Drakengard

Da (i defunti) Cavia, un insolito hack and slash ibridato
Scritto da il 25 novembre 2010
Drakengard Recensione

Se c’è una cosa che non si può negare di Cavia, è che questo developer è stato assolutamente prolifico, avendo all’attivo più di trenta titoli, sfornati fra il 2002 e il 2010, anno in cui chiude i battenti; Nier rappresenta il testamento di Cavia e probabilmente pure il suo miglior gioco. Ma che c’entra con Drakengard? Dunque, i due titoli appartengono in un modo o nell’altro allo stesso universo, collocandosi in momenti diversi di una timeline comune. Non cercatevi il perché e il per come su internet, a meno che non vogliate spoilerarvi entrambe le trame. Nonostante questo collegamento, però, c’è da dire che si tratta di giochi profondamente diversi, quindi non è scontato che i fan dell’uno apprezzino l’altro e viceversa.Drag-On Dragoon(questo il nome in Giapponese), inoltre, vanta pure un sequel, alternativo a Nier, ambientato diciotto anni dopo la conclusione del prequel.

In seguito avremo modo di comprendere meglio come interagiscono fra loro i tre capitoli, ma ora cerchiamo di capire in cosa consiste questo Drakengard.


Un ibrido imperfetto: Hack and Slash...

Descrivere le meccaniche di gameplay con la semplice etichetta “A-JRPG” sarebbe alquanto riduttivo e forse improprio, per cui è bene precisare fin da subito, senza andare a inalberarsi in infinite questioni di catalogazione, che Drakengard si compone di almeno due anime ben distinte, quella hack and slash e quella shooter, incarnate dal guerriero Caim e il dragone a cui è legato da un patto.La prima vede Caim massacrare migliaia e migliaia di nemici, in perfetto stile Shin Sangoku Musou. Evitando critiche banali e assolutamente fuori luogo sulla ripetitività di fondo di tali fasi e sulla scarsa I.A. dei nemici, dal momento che ciò equivarrebbe a stigmatizzare l’intero genere, bisogna comunque constatare che Drakengard è sicuramente inferiore alla serie Koei, che tra il 2003 e il 2005 viveva probabilmente i suoi anni migliori, con Dynasty Warriors 4 e 5. Il difetto principale consiste probabilmente nel fatto che di rado si sente la sensazione di essere immersi in un’immensa battaglia campale, anche quando nella stessa mappa sono presenti più di mille nemici, e questo per i motivi più disparati: non c’è traccia di alleati a fare un po’ di scena, le battaglie sono sì sanguinose, ma silenziosissime ad esclusione della musica, e i soldati si raggruppano in manipoli abbastanza piccoli e isolati dagli altri da tonnellate di nebbia.

Uno degli aspetti su cui ha puntato il developer giapponese è l’immenso arsenale di Caim, che si compone di sessantacinque armi, suddivise in otto categorie. Peccato che, tutto sommato, il giocatore venga ben poco incentivato a sperimentare, sia perché gli spadoni funzionano sempre a meraviglia, sia a causa di un sistema di crescita delle armi penalizzante, basato sul numero di uccisioni: poniamo, come esempio, che voi arriviate al quinto capitolo con lo spadone iniziale, ormai a livello 3 (su 4), e troviate una simpatica mazza, che potrebbe rivelarsi molto potente; ebbene, per potenziarla dovrete ripetere le missioni precedenti o svolgere quelle secondarie alla ricerca di tonnellate di carne da macello. Inoltre, un arsenale così vasto si è rivelato un’arma a doppio taglio (perdonate il gioco di parole, NdR) nella misura in cui si è deciso di vincolare il raggiungimento del quinto ed ultimo finale al completamento dell’arsenale stesso. Un’impresa ben poco piacevole, che vi costringerà a finire tutte le missioni secondarie, spesso semplici “doppioni” di quelle principali.

L’ultima freccia all’arco di Cavia è costituita dalla possibilità di utilizzare il drago anche in queste sessioni (compatibilmente con lo scenario, ovviamente: se siete all’interno di una fortezza, non potrete salire in groppa al vostro alleato), trasformando lo scontro d’arma bianca in un becero bombardamento: divertente, senza dubbio, non tanto per una realizzazione impeccabile, quanto per la sensazione di onnipotenza che si prova sterminando una dozzina di combattenti con una semplice palla di fuoco. Attenzione, però, che gli arcieri e la catapulte possono rivelarsi una spina nel fianco…


… e shooter

Il secondo momento ludico del gioco è rappresentato dalle sezioni di volo, in cui bisogna polverizzare tutto. Si tratta certamente di un ottimo arricchimento alla formula di gioco, nonché di una trovata di impatto, ma, come successe qualche anno dopo a Lair, qualcosa è andato un po’ storto: in questo caso, le lamentele sono perlopiù rivolte ad un sistema di controllo “pigro”, che rende alcuni frangenti abbastanza frustranti. La sensazione è quella di non essere padroni del drago come si vorrebbe, non essendo possibile rallentare la velocità di crociera o effettuare in scioltezza manovre elusive, invero piuttosto impacciate. Quasi tutte le boss fight, purtroppo, andranno affrontate in sella alla bestia alata e potrebbero produrre una certa frustrazione, soprattutto nei casi in cui vogliate sbloccare tutti i finali, siccome vi sarà imposto un limite di tempo per avere la meglio sul nemico di turno. Nel caso in cui l’impresa vi sembri impossibile, potete sempre allenare un po’ Caim, per ottenere un incremento dei punti vita, oppure il dragone stesso, per aumentarne la potenza di fuoco. Così, intanto recuperate pure qualche arma…


"Ma perché dovrei giocare a Drakengard?

"Alla luce di una recensione fin qui non troppo entusiastica (seppur non apocalittica) è sicuramente questa la domanda che si staranno facendo i più. Se ci aggiungiamo pure una realizzazione tecnica abbastanza approssimativa (trovate l’elenco di tutte le magagne nella pagella qua a fianco), qualcuno potrebbe già essere pronto a tirare le somme, se non chè ci pensa il comparto narrativo a salvare il titolo e a renderlo interessante nonostante gli anni sulle spalle. Più che un mero discorso di trama, bisogna farne uno sull’”anima” di questo gioco, un’anima oscura e malvagia, sadica e perversa, ben diversa da quella che classicamente caratterizza un JRPG. I ragazzacci di Cavia non hanno lesinato sulla violenza efferata, né su temi delicati, quali l’incesto, la pedofilia e l’infanticidio, che sono passati attraverso le “Forche Caudine” della censura, lasciando solo intuire cose che anche nella versione giapponese erano appena accennate. Musiche sconnesse, cacofoniche talvolta, dialoghi e doppiaggio a tratti deliranti, bizzarrie stilistiche di vario genere (le creature del quarto finale mi hanno tolto il sonno per il raccapriccio, NdR)… un po’ tutto concorre a rendere Drakengard l’apoteosi del grottesco. Il bello è che per vedere e godere (?) di quanto il gioco nella sua interezza ha da offrire, non basterà arrivare al primo finale, che, anzi, è appena sopra le righe: per sbloccare i capitoli successivi all’ottavo e, di conseguenza, gli altri quattro finali, è necessario soddisfare requisiti vari, fra cui completare anche i capitoli extra, dedicati ai tre alleati che poi sarà possibile invocare pure in battaglia. Inutile dire che si tratta di innesti fondamentali che arricchiscono un plot particolare e appassionante, anche grazie agli ottimi filmati.

Piccole precisazioni sui finali: essi non si completano tra di loro, bensì sono alternativi, tanto che Drakengard 2 si ricollega al primo, mentre Nier all’ultimo. Fra i requisiti per sbloccarli, purtroppo, come abbiamo già accennato, ci sono richieste davvero scoraggianti, come quella di completare tutto l’arsenale, o sconfiggere in un certo limite di tempo alcuni boss: si tratta indubbiamente di espedienti utili ad aumentare la longevità (che, da una quindicina di ore, può tranquillamente raddoppiare), ma è impossibile negare che siano abbastanza tedianti nel complesso, siccome obbligano il giocatore a completare tutte le missioni secondarie, le quali riciclano semplicemente il materiale della main quest senza aggiungere nulla in termini di trama e gameplay.

Insomma, per quanto non ci sia possibile premiare Drakengard con un voto che incoraggi l’utenza intera, è giusto sottolineare che chiunque cerchi un’esperienza eccentrica troverà proprio quello che cerca: alla fine, è un titolo con buone idee e premesse, che soffre a causa di una realizzazione non accurata. Ma forse anche questo fa parte del suo fascino deviato, decadente, scalcinato. Ma magari anche no.

COMMENTO

Quando mi arrivò dall’Inghilterra (al prezzo di circa £ 3), dubitavo che ci avrei giocato, avendo centinaia di arretrati più meritevoli, ma il successo di pubblico (di nicchia, ovviamente) di Nier mi ha dato l’”ispirazione”. Un gioco particolare, a cui assegno a malincuore un voto non entusiasmante, ma a mio avviso le pecche di gameplay e alcune scelte discutibili penalizzano Drakengard pesantemente. Chi abbia il coraggio di avvicinarsi ugualmente al gioco, troverà una vicenda cupa, a tratti raccapricciante, e personaggi al limite del grottesco. Ah, se riuscite (o siete riusciti in passato) a battere il boss finale del capitolo 13, vi invito a scrivermi un commento qui sotto, così da prendervi gioco di un uomo frustrato che ha spento tutto e si è visto l’ultimo finale su youtube:p

GRAFICA:6.5A fronte di qualcosa di buono e di qualche bizzarria stilistica interessante, è impossibile soprassedere su fogging, pop up, compenetrazioni, scenari spogli e animazioni legnose.
SONORO:7.5OST inquietante, in sintonia con il look, la trama e i personaggi del gioco. Peccato che i campi di battaglia, tolta la musica, siano un po’ troppo silenziosi. Di qualità il voice acting.
GIOCABILITà:6L’ottima idea alla base è rovinata da un sistema di controllo antipatico, specialmente nelle fasi di volo, e da sezioni frustranti per raggiungere il 100% (l’ultima boss battle…)
LONGEVITà:7Per arrivare al 100% potreste metterci 30 ore o giù di lì, ma la stanchezza potrebbe arrivare prima e spingervi a cercare i finali su youtube a causa di requisiti gravosi.
VOTO FINALE7
PRO:-L’idea alla base è intrigante
-Cinque finali diversi
-Grottesco oltre ogni limite
CONTRO:-Versione occidentale censurata
-Realizzazione tecnica lacunosa
-Controlli mediocri
Fist of the North Star: Ken's Rage ( PS3 )Se proprio dobbiamo massacrare migliaia di nemici, facciamolo in compagnia di Ken. Impedibile per i fan, e probabilmente solo per essi.
Panzer Dragoon OrtaIn realtà, a livello di gameplay, ha ben poco a che spartire con Drakengard, ma se volete un gran gioco con i draghi, deve essere vostro.
SCHEDAGIOCO
Cover Drakengard

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Drakengard2010-11-25 09:00:00http://www.vgnetwork.it/recensioni-retro/drakengard/Da (i defunti) Cavia, un insolito hack and slash ibridato1020525VGNetwork.it