i Boss di fine atto. Carismatici e crudeli come non mai, i componenti dell’unità B&B propongono scontri caratterizzati da un elevato tasso di sfida, varietà sorprendente e originalità unica. Se Laughing Octopus predilige la mimetizzazione, Raging Raven attaccherà con il suo furioso volo planato. Se Screaming Mantis adora torturare e controllare le sue vittime come fossero marionette, Cryng Wolf regalerà un nostalgico duello tra cecchini immerso nel gelo dell’Alaska.

Il gameplay dell’opera di Kojima è ulteriormente impreziosito da determinate sequenze scriptate: brevi sessioni di gioco in cui Snake sarà costretto (dalle necessità della trama) a compiere determinate azioni contestuali. Queste ultime andranno dal supportare la squadra Rat Patrol, ad un adrenalinico inseguimento in moto, fino addirittura a pilotare il Metal Gear Rex. Ogni atto possiede dunque la sua personale sequenza, che spezzano nel giusto modo un’azione comunque mai monotona e quindi, di conseguenza, la varietà dell’esperienza offerta da Guns of the Patriots aumenta.       


Guns of Snake

Per fronteggiare la crescente minaccia Liquid Ocelot e compiere la sua missione, Snake deve necessariamente affidarsi a diversi gadget ultra tecnologici. Figli della geniale mente del Dottor Emmerich (Otacon), questi particolari oggetti faciliteranno non poco l’odissea del serpente di Konami. A partire dall’ Octo Camo, una tuta muscolare dotata di grandi capacità di mimetizzazione (basterà appoggiarsi ad una parete o sdraiarsi su un pavimento per vederla assumere automaticamente il colore della superficie interessata), continuando con il Solid Eye, un apparecchio speciale in grado di fungere da binocolo, visore tattico e notturno. Nella sua prima modalità l’occhio bionico di Snake consentirà di zoomare a piacimento sullo scenario circostante, nella seconda esso consentirà un’analisi tattica di nemici e alleati sul campo di battaglia ed infine, in versione visore notturno, evidenzierà le fonti di calore, permettendo così al protagonista di muoversi ed agire nell’ombra. Malgrado cotanta varietà tecnologica, la più grande novità dell’equipaggiamento è rappresentata dal piccolo robot MkII. Sixaxis alla mano, Snake potrà pilotare personalmente il simpatico robottino, in modo tale da esplorare il territorio circostante senza necessariamente esporsi in prima persona. Raccogliere oggetti, individuare i nemici e disinnescare pericolosi ordigni nascosti sono le attività predilette dal piccolo Metal Gear. Purtroppo la limitata durata della batteria (come del resto del suo raggio d’azione) necessiterà una periodica ricarica da parte dell’utente.

Tuttavia quando si viene scoperti non c’è stealth che tenga, sarà necessario imbracciare il proprio fucile e sbarazzarsi dei soldati nemici a suon di proiettili. Di conseguenza, per la prima volta nella saga, il combattimento diretto reciterà la parte del leone tanto quanto la componente d’infiltrazione. Non a caso gli sviluppatori si sono adoperati al fine di rendere l’arsenale del vecchio Snake estremamente vario e completamente personalizzabile (oltre che estremamente realistico ndR): quindici pistole, sette mitra, quindici fucili, tredici armi speciali e quattordici tipi di esplosivi, per un totale di oltre cinquanta strumenti di guerra, tutti perfettamente realizzati e caratterizzati da sei diversi parametri (velocità di ricarica, danni inflitti, stabilità, penetrazione, agganciamento e forza d’impatto). Dopo l’incontro con l’ambiguo trafficante Drebin, Snake venderà automaticamente le armi raccolte in eccedenza sul campo (le munizioni invece verranno conservate) al misterioso personaggio di colore. Tutto questo in cambio di punti Drebin (PD) da spendere per acquistare nuovi strumenti di distruzione, potenziamenti vari (mirini telescopici, silenziatori e così via) e munizioni.   

Anche il peso influirà molto sulla composizione dell’equipaggiamento: Snake potrà portare con sè otto tipologie di oggetti e cinque armi per volta (comunque intercambiabili in qualsiasi momento grazie al menù di pausa). Di conseguenza se il peso complessivo dell’armamento supererà i settanta Kg, le movenze dell’eroe risulteranno più lente e goffe. La chiave d’accesso alla vittoria sarà quindi insita non solo nelle azioni dirette, ma anche nella pretattica relativa all’equipaggiamento e all’analisi dello scenario circostante.


Guns of OLD Snake

L’esperienza maturata sul campo di battaglia ha lentamente trasformato Snake in un vero e proprio Big Boss del nuovo millennio: CQC (combattimento ravvicinato), capriole, possibilità di sdraiarsi sulla schiena, strisciare sul ventre come un serpente, camminare eretto, accovacciato, aggrapparsi alle sporgenze e nuotare, sono solo alcune delle azioni effettuabili dal giocatore. Attenzione però a non esagerare, la schiena del vecchio Snake potrebbe risentirne.

Le precarie condizioni vitali di Old Snake si riflettono anche sull’interfaccia di gioco: oltre alla classica barra della salute sono presenti altri due indicatori, quello dello stress e quello della psiche. Entrambi posti immediatamente sotto l’energia vitale, il primo è suddiviso in quattro piccoli segmenti e rappresenta lo stato psicologico dell’eroe, influendo soprattutto sulle sue prestazioni in combattimento (un serpente calmo è un serpente efficace). Per quanto riguarda il terzo indicatore, l’eccessivo stress accumulato durante la battaglia, spesso porterà Snake a perdere il controllo. In questi casi l’eroe andrà in euforia da combattimento, uno status speciale in cui qualsiasi danno causato dai nemici verrà dimezzato. L’utilizzo di oggetti curativi, o la fuga in un luogo sicuro, serviranno a far recuperare lucidità al protagonista, allontanando (o forse semplicemente ritardando) lo spauracchio di un prematuro Game Over. La ricca interfaccia comprende inoltre l’anello di minaccia (un indicatore rappresentante le percezioni del protagonista), la percentuale di mimetizzazione, la direzione del vento e l’equipaggiamento in uso.      


Guns of Kojima

In un contesto bellico di tale spessore, sono le armi tecnologicamente più avanzate a fare la differenza, non quelle dei patrioti, ne tanto meno quelle di Snake. La guerra digitale si regge sulla potenza degli hardware e Sony, grazie alla sua macchina da combattimento, pare essere in possesso della chiave per raggiungere il trionfo. Proprio la PlayStation 3, unita al grande talento del team di sviluppo, rappresenta la principale arma che Kojima ha utilizzato per ribaltare le sorti della Console War e creare questo capolavoro assoluto rispondente al nome di Metal Gear Solid 4.

Guns of the Patriots eleva il videogioco allo stato dell’arte. Non solo per quanto riguarda gli ampi ed affollati campi di battaglia, particolareggiati nel dettaglio e caratterizzati da un design strutturale ricco di bivi, diramazioni e verticalità tipicamente urbane (oltre che da texture incredibilmente varie), ma soprattutto per quanto concerne la realizzazione dei personaggi. La cura riposta nella modellazione poligonale dei protagonisti non ha eguali nel panorama videoludico, proponendo volti perfettamente animati e movenze realisticamente fluide. Il principale merito dell’eccezionale realizzazione grafica, tuttavia, risiede nella profondità degli sguardi: sarà impossibile non provare dispiacere incrociando gli spenti occhi del povero Snake, così come risulterà dannatamente difficile non innamorarsi del sensuale sguardo di Naomi, o di quello luminoso e determinato della bella Meryl, per non parlare di quello della piccola Sunny.

Discorso analogo per la maggior parte dei nemici, soprattutto per quanto riguarda i carismatici componenti dell’unità B&B, Vamp e Liquid Ocelot. Purtroppo la realizzazione dei soldati comuni, dei ribelli e di alcune delle unità speciali delle CMP, appare decisamente sottotono rispetto al resto. Nulla di realmente rilevante, tuttavia questa cura sommaria, unita alla velata presenza di alising e a caricamenti di durata non propriamente contenuta, non permette alla produzione Konami di raggiungere l’assoluta perfezione tecnica. Infine, la sapiente distribuzione delle fonti luminose, unita ad effetti particellari sorprendentemente realistici, contribuisce a far sì che il giocatore venga immerso nella battaglia tanto quanto Snake.

La perfezione artistica, l’innalzamento del videogioco allo stato dell’arte, è questo quello che Kojima è riuscito a raggiungere con Metal Gear Solid 4. Simbolo di questa titanica impresa sono le splendide sequenze (parzialmente) interattive che narrano lo snodarsi dei mille intrecci dell’appassionante trama dell’opera. Realizzate grazie allo stesso motore del gioco e caratterizzate da un incredibile patos, tali sequenze, malgrado una durata spesso eccessivamente elevata, risultano necessarie al fine di raccontare nel migliore dei modi la più grande cospirazione che si sia mai vista nella storia dell’era digitale. Fortunatamente, alle logorroiche conversazioni via Codec (comunque presenti, ma in quantità esigua rispetto al passato), sono stati sostituiti filmati altamente spettacolari, adrenalinici e coinvolgenti come mai prima d’ora in un videogame.

Concludendo l’analisi tecnica dell’opera, sarebbe impossibile non lodare l’epica colonna sonora che accompagna le gesta dell’eroico Solid Snake. Composta principalmente dalla rielaborazione dei motivi tipici della saga (ma anche da inedite melodie), essa riesce nell’intento di coinvolgere ed enfatizzare perfettamente qualsiasi situazione del gioco, tragica o comica che sia. La magnifica confusione del campo di battaglia è quindi rappresentata dalla grande qualità degli effetti sonori: dagli spari alle esplosioni, dalle armi alle grida disperate dei miliziani. Tutto contribuisce a far sentire l’utente parte integrante della battaglia. Menzione d’onore per l’espressivo doppiaggio in lingua anglosassone: le voci dei protagonisti, così come quelle di nemici e personaggi secondari, appaiono decisamente appropriate ed in grado di sottolineare con i giusti toni qualsiasi situazione.


Missione Compiuta

Per riuscire a completare questa sua ultima missione, Snake necessiterà almeno di venti ore, venticinque nella migliore delle ipotesi. Inoltre, la presenza di ben cinque livelli di difficoltà, unita ad un cospicuo numero di extra, garantirà un discreto replay value al titolo Konami. Sbloccare le nuove mimetiche, collezionare i brani per l’iPod, scovare i trenta fantasmi di Shadow Moses e conquistarsi i quaranta emblemi speciali, saranno imprese conseguibili solo terminando il gioco più volte.

Metal Gear Solid 4 non è un semplice videogioco, non è neanche un opera d’arte, nè tanto meno un film interattivo. Guns of the Patriots è un'esperienza, una rappresentazione digitale dei valori dell’umanità, un atto d’amore indiscusso verso i fan e manifestazione del genio di un semplice uomo che, proprio come il protagonista delle sue storie, è diventato innanzitutto un eroe, poi un icona, ed infine una leggenda.Caratterizzato da una direzione artistica senza precedenti e raccontato dalle migliori sequenze narrative del panorama videoludico, Metal Gear Solid 4 segnerà l’epilogo delle vicende di Solid Snake, un personaggio destinato a rimanere nella storia, un vecchio killer che, dopo oltre vent’anni di servizio, può concedersi il lusso di decidere come essere ricordato:

"I’m not a hero, never was and never will be…"

Arrivederci Snake…Grazie di tutto.

COMMENTO
Francesco "Zlatan90" Barletta

La guerra è cambiata. Lo scenario bellico attuale è descritto dall'eterno conflitto tra le tre grandi superpotenze dell'era digitale: Sony, Microsoft e Nintendo. Ogni esercito è caratterizzato dalle rispettive armi esclusive. Che si tratti di Halo, Mario o Metroid non fa alcuna differenza. Sony, dopo uno sviluppo durato oltre tre anni e con il generale Kojima a dirigere le operazioni, è finalmente pronta a sferrare la sua offensiva: un nome, un'arma, una vittoria già scritta. La console war termina adesso, è arrivato Metal Gear Solid 4.

GRAFICA:9.5Texture, strutture poligonali, effetti d'illuminazione: tutto sfiora la perfezione.
SONORO:10In Dolby Digital è uno spettacolo per le proprie orecchie.
GIOCABILITà:9.5Qualche difetto di gameplay è sempre presente, ma la libertà di manovra, unito a un sistema di controllo interessante, lo rendono pregevole.
LONGEVITà:9Non eccessivamente lungo in single player, ma considerata la rigiocabilità e il numero di emblemi sbloccabili, ne avrete per parecchio tempo.
VOTO FINALE9.5
PRO:- Artisticamente ineccepibile
- Gameplay solido e divertente
- Totale libertà d'azione
CONTRO:- Estremamente complesso
SCHEDA
Cover

  • data d'uscita:
  • produttore:
  • sviluppatore:
Scheda completa...
Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots2008-08-11 16:23:18http://www.vgnetwork.it/recensioni-playstation-3/metal-gear-solid-4-guns-of-the-patriots/Ancora un'ultima missione, ancora un capolavoro, ancora incredibili emozioni!1020525VGNetwork.it