“
Buzz il quizzone nazionale” è la copia pressoché identica del precedente “
Buzz: gran quiz”, con un'unica variante: l’argomento principale che fa da sfondo a ogni quesito è il nostro paese, l’Italia. Basterebbero queste poche righe a descrivere interamente l’ultimo episodio del Franchise, ma per rispetto dei lettori dobbiamo proseguire imperterriti nell’analisi obbiettiva del prodotto. Sappiate comunque che le novità si riducono a una superficiale tinteggiatura tricolore, troppo poco in effetti…
Non c’è niente da vedere“
Buzz: il quizzone nazionale” condivide coi passati episodi gli stessi difetti. Assenza di un interfaccia grafica degna di essere menzionata, personaggi ridotti a icone inanimate e privi della benché minima caratterizzazione e quant’altro vi abbia deluso nei capitoli precedenti. L’aggravante è qui rappresentata dall’evidente pigrizia dei programmatori, che non hanno neanche provato a donare agli sfondi monocromatici un pizzico di vitalità, oppure a rendere il titolo qualcosa di più elaborato rispetto a un questionario tascabile.
Dopo i primi cinque minuti il giocatore proverà un sorta di De-ja-vù; la sensazione di aver scaricato un’espansione che aggiunge un vasto campionario di domande al titolo originale, ma che mantiene inalterata la formula di base.
Cerchiamo comunque di andare per ordine. Si avvia una sequenza filmata, in pieno stile
Buzz, dopodiché lo storico conduttore fa il suo ingresso trionfale. Indossa un abito verdognolo su cui è attaccata una spilla tricolore e inizia a elencare le varie modalità messe a disposizione (“varie”… che termine inappropriato). Proseguendo, ci vengono mostrati una serie di avatar e immediatamente si forma dentro di noi un dubbio all’apparenza irrisolvibile: quale disegnino è meno inutile degli altri e degno dunque di venir selezionato? Se avete detto “nessuno”, bravi, avete appena risposto alla domanda più difficile del gioco (purtroppo non è previsto alcun premio in merito). Passata questa fase completamente priva di significato, un altro brevissimo filmato in computer grafica ci proietta fuori dallo studio televisivo che fa da sfondo al menù principale. Le orecchie più allenate, arrivati a questo punto, avranno sicuramente notato che gli effetti sonori sono stati in gran parte riciclati dai capitoli precedenti, o per lo meno questa è l’impressione generale.
Ma invece di badare a tali piccoli dettagli, cerchiamo di concentrarci sul gioco in se per se. Sullo schermo della
PSP scorrono una serie di icone, ognuna delle quali relative a un sfida da affrontare. Che strano… eppure siamo certi di aver già visto qualcosa del genere… ma certo! È la stessa, identica, schermata già utilizzata in “Buzz gran quiz” e riproposta qui nei minimi dettagli. D'altronde, il giocatore è praticamente costretto a focalizzare la sua attenzione su queste cose; l’assoluta povertà visiva imbarazza lo sguardo e c’impedisce di fare altrimenti.
4 tasti e una rispostaChiunque abbia familiarità con la serie
Buzz per
PSP, non faticherà ad adattarsi alle regole di base: Ogni sfida può essere superata vincendo almeno una medaglia di bronzo, ottenibile dando la risposta esatta a un certo numero di domande. Spesso ci verranno imposte anche limitazioni particolari (temporali, per esempio), a seconda del mini gioco selezionato. Tutto qui? Si.
Abbiamo già detto all’inizio di questo articolo che il titolo ricicla le idee già sviluppate nel precedente capitolo,
Buzz gran quiz. Alle domande bisogna rispondere premendo uno dei 4 pulsanti della
PSP, ancora, e ancora e ancora… ogni tanto il conduttore fa la sua comparsa recitando un frasario piuttosto limitato che avrebbe lo scopo di intrattenerci e suscitare ilarità. Se in passato un simile stratagemma poteva funzionare, dopo l’ennesima battuta rifilataci da questo tizio ossigenato la voglia di spezzare l’umd in tanti piccoli frammenti arderà viva nei nostri animi. Più che un elemento caratteristico, si tratta infatti di un cliché fin troppo abusato e in definitiva fastidioso. Che dire poi dell’ingegnosissima trovata architettata dai programmatori per venderci un fac simile del loro stesso prodotto? “mantenere intatta la formula originale e incentrare ogni domanda sull’Italia”. Se contavano sullo spirito patriottico, hanno sbagliato nazione.
C’è pochissimo altro da aggiungere. Le varie sfide funzionano ognuna in modo diverso. Alcune risultano certamente impegnative (come quando viene richiesto di rispondere a una domanda sulla base di una fotografia che inizialmente appare distorta, ma che gradualmente riacquista definizione con lo scorrere del tempo), altre sono soltanto una leggera variante del classico quiz.
La vera domanda è: era necessario?Buzz, il quizzone nazionale ha pochissime carte da giocare. Si appoggia sul nome e sul successo della serie, riproponendo meccaniche stantie e una confezione a dir poco scialba, anonima. Il vero problema non è relativo all’incuria generale che affligge il prodotto, ma nell’operazione commerciale irrispettosa nei confronti degli utenti. Acquistate il gioco soltanto se siete appassionatissimi della saga, affezionati in modo viscerale. O se magari siete miliardari e il vostro unico obbiettivo nella vita è acquistare ogni singolo videogioco uscito. La seconda ipotesi è meno probabile, ma più sensata.