Nel corso della sua storia ventennale, il marchio Final Fantasy non era mai stato sfruttato come in quest'ultimo periodo; Remake, porting e spin off in quantità industriale, hanno proliferato su ogni tipo di console, casalinga o portatile. Tra questi, ovviamente, si annovera Dissidia: Final Fantasy, uscito appena due anni fa. Il progetto era ambizioso: radunare tutti i personaggi più amati della serie (eroi e antagonisti principali) per la realizzazione di un atipico picchiaduro dalle meccaniche stile Jrpg. L'esperimento ebbe successo, tanto da convincere gli sviluppatori a dare un seguito alla propria creatura. Duodecim, questo è il nome dell'ultima fatica Square-Enix.
Sarà in grado di reggere il confronto col predecessore? Verifichiamo se sono state apportate migliorie e se i difetti che affliggevano il primo episodio sono stati eliminati.
La prima domanda che sorge spontanea è la seguente: considerando che Duodecim, a differenza dei classici picchiaduro, vuole raccontarci una storia degna di un "Final Fantasy", cosa si saranno inventati gli sceneggiatori della Square-Enix? Per quale motivo i personaggi più amati della serie si ritrovano tutto d'un tratto mano nella mano, nonostante provengano da mondi e tempi ben lontani tra loro?
Purtroppo, la trama si rivela fin da subito meramente pretestuosa. L'incipit inziale vede le divinità dell'armonia e della discordia, Cosmos e Chaos, in lotta dall'alba dei tempi. Per porre fine al lungo combattimento e ristabilire così l'equilibrio tra bene e male nell'universo, i due nemici evocano i più valorosi guerrieri mai esistiti (i personaggi della serie Final Fantasy, appunto). Questi ultimi però, vengono privati dei loro ricordi, e costretti ad affrontarsi in uno scontro che probabilmente non avrà mai fine... alla faccia del libero arbitrio! (Vien da pensare che talvolta è meglio essere atei..., ndr)
Comunque sia, dopo un prologo abbastanza sottotono (anche se lo sforzo impiegato per rendere ogni scena avvincente è ben visibile) la narrazione procede senza riuscire mai a coinvolgere sul serio: la colpa è da imputare principalmente ai personaggi fin troppo stereotipati e alle battute, spesso banali, messe loro in bocca. C'è l'ottimista che non si perde d'animo, ci sono gli eroi che guardano il cielo e si ripromettono di impegnarsi al massimo, ci sono i polpettoni indigesti sul'amore, l'amicizia e la lealtà , c'è il bel tenebroso, ci sono le ragazze che squittiscono ecc ecc... Tutto sa di già visto e durante le sequenze d'intermezzo vi scoprirete spesso disinteressati, con gli occhi che vagano in giro per la stanza, mentre siete intenti a far ciondolare la PSP tra le dita. Gli sbadigli si alterneranno a pensieri del tipo "si, abbiamo capito, adesso però giochiamo"...
Tecnica "di combattimento".
Il comparto tecnico di Duodecim è senz'altro di buona qualità , ma non impressionante come ci si potrebbe aspettare. Tenendo in considerazione i confini strutturali della console portatile Sony, iniziamo la nostra analisi dagli aspetti migliori. Le animazioni sono formidabili: le movenze dei personaggi si dimostrano non soltanto spettacolari, ma perfino "naturali" e addirittura eleganti. Ogni lottatore vanta un campionario di azioni (di volta in volta differente, a seconda della sua caratterizzazione) incredibilmente variegato. Osservare i nostri eroi mentre saltano da una parte all'altra dello scenario, scivolano via sopra aste colorate sospese ammezz'aria e, soprattutto, si affrontano faccia a faccia a colpi di incantesimi e armi bianche, è piacevolissimo.
L'azione di gioco è discretamente fluida e veloce, e riesce a donare una sensazione d'immersività piuttosto intensa. Ogni frame poi è arricchito ulteriormente da quei giochi di luce onnipresenti nelle produzioni Square-Enix (figuriamoci in uno spin-off della serie final fantasy). I vostri occhi non avranno mai un attimo di riposo, eppure non riuscirete a staccare lo sguardo dal piccolo schermo 16/9.
Inutile dire qualcosa sulla splendida colonna sonora (composta per lo più da "cover" dei classici brani della serie). Vi lascerete letteralmente trascinare via dalle melodie più delicate o dalle musiche più vigorose ed epiche, e difficilmente vorrete tornare indietro.
Ogni rosa ha purtroppo, però, le sue spine: da un punto di vista prettamente estetico, Duodecim eredita (e lo diciamo a malincuore) un difetto già presente nel primo capitolo. Il mondo di gioco, nella sua realizzazione, manca di quella cura, quella ricerca dei dettagli (anche i più insignificanti) che da sempre contradistinguono ogni titolo della serie Final Fantasy, spin off o meno. Si potrebbe dare la colpa ai limiti del portatile Sony, ma basta dare uno sguardo altrove per rendersi conto che le potenzialità della PSP non sono affatto ridotte come si potrebbe pensare. Intendiamoci, il sequel di Dissidia è comunque soddisfacente, tecnicamente parlando. Questo discorso vale soprattutto per i modelli poligonali dei combattenti (esclusa qualche spigolatura di troppo). A lasciare l'amaro in bocca, come dicevamo precedentemente, sono i livelli veri e propri o, per usare il termine adeguato, le arene di combattimento. Cumuli di blocchi monocromatici, appena rifiniti con qualche oggetto ornamentale, alternati a vaste lande sconfinate dai colori smorti, risultano ben poco evocativi.
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