Come potete immaginare dalla natura “retro” di questa recensione, chi scrive a suo tempo ha avuto modo di leggere in giro per il web diverse review, constatando che God Hand è stato perlopiù sottovalutato dalla stampa “specializzata” internazionale, che si è attestata mediamente sul 7,5. Forse qualcuno di voi ricorderà addirittura lo scalpore sollevato dalla valutazione di IGN, seguita poi da un parziale e goffo ripensamento.
Tralasciando casi clamorosi come l’ultimo riportato, il motivo di questa sotto-stima diffusa è probabilmente imputabile al fatto che si tende spesso a giudicare ogni gioco in base ai quattro sacri parametri Grafica, Sonoro, Gameplay e Longevità, dimenticando le peculiarità di ciascun genere e la possibile esistenza di valori aggiunti rispetto ai succitati parametri: è normale che un JRPG abbia una longevità di minimo 30-40 ore, come d’altronde è lapalissiano che un rhythm game abbia un sonoro almeno buono (si spera!).
Nel caso specifico, God Hand rientra nella categoria dei picchiaduro a scorrimento, piuttosto che più banalmente in quella degli action: un gioco duro, tecnico, in cui si pestano le mani e null’altro conta. Solo e soltanto sotto quest’ottica si può valutare correttamente il prodotto dei Clover, che non si discosta poi molto dalla perfezione del suo genere.
Hokuto no Gene
Le vicende da cui prende le mosse questa epopea goliardica sono solamente un pretesto: il protagonista Gene possiede un braccio divino, il God Hand, donatogli dalla bella Olivia per proteggere i deboli dalle ingiustizie; tuttavia, un gruppo di potenti demoni vuole la potente arma…
Detta così, la trama appare molto banale, ma l’umorismo, la demenzialità e le trovate parodistiche che permeano il tutto rendono lo svolgimento degli eventi molto gradevole, così come le cut-scene, le quali vi regaleranno un sorriso in più di un’occasione. D’altronde, lo stesso Gene altri non è che il mitico Ken, solo molto più sciocco e bonariamente sbruffone, sempre pronto alla battutina sarcastica o a doppio senso: anche se sulla copertina il PEGI non li rileva con l’apposito simbolo, i riferimenti sessuali – nulla di sconvolgente, sia chiaro, giusto per farci due risate sopra – fra sculacciate, costumi al limite della perversione e del ridicolo e dialoghi canzonatori e allusivi fra Gene e altri personaggi (uno, anzi, una in particolare), sono abbastanza frequenti. Se pensate che i Clover Studios sono confluiti in buona parte nei Platinum Games, autori di Bayonetta, la cosa non dovrebbe stupirvi più di tanto.
L’esagerazione, poi, la fa da padrona: con un pugno ben assestato potete scaraventare i nemici a una decina di metri di distanza oppure scagliarli nella stratosfera con le mosse speciali, alcune delle quali davvero fuori parametro. Tutto questo (e molto altro) vi attende se sceglierete saggiamente di intraprendere questa avventura nei panni di un eroe che non potrete in fin dei conti non amare.
 Ecco la bella Olivia mentre si fa il bagno... con un'ascia |
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