Evil Zone: quando l’anime incontra il picchiaduroNegli
anni 90, il genere picchiaduro 3D nato con la serie
Virtua Fighter di Sega, ebbe un boom oggi solo ipotizzabile o ricordabile da parte dei nostalgici.
Questo genere di giochi proliferava soprattutto sulla grigia console Sony la quale poteva contare su titoli di grande richiamo e soprattutto di elevatissima qualità per tal genere come
Battle Arena Toshiden, i vari
Tekken,
Soul Edge,
Mortal Kombat,
Street Fighter, camei come
Marvel Vs Capcom, per non parlare di produzioni “
minori” come la serie
Bloody Roar e
Dead or Alive (anche se la serie Tecmo e il settore bidimensionale si esprimevano al meglio su Saturn
ndr)
In un tale panorama era difficile emergere con qualcosa che potesse attirare l’attenzione degli appassionati, ma la storica casa della volpe, ovvero la “
fu”
Titus, unitamente con lo sviluppatore oggi famoso per la serie di
Smackdown Vs Raw, esordita su Playstation 2, la
YUKE’s Future Media Creators, all’epoca tentò un approccio molto differente al genere sviluppando un titolo che attirasse per altre qualità come l’impostazione da “
anime” e l’estrema spettacolarità e frenesia del combattimento, piuttosto che per reali meriti di gameplay.
Nacque così
Evil Zone che tentò di portare una ventata d’aria fresca in un mercato ormai saturo per il genere.
La trama racconta del risveglio della strega
Ihadulca dal suo sonno e di nove personaggi (che vanno dal classico omaccione duro dal cuore tenero, passando per un giovane ed insicuro mago fino ad arrivare ad un ispettore di polizia in armatura) rispecchianti un po’ tutti gli stereotipi presenti nei
manga/anime giapponesi, fronteggiarsi per arrivare a sconfiggere tale strega ognuno per i suoi personalissimi motivi utilizzando al massimo i propri poteri ed abilità per il raggiungimento di tale scopo.
Nulla di nuovo dunque sotto il profilo della trama che ha un incipit estremamente classico ma lo svolgimento e la narrazione della stessa offre una piacevole sorpresa…
La cover giapponese: per quanto quella PAL non sia male, le tonalità soffuse la pongono su un altro livello | "The power of the Supreme Ruler destroys evil! The ultimate hero! DANZAIVER!!"
Il sistema di combattimento di Evil Zone è tra i più strani che un patito del genere possa provare: tutto è semplificato, niente mezze lune o combinazioni chilometriche da imparare a memoria per la super mossa… insomma niente tecnicismi ai quali si è abituati con i titoli di Namco e Capcom e nemmeno contatti diretti ma per lo più attacchi a distanza! Infatti il sistema di combattimento è realizzato in modo tale che sia possibile realizzare degli attacchi diversi in base alla distanza del proprio alter ego rispetto all’avversario, maggiore è la distanza, maggiore sarà la possibilità di evitare gli attacchi nemici ma sarà al contempo più difficile mandare a segno i propri.Le combinazioni di una delle direzioni del D-Pad con uno dei tasti del pad ad esempio la combinazione Giù-Triangolo consentirà l’attivazione di una sorta di “campo energetico rosso” che dal terreno emergerà avvolgendo l’avversario il quale una volta intrappolato, subirà una serie di attacchi senza poter rispondere ad essi. |
Ovviamente l’avversario (ed il giocatore stesso) avrà la possibilità di evitare questa sorta di “
presa” a distanza muovendosi o colpendo in tempo il nemico con vari raggi e fendenti.
Pertanto è possibile stordire il contendente ed effettuare l’attacco approfittando di questo suo momento di debolezza nel quale egli è incapacitato di potersi muovere e di reagire.
Questo è il modo più diretto per far danni ma ovviamente non mancano gli attacchi fisici e le prese “
tradizionali” che però sono poco efficaci rispetto alle mosse “
non convenzionali”.
La barra dell’energia del lottatore viene visualizzata al lato dello schermo in verticale a differenza degli altri picchiaduro e questa diminuirà in base agli attacchi subiti dall’alto verso il basso.
Su tale barra di color verde, però, è possibile caricare tramite la simultanea pressione dei tasti
Giù-Quadrato una barra che vi si sovrappone per tutta l’altezza della stessa di colore giallo che a più riprese permetterà di ottenere massimo tre icone di color rosso a forma di rombo.
Durante la fase di “
caricamento” il personaggio rimane immobile ed è dunque esposto agli attacchi sia ravvicinati sia a distanza dell’avversario pertanto il giocatore dovrà valutare bene i tempi necessari per caricare completamente il proprio lottatore.
Tale tempo varierà in base alla quantità di energia disponibile, minore è la quantità di energia a propria disposizione e minore è il tempo richiesto, ma se l’energia è troppo poca si rischia il
K.O. pur avendo caricato in tempi rapidissimi, quindi starà all’utente valutare vantaggi e svantaggi ed applicare diverse strategie in base a tale caratteristica.
Una volta effettuata questa “
carica” ed aver ottenuto le suddette icone, quest’ultime possono essere utilizzate per effettuare i super attacchi dalla potenza distruttiva devastante ed in base alla tempistica nell’utilizzarle, lanciandole letteralmente sull’avversario o caricando un colpo che di solito è un potenziamento esasperato di una tecnica di base, si può girare il match a proprio favore o addirittura chiudere la partita da vincitori senza troppi patemi.
Ma non è tutto, è possibile anche effettuare scontri aerei in sequenze precalcolate spettacolari e coreografiche attivabili mediante l’utilizzo da parte di entrambi i lottatori delle sequenze
avanti- avanti-Triangolo che richiederà la pressione continua sempre del tasto
triangolo per averla vinta: una sorta di
Quick Time Event, ma con la pressione di un unico tasto
...I controlli per fortuna sono all’altezza di tale frenesia risultando sempre reattivi ed immediati per quanto semplificati.
Certamente, chi è abituato a gameplay decisamente più profondi troverà
Evil Zone si divertente ma alla lunga ripetitivo e poco appagante perché una volta diventati bravi nello sfruttare tempistica e quant’altro ci sarà ben poco da fare per migliorarsi e diventare degli assi.
La buona varietà sia di personaggi che della tipologia di mosse è un punto a favore del titolo, ma pagano lo scotto comunque dei comandi “
universali” per tutti: la combinazione per una
super mossa ad esempio è la medesima per ogni personaggio cambiando solo la coreografia e i danni provocati all’avversario.
La scelta dunque del proprio lottatore varierà soltanto per lo stile e la tipologia di attacchi che lo contraddistingue mirando dunque al mero gusto dell’utente ed alla mera scelta dello stereotipo preferito; il che non sarebbe un male se, però, non vi fosse un numero palesemente limitato di mosse, oltretutto senza la possibilità di poterle combinare tra loro per ottenere combo più efficaci come avviene negli altri giochi del genere. Ciò è necessariamente un limite che contribuisce a stancarsi presto del gioco.
Le modalità presenti sono solo tre e molto classiche a dire il vero:
Story Mode, Arcade e
Versus.
Lo
Story Mode è la modalità migliore del gioco in singolo nella quale si conoscono i personaggi, le motivazioni che li spingono a combattere, sentimenti di amicizia, tradimento, follia e quant’altro caratterizzi i vari combattenti attraverso lo svolgimento di nove “
episodi” (più lo
stage finale) per ogni personaggio che racconteranno lo svolgersi degli eventi non solo quindi con il classico filmato finale, ma per tutta la durata dell’ ”
avventura” stessa. I filmati sono dotati di una regia con tanto di “
anticipazioni” che faranno la felicità degli
Otaku, ai quali il titolo è dichiaratamente rivolto.
Nella modalità
Arcade invece è possibile affrontare i vari avversari senza l’interruzione delle sequenze presenti nello Story Mode e selezionare i costumi extra sbloccati ed infine, la modalità
Versus per uno scontro con un avversario umano.
Nulla che aiuti la longevità bassina, d’altronde anche gli extra sbloccabili, che consistono solo in schede che contengono le descrizioni dei vari personaggi ed i costumi segreti sono davvero poveri di idee limitandosi ad essere, il più delle volte, solo un mero cambio di colore.
Inoltre il numero dei lottatori è davvero limitato, solo dieci compresi il boss finale e ciò non aiuta a rendere longeva la permanenza del disco di gioco nella console per più di qualche giorno.
Coreografia “animata”Tecnicamente il titolo
YUKE’s si presenta abbastanza bene con personaggi tipicamente manga/Anime realizzati da
Masami Obari (Bastard, Macross, Ranma 1/2), nonché
Mecha Charachter Designer affermato, il cui stile è riconoscibilissimo attraverso ad esempio la cura maniacale riposta nella realizzazione dei dettagli dell’armatura di
Danzaiver uno dei personaggi più amati del gioco e ciò non può che rendere felici i patiti di anime.
Taluni personaggi sono realizzati con un discreto numero di poligoni, ma curati nel dettaglio come ad esempio i vestiti rovinati, armature lesionate dopo un tot numero di colpi, capelli ondeggianti al vento ed altro ancora: dettagli questi non comuni per i giochi dell’epoca.
Inoltre, sono dotati di buone animazioni, mentre i colpi speciali come le esplosioni o le sfere di energia fanno davvero “
scintille” risultando molto pirotecnici e di grande effetto rendendo gli scontri molto spettacolari.
La stessa cura non si può purtroppo notare negli sfondi, poco curati e “
vuoti” risultando questi solo funzionali al contesto, ma forse ciò è stato anche un compromesso per ottenere una frenesia ed una velocità nel combattimento fuori dalla norma con il
frame rate stabilissimo. Eppure si poteva auspicare una cura maggiore del fondale...
Le Cutscene dello
Story Mode sono tutte realizzate col motore di gioco tranne l’intro realizzata in
FMV in stile anime e la sequenza finale realizzata tramite una combinazione di screen semi animati e fissi decisamente ben fatta.
Per quanto riguarda l’ambito sonoro, il gioco è dotato di un discreto doppiaggio in inglese il quale però spesso e volentieri non coincide con il labiale dei personaggi evidentemente tarato sulla lingua giapponese purtroppo non selezionabile nella versione
PAL. Le musiche che accompagnano l’azione di gioco, anche se ben adatte al contesto e mai invasive, non si faranno ricordare per molto, tranne qualcuna davvero orecchiabile che potrebbe rimanere nella testa del giocatore per una manciata di giorni.
Lo Story Mode farà felici gli Otaku così come l’ottima caratterizzazione dei personaggi che seppur non risultano originali si dimostrano comunque capaci di soddisfare i gusti del giocatore tramite la peculiarità del loro stile di combattimento.
Chi cerca profondità e combo chilometriche valuti bene l’acquisto del titolo YUKE’s, destinato soprattutto a chi vuole un’esperienza senza troppi patemi e tasti da premere a casaccio o per chi vuol passare qualche ora spensierata.
Un buon titolo, sicuramente da provare e fortunatamente reperibile senza troppi problemi.