Fat Princess Adventures

Fat(e) largo alla ciccia!
Scritto da @ ricpelleil 15 dicembre 2015
Fat Princess Adventures Recensione

Da sempre amiamo il lardo, le rotondità, ma da qualche anno abbiamo imparato ad adorare soprattutto le principesse grassocce, in particolare quelle che si lasciano desiderare, che se la tirano, che vogliono essere prese di forza e ricondotte al posto che le compete. Niente di troppo spinto, per carità, siamo in zona protetta. Nello specifico, parliamo di Fat Princess, della biondazza tutta tette e lunghi capelli che, nel 2009, deliziò la golosissima utenza PlayStation 3 con una produzione dannatamente originale e divertente.

Ora, con qualche ruga in più, l’opulente donnina torna su console Sony, per mezzo della strana coppia costituita da Fun Bits Interactive e Santa Monica Studio. Una pubblicazione quasi improvvisa, quella di Fat Princess Adventures, a tutti gli effetti un regalo di Natale anticipato che racchiude parecchi spunti di godimento tanto per gli appassionati dell’epopea ciccionesca, quanto per coloro i quali fossero, essenzialmente, alla ricerca di un hack ‘n’ slash curato, accessibile e coinvolgente.


Cento strati di morbidezza

La trama è di quelle trite e ritrite, il plot che fa da tappeto all’intera prosopopea ludica non si distanzia da quello già visto e sentito centinaia di migliaia di volte: al giocatore il “dolce” compitino di difendere il regno dai cattivoni di turno, stavolta capitanati dalla malvagissima Regina Amarinda. L’azione srotolata dal canovaccio ludico magistralmente cucito dagli sviluppatori pone sul manto erboso un massimo di quattro valorosi combattenti, arruolabili sia in locale sia online per mezzo di una riuscitissima implementazione di un agile meccanismo che consente il drop-in ed eventuale, relativo drop-out senza soluzione di continuità, direttamente nel corso della partita.

Le corde toccate dal game design sono, nel caso specifico di Fat Princess Adventures, quelle dell’immediatezza ad ogni costo, della pugna virtuale libera da troppe sovrastrutture, incentrata più che altro sullo swap on the fly delle quattro specializzazioni disponibili per ogni eroe, ognuna delle quali latrice di sensibili deviazioni nelle tipologie di attacco disponibili e nel quantitativo di salute sul quale contare, nonché sulla perenne necessità di migliorare gli armamenti in proprio possesso. Una riproduzione in scala di quanto ravvisabile nei capostipiti del genere. Un Diablo sui generis, suvvia.


Due metri sopra la panna

Il ruolo ricoperto dai dolci è duplice: le torte servono a rifocillare il proprio character, ripristinandone la salute, concedendo altresì bonus di forza qualora i suddetti guazzabugli zuccherosi venissero introiettati in dose massiccia. A corredo di una way of combat piuttosto classica, interviene l’eventualità di acquisire eventuali buff consumando una barra dedicata unicamente a segnalare la possibilità di attivare questo strambo rage mode. L’intera tenzone, nella sua globalità, dura una decina di ore, ed è comunque rigiocabile a differenti livelli di difficoltà. La presenza della Grindhouse, poi, spalanca la possibilità di affrontare nuovamente gli episodi sino a quel punto portati a termine, riplasmandoli attingendo da una cornucopia di parametri e modificatori preimpostati. Il completamento delle missioni rielaborate mediante tale modalità fornisce l’accesso a loot ancor più cospicui e definitivi del normale. L’abbondanza di brevi sub quest, che si palesa proseguendo nella storia, spezza poi alquanto piacevolmente il ritmo di gioco, consentendo al fruitore di respirare tra una missione principale ed un’altra. 

Unica nota veramente dolente? Le boss fight, noiose ed asfissianti come poche. Killare i mob, dedicarsi al boss. Annientare i mob, mazzuolare il boss. Detronizzare i mob, cornificare il boss. Ad libitum, sine fine. No, grazie.


Retrogusto amaro

Oh, e la grafica? La rappresentazione dell’universo di Fat Princess Adventures conferma la completa volontà di aderire ai dettami del franchise, of course. Splendide ambientazioni fiabesche affrescano le scene dominate da personaggi decisamente pacioccosi e volutamente soft, caratterizzati da uno stile veloce ma non per questo poco curato. Un’ottima pulizia dell’immagine complessiva valorizza quello che è un reparto davvero meritevole di lode, una manifesta bellezza puntellata anche da una recitazione in Italiano davvero buona che, pur non raggiungendo gli eccelsi risultati conseguiti dallo stellare cast di doppiatori d’oltreoceano, rappresenta un ulteriore veicolo di trasmissione per tutto quell’umorismo contenuto all’interno di ciascun bit costituente l’opera.

Ma, alla fine di tutto, una volta raggiunti i titoli di coda, ci si accorge che manca qualcosa. Tutto assemblato benissimo, per carità, ed il voto in calce alla recensione ne è l’assoluta testimonianza, ma il risultato finale appare lontano da quelli che furono i fasti raggiunti col primo, dannatamente esaltante primo episodio. Una leggera amarezza vela il palato, e no, non c’entra nulla la Regina Amarinda, stavolta. Non ci si aspettava di certo un instant classic, e forse non era neppure questo l’obiettivo del team di sviluppo, però si sa, qui non ci si accontenta mai, nella Terra dei Cachi. E la domanda sorge spontanea: a quando un Fat Princess prodotto con tutti i crismi del caso?

PRO:- Divertente
- L’atmosfera spensierata di Fat Princess
- Azione a gògò
- Ottima direzione artistica
CONTRO:- Boss fight così così
- Storia poco appassionante
- Nulla di nuovo
Diablo III: Ultimate Evil Edition ( PS4 )Semplicemente la versione definitiva del giocone Blizzard.
Crypt of the Necrodancer ( PC )Una rilettura “musicale” al genere hack ‘n’ slash.
VOTO FINALE7.5
SCHEDAGIOCO
Cover Fat Princess Adventures

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Fat Princess Adventures2015-12-15 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-playstation-4/fat-princess-adventures-51759/Fat(e) largo alla ciccia!1020525VGNetwork.it