Uncharted 3: L'Inganno di Drake

Un nuovo pezzo di mondo inesplorato, tutto per Nathan.
Scritto da il 18 novembre 2011
Uncharted 3: L'Inganno di Drake Recensione

Due anni e due settimane. Questo è stato l'intervallo temporale tra l'ottimo Uncharted 2: Il Covo dei Ladri ed Uncharted 3: L'Inganno di Drake. Il minimo, probabilmente, per ottenere una qualità di intrattenimento così esaltante; ciò non toglie che per l'appassionato l'attesa possa essere stata davvero snervante, nonostante la formula di gioco sia sempre quella, ma ulteriormente migliorata ed impreziosita in alcune situazioni. Perché Naughty Dog, fin da principio, ha preso un po' qui ed un po là per creare il suo gameplay, combinando vari elementi, da più generi, e miscelandoli con una componente cinematografica di indiscutibile fattura ed appeal, sia per personaggi introdotti che per eventi di gioco. Tutto questo facendo uso di vari riferimenti ed icone, di cui gli stessi sviluppatori hanno dato conferma. Parliamo di pellicole come Indiana Jones o di film molto meno recenti (Topkapi vi dice nulla?), che hanno dato tanti spunti per la realizzazione del prodotto. Facile capire, sapendo ciò, perché la serie è sempre riuscita a catturare il proprio videogiocatore con quel suo ammiccare al cinema d'azione e d'avventura, ricordando le intrepide avventure di Indy o quando eravamo immersi nei panni della deliziosa Lara Croft, nei vari Tomb Raider. Ovviamente, per raggiungere tali risultati non bisogna soltanto avere le idee chiare su cosa fare, ma essere capaci di realizzare quello che si ha in testa. Uno dei pregi di questo team di sviluppo è proprio questo, riuscire a portare su schermo tutto quello a cui pensa, e nel corso della recensione capirete meglio il perché. 


Alla scopertà della verità

L'intreccio narrativo di Uncharted 3: L'Inganno di Drake parte da solide fondamenta. Il famoso anello di Sir Francis Drake è ancora una volta il fulcro delle vicende e la conferma arriva fin dai primi istanti di gioco. Ma è tutto più complicato di quanto possa sembrare, visto che la situazione diventerà davvero rovente a causa di un'organizzazione segreta intenta ad usarlo per scopi ancora sconosciuti a cui daremo un nome, una collocazione ed un significato, pian piano, nel corso dell'avventura, ricomponendo i pezzi di puzzle che insieme andranno a formare una struttura piena di colpi di scena, tesori e fasi esplorative. Un inizio lento, quasi compassato, almeno rispetto al predecessore, che intriga e cattura come non mai lo spettatore-videogiocatore, alternando allo svolgimento della trama molti trascorsi passati, permettendoci di capire a fondo (finalmente) come sia davvero nato il rapporto tra Nathan e Sullivan. Una formula capace di creare una incredibile suggestione, anche grazie alle tante location inserite: dai vicoli di Londra alla Colombia, da uno chateau in rovina nel mezzo dei boschi francesi alle sabbie del Medio Oriente. Un modo di intendere il videogioco davvero incredibile, che non lascia nulla al caso e giustifica ogni cambio di location nel miglior modo possibile, facendo uso di una sceneggiatura impeccabile che ha preso tanto da opere cinematografiche e, probabilmente, anche da libri di narrativa del genere. Anche perché è evidente quanto bene siano integrate tra loro scene dedite alla narrazione, quindi più tranquille e che forniscono spunti di riflessione, a quelle d'azione pura a cui Uncharted 2 ci aveva abituato dall'inizio alla fine, o quasi.A contribuire all'incredibile atmosfera ricreata, un cameo di personaggi straordinari, molti dei quali già conosciuti, con alcune new-entry eccellenti. Katharine Marlowe, ad esempio, è uno dei nuovi personaggi capace di alzare, da sola, il livello della produzione con i suoi modi glaciali e spietati. E' però il ritmo della recitazione, dei dialoghi, delle tante linee di dialogo per la verità, che stupiscono e rendono chiaro quanta sia stata l'attenzione e l'amore riservati a questo terzo capitolo. 


Tutt'un "corri corri, spara spara" (cit.)

Come anticipato in fase di apertura, anche Uncharted 3: L'Inganno di Drake non ha portato novità al gameplay rispetto ai capitoli precedenti, ma è riuscito a limare ogni sbavatura (seppur ce ne fossero poche) presente in Uncharted 2: Il Covo dei Ladri. Una continua evoluzione, visto che il secondo episodio aveva migliorato tantissimo quell'Uncharted: Drake's Fortune che aveva stupito tutti, ma aveva ancora tanto da aggiustare. Un progresso basato, quindi, sulla semplice struttura di un gioco d'azione in terza persona, rivista in salsa moderna e altamente cinematografica, con sparatorie e coperture, combattimenti a mani nude, enigmi ed esplorazione.A goderne maggiormente sono stati i combattimenti, che in questa release restituiscono un feedback senz'altro molto positivo, regalando momenti topici in tante circostanze. Questo è dovuto soprattutto al pacchetto delle animazioni sviluppato appositamente da Naughty Dog, in cui il protagonista reagirà ad un attacco a seconda delle possibilità che quello scenario offre. Ad esempio, è possibile fracassare una bottiglia in testa al nemico o prenderlo, e non stiamo scherzando, a pesci in faccia in uno dei livelli ambientati nel mercato all'aperto! Il tutto tramite semplice pressione di un tasto apposito, simile a quanto avviene per i soliti Quick Time Event che contribuiscono al clima di spettacolarità generale.

Un'altra fase molto curata è quella riguardante le fasi di shooting, ora governate da un sistema di controllo più preciso e che aumenta il grado di realismo, anche grazie ad una IA avversaria che sa il fatto suo, rivelandosi soltanto in pochissime circostanze un pelino fuori luogo (a livello Normale). Questo potrebbe servire anche come spunto di riflessione per la varietà dei nemici, non così elevata purtroppo. Considerando che è davvero raro assistere a strani movimenti dei nemici, in parte potremmo anche giustificare questo difetto, soprattutto per quanto è possibile vedere nelle fasi in cooperativa molto divertenti e stimolanti, in cui mostrano il loro meglio. Ma qualche unità in più non avrebbe assolutamente fatto male, visto che di boss finali stavolta non ce ne sono, anche se le poche unità presenti sono perfettamente diversificate per skin ed equipaggiamenti. Il particolare che ha destato qualche preoccupazione tra i possessori del gioco è quello del sistema di mira. Durante la nostra prova, aumentando di un pizzico la sensibilità del joypad PlayStation 3, non abbiamo avuto alcuna sorta di problema o di strana retroazione. Probabilmente serve soltanto farci l'abitudine, visto che stavolta il mirino si sposta in tutti gli assi, al contrario di quanto avveniva in passato. Ma ciò che rende entusiasti durante gli scontri armati è la vastità e certosina realizzazione delle animazioni, coordinate ed adeguate alle posizioni assunte da Nathan durante i conflitti.

L'opera di consolidamento è stata compiuta anche per quanto riguarda gli enigmi, più numerosi ed interessanti che in passato, con una difficoltà tendente al semplice ma che richiedono comunque un pizzico di ingegno e, come al solito, un uso accurato del taccuino. Lo stesso dicasi per le acrobazie o per le morti indesiderate a causa di ostacoli e disposizione degli appigli, che ora consentono di godere del prodotto in modo molto più fluido, limitando al minimo la possibilità di “steccare” e quindi dover ripartire dal checkpoint.Quello che più di tutto, probabilmente, giova all'azione, è proprio la varietà che molte delle sequenze di gioco forniscono. Inseguimenti a non finire, su mezzi e cavalli, scazzottate, arrampicate, sparatorie e fasi stealth, tutto contribuisce ad esaltare la qualità del prodotto e, intorno a noi, c'è tanto di bello da vedere e da scoprire!


L'online a cui non credi è sempre quello che più stupisce

Per quanto la modalità Storia sia affascinante in tutti i sensi, per Uncharted 3: L'Inganno di Drake si è confermato anche l'impianto multiplayer visto in Uncharted 2, in modo da garantire al prodotto una longevità ancor più elevata. Si è mirato a rendere quanto più piacevole questa esperienza, che si dimostrò abbastanza solida già nel predecessore, ma non così tanto come quella attuale. Il tema si ripete anche qui: nulla di nuovo ma tutto ottimizzato e reso al meglio, anche grazie ad un uso intelligente dei mesi di beta online serviti per limare tanti piccoli dettagli e minuzie.L'offerta consente di affrontare modalità di gioco in cooperativa, fino a 3 giocatori, ed in competitiva fino a 10. La più interessante è proprio la componente coop che permette di giocare fino sia online che in split screen sulla stessa console (il secondo player viene associato come sub-account del primo). Sono ben tre le modalità a cui è possibile prendere parte, che si dividono in Arena Coop, Arena Cacciatore Coop e Avventura Coop. Nella prima si assiste ad un match che si articola in maniera molto simile alla Zona di Guerra vista nella serie Killzone, quindi con obiettivi dinamici come la caccia al tesoro con l'idolo, ondate di soldati da eliminare e la modalità assedio nella quale difendere un territorio segnalato da orde ed orde di nemici imbestialiti. La seconda è simile, ma propone scontri 2vs2 in cui attaccare e difendere obiettivi specifici. La particolarità sta nel fatto che da attaccanti potremo decidere l'equipaggiamento con cui scendere in campo, mentre da difensori il gioco si fa più duro. Sebbene aiutati da un gran numero di componenti gestiti dall'IA, potremo far uso di armi da fuoco di una certa potenza soltanto accumulando un determinato numero di medaglie con le quali acquistare quel determinato kit, che durerà soltanto fino alla nostra eliminazione. Ovviamente, l'importanza della cooperazione è determinante per la vittoria dei turni, quindi del match, e nel caso ci sia bisogno di rianimare un compagno ferito. L'ultima è quella che ci permette di affrontare cinque livelli di buona lunghezza grazie una cooperazione tra 3 giocatori. C'è il ritorno del Borneo, e quella di personaggi che gli amanti della serie conoscono e ricordano per certo. Molto interessante, visto che vengono combinati alcuni elementi che rendono assuefacente il single player con altri che rendono accattivante e suggestiva la cooperazione. Quindi piccoli spezzoni di cut- scenes, nuovi dialoghi spesso ironici e scenette piene di humour fanno il loro dovere al fianco di piccoli ed inediti spezzoni narrativi, tesori da cercare e ondate di nemici da abbattere. Tutto ciò non fa altro che donare un'ottima varietà, rendendo le cose divertenti ed esilaranti anche in rete.

La parte competitiva è invece formata da sei modalità. Quelle forse meno “originali” sono il Deathmatch a Squadre ed il Deathmatch a 3 Squadre. La prima è composta da scontri di 5vs5, la seconda da match all'ultima kill in cui prendono parte tre squadre composte da 2 giocatori ognuna. In queste due modalità è stato possibile osservare qualche problemino legato al bilanciamento e agli upgrade che giocatori di livello molto alto equipaggiano. Tuttavia, lo stesso non si può dire della modalità Estremo, che è un classico deathmatch in cui non è consentito l'uso di sbloccabili e si ha una quantità maggiore di salute. A completare troviamo la modalità Saccheggio in cui recuperare o impedire la raccolta dell'idolo, la modalità Tutti vs. Tutti in cui vince chi arriva per primo a quindici uccisioni e la modalità Obiettivo di Squadra formata da 5 round. Quest'ultima, come per l'arena cooperativa, è composta da obiettivi multipli e dinamici, che vanno dalla conquista del territorio al deathmatch, dal re della collina alla caccia al tesoro, arrivando all'uccisione di giocatori vip.

A sostenere la crescita del proprio livello c'è un sistema tradizionale che permette di sbloccare un ottimo numero di elementi e di racimolare denaro da spendere in armi e potenziamenti, perk, personalizzazione del proprio personaggio e mosse particolari. Funziona tutto alla grande, anche grazie ad una stabilità molto elevata del netcode, e le ore di gioco da passarci sopra sono più che garantite. A questo va aggiunto che è possibile creare un proprio clan con emblema personale e che, purtroppo, per poter usufruire dell'aspetto multigiocatore c'è bisogno del Network Pass allegato in ogni nuova copia del videogioco.Nonostante questa mossa non piaccia, soprattutto agli acquirenti che sfruttano il mercato dell'usato per risparmiare qualcosina, bisogna dire che questo difetto è sicuramente meno evidente che in produzioni come Resistance 3, ad esempio, in cui la componente multiplayer ha tutt'altra rilevanza. Con questo vogliamo semplicemente dire che la modalità in singolo di Uncharted 3:L'Inganno di Drake è talmente bella che non avere la possibilità di poterlo provare online non dovrebbe far strappare i capelli agli appassionati della saga.Una piccola nota conclusiva è bene farla sulla cura dei comparti tecnici per l'esperienza multigiocatore: se dal lato sonoro i livelli sono altissimi, per quello grafico è impossibile non notare un downgrade grafico assolutamente evidente. Niente che pregiudichi l'esperienza di gioco assolutamente esaltante e perlopiù frenetica, ma è bene metterlo in evidenza.


Creare immagini e suoni per rappresentare al meglio l'espressione "senza parole"

La serie è da sempre forte nei suoi comparti tecnici, Uncharted 3: L'Inganno di Drake non poteva essere da meno. Stiamo certamente parlando del titolo meglio realizzato su PlayStation 3 (sebbene gli standard raggiunti facciano arrossire anche le produzioni multimilionarie only PC) che ha fatto uso di animazioni, modelli poligonali stupefacenti ed ambientazioni fantastiche che mettono in risalto le tonnellate di dettagli che è possibile osservare durante la nostra avventura. Il tutto è stato ovviamente impreziosito da una direzione artistica eccellente, che non fatto sbavature ed è riuscita a creare qualcosa che lascia di stucco per magnificenza e splendore tra le diverse location percorse ed attraversate durante lo svolgersi degli eventi. Gli effetti dell'acqua, della pioggia, del fuoco, della sabbia, la gestione fisica delle stesse, gli effetti di luce, le animazioni facciali (L.A. Noire ha sfoggiato grandi cose, ma qui siamo al top per il sistema di realizzazione “classico”) e le cut-scenes confluiscono in un enorme flusso che dà vita ad un'opera d'arte fatta a videogioco. Una vera delizia per occhi ed orecchie, considerando anche l'ottimo doppiaggio in italiano (epocale quello in lingua inglese), l'uso di effetti sonori ricercati e curati nel dettaglio, anche per le armi, ed una colonna sonora solida. Quest'ultima, nonostante il main theme sia sempre lo stesso, è stata impreziosita da nuovi spartiti, tonalità, strumenti e melodie. Tutto questo grazie al solito Greg Edmonson e, piccola curiosità, i brani sono stati registrati ancora una volta agli Abbey Road Studios a cui lo staff musicale di Sony sembra essersi affezionata (vedi colonna sonora di Killzone 3, Resistance 3 e tanti altre produzioni only PlayStation 3).

Quello che più di tutto merita attenzione, però, è la qualità visiva che Naughty Dog è riuscita a dare all'acqua e ai suoi moti, a seconda delle circostanze di gioco che si presentano. Qualcosa che mai, prima di questo titolo, s'era visto, e che ha richiesto tantissimo tempo ed attenzione (come specificato dagli sviluppatori attraverso i video bonus inseriti nel disco di gioco) ed ha permesso di realizzare livelli di gioco impressionanti e di cui preferiamo non spoilerare alcunché. Lo stesso vale per il motore e gli effetti che reggono il mondo di sabbia che nei livelli finali si rivelerà a noi. Dune in costante movimento e realizzazione esemplare dei singoli granelli per una definizione globale da fare accapponare la pelle, il tutto senza alcun calo di frame rate e senza il minuscolo caricamento ad interrompere l'azione (a parte quello iniziale, appena si avvia il gioco). Quindi, come era accaduto per Killzone 3, i Naughty Dog hanno confermato che su PlayStation 3 si possono ottenere risultati sbalorditivi in termini di ottimizzazione se si hanno a disposizione tecnologie (quindi soldoni) e un team pieno di gente capace che ha voglia di lavorare notte e giorno per rendere perfetto, in tutto, un videogioco. Tenendo conto anche dei risultati raggiunti grazie alla modalità 3D davvero stupenda, il risultato globale non può che definirsi eccezionale.


Un'esperienza videoludica senza pari

A gioco terminato, il pensiero è senz'altro quello di aver preso parte a qualcosa che difficilmente rivedremo nell'immediato. Le odierne produzioni rivali, almeno in questo momento, non sono assolutamente allo stesso livello per spettacolarità, humour, comparti tecnici e per quel tanto ben riuscito taglio cinematografico che questo Uncharted 3: L'Inganno di Drake ha più di qualsiasi capitolo della serie. Migliorando un mostro come Uncharted 2: Il Covo dei Ladri in quei pochi difetti che s'era portato appresso, Naughty Dog ha dimostrato di avere quella maturità utile per andare ancora a segno con un nuovo IP o un (improbabile per molti) sequel. Anche perché, Uncharted è prima di tutto un tributo al genere d'azione, ottimamente orchestrato, che assume l'aspetto di un'opera d'arte vera e propria, conducendoci verso svariati momenti clou tramite una corrente unidirezionale che si fa sentire, sempre, grazie a scene filmate davvero memorabili, il dettaglio di scenari e qualsivoglia tipo di particolare, musiche e dialoghi spassosi, quindi l'ottima caratterizzazione, carisma ed ironia dei personaggi.

Concludendo, consentitemi di scrivere qualche riga assolutamente personale con le quali alcuni di voi, spero, sia d'accordo. Vorrei semplicemente ringraziare Naughty Dog per avermi convinto a comprare Uncharted 3: L'Inganno di Drake, un gioco che mi ha stupito, maravigliato, catturato, trasportato ed immerso, dall'inizio alla fine, nelle vicende di gioco. Come un film, anzi più di un film considerando l'interazione, molto meglio per sceneggiatura di certa roba che osserviamo in alcuni “film”. Qualcosa di unico, che in pochi, pochissimi videogiochi ho avuto l'onore di riscontrare. Perché l'essersi superati ad appena due anni dal fantastico Uncharted 2: Il Covo dei Ladri contribuirà ad elevare il livello videoludico dei prodotti concorrenti, almeno me lo auguro, visto che l'asticella s'è alzata (e tanto) grazie al gioco appena esaminato. E di nuovo grazie, Naughty Dog, per non aver “ucciso” questa serie con release annuali. Perché per creare capolavori servono tempi che con l'intasato mercato del settore hanno poco a che fare. Perché il tempo va speso bene, per regalare qualcosa di incomparabile, raro e prezioso a tutti quelli che non hanno voglia o non possono realizzarlo, ma che non rifiuterebbero mai di vivere certe sensazioni sulla propria pelle, anche se solo tramite un film. O un videogioco.


Secondo Parere - di Matteo "Scanna" Scannavini

Nonostante sia un utente prettamente dedicato a Xbox 360, la saga di Uncharted ha da sempre posseduto tutti gli elementi per essere la mia preferita. Da fan di Indiana Jones non posso non subire il fascino del personaggio di Nathan con il suo continuo peregrinare per il mondo in cerca di tesori e misteri, catapultato tra castelli francesi, deserti e montagne tibetane, sempre accompagnato dal suo humour e dalla sua sete di conoscenza. Pure parlando di gameplay, Uncharted prende ispirazione da molti generi e titoli che ho amato alla follia – un esempio? Prince of Persia – rendendosi in tal modo il gioco ideale nella mia visione delle cose, oltretutto accompagnato da grafica e sonoro ai massimi livelli possibili ed immaginabili. Così, circa un annetto fa ho acquistato PS3 e mi sono dedicato prima a Drake's Fortune e dopo a Il covo dei Ladri, con un bel sorriso sulla faccia, pronto a far spazio al gioco Naughty Dog tra la mia Top Ten di sempre. 

Sfortunatamente però, qualcosa è sempre mancato per lasciarmi innamorare completamente e farmi perdere la testa per Drake: nel primo capitolo forse tutto era ancora grezzo e poco rifinito, ma anche nell'acclamatissimo sequel, pur apprezzandolo, non mi si è “accesa la lampadina”, non comprendendo esattamente cosa mancasse, a mio giudizio, per finire un Uncharted e non pensarlo soltanto come ad un “ottimo titolo”. Fortunatamente però è uscito Uncharted 3: L'Inganno di Drake.

Questo ultimo esponente della serie ha sancito definitivamente la mia conversione al culto di Naughty Dog e del suo geniale esploratore, grazie ad una storia ancora più coinvolgente e ad un ritmo e varietà sicuramente migliorati rispetto ai due giochi precedenti. La presenza di più puzzle, più locations, più situazioni di gioco che esulano dalle ormai ripetitive arrampicate/sparatorie ha creato una miscela fantastica, da vivere tutta d'un fiato per le circa 9-10 ore della campagna in singolo. Poi, qualcuno potrebbe venirmi a dire che il gameplay non è perfetto (qualche morte un po' casuale, sparatorie lunghe e poco ispirate), qualcun'altro invece obietterà come il multigiocatore, per quanto positivo e migliorato, sia ancora lontano come qualità e quantità da giochi come Gears of War 3 e come in fondo Uncharted 3 si possa vedere più come un Uncharted 2.5, dove, oltre a piccole migliorie tecniche, è stata cambiata solo la trama e poco altro. Tutti questi difettucci sono però annichiliti dai pregi: la forza di Nathan e compagnia sta infatti nel far dimenticare al giocatore qualsiasi di queste piccole imperfezioni, coinvolgendolo in un film interattivo favoloso che vorrete vedere centinaia e centinaia di volte.  Clap-clap Naughty Dog. Al terzo tentativo hai finalmente rubato anche il mio cuore.


Terzo Parere - di Edoardo "Black Duke" Rasciti

Uncharted 3: L’Inganno di Drake rappresenta l’apice del videogioco inteso come esperienza interattiva di stile cinematografico. Pad alla mano, l’ormai nuovo Indiana Jones dei videogiochi salta, corre, spara, risolve enigmi, fa a botte con tutto e tutti, con un ritmo che l’ormai vecchio Indy non riesce a reggere. La trama, snodandosi tra un malinconico passato ed un combattuto presente, ci presenta un Nathan più profondo che mai, e la relazione tra lui e Sully viene finalmente chiarita. Vecchie glorie e nuovi arrivi aiutano a rendere la trama di Uncharted 3 forse la migliore della serie, capace di tenere il giocatore incollato allo schermo, con la seria voglia di scoprire cosa succederà dopo (senza mai riuscirci, dato che il gioco sorprende sempre!), saltando senza problema alcuno da una ambientazione all’altra, dalla Siria alla Francia, dal deserto alle foreste agli oceani. Non avrà forse l’inizio esplosivo di Uncharted 2, ma il capitolo in questione mantiene un ritmo da roller coaster per tutta la durata dell’avventura. L’Inganno di Drake è il classico videogioco che pone davanti a situazioni dove l’unica cosa che viene da pensare è “no, tutto questo è impossibile”. La spettacolarità d’azione e il ritmo perfettamente cadenzato con la quale essa viene proposta al giocatore sono sicuramente i più grandi onori che bisogna offrire a Naughy Dog

Sono riusciti veramente a migliorare Uncharted 2 sotto quasi ogni punto di vista, e la cosa ha dell’incredibile. Pare quasi che Naughty Dog abbia accesso a risorse segrete di PlayStation 3, dato che il risultato raggiunto ha quasi del paradossale. Le animazioni, facciali e non, il fuoco, l’acqua, le luci, il deserto e le foreste, tutto in Uncharted 3 ha una cura senza precedenti. Anche lo stesso doppiaggio è ricco, quasi esagerato, anche merito di un copione ben scritto e recitato (perfino in italiano), mentre la colonna sonora accompagna per tutta la durata del gioco Drake e i suoi amici garantendo epicità ad ogni fase. E il comparto multiplayer, analizzato più approfonditamente dal nostro Dartagnan, è una storia a sé.

Uncharted 3: L’Inganno di Drake raffigura, a mio parere, il massimo raggiunto dal videogioco diciamo “moderno”, quello interattivo almeno quanto cinematografico, quello dove gameplay e trama si fondono spesso assieme senza soluzione di continuità, quello dove la cura maniacale per ogni aspetto della produzione in toto è un prerequisito fondamentale. Naughty Dog si è superata, ed ha settato (nuovamente) l’asticella di riferimento per tutta l’industria a livelli che precedentemente mi sembravano impossibili da raggiungere. Ma pensavo la stessa cosa di Uncharted 2, ed eccomi, felicemente, smentito.

COMMENTO

A quanto detto sopra posso soltanto aggiungere che chi ha una PlayStation 3 e non lo ha ancora comprato, scartato, giocato per dare spazio ad altro, è giunta l'ora di cavalcare l'onda e prepararsi a passare le dieci ore più belle di sempre davanti ad una semplice TV, ma con uno strepitoso ed epico Uncharted 3 dentro la vostra console!

GRAFICA:10Quanto visto in Uncharted 2 è stato superato. Incredibili gli effetti di acqua, sabbia e fuoco, le animazioni e le espressioni facciali. Per non parlare degli effetti luce...
SONORO:10Il tema principale è sempre lo stesso, anche se presenta un buon numero di aggiunte, ed è ottimamente interpretato ed inserito nel contesto di gioco. Ottimo doppiaggio in italiano, epocale in lingua inglese. Stesso dicasi per gli effetti sonori.
GIOCABILITà:9.5L'evoluzione del secondo Uncharted, migliorata e resa pressoché perfetta. Migliori anche le sensazioni durante le sparatorie, che donano un grado di realismo più elevato che in passato, le acrobazie e gli enigmi (più numerosi).
LONGEVITà:9Dalle nove alle dieci ore a livello Normale, con alta rigiocabilità ed un comparto multigiocatore (competitivo e cooperativo) di spessore e di ottima profondità.
VOTO FINALE10
PRO:-Tecnicamente sconvolgente
-Modalità in singolo epica
-Multiplayer ben realizzato
CONTRO:-Varietà dei nemici migliorabile
-Network Pass
Uncharted: Drake's FortuneIl primo capitolo, ad oggi quello più incompleto visto quanto hanno mostrato i successivi due.
Uncharted 2: il Covo dei LadriSiamo difronte ad una trilogia, quindi perché non giocare anche Uncharted 2 che fino al primo novembre 2011 era il riferimento del genere?
SCHEDAGIOCO
Cover Uncharted 3: L'inganno di Drake

Uncharted 3: L'inganno di Drake

Scheda completa...
Uncharted 3: L'Inganno di Drake2011-11-18 15:00:35http://www.vgnetwork.it/recensioni-playstation-3/uncharted-3-l-inganno-di-drake/Un nuovo pezzo di mondo inesplorato, tutto per Nathan.1020525VGNetwork.it