The Last of Us

Naughty Dog fa centro. Sempre e comunque
Scritto da Mail@ VinVincasil 22 giugno 2013
The Last of Us Recensione

Osservando il cielo mattutino di The Last of Us - così limpido e sereno nei numerosi scorci in cui si offre - si direbbe che al mondo le cose vadano come al solito. È vero: il sole sorge sempre. Ma illumina facciate di palazzi fatiscenti, rottami arrugginiti di auto, strade deserte disseminate di cartacce e cocci di vetro. È la desolazione, quella incredibilmente tratteggiata in The Last of Us, di un’umanità stravolta nel suo essere. Naughty Dog, dopo i fasti di Uncharted, confeziona per mamma Sony un'avventura di altissimo profilo tecnico. Un'esperienza mozziafato, di quelle che in un modo o nell'altro lasciano il segno, prima nell'animo di chi impugna il pad e poi nella storia. 

Sono passati venti anni da quando la paura si impadronì delle strade del pianeta Terra: una violenta epidemia impietosa e incontenibile, legata al fungo Cordyceps che nel giro di un paio di giorni riesce, da bravo parassita qual è, a penetrare nella corteccia cerebrale umana fino a rendere il malcapitato di turno ombra sfigurata dell’uomo che è stato. Ben poco si può contro una minaccia del genere: passa da infetto ad infetto tramite l’aria, forte del fatto che, apparentemente, non esiste nessun vaccino per contrastare la sua opera silenziosa.Sono passati venti anni da quando l’umanità, un passo oltre l’orlo del baratro, si è divisa in una moltitudine di piccoli gruppi di superstiti, sfiduciati nei confronti di ogni presunta autorità religiosa o umana e in una costante lotta dalla capitale importanza: quella per la sopravvivenza. Tra i tanti, i più ribelli sono "le Luci" (Fireflies nell'originale inglese, ndr.), superstiti che vivono di incursioni nelle base militari e coltivano la speranza di venire a capo del mistero del vaccino introvabile. Sono passati venti anni da quando Joel ha perso tutto in una notte: uomo tutto d’un pezzo, ha visto la sua barba farsi sempre più grigia mentre ogni fibra del suo essere veniva presa dal cinismo e dall’egoismo – tutto ciò su cui si può far affidamento nella lotta alla sopravvivenza in quel mondo così cupo. Il suo mondo. Joel fa un lavoro sporco, come tanti altri: contrabbanda beni dall’esterno della zona di quarantena di Boston, la sua unica legge è quella del profitto personale. Sotto una coltre di apatia e indifferenza ha imparato a non cercare più risposte. Per questo non fa domande quando viene ingaggiato per scortare fuori città Ellie, dietro un lauto pagamento in armi.Bambina assai singolare, Ellie. Ha quattordici anni, ma per quello che fa – il mondo in cui fa ciò che fa – potrebbe averne tranquillamente il doppio. Tipa tosta, Ellie. Il mondo in cui è nata non è l’ideale per crescere ed essere adolescenti, decisamente. Ma Ellie non può saperlo: immagina il passato felice che non ha mai conosciuto.Qualcosa va storto, lungo il tragitto. Il male dei due diventa il bene dei videogiocatori: è appena l'inizio di un viaggio che si protrae per un anno, scandito con eleganza dalla perizia degli sceneggiatori tra salti temporali e scorrere delle stagioni.Qualcosa di simile a Io sono Leggenda e The Walking Dead, in effetti. Ma mai nessuno aveva declinato una storia del genere, in una maniera così sensazionale, sul medium del videogioco: anni fa una cosa del genere l'avremmo trovato sul grande schermo. Oggi, invece, Naughty Dog ci regala un'esperienza che mozza il fiato, pad alla mano.   The Last of Us prende Joel, Ellie e con loro il giocatore, li immerge di tutta forza in un mondo nudo e crudo senza Dio o religione. Senza valori. Ci saranno anche tanti infetti, ma la storia parla soprattutto di uomini. Soli davanti alle loro paure. E che, per superarle, si ammazzano l'un l'altro in un'autentica guerra tra poveri


Resisti e sopravvivi 

"Un Uncharted con gli zombie e un Nathan Drake un po’ più vecchio". Probabilmente non c’è modo peggiore di sintetizzare un titolo che, per quanto provenga dalle mani dagli stessi geniali sviluppatori delle avventure dell’archeologo lontano parente di sir Francis e presenti un protagonista che lo ricorda nei tratti somatici, in realtà ha molto di diverso – di più – da offrire, per almeno due ragioni. Primo: non ci sono zombie. Gli sviluppatori fin dai primissimi brain storming hanno posto un punto fisso: andare oltre un tipo di ambientazione che, tra film e serie tv, libri, fumetti e videogiochi degli ultimi tempi, evidentemente, è andata via via inflazionandosi. L'ispirazione decisiva è venuta da un documentario targato BBC: il fungo Ophiocordyceps Unilateralis, che nella realtà si limita ad attaccare piante e piccoli artropodi, nella fiction di The Last of Us ha sviluppato l'inquietante capacità di impossessarsi del sistema nervoso umano, fino a creare sue abiezioni. 

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​Secondo: Joel, per indole, carattere, background, è quanto di più diverso da Nathan Drake ci possa essere. Abbandonate (solo per il momento?) le scoppiettanti e colorate avventure dello spavalo Nathan, gli sceneggiatori Naughty Dog si sono cimentati con una materia decisamente più profonda, complessa, tormentata. Il lavoro è stato magistrale. Il mondo di Joel e Ellie non è fatto di esplorazioni avventurose alla ricerca di incredibili tesori del passato, ma di una realtà molto più elementare, più “sporca” se vogliamo. Per gente che ha dimenticato persino il sapore del caffè, l’inestimabile tesoro da raccogliere è una razione di fagioli o un paio di pallottole: al momento giusto, possono segnare il confine tra la vita e la morte. Il gameplay di The Last of Us è permeato in ogni frangente dal motto dei supereroi che popolano le storie dei fumetti che tanto piacciono a Ellie: resisti e sopravvivi. Per persone che non hanno più speranza per il futuro, più di questo non si può e non si deve. Il senso di precarietà è assoluto, tanto da investire componenti importanti delle meccaniche di quest'avventura dalle adrenaliniche sfumature action. Il gameplay di The Last of Us non innova: perfeziona. Pesca a piene mani da intuizioni passate ormai diventate norma nel mondo videoludico - la telecamera dietro le spalle del protagonista leggermente spostato su di un lato, tanto per fare un esempio - e le condisce con la precisione e la cura che poche software house come Naughty Dog sanno mettere in ciò che fanno. Il sistema di combattimento, pur nella sua essenzialità, riesce sempre ad offrire a Joel la possibilità di optare per una pluralità di approcci diversi, a seconda del contesto ambientale e dei nemici. Chiassosi scontri a fuoco (pistole e fucili di vario calibro non mancheranno, al massimo i proiettili). Silenziose eliminazioni con arco e frecce o sgusciando nell'ombra e arrivando alle spalle del nemico in puro stile stealth. Violenti corpo a corpo per i quali è cosa assai utile l'utilizzo improvvisato di un mattone o una bottiglia scheggiata recuperata a terra, tra la polvere - sempre meglio che presentarsi a mani vuote. Nulla è lasciato al caso, ma molto all'improvvisazione e all'estro del momento. Con una costante: every shot counts. Avete presente quella bella sensazione videogiocosa che si prova quando si è appena fatto ampia scorta di medikit e munizioni, tanto da riempire i caricatori delle proprie armi - una sorta di onnipotenza, insomma? Bene: inserite il blu-ray di The Last of Us e dimenticatela del tutto. Da queste parti bisogna salutare il ritrovamento di un paio di pallottole in fondo ad un cassetto come il ritorno di un compagno fraterno: ogni piccolo strumento è bene prezioso, da utilizzare sapientemente solo nelle situazioni strettamente necessarie. Nella ristrettezza materiale ecco che esplode l'ingegno: Joel, infatti, può disporre del materiale reperito in giro (lame, nastro adesivo, esplosivo, zucchero, alcol e bende) per fabbricare utensili rudimentali, ma efficaci. Si tratta per lo più di strumenti di combattimento: coltelli o lame appuntite da applicare a mazze e tubi (armi, queste ultime, che consigliamo caldamente per tutti i corpo a corpo); granate esplosive (leggasi: tubi di latta con chiodi e puntine e un piccolo innesco al proprio interno); bombe fumogene (miracoli dello zucchero ossidato!) e letali molotov - così spettacolari che rimandiamo ad una prova direttamente "sul campo" per i dettagli. Ma la giusta combinazione di alcol e bende fornisce il sostentamento più prezioso al nostro stato di salute. Mettiamo le cose in chiaro: fa sempre bella mostra di sé a schermo un indicatore della salute. Non c'è spazio per un sistema di rigenerazione automatica, come quello visto in tante altre sedi: il mondo di The Last of Us è troppo crudo. Richiede il suo tributo di sangue. 


Questione di intelligenza (artificiale)

Umani contro infetti. Infetti contro umani. Umani contro umani. Il mondo di The Last of Us è un continuo ribollire di scontri e conflitti: è un'umanità allo strado brado, come può essere solo quella che ha lasciato che i legami di affetto venissero soppiantati dalla legge del più forte. Buona parte delle azioni di gioco, insomma, ci vedono accucciati dietro un riparo di fortuna - una scrivania, una poltrona, un muro scalcinato - mentre si calcolano sapientemente tempi e modalità di ingresso sulla vera scena, quella dello scontro. Considerazioni su possibilità offerte dall'ambiente e mezzi a propria disposizione serviranno a ben poco a chi non imparerà a conoscere bene il pericolo che si nasconde oltre la linea visiva. Quello per eccellenza in The Last of Us ha un nome ben preciso: clicker. Anni di contaminazione l'hanno privato dell'uso della vista, ma ha imparato a sviluppare un udito finissimo, fino a riconoscere i nemici che lo circordano in base ai minimi suoni che emettono. Un uomo che è stato contaminato da un fungo un po' troppo cresciuto, per diventare una sorta di pipistrello bipede, insomma. Vanno a rinfoltire le fila dello schieramento "infetto" anche i runner, mostri ad uno stadio di sviluppo precedente, con molto meno udito, ma molta più velocità (ve li ritroverete addosso in un niente). La minaccia del fungo, nel complesso, va a costituire solo le sequenze più horror del titolo: lì dove, invece, si combatte alla luce del giorno, il nemico usuale è quello umano. Joel e Ellie non hanno molti amici neppure tra i superstiti di un'umanità decimata: le bande di Cacciatori - miseri sciacalli, generalmente ben armati - rappresentano un pericolo costante in tutte le sequenze di esplorazione di (ex) agglomerati urbani.  Ma affrontare un'IA nemica come quella preparata in The Last of Us, specie per i livelli di difficoltà più elevati, è un'esperienza entusiasmante: i nemici sorvegliano le zone di propria compotenza in maniera rapsodica, reagiscono in maniera realistica agli impulsi del mondo circostante, si chiamano l'un l'altro e diventano seriamente sospettosi quando non ricevono risposta dal compagno di ronda (già accoppato nell'ombra, se siete stavi bravi). Interagire con un'intelligenza simile, il più delle volte offre la possibilità di vivere ogni scontro come una storia a sé, non legata a script precostruiti, ma un unico processo sempre in fieri, a seconda delle decisioni del giocatore e delle possibilità ambientali. Eppure, proprio al rapporto tra le diverse IA riconduciamo l'unica grande - nel senso di "più vistosa"- pecca del titolo. Ellie, nostra fedele compagna, più volte nel corso dell'avventura verrà in nostro soccorso, sia che esso passi tramite un avvertimento gridato ad alta voce o un colpo di bottiglia in testa ad un nemico, nel momento più opportuno. Evidentemente, nel tentativo di eliminare ogni possibile problema che derivasse dalla gestione di un ulteriore IA, gli sviluppatori hanno pensato di rendere quella di Ellie "invisibile" ai nemici, specie gli infetti. Insomma, se basta un minimo errore del nostro Joel per far svegliare i temibili clicker, Ellie giova di un margine di errore molto più ampio - tanto da poter correre lì dove Joel non potrebbe mai, se vuol portare a casa la pelle.


Cartoline sbiadite da un'America in crisi 

La differenza tra un ottimo videogioco e un capolavoro sta tutta nei dettagli. Naughty Dog questa volta si è davvero superata, raggiungendo livelli di accuratezza - tecnica e narrativa - strabilianti: tutto ciò che da adesso seguirà ci si dovrà confrontare, in un mondo o nell'altro. L'America che conosciamo attraverso gli occhi di Joel e Ellie, pur nella sua decadenza, mantiente il suo carattere fondamentale di slancio verso le grandi dimensioni: è l'America delle grandi città in totale blackout, delle strade ampie costellate di autovetture arrugginite, dei lussuosi hotel abbondonati, delle piazze un tempo pedonali e oggi sommerse dall'acqua e popolate da ninfee. È il trionfo della natura non più costretta da mano umana: il legno delle staccionate dei ranch lasciato a marcire, i fitti boschi delo Colorado, gli acquitrini del Massachussets. Fronde e rami che invadono case come nemmeno in Jumanji.Il comparto grafico - tra le cose più belle viste finora, pad alla mano - ha bisogno dei suoi tempi per essere assimilato. Non è di certo qualche texture più slavata delle altre qua e là a pregiudicare un'esperienza - sensoriale, prima ancora che emotiva - di altissimo profilo. Il viaggio di Joel e Ellie non è solo un fatto privato: è un itinerario malinconico attraverso le altre storie che, silenziose, popolano quelle lande semideserte. Attraversarle di fretta, senza prestare attenzione a questi dettagli sarebbe sacrilego: The Last of Us è anche la storia dei militari impiccati nella piazza della città, dei bambini che hanno lasciato disegni colorati sulle pareti dell'orfanotrofio, delle scritte sui muri dei palazzi, dei sorrisi sbiaditi di fotografie vecchie di venti anni. Si diventa depositari di un passato che si ostina a non passare, nonostante un lento, inesorabile declino nell'oblio

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Sopravvivenza in compagnia 

Il titolo Naughty Dog, anche in virtù della materia narrata, è prettamente un'avventura per lupi solitari. Ma al team di sviluppo un determinato setting popolato da gruppi di emarginati in lotta gli uni con gli altri per affermare il proprio desiderio di vivere deve essere sembrato un'occasione ghiottissima per cercare di portare qualche innovazione al comparto multiplayer: almeno nella teoria, sembra lo schema ideale per portare i giocatori allo scontro in rete. L'opera di Naughty Dog, in questo ambito, giunge nei negozi quasi del tutto inedita: concentrati come eravamo tutti a carpire i segreti dell'avventura di Joel e Ellie già nei mesi di sviluppo, l'esistenza di una modalità per più giocatori era passata in secondo piano. Eppure, il comparto multiplayer convince, pur non lasciando gridare al miracolo per innovazione e capacità di trasporto. Nel complesso, l'esperienza online rappresenta un simpatico passatempo offerto in appendice ad un'avventura in singolo che, per tanti aspetti, ha decisamente più mordente. Il sistema di base rappresentato dall'esperienza ottenuta grazie al feedback dei giocatori di Uncharted questa volta viene suddiviso a monte in due opposte fazioni: all'inizio della sua avventura online il videgiocatore è chiamato a scegliere, infatti, se dedicare la sua opera alla bandiera delle Luci o dei Sopravvissuti. La posta in gioco, nemmeno a dirlo, è la sopravvivenza del gruppo di appartenza. L'idea è alquanto carina: come in un piccolo gestionale (che, nelle meccaniche di base, ricorda un po' il recente XBLA State of Decay) dovremo accumulare le risorse necessarie ai bisogni del nostro "villaggio" di superstiti. Il tutto, ovviamente, direttamente sul campo di battaglia, tra una scazzottata e l'altra, secondo un sistema di sotto-obiettivi e sotto-compiti interno alla partita stessa.Sulle mappe online, quindi, si combatte per il proprio onore di combattenti, ma anche per i virtuali compagni rimasti a casa, dietro la staccionata: un lungo itinerario da leader che si snoda nell'arco di 84 partite. Di queste, gli sviluppatori ci offrono due tipologie: Caccia alle Risorse è un normale team death match a squadre, ognuna delle quali ha un tetto massimo di respawn; ma è nella seconda, Sopravvissuti, che la componente online si palesa pienamente come un The Last of Us in compagnia: un 4 vs. 4 tesissimo, senza possibilità di errore - al primo si è fuori definitivamente. Nonostante sulla carta un'impostazione del genere richieda i suoi lenti ritmi, è sempre alto il rischio che tutta l'esperienza si trasformi in una più caciarona mischia all'arma bianca. 


Verso la prossima generazione 

The Last of Us è un continuo crescendo: si sviluppa e si rafforza dall'inizio alla fine, un po' come il rapporto tra i due protagonisti. È azione, avventura, dramma psicologico: si interroga, interattivamente, sulle reazioni che la mente umana potrebbe avere se sottoposta a condizioni così impietose. Forse è questo che sconvolge: ritrovare in un'opera di fantasia tanta, potenziale realtà. Fatevi un favore: provatelo. E una volta iniziato, fareste bene ad assicurarvi di avere tempo libero nei giorni a seguire. Perché The Last of Us non è quel genere di videogioco che chiede di essere giocato: lo pretende. Sguscia silenzioso sotto l'inganno del "ma tanto è la solita storia di zombie". Prende alle spalle, vi blocca. Colpisce più volte, dritto alla bocca dello stomaco. Mozza il fiato. ​Per cose più belle, forse, dovremo aspettare solo il rodaggio della prossima generazione. 


VIDEORECENSIONE

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COMMENTO
Mail@ VinVincas

Naughty Dog continua a darmi l'impressione di essere una delle poche software house - forse insieme alla sola Rockstar - che non sarebbe in grado di sfornare un prodotto mediocre neppure a volerlo. È eccellenza pura sotto tanti aspetti, the Last of Us. Emoziona come pochi altri titoli, dall'inizio alla fine. Adesso ho paura, però. E non degli infetti - a quelli ci si abitua. Ho paura di scoprire cosa saranno capaci di fare questi qui quando, da qui a qualche mese, avranno 8 gb di ram sotto il culo. 

GRAFICA:10Tra le cose più belle viste sull'attuale generazione di console.
SONORO:10Effetti sonori eccezionali, unita ad un doppiaggio che anche in italiano funziona bene (ma quello originale resta superiore). E poi, le musiche di Santaolalla..
GIOCABILITà:9.5La capacità di tenere il videogiocatore attaccato allo schermo, oltre che da una narrazione superlativa, deriva da un gameplay semplice ed efficace.
LONGEVITà:8.5L'avventura vi terrà impegnati per una quindicina di ore, intensissime. A queste vanno aggiunte le potenzialità delle varie modalità online.
VOTO FINALE10
PRO:- Narrazione superba
- Cura per i dettagli
- Tensione alle stelle
CONTRO:- Qualche problema legato all'IA alleata (nulla di compromettente, in ogni caso)
- Qualche piccolo errore di localizzazione (idem)
Uncharted 3: L'inganno di DrakeAltro titolo tripla A dagli studios Naughty Dog, un'incredibile avventura per il vero archeologo di questa generazione di console.
Dead Space 3 ( PS3 )Un survival dalle fosche tinte horror, per l'avventura più recente in compagnia dei "cari" Necromorfi.
SCHEDAGIOCO
Cover The Last of Us

The Last of Us

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The Last of Us 2013-06-22 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-playstation-3/the-last-of-us/Naughty Dog fa centro. Sempre e comunque 1020525VGNetwork.it