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The Legend of Dragoon

The Legend of Dragoon
Informazioni The Legend of Dragoon
7.5

Recensione The Legend of Dragoon  Scritto da: Giovanni "Guitar Hero" Ormesi | Data: 2010-04-08

Un titolo con molto successo alle spalle. Cosa ne pensiamo noi?

Un progetto ambizioso


Bei tempi l’epoca dei 32 bit per i JRPG: era un genere che contava, un genere in cui le software house investivano. Adesso, la maggior parte dei JRPG esce su portatile, e, di quelli che escono su PS360, solo FFXIII ha un budget in linea con i prodotti più importanti di altri generi. Per accorgersene basta guardare la realizzazione tecnica; e non si parla solo di quelle ignobili (Disgaea3 o Agarest), ma anche delle altre (Star Ocean o Resonance of Fate, per quanto di buon impatto complessivo, non sono certo prodigi). Forse c’entra qualcosa la crisi videoludica giapponese, ma non entriamo nei particolari…
In quell’età mitica -o mitizzata?- Sony decise di scommettere su The Legend of Dragoon, che si poneva nello stesso segmento di Final Fantasy, andando quindi in concorrenza diretta. Ci verrebbe quasi da paragonarlo a Lost Odyssey (con cui, guarda caso, condivide alcuni elementi del team di sviluppo), l’ “anti-FF” Microsoft.

Fu un successo oppure no? Difficile dirlo: se, da una parte, il pubblico giapponese lo snobbò (355000 copie erano davvero poche al tempo), il Nord America, invece, amò questo gioco, rendendolo quasi million seller. Certo è che un seguito non uscì e non uscirà mai, anche se moltissimi fan lo chiesero per anni. Alcuni lo sognano ancora...
Per farsi un’idea dello sforzo profuso da Sony, basti pensare che il team dietro al progetto contava più di cento persone: la cura riposta in diversi elementi, in effetti, è evidente, ma alcune imperfezioni minano il risultato finale.
Questo discorso si vede subito dando un’occhiata distratta al gioco: impossibile non notare le ambientazioni renderizzate, tecnicamente meravigliose(meglio di FF, se ve lo state chiedendo), con una realizzazione dell’acqua fuori parametro e vari elementi in movimento. Ma è da un punto di vista artistico che esprimono il loro massimo: ispirate e varie e allo stesso tempo coerenti, a differenza di un eccessivamente eclettico FFVIII. Troverete un po’ tutti i luoghi classici del genere (castelli, deserti, città abbandonate o distrutte…), ma ciascuno di essi ha una propria “personalità”, che la fa spiccare rispetto a quelle di altri JRPG. L’estetica generale, inoltre, varia da CD a CD: se il primo è piuttosto cupo e fantasy medievale, il secondo è molto più esotico e ridente, ad esempio. Peccato che una tale eccellenza non sia riscontrabile anche negli elementi 3D, o meglio, non tutti: in particolare, si nota un fastidioso divario fra le sezioni di combattimento e quelle di esplorazione, con modelli poligonali non eccezionali e alcuni elementi bruttini, come la World Map, non riuscitissima neanche a livello ludico.
Il character design di Tetsuya Nakamura non spicca quanto i fondali, ma merita comunque di essere ricordato per le armature dei Dragoni, delle quali parleremo più approfonditamente in sede di gameplay.


Un'intera squadra di sceneggiatori...

Sulla trama e sulla caratterizzazione di personaggi lavorò un’intera squadra di sceneggiatori: il risultato, forse non è all’altezza delle risorse impiegate, ma si lascia apprezzare per numerosi aspetti.
Il plot, innanzi tutto, è avvincente, pur non discostandosi dagli stilemi del passato: il protagonista Dart, rimasto orfano in seguito alla distruzione del villaggio natale, si mette in viaggio per salvare l’amica Shana, misteriosamente rapita. Ma perché è stata rapita? Qual è la sua importanza? Chi è il tristemente noto Mostro Nero che distrusse la patria di Dart? Questi sono i più grandi interrogativi, quantomeno all’inizio (tralascio di addentrarmi, per evitare spoiler, ndr). Poi, mano a mano che le vicende si dipanano e vengono introdotti altri personaggi, ogni quesito trova risposta. Non tutti i momenti, però sono intensi: se il primo disco si rivela abbastanza interessante, dando ovviamente le premesse, il secondo è più filleroso e rilassato (si nota dalle ambientazioni stesse, con città paradisiache!), mentre il terzo tocca alte vette di coinvolgimento grazie a rivelazioni fondamentali, le quali ci traghettano alla conclusione nel quarto CD, non certo originale, ma assolutamente appropriata. D’altronde, è impossibile che un gioco così lungo sia coinvolgente in ogni suo punto e privo di filler; fortunatamente, questi ultimi spesso servono ad approfondire il passato o la personalità dei compagni, che interagiscono molto fra di loro dando l’impressione di avere davanti un vero gruppo. Questo risultato, non alla portata di tutti i JRPG (FFXII?), è stato raggiunto grazie ad una certa mole di dialoghi infra-party, non strettamente necessari per lo svolgimento della storia, un po’ come succedeva in Grandia durante i pasti, con i protagonisti che colloquiavano liberamente.
E, in tema di dialoghi, arriviamo alla nota dolente: la traduzione italiana. Pur non essendo scandalosa come quella di Wild Arms, è piatta e presenta inesattezze e ingenuità. Il parlato, invece, è atroce, con errori di accentazione (“fiàmmata!!!”) e alcune voci raccapriccianti, come quella di Albert. A questo punto, pare una benedizione il fatto che esse siano presenti solo in battaglia e durante le ottime sequenze FMV, parzialmente rovinate da tale pecca.
L’OST del compianto Takeo Miratsu, invece, è ottima e d’atmosfera. Il tema principale, “If you still believe”, cantato da Elsa Raven, è di Dennis Martin.



Il potere dei dragoni

Caratteristica principale del gameplay, fondamentale pure sul piano narrativo, è che tutti i combattenti, grazie ad una speciale pietra elementale (lo Spirito di Dragone), sono dei Dragoni, esseri in qualche modo prescelti, capaci di dominare i Draghi, una delle specie più evolute create dal Divino Soa. Tutto ciò viene spiegato così, che piaccia o meno:
“Gli Spiriti di Dragone sono attratti gli uni dagli altri e si ritrovano quando lo Spirito di Dragone lo desidera... come vuole il destino di Soa.”

I riflessi più importanti si hanno sul Battle System e in parte sul Growth System.
Il primo innesta alcuni elementi interessanti, ma discutibili, su una consueta struttura a turni: balza subito all’occhio l’assenza di qualsivoglia abilità al di fuori dell’attacco fisico. I personaggi, finchè non si trasformano in Dragoni riempiendo un’apposita barra, non hanno magie, gestite invece con gli oggetti, limitati a un massimo di 32. Le sole possibilità sono attaccare, usare un oggetto oppure difendersi, riducendo considerevolmente i danni subiti nel turno successivo e recuperando il 10% degli HP. Tutto ciò è limitante, ma allo stesso tempo porta il giocatore a sfruttare pienamente il poco che ha a disposizione.
L’attacco fisico è caratterizzato dall’uso delle Dotazioni per quasi tutti i personaggi: trattasi di combo, attivabili mediante la tempestiva pressione dei tasti. Ogni Dotazione ha un suo parametro di potenza e ricarica uno specifico quantitativo di Punti Dragone, e può persino salire di livello con l’uso, migliorando le sue caratteristiche, e risulta vantaggioso scegliere la più adeguata alle proprie esigenze. Preferite avere la possibilità di trasformarvi spesso in Dragoni, o volete infliggere più danni? A voi la scelta, ma ricordate che alcune Dotazioni sono più difficili da eseguire rispetto ad altre e che, per apprendere la suprema, dovrete portarle tutte a livello massimo. Ecco un video chiarificatore:

Essendo in un punto iniziale del gioco, le Dotazioni sono brevi e semplici, ma quelle più avanzate prevedono anche sette mosse. Tutto ciò a discapito del ritmo delle battaglie, veramente lento, anche a causa di alcune animazioni molto lunghe dei nemici (specialmente gli attacchi dei boss) e delle magie dei Dragoni.
Questi ultimi rappresentano la vostra arma migliore, avendo elevati parametri di attacco/difesa e magie importantissime. Lo status di Dragone dura tanti turni quante sono le barre riempite, quindi al massimo cinque, essendo, appunto, cinque i Livelli Dragone.

Come forse avrete intuito mettendo assieme i vari elementi di gameplay, la crescita dei pg è legata a tre ambiti: Livello, Livello Dragone e Livello Dotazioni. Ciò rende abbastanza complesso sviluppare tutti e sette i combattenti in maniera omogenea, tanto che spesso chi affronta il gioco sceglie una squadra sola da allenare. Da segnalare al riguardo, anche uno strano bilanciamento dell’EXP: gli scontri casuali ne forniscono pochi, rendendo quasi impossibile il level up al di fuori delle boss battles; ad esempio, ci sono zone nel terzo disco in cui i mostri semplici ne danno 300-400, mentre il boss oltre 10000. Inoltre, i personaggi che non sono in squadra, ne ricevono solo la metà.
Il gioco, comunque, non è difficilissimo, quindi non è necessario livellare (ma allenare le Dotazioni può salvarvi), bensì è più proficuo equipaggiarsi con sapienza, tenendo conto che i boss vi fregheranno soprattutto sulla difesa magica. Uomo avvisato…

Ne vale la pena?

Alla fine, questa è la domanda: TLOD è degno di cinquanta ore del vostro tempo e diverse decine di euro? Molto dipende dal gusto personale, ma alcune cose si possono dire a priori: la versione italiana, molto costosa, è sconsigliabile per via della localizzazione. Molto meglio procurarsi una copia inglese.
Il gioco in sé presenta spunti interessanti in tutte le direzioni, ma la loro implementazione in nessun campo è impeccabile, non tanto nella grafica (anche se le sbavature ci sono), quanto nel gameplay, che dimostra quanto sia pericoloso, seppur encomiabile, agire su una formula consolidata. E pensare che le novità non sono massicce, ma si sentono ugualmente: la Dotazioni alla lunga stancano, e i limiti vari si fanno sentire.
Rimangono comunque una trama con ottimi momenti e un cast solido, che hanno fatto amare il titolo a molti giocatori.
C’è chi, facendo leva sui pregi, ha assegnato 9 a TLOD (OPM), mentre altri non sono assolutamente riusciti a soprassedere sui difetti (Gamespot lo valutò 6,4). Noi di vgnetwork ci poniamo a metà, non perché non abbiamo il coraggio di prendere posizione, ma perché abbiamo riconosciuto tanto i fattori positivi, quanto quelli negativi.

In alternativa a The Legend of Dragoon
GrandiaGrandia

Recensito recentemente da Vinz, Grandia è un capolavoro e, se non è da 10, come dice il nostro buon vecchio recensore, ci è talmente vicino da potersi permettere di arrotondare.
Breath of Fire IIIBreath of Fire III

Giusto per restare in tema di draghi. Recensito (da me medesimo, ndr) in questa sezione nella versione originale PlayStation, è disponibile pure un fedele porting su PSP. Non un capolavoro, ma resta godibile.
Il commento dell'autore su The Legend of Dragoon
Avatar di Giovanni
 
Giovanni "Guitar Hero" Ormesi
Mentre giocavo, mi trovavo spesso a commentare i miei progressi in un forum in cui ci sono molti estimatori di questo titolo: mi avevano estorto la promessa di assegnare un bell’8 pieno a TLOD, ma c’è qualcosa (che manca, intendo) che me lo impedisce… Facciamo così: se lo giocate in Inglese, evitando la pessima localizzazione in Italiano (nonché di sborsare cifre considerevoli per averlo), magari potreste anche aggiungere quel mezzo voto. Il gioco mi ha coinvolto molto in alcuni punti, ma a livello di gameplay si poteva fare di più. Un gradino (almeno) sotto ai pesi massimi di PS1.


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Pregi del gioco

fondali splendidi e OST molto buona

trama e personaggi interessanti

localizzato in Italiano…
Difetti del gioco

davvero malamente (“Fiàmmata”[cit.])

elementi 3D non all’altezza

scelte discutibili di gameplay

Pagella del gioco
Voto grafica
8.5
Potremmo considerare questo voto come una media fra i fondali 2D da 10 (ambientazioni molto spesso incantevoli!), e gli elementi tridimensionali da 7, con modelli poligonali non sempre al top e una WM bruttina.
Voto sonoro
7.5
Meriterebbe almeno un punto in più con un doppiaggio italiano degno di tal nome. Oltre agli errori di pronuncia, alcune voci sono veramente improponibili.
Voto giocabilit
7
Diverse scelte, seppur interessanti, non convincono pienamente nella realizzazione; inoltre, potevano essere bilanciate meglio alcune cose, come i punti esperienza, troppo pochi per gli scontri casuali.
Voto longevit
9
La storia dura una cinquantina di ore, a cui si aggiungono quelle per i secret-boss: non saranno le 80 ore promesse nel retro del box, ma si superano tranquillamente le 60. Tediante la ricerca delle Polveri Stellari.

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