Prendiamo un comune fan della saga Final Fantasy: come reagirebbe se vedesse tutti i personaggi principali della serie riuniti insieme?
Lasciamo da parte le innumerevoli immagini che vi starete rappresentando (molte delle quali, ne siamo certi, a sfondo sessuale), e cerchiamo di rispondere senza tergiversare. Il nostro simpatico affezionato non potrà che gioire, magari sbavando un po’ qua e là, presentando notevole bramosia nello sguardo, le mani in posizione di presa e dei versi emessi dalla zona esofagea con un vago sentore gutturale. Dissidia è infatti un sogno che diviene realtà, o meglio, il desiderio di molti affezionati che viene finalmente esaudito. Tuttavia, non basta certo un gruppo eterogeneo di eroi buttati nella mischia per accontentare i giocatori. E’ importante proporre una struttura ludica all’altezza, altrimenti non otterremo altro che un mero “fan service”. Avranno fatto un buon lavoro i ragazzi di Square-Enix? Si e no.
Sorpresi? Se la risposta è affermativa, continuate a leggere e scoprirete che i sogni non sempre si avverano.
Un condominio divino.
Cosmos, dea dell’armonia, e Chaos, dio della discordia e dell’odio, non sono propriamente amici. Anzi, dato che serviva un pretesto per radunare i vari personaggi della saga di Final Fantasy, le divinità iniziano a discutere su questioni filosofiche del tipo “meglio salvaguardare la pace tra i popoli, o distruggere tutto e non pensarci più?”.
A riempire le fila del Partito Pacifisti Eroici, guidato da Cosmos ovviamente, troviamo Cloud, Squall, Cecil, Tidus, ecc. (i “buoni della saga), mentre Sephiroth, Artemisia, Kuja e compagnia bella (i cattivi, scagnozzi di Chaos) sono esponenti del “Fronte Forze Distruttrici” (FFD, che è anche la sigla di Final Fantasy Dissidia: se non è stile questo! Ma non ci perdiamo). I pacifisti sono attualmente al governo… dell’universo intendiamo, ma l’opposizione sta tramando le elezioni anticipate. Chi vincerà?
Insomma, la trama in soldoni è la seguente: due entità superiori sono in lotta tra loro, ma per un qualche motivo oscuro non possono risolvere la questione faccia a faccia. Decidono in alternativa di inviare i loro sguatteri a fare il lavoro sporco. I combattenti dovranno allora massacrarsi l’uno con l’altro e, già che ci sono, recuperare dei cristalli dai magici poteri. Suona come un pretesto misero? In effetti lo è.
La regia decora degnamente tanta povertà inventiva: non c’è una sola inquadratura ricercata (esclusa qualche scena in CG degna di nota) e le varie sequenze si limitano a scorrere in successione, senza riuscire a coinvolgere lo spettatore. Complice anche una sceneggiatura talmente anonima e stereotipata che il monologo di un muto, a confronto, avrebbe più sostanza.
I dialoghi, per farla breve, sono pieni di banalità da manga di "serie Z". Seguono alcuni esempi di battute (poco) memorabili:
- Se guardi dentro di te troverai la risposta
- NON MI ARRENDERO’ MAI
- i miei amici, insieme a loro sono invincibile
- i miei amici, per loro darei la vita
- i miei amici, grazie a loro supererò qualsiasi avversità
- i miei amici, loro sono la cosa più importante
- i miei amici, sono così caldi… (d’accordo questa non c’è, ma chi di voi non ha mai pensato a quanto siano così intimamente vicini gli imperturbabili eroi di questi anime/manga/RPG giapponesi?)
- il cristallo si rivela soltanto a coloro che sono puri di cuore (vien da pensare a una campagna di discriminazione contro tutti quelli che soffrono di problemi cardiaci)
- devo sbrigarmi (detto con lo sguardo impassibile mentre se ne sta immobile per un quarto d’ora)
- sono arrivato tardi! (eh… per forza…)
- Devo trovare il mio cammino
- ho trovato il mio cammino
- ho smarrito il mio cammino (eh vabbè, allora è un vizio...)
E via di questo passo…
Dissidi grafici.
Tecnicamente parlando, non possiamo criticare alcun aspetto del gioco. C’è anzi da rendere conto all’eccezionale pulizia grafica che rende l’immagine “lucida” e brillante. Vengono così messi in risalto tutti gli effetti d’illuminazione e le textures di alta qualità. Come avrete capito, sotto questo aspetto, gli elogi si sprecano, tanto da rendere superfluo qualsiasi tipo d’approfondimento. D’altronde, ci saremmo stupiti del contrario, considerando il team di sviluppo che ha lavorato al progetto.
Altro punto a favore va alla splendida colonna sonora, che in definitiva è soltanto un campionario di tracce, prese in prestito dalla saga principale, e opportunamente remixate. Ciò basta e avanza ad accontentare anche chi pretendeva un vasto repertorio di brani musicali appositamente studiati per Dissidia, ve lo assicuriamo (ovviamente ci sarà qualche eccezione; qualcuno non soddisfatto del lavoro si trova sempre, ma si tratterà comunque di una ristretta minoranza).
È da un punto di vista stilistico, però, che non possiamo dirci soddisfatti. Il level design è quanto di più spartano si possa immaginare. In pratica, le arene dove si svolgono i combattimenti si riducono a enormi cubi colorati (in verità monocromatici), interamente esplorabili, vero, ma anche pieni di nulla. Mancano, insomma, quei particolari in grado di caratterizzare, e differenziare, un livello da un altro.
A parte qualche pilastro e qualche piattaforma volante, messi li giusto per abbellire un po’, attraversare in lungo e in largo chilometri quadrati (anzi, quadrati chilometrici) di deserto metallico, glaciale o erboso, alla ricerca dell’avversario è un esperienza “disturbante”. Un’ottima trovata… se il gioco in esame fosse stato, per esempio, Silent Hill.
Va precisato che da un punto di vista ludico, come vedremo, la struttura dei livelli ha poca importanza. Detto questo però, a tanto spreco di spazio avremmo preferito avere a disposizione aree più ristrette, suggestive e funzionali al gameplay.
Picchiaduro o JRPG?
Questo è il problema. Chiariamo una cosa fin da subito: se in genere non tollerate i complicati meccanismi che regolano un gioco di ruolo, o preferite ai titoli strategici e orientati verso il ragionamento quelli più immediati, allora Dissidia potrebbe urtare il vostro sistema nervoso. Se infatti pensate di avere di fronte un picchiaduro classico, reso speciale dalla presenza dei personaggi della serie Final Fantasy, state sbagliando di grosso. L’ultimo nato in casa Square-Enix è a tutti gli effetti un action Jrpg, dove viene dato più spazio ai combattimenti a discapito dell’esplorazione (qui del tutto assente). A dire il vero quanto detto non è propriamente esatto, ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire.
Vi sono 3 modalità principali in Dissidia: Storia, Battaglia, e Arcade. La prima ci mette nei panni di uno dei protagonisti (i pacifisti già citati nei paragrafi precedenti). Ogni personaggio vive un’avventura diversa dagli altri, anche se vi saranno vari “cross-over”. La vera sfida inizia una volta proiettati su una specie di gioco da tavola, fatto di caselle e pedine. Al posto dei dadi abbiamo i “punti destino”, che una volta esauriti, tuttavia, non ci impediranno di proseguire (a risentirne sarà la valutazione finale). Per riconquistarli dovremmo portare a termine alcuni obbiettivi: il nostro percorso è infatti pieno di ostacoli, a saremmo spesso obbligati a combattere contro i cloni fluorescenti dei vari personaggi principali (vedere per credere). Se risulteremo abbastanza bravi, otterremo punti destino supplementari. Molto utili si riveleranno tesori e oggetti curativi sparsi per tutto il casellario e, alla fine, dovremo distruggere l’emblema di Chaos oppure affrontare un Boss.
Una vittoria è una vittoria!
Ogni vittoria farà guadagnare Punti Esperienza e denaro, da scambiare rispettivamente per abilità speciali (attacchi, magie ecc…) e per accessori (spade, armature e via dicendo). Nella mischia, troviamo perfino le leggendarie evocazioni: creature potentissime che intervengono in nostro aiuto durante uno scontro. Gli effetti sortiti dalla loro presenza in campo non è sempre determinabile con estrema precisione.
Mentre siamo nel vivo dell’azione, abbiamo la possibilità di spostarci liberamente in ogni direzione, sfruttando l’ambiente circostante per spostarci più velocemente (arrampicarsi sulle pareti, saltare sulle piattaforme, sfruttare i fasci di luce come scivolo ecc…). L’analogico, combinato a uno dei tasti di attacco, consente di eseguire diverse tecniche offensive. Usato in combinazione coi dorsali (che da soli hanno la funzione di “bloccare” la visuale sul nemico e di parare un colpo), invece, darà luogo ad un’azione evasiva. Inoltre, si possono infliggere due tipi di danni: col cerchio ruberemo al nemico la sua audacia. Una volta accumulata questa preziosa risorsa energetica, dovremmo aggredire l’avversario col pulsante quadrato e sprigionare un attacco micidiale, diretto a ledere direttamente i suoi HP. Se avremo messo da parte abbastanza audacia, si attiverà una sequenza piena di QTE, al termine della quale infliggeremo un danno ancor più devastante.
Per quanto concerne la modalità battaglia, si tratta di una serie di combattimenti predefiniti, i quali necessitano di essere affrontati rispettando alcune condizioni. Infine, selezionando l’opzione “arcade”, avremo piena libertà di scelta: chi impersonare, chi affrontare, la difficoltà e quant’altro.
Detta così, non emerge alcun difetto degno di nota. Eppure, Dissidia non è assolutamente perfetto. Quanto viene detto qui di seguito non può valere per tutti, ma soltanto per alcuni giocatori, già citati all’inizio del paragrafo. Il titolo richiede molta pratica, impegno, tempo e dedizione: indispensabili per padroneggiare il nostro alter ego virtuale e sconfiggere i cattivi. Chiunque vada in cerca dell’immediatezza deve stare alla larga, il più possibile, da Final Fantasy Dissidia, pena la morte cerebrale da stress. La difficoltà, ben al di sopra della media, potrebbe rendere l’esperienza frustrante, annientando il divertimento.
In definitiva, il titolo è consigliato solo ai fan più accaniti della serie e dei JRPG, i quali potranno aumentare il voto finale di un o due punti. Tutti gli altri invece cerchino altrove, ve lo consigliamo caldamente.
Un’ultima nota, l’analisi qui esposta potrebbe sembrarvi un po’ troppo esigua, ma la verità è che non c’è niente altro da dire. Il difetto riscontrato, per quanto rilevante, risiede dentro il giocatore, e non nel gioco stesso. Tutto dipende da voi.