Until Dawn

L'alba della paura
Scritto da @ ricpelleil 31 agosto 2015
Until Dawn Recensione

1999. L'anno della nascita dell'Euro, dell'addio di Michael Jordan al basket, l'anno del massacro presso la Columbine High School, dei bombardamenti contro la Jugoslavia. Correva l'anno 1999, quando Konami sconquassava il mondo videoludico, droppando la più megatonica delle opere, quel Silent Hill divenuto negli anni paradigma dell'horror interattivo. Una produzione superlativa, che attingeva a piene mani dalla tradizione orrorifica cinematografica, rielaborandola in maniera tale da poter essere liofilizzata ed assunta in dosi massicce attraverso le pillole giocose disseminate nel codice binario dell'opera. Capolavoro seminale, Silent Hill ha contribuito a rendere mainstream, assieme a Resident Evil, un genere dapprima poco rinomato, quasi sterile in quanto a produttività lorda. Da quel momento in poi, la paura nel videogioco ha cominciato a far sempre meno timore, colpa di produzioni quasi sempre non all’altezza delle aspettative, lontane allucinazioni dei terribili incubi partoriti dalle pervertite menti di Shinji Mikami, prima, e di Keiichiro Toyama, poi. Preparate i pannolini, tuttavia: c’è un nuovo Re in città, ed il suo nome è Until Dawn.


Fear of the dark

Presentato in occasione di Gamescom 2012, Until Dawn è originariamente progetto nato e sviluppato tenendo bene a mente le specifiche tecniche di PlayStation 3 e di Move. Dopo aver contribuito al lancio della periferica di motion control con lo sviluppo del caleidoscopico Start the Party, Supermassive Games decide di lanciarsi nel tetro mondo dei teen movie a sfondo orrorifico. La successiva presentazione di PlayStation 4 ed una gestazione non esaltante del prodotto, tuttavia, invitano la software house inglese a dirottare la produzione sulla nuova console ammiraglia targata Sony. Meno male, considerando i risultati conseguiti.

Until Dawn è, senza girarci intorno, il miglior film interattivo della storia del videogioco moderno. Dotato di una storia che, sebbene non si discosti molto dai tòpoi classici del genere di riferimento, risulta essere interessante e coinvolgente, delicatamente adagiata sulle paurose note diteggiate negli anni da Wes Craven e Stanley Kubrick, Until Dawn si erge a nuovo paradigma del genere horror, sfoderando altresì una realizzazione audiovisiva di primissimo livello. Estasianti, a tal proposito, i modelli poligonali degli attori coinvolti, decisamente fuori parametro per caratterizzazione complessiva, qualità dei rivestimenti, delle animazioni facciali e del numero di poligoni impiegati. Si conferma incredibilmente curata pure la colonna sonora, particolarmente ispirata, e nell’ottimo doppiaggio italiano proposto. 


Scelte pesanti

Il fulcro dell’intera esperienza veicolata dal flusso digitale targato Until Dawn è basato sull’ansia. Ansia per la trama, assolutamente poco intellegibile sino alla prima metà dell’avventura. Ansia per l’atmosfera complessiva, contraddistinta da paesaggi malinconici, spruzzati da neve e tanto, tanto sangue. Ansia per il ritmo di gioco, solitamente morigerato, frutto di una impostazione complessiva parecchio votata all’esplorazione e all’approfondimento delle relazioni esistenti tra i personaggi, tuttavia soventemente sconquassato da lodevoli sezioni action. Ansia per la difficoltà di perseguire una decisione che potrebbe definire in maniera assolutamente negativa la propria esperienza di gioco, soprattutto.

Ad ogni piè sospinto, la produzione Supermassive Games pone infatti il giocatore dinnanzi ad un bivio narrativo predeterminato, invitandolo a selezionare l’azione desiderata mediante l’oramai consolidata prassi del quick time event. Sfruttando ogni input serializzabile dal DualShock 4, il gameplay di Until Dawn lascia calare il fruitore nei panni di uno degli otto protagonisti del gioco, coinvolgendolo in una perpetua fuga verso la libertà da procrastinare mediante l’addomesticamento di ogni tasto del pad, touch compreso. Che si tratti di agire velocemente con il grilletto per distruggere un lucchetto posto a protezione di una porta, piuttosto che restare immobili, nascosti nell’oblio della penombra, difficilmente vi saranno degli attimi durante i quali spergiurare all’indirizzo delle mamme dei programmatori: il fato del team di ragazzi verrà deciso dalla sensibilità del giocatore nel cogliere le opportunità giuste nel corso degli attimi clou del gioco, anziché dalle proprie skill ludiche. Inutile dire come i vari branch alterino sensibilmente lo sviluppo dello scriptatissimo plot, narratologicamente ancorato su binari sicuri e già esplorati da film quali Saw e Scream. La durata complessiva dell’avventura è tutto sommato buona, considerando la quantità e la complessità dei contenuti presenti, essendo ponderabile in una decina di ore circa.

COMMENTO
@ ricpelle

Until Dawn è la sorpresa di questa estate videoludica. Il perfetto esempio di come due medium, il cinema ed il videogioco, possano fondersi per dar vita ad una creatura di digitale bellezza che mancava da tempo, nei desolati cuori dei fan del genere horror. Provatelo e non ve ne pentirete.

GRAFICA:9Personaggi straordinari, animazioni facciali eccelse.
SONORO:8.5Interamente doppiato in Italiano. Ottima colonna sonora.
GIOCABILITà:8.5Un unicum nel panorama odierno. Le scelte modificano drasticamente la storia.
LONGEVITà:9Una decina di ore di gioco la prima run. Rigiocabilissimo.
VOTO FINALE9
PRO:- Reparto tecnico eccelso
- Riuscito connubio tra narrazione e videogioco
CONTRO:- Alcuni potrebbero considerarlo poco videogioco
Outlast ( PS4 )La produzione Red Barrels è quanto di più simile ad Until Dawn, in termini di tensione giocosa complessiva.
The Evil Within ( PS4 )Il titolo di Shinji Mikami rappresenta un ottimo punto di riferimento, nella storia recente del survival horror.
SCHEDAGIOCO
Cover Until Dawn

Until Dawn

Scheda completa...
Until Dawn2015-08-31 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-playstation-4/until-dawn-50480/L'alba della paura1020525VGNetwork.it