Echochrome

Knock on the door
Scritto da Nicolò "Cocò" Pellegattail 23 dicembre 2008
Echochrome Recensione

Tutti coloro che in questi mesi hanno avuto modo di trattare e analizzare Echochrome lo ha paragonato per forza di cose alle litografie di Escher, artista olandese famoso per le sue ardite immagini che ricercavano nella rappresentazione su carta gli equilibri e le proporzioni della geometria e delle scienze astratte: nulla di innovativo, solo uno stile maggiormente improntato alla ricerca prospettica piuttosto che cromatica. In Echochrome si è ricorso alla base delle teorie escheriane nella sola rappresentazione grafica, mentre l’impalcatura ludica si rifà ai grandi precursori della prospettiva, ai geni del primo Rinascimento italiano quali Brunelleschi, Masaccio o Mantegna. Con una simile molteplicità di forme di ispirazione il puzzle game di Sony per PSP e Playstation 3 finisce irrimediabilmente per assumere delle valenze artistiche, date non tanto del contesto di gioco, ma dalle raffinate idee proposte sui versanti grafici e sonori. Potremmo coniare per questo titolo il soprannome di “videogame da comodino”: un prodotto fondamentalmente scarno (nel senso buono del termine, privo di boriosità e barocchismo), eccezionale, però, se fruito poco per volta. Tra le virtù di un videogame da comodino vi è anche la capacità di mettere a proprio agio il giocatore, raccogliere i suoi pensieri ed incanalarli nella giusta sede, prima del meritato riposo notturno.

 

Tuttavia le complicanze sorgono una volta imbattutisi nel packaging europeo/italiano. Insensato. Vendere nel nostro territorio un titolo così peculiare come Echochrome alla maniera dell’ultimo ricettacolo culinario su Nintendo DS, svilisce l’innovazione propugnata dal titolo Sony; non solo, dato che il motto “penso dunque gioco” scimmiotta in modo pessimo il “cogito ergo sum” cartesiano, motto e base della filosofia moderna, e non semplice frase da snocciolare davanti a pizza e birra con amici. Da queste righe potrete capire la nostra arrabbiatura una volta che stringevamo il prodotto italico tra le mani. A volte ci piace essere dei puristi e questa è sicuramente una doverosa occasione per esserlo. Non appena riappropinquatici verso la nostra dimora ce ne siamo andati a spasso per i siti internet che trattano la vendita tra Giappone ed Europa, un paio di clic, ed avevamo in pronta consegna la versione nipponica per PSP di Echochrome. Una goduria: la sola edizione del titolo degna di essere acquistata, ma anche la sola ad aver compreso lo spirito del videogioco ed averlo ritratto sulla copertina. Pagato 3500 yen (al cambio fanno circa 23 euro), completamente in inglese (o almeno nella maggior parte), Echochrome: Mugen Kairou è senza dubbio la più appetibile edizione del puzzle gameSCEJ in commercio attualmente. Bisogna tuttavia ammettere una deficienza circa il numero di stages della versione nipponica rispetto a quella europea: 96 contro 315! Nonostante tale disparità, abbiamo preferito trattare il gioco uscito in Giappone per una critica concettuale e stilistica, sebbene nelle battute finali vi proponiamo ugualmente una disamina sintetica del prodotto che è possibile trovare sugli scaffali della penisola.


Se non vedo, non credo...

Quando Echochrome fu annunciato all'Electronic Entertainment Expo del 2007 tutti se ne innamorarono immediatamente, nonostante fu davvero difficile comprendere il meccanismo. Sony gettò il gioco nella classica bolgia da E3, a sua volta all'interno di un numero consistente di nuovi titoli per il Playstation Network. Tuttavia la semplicità del design valsero ad Echochrome più di una attenzione tanto nell'evento statunitense quanto al successivo Tokyo Game Show, nonostante un trailer decisamente confuso. Ad ogni modo qualcuno può avere da ridire circa l'accostamento tra il titolo ivi recensito e la parola “semplicità”: fortunosamente quest'ultimo termine ha una valenza piuttosto variegata ed ampia, così da evitare delle compromettenti affermazioni in questa delicata fase di analisi. Ben più problematico sarebbe accostare ad Echocrome l'espressione “immediatezza” o “linearità” o ancora “sobrietà”. Bisognerebbe chiedere a Jun Fujiki con quale termine si potrebbe identificare nitidamente il prodotto. Jun Fujiki è la mente dietro Echochrome, un informatico che ha sviluppato un programma denominato Object Locative Environment Coordinate System che applica il sistema cartesiano delle coordinate sul piano bidimensionale ad uno spazio concepito in tre dimensioni. Dappoi questo sistema matematico è stato traslitterato in meccaniche ludiche da Sony e qui si è avuto un primo stravolgimento. Partito da una ferrea e inquadrata composizione matematica il programma informatico ha dovuto rintracciarsi un proprio scopo ludico che avesse come priorità il raggiungimento dell'essenza geniale. Il richiamo grafico alle opere di Escher potrebbe ravvisare un tentativo di matematizzare il prodotto, visto l'apprezzamento delle sue opere da parte dei dotti di scienza, ed almeno in superficie ciò è veritiero; più a fondo, però, tramite due profonde soluzioni il gioco muta verso quell'artisticità contenutistica a cui accennavamo in apertura.

Anzitutto la scelta di mettere assieme un tema sonoro popolato da melodie orchestrali che coinvolgono in via esclusiva gli strumenti ad arco è peculiare e ricercata in maniera minuziosa tanto da apparire sovente una opzione di nicchia, adatta al solo fino ascoltatore di musica da camera: è indubbiamente coraggioso e encomiabile il tentativo di costruire una ost di un videogioco su un registro musicale così aulico ed impegnato. Sicuramente ciò eleva più di ogni altra cosa l'artisticità del prodotto, sebbene non vi è alcuna correlazione tra musica e azione di gameplay e questo a volte rovina un tantino l'esperienza. Questo errore è ancora più grossolano se si considera il fatto che la colonna sonora è stata scritta da Hideki Sakamoto, autore della colonna sonora di Ryu ga Gotoku 2 e Ryu ga Gotoku Kenzan, un compositore che quindi non è estraneo né al panorama videoludico né all'applicazione della musica ad opere videoludiche estese come lo sono i due prodotti Sega. Tuttavia l'approccio universale ed armonico ottenibile dalla musica classica trasporta il giocatore, qualunque giocatore, nell'onirico universo di Echochrome e lo spinge in modo, per così dire ineluttabile, a perseverare nella fruizione del prodotto.

Ben più importante la seconda soluzione che slega l'opera da quella ferrea rigidità matematica e la proietta in uno spazio ben più originale, aperto a molteplici approcci artistici. Le leggi spazio temporali tanto care ai fisici del Novecento si affievoliscono per lasciare spazio ad un universo con un nuovo ordine, basato su cinque regole. Un pentalogo offerto dagli sviluppatori in forma assiomatica, atto cioè a dare la giusta consistenza e coerenza al mondo di Echochrome e fornire al tempo stesso al giocatore dei saldi strumenti per manipolarlo. Il puzzle game Sony finisce quindi per demolire le consuetudini scientifiche a cui siamo abituati salvo poi costruirne delle altre, fantasiose e ben meno stranianti. Tutto ruota (è proprio il caso di dirlo, ndr) attorno a due principi fondamentali. Il primo sancisce che gli elementi sfuggevoli allo sguardo, poiché coperti da altre “costruzioni”, secondo una determinata inquadratura, non esistono temporaneamente: nel caso in cui due passerelle siano separate e divise, è sufficiente coprire lo spazio tra le due con un pilastro verticale per consentire il passaggio da una ad un'altra. In secondo luogo ove si incappi in una botola lo schema ludico reagisce in due differenti maniere: se di colore bianco, il nostro alter-ego sarà catapultato verso l'alto, se di colore nero invece verso il basso. Questi ultimi sistemi sono sovente l'unico modo per approdare su isolate piattaforme: nel caso in cui vediate due strutture, poste a differenti livelli, incongiungibili sul piano tridimensionale, ma poste su un medesimo, quanto fittizio, piano bidimensionale, beh, in tal caso mediante una delle succitate botole potrete permettere il “salto” tra l'una e l'altra.


Change the way you perceive the world and the path will be revealed

Il motivo per cui Echochrome è tanto originale sta nel suo essere un punto dì incontro tra la scuola 2d e quella 3d dei puzzle game. Un titolo che riprende quei ritmi pensosi, quasi sonnecchianti, ma capaci di intrappolare il giocatore. Tuttavia la sua estetica a volte tradisce delle magagne tecniche, difficili congiungimenti che vanno ad intaccare i nervi del giocatore, sebbene si rivelano più che altro minuzie e difettucci. La pressione del tasto triangolo ferma il nostro alter ego per permettere una più tranquilla esamina dello stage, ma non sempre alla pressione corrisponde una immediata reazione in-game, rovinando a volte le strategie del giocatore (si può arrestare la marcia del nostro “omino” in prossimità di una botola per calibrare il punto dell'atterraggio, ma qualche volta la risposta sarà troppo tardiva e l'alter ego si ritroverà ad usufruire della stessa, senza un esatto studio della dinamica di movimento). Potrebbe capitare in altre situazioni che due piattaforme fatichino ad unirsi, salvo poi farlo dopo innumerevoli tentativi, che fiaccano la pazienza del fruitore. Nel corso di talune sessioni la telecamera potrebbe prendere pieghe tutte sue rendendo difficile una esatta osservazione della predisposizione delle strutture. Sono tre minime aporie che inficiano marginalmente la struttura di gioco, ma per un titolo che punta su un design semplice e funzionale sono difetti che saltano immediatamente all'occhio.

Il concept, invece, in sé presenta due grandi mancanze. La prima è legata alle botole di colore bianco, che, ricordiamo, consentono di spiccare balzi verso l'alto; il loro ruolo è importante, ma l'implementazione, al contrario delle rispettive nere, risulta alquanto fumosa ed imprecisa, tanto da costringere il giocatore a volte a calibrazioni del salto casuali, corrette magari in extremis. Quanto descritto fino a questo punto della recensione coinvolge gli schemi incentrati su un singolo protagonista, ma ve ne sono alcuni incentrati su una pluralità di alter ego: secondo grande errore, dato che il gameplay diventa fin troppo confusionario,ed elaborato perchè privilegia l'azione al pensiero, scombussolando di fatto gli equilibri alla base del gioco.In Echochrome vi è una modalità legata alla risoluzione di enigmi originati casualmente dal gioco e ve ne è un'altra legata ad una risoluzione metodica di puzzle proposti secondo un livello di difficoltà crescente. Vi è infine una modalità denominata “Canvas”, che merita giustamente una trattazione separata. Questa sezione del titolo assume particolare importanza in questi mesi in cui intercorre la release di LittleBigPlanet. Grazie al Canvas Mode potrete realizzare da voi dei puzzle attraverso un comodissimo editor, supportato da un intuitivo supporto dei tasti della PSP. In particolare è alquanto interessante osservare la collaborazione che si instaura tra croce direzionale e stick analogico: se il d-pad è deputato al posizionamento delle strutture di gioco, l'analogico giostra gli spostamenti della telecamera con arguta maestria, riducendo di netto i grattacapi derivati dalla costituzione bidimensionale e tridimensionale del gameplay. La creazione del proprio schema avviene in solitaria e non comunitariamente come proposto dall'affascinante titolo di Media Melocule; tuttavia Echochrome contempla la possibilità di trasmigrare le creazioni da una console ad un'altra, purtroppo solamente tramite il wireless locale e non sfruttando la connessione online via wi-fi.


Canvas curse

La disparità, però, che si è venuta a creare tra l'opera di Jun Fujiki e quella di Media Molecule risiede principalmente in due elementi: se il primo è fautore di un concetto di serietà autoreferenziale, il secondo aderisce più verosimilmente alla realtà e la presenta in una visione scanzonata e caricaturale. Da ciò deriva il fatto che Little Big Planet avanza pretese “assolutistiche”: divenire non il fondamento di un franchise, ma un unica e indissolubile dimostrazione della strategia sottesa al progetto Playstation 3, non un videogioco fine a sé stesso, ma una sorta di espansa “demo tecnica”, nel senso più buono del termine. Echochrome è completamente diverso: si propone come un puzzle game, aderisce a più di una piattaforma pur mantenendo intatti gli elementi di gameplay; cambiano solamente i modi di commercializzare il prodotto e null'altro. La sua visione artistica rimane circoscritta a finalità ludiche, senza coinvolgere alcuna sorta di cambiamento alla strategia di Sony, come, invece, era lecito aspettarsi a seguito della mirabolante presentazione all'E3 2007. Molto probabilmente i vertici del publisher nipponico hanno frainteso l'indirizzo intrapreso dal team di sviluppo o viceversa.

Echochrome-versione italiana: un gioco di varie realtà e le varie realtà del gioco

byLeandro "White Lhio" RossiSeppur esigue, le differenze tra le versioni europee e nipponiche di Echochrome sono abbastanza rilevanti da dover essere prese in considerazione. Riferendoci alla prima delle due edizioni elencate, iniziamo la nostra analisi riportando gli aspetti negativi insorti dopo la localizzazione: la cover del gioco risulta apparentemente insensata, niente affatto evocativa e slegata dal contesto originale. Non è ben chiaro perché, una volta portate nel Vecchio Continente, le copertine e le relative confezioni (che in principio vantano una raffinatezza tale da catturare immediatamente l’attenzione) degradino ben oltre l’indecenza. Sulla scatola è infatti raffigurato un volto assorto (reale, non disegnato), i cui pensieri assumono la forma dei vari scenari presenti nel gioco. Il tutto è ornato da cerchi colorati che sembrano ai nostri occhi uno scherzo, perfetta attuazione dell’incoerenza. Tralasciando il fatto che l’immagine sia più vicina a un manifesto pubblicitario di scarpe o vestiti, è da notare una grave inesattezza; il colore, in Echochrome, è completamente assente. Dunque, stretta di mano sarcastica alle menti creative che hanno ideato questo gioiello dell’estetica.Ma perché dare tanta importanza a un elemento pressoché insignificante? C’è da dire che il videogame, da trastullo elettronico o passatempo, si è tramutato in una vera e propria forma d’arte, divenendo un oggetto di culto e attirando inevitabilmente uno stuolo di collezionisti. Questi ultimi, che in genere preferiscono, a prescindere, l’opera così come è stata inizialmente concepita, difficilmente approverebbero un tale peggioramento (di cui quello appena descritto è solo un esempio). Nessuno vuol giudicare un libro dalla copertina, ma d’altronde anche l’occhio vuole la sua parte.

Fortuna vuole che una miglioria concreta, così detta perché legata al gameplay, sia identificabile. Mentre i compagni Giapponesi si godono “soltanto” 96 livelli, noi occidentali possiamo giocarne ben 315, più del triplo. Ci guadagna la longevità, il divertimento e “l’intelletto” (che avrà centinaia di rompicapi da risolvere).

Second opinion...

Il gioco in se e l’idea di fondo restano originali e per quanto possibile viene lasciato ampio spazio alla creatività. Nel risolvere gli enigmi di Echochrome non occorre seguire un percorso predefinito, né sarebbe tuttavia possibile viste le migliaia di varianti circostanziali. Certo, a volte il sistema di controllo risulta un po’ macchinoso a causa della telecamera che “ruota” lentamente, impedendoci di realizzare l’azione programmata, ma è un problema tutto sommato trascurabile. Graficamente invece, visti lo stile minimalista privo di colori, i modelli poligonali poverissimi e l”assenza” di texture, il gioco potrebbe non piacere a molti. Tuttavia, l’atmosfera che viene a crearsi è di altissima qualità, complice anche un commento sonoro pregiatissimo, la cui unica pecca è quella di non regalarci alcun brano veramente memorabile. Insomma, da un punto di vista tecnico il livello raggiunto è basso, considerando il lato artistico invece Echochrome è un’opera ineccepibile. Sta al giocatore scegliere l’approccio a cui conformarsi.

COMMENTO
Nicolò "Cocò" Pellegatta
Echochrome è un gioco dalla radicata personalità, volutamente anacronistico ed autoreferenziale ai massimi livelli: il suo coraggioso tentativo di aprire nuove strade al genere dei puzzle game è encomiabile, così come è lodevole la voglia di intensificare il rapporto tra arte e scienza. Le frequenti cadute di stile, purtroppo, sono amplificate dalla semplicità concettuale del titolo e dalla sua grafica minimalista. Chiudiamo di conseguenza con tale articolo la nostra disamina su Echochrome, apprezzando tanto i pregi quanto i difetti di un opera intima e rilassante, artistica e scientifica, reale e irreale. Jun Fujiki probabilmente non verrà ricordato in eterno per la sua intuizione nella nostra dimensione, ma in quella parallela, in cui la fisica segue regole proprie, ne è tanto la mente ed il braccio, la divinità e l'uomo: il suo è un mondo o bianco o nero, 2d o 3d. Circa il nostro, beh, ci stiamo lavorando...
GRAFICA:8Il comparto grafico minimale è stiloso e si adatta perfettamente alla linea elegante del design della console.
SONORO:8La scelta di appoggiarsi alla musica da camera è gradevole, ma sovente si ha l'impressione che colonna sonora e gameplay procedano su piani paralleli.
GIOCABILITà:7.5La struttura è certamente innovativa ed originale, ma certe imprecisioni tecniche minimizzano l'esperienza.
LONGEVITà:8.5Il titolo si mantiene su buoni livelli di longevità grazie ad una impostazione che invita il giocatore a godere del prodotto a poco a poco. Da non sottovalutare l'editor...
VOTO FINALE7.5
PRO:- Look "coraggioso"
- Semplice ed elegante
- Ottimo editor di livelli
CONTRO:- Difettucci ed imprecisioni
- Colonna sonora non sempre integrata con il gameplay
LittleBigPlanetIl confronto con il platform per PlayStation 3 sorge spontaneo, anche se i due titoli a livello concettuale non possono essere più diversi.
MadworldEchochrome e MadWorld sono accomunati dallo stile minimalista e bicolore: tuttavia se uno ne esalta l'eleganza, l'altro fa risaltare gli schizzi di sangue.
SCHEDAGIOCO
Cover Echochrome

Echochrome

  • data d'uscita: 04 luglio 2008
  • produttore: Sony Computer Entertainment
  • sviluppatore: SCE JAPAN Studio
  • Distributore: Sony Computer Entertainment Europe
  • Genere: Puzzle Game
  • Supporto: PlayStation Network
  • Pegi: 3+
  • Sito di Echochrome
Scheda completa...
Echochrome2008-12-23 01:06:50http://www.vgnetwork.it/recensioni-sony-psp/echochrome/Knock on the door1020525VGNetwork.it