Un coin-op a casa
A cavallo fra Anni Ottanta e Anni Novanta il mercato dei videogiochi era un bel po' diverso: non esistevano gli FPS, non c'erano console occidentali di successo, non si giocava online; insomma, potremmo dire che mancava tanto roba che adesso pare indispensabile. In compenso c'era una cosa che adesso latita parecchio, soprattutto in Occidente, cioè le sale giochi, i templi della filosofia arcade, riassumibile in giochi brevi e dalle basi semplici, ma duri come il marmo. E classifiche, tante classifiche, fondamentali per bullarsi con gli amici/avventori, un po' come le odierne gamertag, in fin dei conti.
A quell'epoca, i generi in voga, insomma, non erano quelli che spopolano oggi, anche se, bene o male, sono sopravvissuti tutti e spesso hanno trovato nuova linfa vitale in questa generazione, grazie anche al digital delivery, che incoraggia il retrogame, ma anche le produzioni nuove di nicchia.
StreetsofRage è una gloriosa serie di picchiaduro a scorrimento targata Sega, che su Megadrive aveva compiuto il miracolo di creare l' “arcade da casa” perfetto, o quasi: i suoi vari episodi, infatti, non sono conversioni da coin-op, come invece GoldenAxe o FinalFight, giusto per rimanere nell'ambito; si tratta, invece, di una saga nata, cresciuta e morta su Genesis/Mega Drive, ma che in sala giochi si sarebbe sentita assolutamente a suo agio. Magari fra uno scassatissimo cabinato di DoubleDragon (il primo) e uno, altrettanto scassato, di FinalFight (sempre il primo), di un paio di anni precedenti alla creatura Sega, che è un po' la summa dell'intero filone, culminante proprio con Streets of Rage 2.
L'allegra brigata
È di intuitiva evidenza che la trama in questo tipo di produzioni sia assolutamente superflua, quindi non soffermiamoci a lungo, ma giusto il necessario: a un anno dagli eventi del primo capitolo, AdamHunter viene rapito dal solito Mr. X, quindi i suoi amici Axel e Blaze vanno a salvarlo, aiutati da Skate (Sammy per i jappi), fratello di Adam, e MaxThunder, wrestler professionista amico di Axel; basta fare due più due (letteralmente, in questo caso) per capire che i personaggi controllabili sono ben quattro, uno in più rispetto al primo episodio, che si limitava ad Adam (stavolta non giocabile), Axel e Blaze.
Ciascuno di essi ha parametri (Power, Technique, Speed, Jump e Stamina) e mosse diversi, anche se le combinazioni da eseguire, pad alla mano, sono le stesse: giusto per fare un esempio, Max è forte come un toro, ma pecca in agilità, mentre Skate è il suo esatto contrario ed è pure l'unico in grado di correre.
Un cast così composto è assolutamente rappresentativo dell'immaginario da cui pesca StreetsofRage: wrestling, jeans e t-shirt... siamo nei più generici e americani Anni Ottanta, con tanto di punk da pestare, gilet di jeans e amenità assortite, di quella che adesso, quasi vent'anni dopo, apparirebbe quasi come una caricatura di tutti quei film un po' polizieschi e un po' violenti di serie B (o Z, se preferite). Una violenza ingenua e ostentata; qualcuno potrebbe dire che Streets of Rage 2 sia un cult per il videoludo alla stregua di TheWarriors per il cinema, che però lo precede di un decennio abbondante.

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