Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate

Un dungeon crawler vecchia scuola che potrebbe sorprendervi
Scritto da il 28 luglio 2016
Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate Recensione

Uno dei maggiori pregi dei giochi di ruolo giapponesi è che negli anni essi hanno assunto un’enorme quantità di forme differenti. Abbiamo titoli classici come Final Fantasy o Dragon Quest, altri più orientati all’azione come Tales of, Star Ocean o Kingdom Hearts, c’è poi il filone dei tattici, quello delle visual novel, i dungeon crawler e tanto altro ancora. Un’enorme varietà che negli anni non ha fatto altro che espandersi in tutte o quasi le direzioni possibili dando origine a piccole ma fedeli fanbase che anche qui in occidente sono riuscite ad attecchire. 

Quando si parla di JRPG però non si sta discutendo unicamente di grande creatività e differenti gameplay, purtroppo infatti c’è anche una nota assai amara che accompagna questo particolare genere nato nella terra del Sol Levante. Durante la passata generazione di console abbiamo assistito infatti ad un repentino e preoccupante declino di questi titoli a causa delle enormi difficoltà riscontrate dai developer a traslare lo sviluppo dalla standard definition alla high definition. Ecco quindi che anche il colosso Square Enix ha avuto un output assolutamente non all’altezza del suo illustre passato facendo così storcere il naso a praticamente mezzo mondo. 

In tutto ciò però è nata una sorta di mercato parallelo il quale ha abbandonato le console casalinghe ed ha iniziato a realizzare produzioni di medie o piccole dimensioni per le console portatili. Nintendo DS, PlayStation Portable ma anche Nintendo 3DS e PlayStation Vita ne sono la prova tangibile: negli anni sono nati infatti dei veri e propri capolavori in grado di concorrere, almeno sotto il versante del mero divertimento, con le grandi produzioni da salotto tanto da salvare per il rotto della cuffia il glorioso genere dei JRPG. Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate è solo l’ultimo di questa lunga serie e si appresta proprio in questi giorni a raggiungere i lidi della portatile Sony stuzzicando non poco la curiosità grazie al suo peculiare gameplay. 


Che cos’è questo Shiren?

Prima di illustrarvi però altri comparti del titolo Spike Chunsoft vorrei innanzitutto discutere con voi di che cos’è effettivamente questo Shiren. Come avrete intuito dal mio preambolo, non si tratta assolutamente di una produzione classica come può essere Final Fantasy ma anzi, è forse uno dei principali capostipiti di un sottogenere, quello dei dungeon crawler, che soprattutto negli ultimi anni sta spopolando tra i nerd amanti dei JRPG. In sostanza il gioco prevede innanzitutto una prospettiva a volo d’uccello con il dungeon rigorosamente suddiviso in caselle proprio come una scacchiera. Il personaggio si potrà muovere su di esso un passo alla volta e così faranno anche i nemici o gli eventuali NPC che incontreremo lungo il nostro cammino; attenzione però perché ogni azione intrapresa, come per esempio un attacco o l’uso di oggetti, corrisponderà alla consumazione di un’unità di tempo durante la quale anche il resto delle creature continueranno con le loro faccende. Tutto è ben visibile nella griglia di spostamento, compreso il loot da raccogliere, e i combattimenti avvengono semplicemente attraverso la pressione di un tasto o la selezione di una voce dal menù. Niente incontri casuali e niente turni “classici” come siamo abituati ad intenderli qui in occidente: un titolo sicuramente particolare e che necessita di essere provato per comprendere se rientra o meno nei vostri gusti.


Un’inaspettata profondità

Quando si parla di dungeon crawler, a meno ché non sia un prodotto Atlus, difficilmente si avrà a che fare con trame complesse e personaggi ben approfonditi. Shiren però, pur rimanendo essenziale nella narrazione, mette in piedi alcune interessanti dinamiche che potrebbero sorprendere più di qualcuno. Il nostro eroe Shiren si trova a vagare nei pressi di un piccolo villaggio nel quale una povera ragazza è stata colpita da un mare incurabile che la sta conducendo alla morte. Spinta dalla disperazione, la giovane decide di intraprendere un viaggio per tentare di guarire attraverso l’esplorazione delle torri che si ergono nei pressi del villaggio, torri che si narra siano in grado di esaudire qualsiasi desiderio. Toccherà quindi a Shiren accompagnarla nel difficile viaggio senza però avere alcuna garanzia che tutto ciò possa effettivamente condurre ad un risultato concreto. Lo scheletro del titolo, da come avrete intuito, è estremamente classico e attinge a piene mani da molti dei cliché della narrazione giapponese; attenzione però perché non è assolutamente finita qui. Durante l’avventura infatti ci troveremo coinvolti in situazioni molto particolari che ci spingeranno a prendere piccole decisioni morali volte a farci riflettere, cosa che faranno anche molti personaggi non giocanti che incontreremo nei dungeon i quali ci esporranno, in maniera molto sintetica e veloce, alcuni concetti base della filosofia giapponese. Un risvolto decisamente inaspettato, tanto che riesce a donare a Shiren un plus valore che molti altri dungeon crawler purtroppo non possiedono. 


Classico è bello

Se dovessi descrivere con un aggettivo questo episodio per PlayStation Vita della serie Shiren utilizzerei certamente il termine “classico”. Sì perché l’intento di Spike Chunsoft è stato proprio quello di creare un qualcosa di estremamente fedele ai capitoli precedenti senza così perdersi in eccessivi fronzoli che avrebbero forse “danneggiato” l’essenza stessa del prodotto. Ecco quindi che innanzitutto, come in ogni buon dungeon crawler che si rispetti, troviamo anche qui una mappa di gioco generata casualmente, in modo tale che ogni run sia di fatto unica per quanto riguarda la struttura delle location. Dopodiché il livello di difficoltà sarà impegnativo e niente affatto indulgente verso il giocatore, troveremo un buon sistema di equip ed abilità, potremo avvalerci dell’aiuto di vari personaggi durante le battaglie e la già citata trama è assai classica ed essenziale seppur con spunti decisamente interessanti. 

Accanto a ciò c’è però un altro elemento che grida “classicità” a più non posso: stiamo parlando del comparto tecnico. Shiren the Wanderer fa infatti uso di un motore grafico interamente in 2D che viene utilizzato per dar vita ad ogni location e personaggio di questo curioso mondo. Lo stile scelto ricorda in tutto e per tutto l’epoca a 16bit ma ogni componente è logicamente migliorata grazie al ben più capace processore di PlayStation Vita. Anche la colonna sonora è un vero e proprio tuffo nel passato e riesce nel difficile intento di immergere totalmente il giocatore nelle atmosfere orientaleggianti di Shiren. 


Iniziamo ad esplorare?

Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate non è un titolo per tutti purtroppo: il livello di difficoltà è elevato, i dungeon casuali non sono semplici da digerire, il gameplay è buono ma alla lunga ripetitivo e narrativamente parlando non è al pari di altre produzioni più blasonate. Se però amate il genere dei dungeon crawler e ad una sfida contro voi stessi non sapete assolutamente rinunciare, allora questo nuovo Shiren per PlayStation Vita potrebbe essere un ottimo compagno per questa torrida estate 2016. Non fatevi scoraggiare dalla “scorza dura” della produzione Spike Chunsoft poiché, una volta superata, potreste trovare una sorpresa assolutamente inaspettata.

PRO:- Un bellissimo tributo ai 16 bit
- Gameplay solido e classico
CONTRO:- Gameplay solido ma al contempo ripetitivo
- Difficoltà elevata
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VOTO FINALE7.5
SCHEDAGIOCO
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Shiren The Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate

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Shiren the Wanderer: The Tower of Fortune and the Dice of Fate2016-07-28 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-ps-vita/shiren-the-wanderer-the-tower-of-fortune-and-the-dice-of-fate-54018/Un dungeon crawler vecchia scuola che potrebbe sorprendervi1020525VGNetwork.it